Il Crocifisso di San Damiano è un'icona leggendaria e di straordinaria importanza, profondamente legata alla vita e alla vocazione di San Francesco d'Assisi. Non si tratta di una semplice raffigurazione artistica, ma di un potente simbolo spirituale che ha guidato il cammino del Poverello e continua a ispirare la comunità francescana. Risale al XII secolo e appartiene alla ricca tradizione dell'arte iconografica bizantina, con evidenti influssi orientali-siriani.
La Conversione di San Francesco e il Messaggio del Crocifisso
Prima di soffermarsi davanti al Crocifisso di San Damiano, San Francesco era già predisposto da diverse esperienze. Aveva compreso che il suo sogno di diventare cavaliere non gli donava la felicità, ma solo dolore e sofferenza, come sperimentato nella battaglia di Collestrada. Stava progressivamente abbandonando il suo mondo luccicante che gli offriva solo vuoto e cercava sempre più spesso luoghi solitari. Un incontro inatteso con un lebbroso gli aveva trasformato la vita, come ricordato nel suo testamento (FF 110). In quell'occasione, l'amaro si cambiò in dolcezza, il disgusto per la lebbra si trasformò in compassione, facendogli scoprire la gioia, la dolcezza e la tenerezza.
Quando Francesco si aggirava nei pressi di San Damiano, portava nel cuore una preghiera profonda e insistente: "Signore che cosa vuoi che io faccia?". Nel suo intimo aveva coltivato la disponibilità a dare una svolta decisiva alla propria vita e, tra i lebbrosi, aveva imparato un alfabeto valoriale di altro colore. Probabilmente risale a questo periodo la "preghiera davanti al crocifisso":
Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio. Et dame fede dricta, speranza certa e carità perfecta, senno e conoscemento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen. (FF 276)
Fu nel 1205, mentre pregava in questa chiesetta quasi in rovina e abbandonata da tutti, che Francesco ebbe la sua visione. «Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso - cosa da sempre inaudita! - l’immagine di Cristo crocifisso dal dipinto gli parla, muovendo le labbra. “Francesco - gli dice chiamandolo per nome, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.» (FF 593-95, ripreso anche da Tommaso da Celano).
In un primo momento, Francesco interpretò letteralmente il messaggio, iniziando a restaurare fisicamente la Chiesa di San Damiano. In seguito, comprese che il messaggio era molto più profondo: un invito a rinnovare la vera casa di Gesù, cioè la Chiesa universale. Questo evento segnò l'inizio della sua vocazione e la sua "Perfetta conversione a Dio", come la intitolò San Bonaventura nella sua Legenda.

L'Icona del Crocifisso di San Damiano: Una Lettura Teologica
Il Crocifisso di San Damiano non è una semplice pittura, ma un'icona. Questo termine indica un'immagine con elementi ricorrenti e riconoscibili (colore, tecnica pittorica, preparazione, soggetti) il cui scopo non è descrittivo o estetico, ma essenzialmente teologico. L'icona supera le forme del nostro mondo per rendere presente il mondo di Dio, unificando elementi teologici, estetici e tecnici per aprirsi alla visione di fede e meditazione. L'iconografo, prima di "scrivere" l'icona, dedica lunghi periodi al digiuno, alla preghiera e alla meditazione sulla Parola di Dio. L'opera si ispira al Vangelo di Giovanni, che presenta il Cristo glorioso nella crocifissione.
Caratteristiche Generali e Colori Simbolici
Questa icona, del XII secolo, opera di un pittore anonimo umbro, è dipinta su tela e incollata su una tavola di legno di noce. Misura 210 cm di altezza per 130 cm di larghezza. I colori hanno un compito non descrittivo ma simbolico, con tre predominanti: oro, rosso e nero. L'oro indica la divinità e la vittoria, il rosso l'amore e il nero le tenebre, il male e la morte.
L'icona contempla il risultato finale della lotta luce-tenebre, amore-morte, peccato-vita. L'inquadratura della croce e il corpo di Gesù sono color oro, risaltando su un fondo prevalentemente nero e rosso. L'oro informa che l'evento ha a che fare con il mondo del divino, un Divino che lotta contro le tenebre (nero) e vince per amore e nell'amore (rosso).
