La Quaresima è un periodo di profonda riflessione e spiritualità nella tradizione cristiana, caratterizzato da pratiche ascetiche e momenti di meditazione. Questa tradizione si manifesta attraverso diverse espressioni, dalle opere teologiche e di cammino interiore alle sentite manifestazioni della pietà popolare, che a Modugno trovano una particolare risonanza nelle sue antiche usanze.
La Spiritualità Quaresimale: Un Percorso di Rinnovamento Interiore
Espressioni come “lottare contro” il male, il peccato, le tentazioni, sono usate nella tradizione cristiana per rappresentare la volontà dell’uomo di elevarsi, di assomigliare a Cristo. Da qui l’ascesi come un combattimento continuo, il cristiano come un guerriero. Questa tradizione spirituale non è solo una specifica cristiana ma la ritroviamo, in modo attuale, anche nel concetto tanto discusso e controverso del “jihad” islamico. Il rischio è che la “lotta interiore” possa diventare difesa della purezza dagli attacchi esterni, sino alla degenerazione dell’intolleranza religiosa. In questo tempo di Quaresima l’autore ci riporta al vero significato di una “tradizione guerresca” che è quello di migliorare l’animo umano avvicinandolo a Dio.
Monografie e Testi per la Riflessione Quaresimale
Diversi testi offrono spunti e guide per vivere appieno il periodo quaresimale, contribuendo alla ricchezza della letteratura spirituale:
- I testi sono tratti dai Sermoni del Santo di Padova, tradotti con rara maestria dal francescano conventuale padre Giordano Tollardo.
- Alessandro Ratti (1971), frate minore conventuale, vive e opera presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova, è impegnato nello studio e nella divulgazione dei Sermoni del Santo e insegna teologia presso l’Istituto teologico Sant’Antonio Dottore e la Facoltà teologica del Triveneto. Ha conseguito il master in scienze della comunicazione sociale presso la Pontificia Università Gregoriana ed è giornalista dal 2004.
- La Passione è l’avvenimento culminante in ciascuno dei Vangeli. Lo schema tradizionale della Via Crucis prevede ad ogni stazione una lettura biblica accompagnata da una meditazione di Bruno Maggioni.
- Antonio Gentili, in un suo libro, affronta il tema del digiuno visto come ricerca di una salute per il corpo e per l'anima. Seguendo il detto evangelico “Non di solo pane vive l'uomo...”, l’autore tratta dell'astinenza dal cibo (o dell'alimentazione comunque sobria e regolata per un determinato periodo), sia dal punto di vista fisiologico, come vero riposo per il corpo provato da ansia e stress; sia dal punto di vista spirituale, come un prezioso strumento di consapevolezza e di ascesi. Scritto in modo semplice e scorrevole, il libro è ricco di suggerimenti pratici, tabelle alimentari, box di approfondimento e consigli.
- Le meditazioni di una Via Crucis su schema tradizionale sono ispirate dalla riflessione del noto filosofo e teologo Romano Guardini (1885-1968), che nel suo libro Virtù. Temi e prospettive della vita morale (Brescia 2001) descrive alcune delle principali qualità divine che vengono partecipate al cristiano.
- Uno strumento per vivere il tempo della Quaresima, pensato per la celebrazione personale ma anche per comunità preparate, si sviluppa attraverso tre riflessioni sulla passione e morte di Gesù, condotte con uno stile chiaro ed efficace, denso ed affascinante.
- Il fascino del romanzo storico è impiegato per ripercorrere rigorosamente gli eventi del 33 d.C., con i discepoli che raccontano in prima persona i momenti vissuti con Gesù nell’Orto del Getsemani.

Le Tradizioni Quaresimali a Modugno: La Processione dei Misteri
Tra le innumerevoli forme ed espressioni di religiosità popolare, quella dei Misteri è la più vicina a quelle sacre rappresentazioni che, nel Medioevo, ebbero grande sviluppo e risonanza: un vero e proprio dramma basato su episodi della Passione, che si sviluppò in Italia con forme analoghe a quelle del stère francese, del miracle-play inglese e dell’auto-sacramental spagnolo. Di quel periodo storico famose sono le Laudi di Jacopone da Todi, pervase da un certo disprezzo per le vanità umane, da un desiderio di patimento e di sofferenza, esasperazione della rigida regola francescana fatta propria dagli «spirituali». Si possono ancora ricordare le processioni dei flagellanti, che, sfilando per le strade, si autopunivano per espiare le proprie colpe. La stessa Via Crucis fu fatta conoscere in Italia dai pellegrini di ritorno dalla Terra Santa, giacché essi stessi avevano rivissuto il cammino verso il Calvario, fatto da Gesù Cristo.
