Il Santuario di Santa Lucia e la Memoria Partigiana nel Monregalese

Il territorio monregalese, ricco di storia e bellezze naturali, custodisce luoghi di profonda valenza spirituale e storica. Tra questi spicca il Santuario di Santa Lucia, un sito suggestivo che si affaccia a strapiombo sulla provinciale che collega i comuni di Villanova e Roccaforte. Arrampicato alla roccia, questo santuario è un simbolo non solo di devozione, ma anche di coraggiosa resistenza durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, fungendo da cruciale punto di riferimento per la lotta partigiana.

Veduta esterna del Santuario di Santa Lucia a Mondovì, incastonato nella roccia

Struttura e Storia del Santuario di Santa Lucia

Il Santuario di Santa Lucia è situato a circa 100 metri dal livello stradale, in un'area caratterizzata da un sistema carsico-ipogeo che trova la sua massima espressione nella spettacolare Grotta dei Dossi. Realizzato all’interno e a ridosso di una grotta naturale, il complesso si articola in tre parti distinte:

  • La grotta-Santuario, risalente al XV secolo.
  • Un edificio conosciuto come «l'Ospizio», che data all'inizio del XVI secolo.
  • La parte ottocentesca, denominata «Opera Pia Bernardi».

Due cappelle barocche, dedicate alla Madonna Addolorata e allo Spirito Santo, si inseriscono tra le strutture principali del complesso, aggiungendo elementi di pregio artistico e architettonico. La sua origine è legata a un fatto miracoloso e, fin dalla sua costruzione, il santuario è stato oggetto di grande venerazione. Ancora oggi, i fedeli ritengono che l'acqua che stilla dalla grotta possieda poteri taumaturgici per la cura degli occhi.

Interno della Grotta-Santuario di Santa Lucia, con dettagli sull'altare e la grotta naturale

Il Ruolo del Santuario nella Resistenza Partigiana

Oltre alla sua importanza religiosa, il Santuario di Santa Lucia ha svolto un ruolo significativo durante la Resistenza. Fu un importante punto d'accoglienza per i feriti e sede di una tipografia clandestina, gestita dal celebre «prete dei ribelli», Don Beppe Bruno. Le suore del Santuario furono altresì attive a fianco dei partigiani, impegnate persino nel Servizio X, l'intelligence partigiana. Il santuario fu anche luogo di incontro fra i comandanti partigiani e ufficiali tedeschi della zona, per organizzare scambi di prigionieri e fissare un modus vivendi che salvaguardasse la vita dei civili. I visitatori nel loggiato sono accompagnati da una frase di Nuto Revelli sulla libertà, omaggio alla storia che ha legato il Santuario ai partigiani nel periodo della Resistenza.

Tutela e Valorizzazione del Patrimonio

Il valore storico e paesaggistico del Santuario è stato riconosciuto e tutelato. Già segnalato al censimento FAI del 2014, un comitato spontaneo presentò nel 2015 una richiesta di istruttoria al Bando FAI per sollecitare la Regione Piemonte ad apporre un vincolo paesaggistico sul Santuario di Santa Lucia e i suoi immediati dintorni. Nel gennaio 2017, la Giunta Regionale ha accolto con parere positivo la richiesta di tutela dal punto di vista monumentale-paesaggistico del territorio del Momburgo, compreso nei comuni di Roccaforte e Villanova. Questo importante passo avanti consentirà di indirizzare i provvedimenti verso il ripristino dell’area occupata dalla cava, evitando ulteriori estensioni e garantendo il rispetto delle autorizzazioni già concesse. Attualmente, i nuovi allestimenti del Santuario sono stati curati dall’architetto Marcello Boetti. Le visite, ben strutturate e organizzate su prenotazione, possono contare anche sull’appoggio di un bus navetta messo a disposizione dalla parrocchia per gestire gli arrivi dei visitatori.