Il Crocifisso di San Damiano ad Assisi
La Figura del Cristo: Vittorioso sulla Morte
Ciò che colpisce immediatamente è la figura del Cristo crocifisso che domina l'intera superficie del dipinto per la sua grandezza e il colore brillante (Gv 8,12), che contrasta con il fondo nero. Gesù non appare come colui che ha subito la morte in croce, ma come colui che dalla croce regna. I segni della sofferenza (il sangue che scorre dai fori) sono presenti ma trasfigurati. La corona di spine è sostituita da una corona di gloria, pur contenendo al suo interno le linee della croce immerse nella luce, a rendere presente il mistero del dolore attraverso cui il Figlio di Dio è passato (Fil 2,5-11).
La figura del Salvatore non è appesa ai chiodi ma quasi appoggiata alla croce; le braccia, segnate dalle piaghe, sono distese in segno di accoglienza, mentre le gambe sono diritte e forti, a sostenere tutto il corpo. Questa posizione indica che Gesù, pur essendo passato attraverso la morte, l'ha vinta. Egli è ritto, in piedi, vivo, parlando chiaramente della Pasqua, passando per il Venerdì Santo fino alla Domenica di Resurrezione. L'ultima parola sulla sua vita e sulla nostra non sarà la morte, ma la vita.
L'indumento indossato da Gesù è l'efod, un tessuto di lino orlato d'oro, tipico dei sacerdoti del Tempio che offrivano sacrifici a Dio. Questa veste può anche ricordare l'asciugatoio di cui si cinse Gesù per la lavanda dei piedi (Gv 13,4), presentando Cristo come il sacerdote-servo unico ed eterno, il "ponte" che unisce Cielo e terra, che chiede misericordia al Padre per ogni uomo.
Il Particolare del Volto e il Collo Robustissimo
Il volto del Signore è il centro dell'icona. I suoi occhi, molto grandi e ben aperti, attirano lo sguardo, rappresentando una persona viva, anzi il "Vivente" (Ap 1,18), il "Principe della Vita" (At 3,15). Sono puntati tra cielo e terra, presentandolo come mediatore. Il loro splendore è leggermente velato da un'ombra che copre anche il collo, a indicare che la gloria del Signore è velata dalla stessa umanità di Gesù, la sua "carne" (Eb 10,20).
Il suo collo robustissimo e sproporzionato simboleggia la forza con cui il Figlio di Dio dona lo Spirito Santo, che secondo il Vangelo di Giovanni avviene il giorno di Pasqua (Gv 20,19-23). Il "soffio" dello Spirito richiama la creazione dell'uomo (Gen 2,7) e suggerisce una nuova creazione. Le sei ciocche di capelli appoggiate sulle spalle simboleggiano i giorni della creazione che Gesù prende su di sé per salvarla e riscattarla dal peccato.

Le Figure Maggiori: Il Nucleo della Chiesa Nascente
I personaggi posti sotto le braccia di Gesù sono identificati da scritte. Rappresentano il primo nucleo della Chiesa nascente, esprimendo calma e pace, avendo già sperimentato la resurrezione. Non c'è dramma né dolore nei loro volti, ma una pacata fiducia nella vittoria sulla morte.
- Maria: È alla destra di Gesù, in posizione d'onore. È l'unica figura, assieme a Gesù nel medaglione, ad abbozzare un sorriso. Con la mano sinistra avvicinata alla bocca, esprime ammirazione e il "custodire nel suo cuore", mentre con la destra indica Gesù. Il suo capo reclinato verso Giovanni esprime tenerezza (Gv 19,26). Indossa un mantello bianco tempestato di pietre preziose (simbolo dei doni dello Spirito Santo, vittoria, purificazione, opere buone) e un abito rosso (amore) e una tunica viola (nuova Arca dell'Alleanza).
- Giovanni: Posto tra Gesù e Maria, nel luogo della tenerezza, è il discepolo prediletto. Il suo volto è girato verso Maria, a cui Gesù lo ha consegnato come "sua Madre" (Gv 19,25-27). Il suo mantello rosa indica la sapienza che ha ricevuto e trasmesso.
- Maria Maddalena: Sotto il braccio sinistro di Gesù, la donna dalla quale Gesù ha scacciato sette demoni. Con il capo tocca quello di Maria madre di Giacomo, suggerendo un dialogo o un segreto, mentre con la mano sinistra avvicinata alla bocca esprime stupore e ammirazione. Il vestito rosso simboleggia l'amore.
- Maria madre di Giacomo: Ascolta attentamente Maria Maddalena, con lo sguardo rivolto verso di lei. Il suo abito color terra simboleggia l'umiltà, il mantello verde la speranza.