Origini e Simbologia delle Pratiche Quaresimali Locali
Alcuni studiosi affermano che, in genere, quelle forme di religiosità sono frutto di un certo periodo storico di un popolo, con il suo grado di civilità e di maturità. Tuttavia, ci sono degli aspetti legati a preesistenti riti calendariali pagani, celebrati in occasione dell’equinozio di primavera che, come si sa, determina la Pasqua. Ad esempio, le battiture sui banchi della chiesa, dopo il Canto dei notturni del Triduo sacro, erano gli strepiti stagionali o riti stagionali di passaggio fatti per cacciare gli spiriti, e si rifacevano addirittura alla romanità classica. È molto antica anche l’usanza di conservare la cenere per colmare i piatti che facevano da supporto alla lampada a olio dei cosiddetti «sepolcri», o per cospargere le piantine delle fave (piatto dei morti); antico è pure il gesto di fare rumori e scuotere mobili per intimidire gli spiriti. A Modugno si usa ancora preparare già dal Mercoledì delle Ceneri quelle piantine, tenendole al buio, affinché - senza luce, senza l’influenza dell’azione clorofilliana che, come si sa, avviene in presenza di luce - mantengano il colore più chiaro possibile. Le piantine adornano ancora, numerose, i «sepolcri», insieme ad altre piante e fiori multicolori, ma una volta erano i fiori dei poveri. Gli eventi della Passione non sempre hanno mantenuto un carattere di drammaticità, ma spesso hanno assunto un aspetto prettamente folcloristico e popolare. In alcuni paesi, soprattutto nell’Italia meridionale, si rappresentano gli episodi dell’incoronazione di spine (Diamante, in Calabria), la flagellazione, l’incontro di Gesù con la Madre.

I Misteri di Modugno e le Loro Storie
Nella processione dei Misteri a Modugno si riflette un'antica pietà popolare che rinvia a credenze miracolistiche e a pratiche ancestrali di una comunità. La prof.ssa Dina Lacalamita Nuzzi ne ha parlato in un articolo riproposto integralmente sulla rivista «Nuovi Orientamenti» (Anno XI, [1989] n. 2), sottolineando come "Da San Pietro, che non fa buona guardia del vino, alla Veronica, che propizia il ritrovamento di tre chili di agnello, da Cristo alla colonna, che moltiplica la cera, ai bambini, che oscurano il Calvario, tutto in questa processione concorre ad esprimere i misteri di un popolo". Rivive così la storia di questa processione, dove ogni statua ha la sua peculiare narrazione e custodia, tramandata di generazione in generazione dalle famiglie modugnesi.
Cristo nell'Orto
Un particolare vivo di questo Mistero è quello di porre accanto alla statua un piccolo ulivo a ricordo della preghiera di Cristo fra quegli alberi. La famiglia che custodisce la statua per tutto l’anno è quella di Luigi Maggi, il più anziano dei soci, al quale il compito è stato tramandato dal 1897.
San Pietro
La statua di San Pietro, appartenente alla famiglia Trentadue, risale al 1928 e fu voluta, per devozione, da Angelo Lacalamita, detto «u cucche», al quale era apparso in sogno il santo. Detto Mistero era conservato nella casa del Lacalamita, in una nicchia chiusa da un vetro. Il padrone, che vendeva vino, un giorno, verso l’alba, fu svegliato dal dirimpettaio, il quale, con voce concitata lo chiamava, avvisandolo che scorreva vino dal portone fino alla strada. Il Lacalamita, adirato, se la prese con San Pietro: «Ma cosa ti tengo a fare in casa mia se non sei buono neanche a guardarmi il vino?».
Cristo alla Colonna
Questo Mistero, originario dell’Opera Pia, prima che fosse affidato alla famiglia Pascazio, era uno di quei Santi che nessuno voleva, forse perché fra i più pesanti. Un vinaio modugnese propose a Giuseppe Pascazio di prenderlo in custodia, assicurandogli che si sarebbe assunto l’onere delle spese di allestimento per quell’anno: era il 1927. Furono ordinati cinque quintali di cera che, a festa finita, sarebbe stata rivenduta per riciclarla. Il giorno dopo la processione, anziché trovare i cinque quintali, se ne trovarono, con stupore, sei. L’evento fu interpretato come segno di particolare favore celeste per il Pascazio, al quale si unirono molti ortolani che negli anni successivi si fecero promotori dell’iniziativa di allestire quel Santo che nessuno prima voleva.