Dettaglio della targa commemorativa o del loggiato con la frase di Nuto Revelli al Santuario di Santa Lucia

La Resistenza nel Monregalese: Contesti e Itinerari

La storia della Resistenza nel Monregalese è complessa e diffusa, coinvolgendo numerosi luoghi e figure eroiche. Dopo alcuni mesi dalla Battaglia di Pasqua del 1944, la Banda della Val Pesio si era radunata in montagna, crescendo e diventando la III Divisione “Alpi” e successivamente il “Gruppo di Divisioni”, arrivando a presidiare anche le valli Ellero e Casotto. Nella lunga estate partigiana del 1944, la formazione comandata dal capitano Piero Cosa controllò e amministrò le valli monregalesi. Verso l’autunno, nel momento di massima espansione, il comando della formazione “Val Ellero” si era spostato da Prea a Roccaforte. I posti di blocco partigiani erano diffusi, dal primo dopo Villanova Mondovì, ai Vigna in Val Pesio, al Colle del Mortè, a San Giacomo dell’Alma in Val Maudagna e alla Giacobba per la Val Corsaglia. Il Comando dell’intera Divisione, da Rastello si era spostato a Lurisia, utilizzando come sede l’albergo Radium, dove aveva preso vita anche un’emittente partigiana: Radio Alpina. Gruppi partigiani particolarmente votati all’azione, le “volanti”, organizzavano blitz in pianura e in città per reperire armi e beni di prima necessità e per colpire il nemico, come l'attacco a una colonna tedesca nei pressi di Sant’Anna Avagnina a fine ottobre, che portò alla cattura dell’intero reparto.

Il Ruolo delle Missioni Alleate e degli Aviolanci

Sui monti, il grande altopiano della Tura, su un lato di Cima Durand, veniva utilizzato per accogliere aviolanci di armi e munizioni. Le missioni alleate ("Partisan? Partisan?". "O jez! o jez!") arrivarono ad agosto, quando insieme alle armi, atterrarono sulla Tura per la prima volta ufficiali inglesi. Essi si sistemarono al Pino di Baracco, un piccolo villaggio lungo il sentiero che dal fondovalle porta sulla Tura, fungendo da collegamento e organizzando i lanci. Tra questi spiccò Neville Darewsky, nome in codice “Temple”, un tipo alla mano e popolare tra i ribelli. Dopo qualche tempo, fu distaccato tra i partigiani Autonomi delle Langhe, dove perse tragicamente la vita in un incidente. Beppe Fenoglio lo cita nel romanzo “Il partigiano Jonny”, e una lapide lo ricorda su una casa del Pino di Baracco. Dopo Temple arrivarono il tenente colonnello Cope, e poi Mac Donald e il tenente di marina Clark. In quel periodo, un giornalista “embedded”, Paul Morton del Toronto Star, accompagnato da un disegnatore di guerra, Geoffrey Long, lasciò interessanti ritratti di partigiani, anche se, tornato in Canada, non fu creduto e perse il lavoro.

Mappa schematica dei luoghi della Resistenza nel Monregalese, con evidenziati i percorsi partigiani e i siti chiave

Itinerari della Memoria Partigiana

1. Da Villavecchia al Santuario di Santa Lucia (Itinerario 6)

Il sentiero che collega Villavecchia al Santuario di Santa Lucia fu percorso innumerevoli volte durante i venti mesi della Resistenza da figure come Don Beppe Bruno, la partigiana Suor Carla De Noni e le sue consorelle, o il parroco di Santa Caterina, Don Pietro Servetti. Essi portavano viveri, medicine o preziose informazioni ai comandanti delle formazioni “R” nascosti nel sottotetto del Santuario. Questa passeggiata, della durata di meno di un’ora, può iniziare parcheggiando l’auto nei pressi della cappella di San Rocco (costruita sulle antiche mura). Proseguendo su via Monte Calvario si raggiungono piazza Santa Caterina, con la chiesa medievale e affreschi quattrocenteschi, e i piloni ottocenteschi della Via Crucis fino alla cima del Monte Calvario. Nei pressi della quinta stazione, imboccando un sentiero, si raggiunge rapidamente la cappella di San Bernardo. Questo edificio, situato vicino a una cava, fu letteralmente spostato nei primi anni 2000 per consentirne l’ampliamento, e dietro di esso è stato realizzato un “belvedere” con vista su Villanova e sulla Valle Ellero. A destra, un piacevole sentiero nel bosco scende fino al Santuario di Santa Lucia, raggiungibile anche in auto.