- Il Centurione di Cafarnao: Alla sinistra di Maria madre di Giacomo, vestito da soldato romano, tiene in mano un pezzo di legno che ricorda il suo finanziamento per la costruzione della sinagoga di Cafarnao (Lc 7,1-10). Le tre dita tese della sua mano destra indicano la Trinità. Alle sue spalle, una piccola "faccina", forse il figlio guarito, o tutti coloro che si convertirono dopo aver riconosciuto Gesù come Figlio di Dio (Mc 15,39).
Le Figure Minori: Longino e Stefanon
Ai lati delle figure maggiori, in basso, sono raffigurati due piccoli personaggi, tradizionalmente chiamati Longino e Stefanon. La loro statura modesta sta a significare che il loro ruolo, pur essendo stati gli esecutori materiali della morte di Cristo, era piccolo, poiché nessuno avrebbe potuto togliere la vita a Gesù se non l'avesse data lui stesso (Gv 10,17-18).
- Longino: Vestito da soldato romano (alla destra di Gesù), con una lancia in mano, è colui che trafisse il costato di Cristo (Gv 19,34).
- Stefanon: Con tratti distintivi ebraici, aveva una canna in mano con in cima una spugna, forse colui che porse a Gesù dell'aceto (Gv 19,28-29).
Ancora più in basso, sul lato sinistro, si trova un gallo o una fenice, entrambi simboli della resurrezione di Gesù e dell'aurora del nuovo giorno. Ai piedi del Crocifisso sono presenti figure umane "anonime" che raffigurano la Chiesa, costruita sulla roccia (visibili tracce sottostanti), probabilmente dei santi.
Il Medaglione: L'Ascensione e la Glorificazione
Appena sopra la scritta "IHS NAZARE REX IVDEORVM" (Gesù Nazareno re dei Giudei), un medaglione raffigura l'Ascensione, l'ultima parte dell'esperienza pasquale di Gesù. Gesù risorto sale verso il Paradiso, simboleggiato da angeli festanti e adoranti, e verso il Padre (Gv 20,17), rappresentato dalla mano che sta più in alto. Il Risorto indossa una veste bianca e oro che annuncia la sua vittoria e regalità. Sulle sue spalle ondeggia una stola rossa, simbolo del potere e del dominio esercitati nell'amore, mentre nella mano sinistra regge una croce come uno scettro, strumento della sua vittoria.
La Mano del Padre: Dono dello Spirito Santo
All'estremità superiore dell'icona, una mano destra benedicente rappresenta la destra del Padre che, nel benedire, dona lo Spirito Santo (Gv 16,7; Gv 14,26). Lo Spirito Santo, promesso da Gesù, sarà il consolatore e difensore che Dio porrà accanto a ogni uomo, continuerà l'opera di Gesù in modo invisibile e introdurrà alla verità tutta intera (Gv 16,13). È il dono necessario all'uomo per entrare nella comunione d'amore della Santissima Trinità (Gv 17,26).
Elementi Decorativi: Simboli di Eternità e Vita
Tutto attorno alla croce si trovano decorazioni bianche che simboleggiano la vite, che nella Bibbia rappresenta il popolo di Dio e Cristo stesso. Per portare frutto, dobbiamo aggrapparci a Cristo, che ha dato la sua vita per noi e ha vinto la morte per sempre.
Una miriade di conchiglie (elementi aggiunti in seguito), per la loro bellezza e durata, incorniciano l'icona, simboleggiando l'eternità: ciò che è avvenuto, avviene e avverrà, un dono d'amore continuo. La cornice, alla base della croce, è aperta, invitando l'umanità a partecipare del dono offerto, forse simboleggiando le anime negli inferi liberate da Gesù il Venerdì Santo, o sei figure di santi non identificate.
La Collocazione Attuale del Crocifisso
Nel 1257, dopo la morte di Santa Chiara (1253), le Clarisse si trasferirono dalla chiesa di San Damiano a quella di San Giorgio, dentro le mura di Assisi. Presero con sé il Crocifisso originale, che fu quindi trasferito nella Basilica di Santa Chiara. Qui, è conservato in un'apposita cappella ricavata proprio dall'ex chiesetta di San Giorgio, dove si trova anche la tomba della Santa. Una replica si trova invece nella Chiesa di San Damiano, nel luogo dove San Francesco ebbe la sua visione.

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