Ecce Homo
Originario del Sacro Monte di Pietà, è da molti anni custodito dalla famiglia Massarelli e intorno ad esso si narrano diversi aneddoti. Questi, vivacemente descritti da Anna Longo Massarelli nel N. 2 - 1987 della rivista «Nuovi Orientamenti», testimoniano sia la simpatica intraprendenza di chi voleva aggiudicarsi la «macchenétte de Criste a la cannèdde», sia il modo in cui veniva interpretata la volontà divina per alcune manifestazioni o fatti della vita quotidiana.
Cristo con la Croce addosso
Responsabile e custode di tale Mistero è la famiglia Vernola, ma i soci sono tanti. La statua, di legno di pero, una volta era illuminata da candele a cera, ora, invece, da luci a batteria.
San Giovanni
Nato ad opera di tanti soci nel 1894, ora è custodito e abbellito dalla famiglia di Pascazio Saverio. Esso fu aggiunto ai primi Misteri perché mancava la figura di quel santo tanto vicino a Gesù durante la Passione. Il Pascazio era tanto preso dall’avvenimento «du monde» che se lo sognava spesso e grande era la cura che riponeva nell’allestirlo.
Il Calvario
Il Mistero di Cristo in croce fa capo alle famiglie soprannominate rispettivamente «la mècce» e «Ombrelle», Cavallo e Ruccia, ma ci sono tuttora diversi altri soci. La prima statua del Calvario con la Maddalena ai piedi, voluta dal Sacro Monte di Pietà, fu sostituita con la nuova ai primi del Novecento: autore un leccese. Nel 1914 la statua subì un grosso danno a causa del tarlo e fu chiamato un austriaco per il restauro. Una volta lo squilibrio del peso provocò la lussazione dell’omero a Edoardo Romita, quando la processione dovette affrontare una cunetta. Per questo ed altri motivi, la croce, tanto alta, fu rifatta nel 1956 e, sotto la nuova, fu posto un ceppo di ulivo, quasi ad indicare il Monte Calvario. A proposito del Calvario si racconta di un modugnese che, per un ex voto, donò cinquecento lire di carta che il Cristo portò legata al braccio per vent’anni.
Cristo Morto, ovvero la "Nache"
È un Mistero che ha origine dall’Opera Pia e conta venti soci che si tramandano l’adesione di padre in figlio: il più anziano è Domenico Lacalamita. La statua originaria, sostituita nel 1952, è custodita nella chiesetta di Sant’Anna e reca incisi i nomi dei soci fondatori. L’addobbo floreale, molto semplice, è ogni anno costituito da garofani bianchi e rossi.
La Veronica
È di proprietà di diversi soci fondatori, il più anziano dei quali è Antonio Longo. Il Mistero nacque nel 1931, il giorno del Venerdì Santo, quando un gruppo di amici decise di «fare un santo» e si recò da un’anziana donna modugnese per essere consigliato. La scelta cadde sulla Veronica che mancava nella processione «du monde». Ciascuno di quegli amici fece sacrifici per risparmiare e mettere da parte i soldi necessari per comprare la statua. Nel 1933 fu allestita anche la base e quell’anno la Veronica «uscì» per la prima volta. Molti anni dopo, la cupola fu eliminata per il peso. Si ricorda il ritrovamento di tre chili di agnello, interpretato come un segno di propiziazione.
L'Addolorata - La Pietà
La società costituita intorno a questo Mistero è formata da ventiquattro soci e l’adesione viene tramandata di padre in figlio. La famiglia che ne cura la custodia e l’allestimento è quella di Giuseppe Corriero. «Vestire la Madonna» è un rito che ogni anno si ripete con grande devozione: il Mercoledì Santo si preleva la statua dalla chiesetta di Santa Lucia e le si cambiano camicie e vestiti «vecchi» con quelli «nuovi». Il viso della statua è quello originale del Monte di Pietà, come pure l’aureola, il pugnale d’argento, il busto e le camicie, mentre sono stati rifatti il vestito di pizzo e la base che reca la data del 10 febbraio 1953. L’angelo che sovrasta la statua e che reca nelle mani un fazzoletto col volto di Cristo, è originale del Monte di Pietà ed è custodito dalla famiglia Tricarico.
Le Tre Marie e la Deposizione
I due Misteri sono nati insieme nel marzo del 1946, il primo per desiderio di Tommaso Lomoro, il secondo per la devozione di quattro fratelli: Giuseppe, Agostino, Antonio e Filippo Corriero. Si era nel 1945: il Lomoro insieme con i Corriero intrapresero il viaggio verso Lecce per ordinare la statua. Ad un chilometro da Bari, sulla strada, trovarono un involto pieno di tre chili di carne d’agnello. La cosa fu interpretata da tutti come segno di prosperità e benessere. Per il Lomoro, la scelta di allestire un Mistero nascondeva un segreto desiderio: avere un figlio. A distanza di un anno da quel viaggio, quando doveva «uscire» il Santo per la prima volta, in casa sua nasceva una bambina. Le statue delle Pie Donne costarono trentaduemila lire e sono custodite attualmente nella chiesa delle Monacelle. È emerso un grande desiderio di vedere restaurata questa chiesetta e quella di San Vito, importante nella storia della processione dei Misteri come prima sede dell'Opera Pia del Sacro Monte di Pietà.
La Maddalena
Voluta da Paolo De Benedictis, deceduto poi durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata, dal 1956, allestita sempre dalla stessa famiglia con grande cura e devozione. Negli ultimi anni è stata affidata a Raffaele Falagario. Il vecchio Mistero del Calvario aveva la Maddalena ai piedi: di quest’ultima si prendeva personalmente cura Anna Cavallo, moglie di Giacinto D’Aprile.

Spigolando tra i Misteri: Usanze e Curiosità
Durante la processione del Venerdì di Passione, davanti ad ogni Santo portato a spalle, si possono notare dei ragazzini provvisti di mazze: queste sono fornite di ganci che servono ad appoggiare le assi delle basi, dando modo così ai «portatori» di riposare o di procedere al cambio, durante le fermate. È anch’essa una consuetudine che pare ancora viva e abbastanza sentita dai piccoli. Negli anni Cinquanta la piccola scheggia della Croce della Passione di Cristo fu donata, con documento di autenticità, alla Parrocchia di Sant’Agostino dalla contessa Ricciardella.
Pubblicazioni e Studi Locali di Autori Modugnesi
Il nuovo numero della rivista «Nuovi Orientamenti» (Anno XLV n. 1-2, 2024) è stato pubblicato. Si comunica a tutti i Soci della rivista che è possibile ritirare, presso la sede operativa della stessa (locale adiacente la chiesa del Purgatorio), la copia delle pubblicazioni “Tommaso Di Ciaula tra fabbrica e poesia” (prof. Serafino Corriero) - e “Gli incontri del Millennio” (prof.ssa Sara Giannetto, prof. Raffaele Macina). La distribuzione dei volumi è riservata ai Soci in regola con la propria quota associativa e sarà effettuata ogni mercoledì, dalle ore 18,00 alle ore 20,00.
Inoltre, dopo le monografie dedicate al Casale di Balsignano, al dialetto modugnese (A Medugne se disce adacchessè) e agli editoriali, la rivista propone una monografia riguardante le «Contrade di Modugno», realizzata sulla base di un interessante studio, a suo tempo eseguito dalla prof.ssa Lucrezia Pantaleo Guarini. La rassegna comprende gli articoli pubblicati su «Nuovi Orientamenti», dal 1982 (Anno IV, n. 1).
Un articolo della prof.ssa Dina Lacalamita Nuzzi ripropone integralmente un'analisi sulla processione dei Misteri, dove si legge: "Nella processione dei Misteri si riflette un'antica pietà popolare che rinvia a credenze miracolistiche e a pratiche ancestrali di una comunità. Da San Pietro, che non fa buona guardia del vino, alla Veronica, che propizia il ritrovamento di tre chili di agnello, da Cristo alla colonna, che moltiplica la cera, ai bambini, che oscurano il Calvario, tutto in questa processione concorre ad esprimere i misteri di un popolo." (Nuovi Orientamenti, Anno XI, [1989] n. 2).
Antiche Feste e Rituali Comunitari
Un tempo, in occasione della festa di Gesù Bambino gettato fra le braccia della madre, veniva attuato un «maritaggio», cioè veniva donato il corredo o la «dote» ad una ragazza sorteggiata fra le zitelle orfane di Modugno; per lo stesso valore si donavano delle camicie ai poveri. Doveva essere molto importante, in quei tempi, per una ragazza avere la dote. La processione partiva dalla chiesa di Sant’Agostino verso la Matrice o chiesa dell’Annunziata e, mentre il predicatore ufficiale faceva il discorso sulla Passione, si bussava, si entrava e il Cristo veniva «buttato» fra le braccia della Madre. Questo aspetto caritativo e rituale, oggi non più celebrato allo stesso modo, evidenzia la ricchezza delle consuetudini culturali e religiose della comunità modugnese legate al periodo quaresimale e pasquale.
I riti della Settimana Santa
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