2. Prea e la Brigata "Val Ellero" (Itinerario 7)

La borgata occitana di Prea (Comune di Roccaforte) fu base dei patrioti fin dal febbraio 1944 e divenne sede del comando della Brigata “Val Ellero”. Da qui, si imbocca la strada verso Sant’Anna di Prea, un piccolo borgo abbandonato dagli abitanti perché incendiato dai tedeschi durante la guerra. Custodisce un gioiello notevole: un piccolo santuario dedicato a Sant'Anna, esemplare unico di barocco francese tra gli edifici sacri del Piemonte. Questa chiesa, costruita negli anni ‘30, fu utilizzata come base delle truppe partigiane fin dall’inizio del 1944, ospitando anche militari russi, tedeschi e austriaci passati nelle file della Resistenza. Sul finire della guerra venne incendiato e parzialmente distrutto dai nazifascisti. Sul lato opposto della valle si scorge la Tura. Durante i rastrellamenti di fine ‘44, i partigiani rifugiati nella Grotta della Tura potevano tenere d’occhio i tedeschi che avevano temporaneamente occupato il “Margherita”.

3. La Grotta dei Partigiani e il Rastrellamento del '44 (Itinerario 8)

Nel dicembre 1944, dopo un lancio di paracadute sulla Tura visibile da mezza provincia, i tedeschi organizzarono un rastrellamento in grande stile per distruggere la III Divisione Alpi. I partigiani si radunarono al Mettolo Castellino, nascosero quante più armi possibile e poi fecero saltare il rifugio. Si sparsero in varie baite di pastori e molti riuscirono a filtrare verso la pianura. Il gruppo della Tura, però, dovette tornare alla base a causa del comandante, Beppe Milano, che accusava un grave attacco di appendicite. Rimasero nella grotta per nove giorni, al freddo, sentendo le grida dei tedeschi che li cercavano con i cani e assistendo il giovane comandante. Don Beppe Bruno riuscì a scendere a valle e a tornare con medicinali, passando tra le pattuglie tedesche. Il comandante fu trasportato di nascosto all’Ospedale di Mondovì, ma era troppo tardi e non sopravvisse. La Grotta dei Partigiani è accessibile parcheggiando ad Artesina e risalendo la strada sterrata verso la Tura, o dalla seggiovia Castellino. L'ingresso, una stretta fessura, conduce a un antro circolare con un fondo inclinato. Si può arrivare sulla Tura anche da Baracco, dove è possibile individuare le case abitate dai partigiani e dalle missioni alleate, con una lapide in memoria di “Temple” al Pino di Baracco.

4. Il Massacro di San Marco al Pellone (Itinerario 9)

La cappella di San Marco al Pellone, pur trovandosi in una sistemazione non ottimale, ha una storia antica e tragica. Nel 1944 fu al centro di un massacro. Partendo da Baracco e scollinando verso la Val Maudagna con un sentiero usato dai partigiani (G12), si arriva al Colle Friosa e poi, scendendo verso i nuclei abbandonati di Case Friosa e Case Scarrone, si raggiunge Case Pellone. In questa zona, vicinissima a Miroglio, sede delle milizie fasciste, operavano i partigiani, ospitati anche dalla famiglia Tassone. Un giorno di fine gennaio 1944, forse a causa di una delazione, un gruppo di fascisti sorprese undici partigiani intenti a mangiare davanti alla cappella e li uccise brutalmente. Il massacro continuò anche all’interno. Don Beppe Bruno, il “prete dei ribelli”, provvide alle sepolture, un'azione che portò alcuni valligiani ad essere interrogati dai fascisti a Ceva per giorni.

Il Sacrario Partigiano di San Bernardo, Bastia Mondovì

Il Sacrario Partigiano di San Bernardo, a Bastia Mondovì, sorge sul colle di Bastia, un tempo sede di una chiesetta e di una scuola elementare. Costruito tra il 1947 e il 1951 grazie alla generosità di vari enti, questo luogo impressionante fu inaugurato direttamente dall’allora capo del governo Alcide De Gasperi in memoria dei caduti del 1° Gruppo Divisioni Alpine. Sul sagrato della chiesa, nell’ossario, sono raccolte le salme di otto partigiani. Dalla sua incredibile posizione, offre una maestosa vista sulle Alpi e l’incanto delle Langhe. Il sacrario fa parte di una rete ecomuseale transfrontaliera “La Memoria delle Alpi”, inserita in un progetto interregionale Italia, Francia e Svizzera.

Fotografia aerea o panoramica del Sacrario Partigiano di San Bernardo a Bastia Mondovì, che svetta sulla collina

Fonti e Approfondimenti

  • “Il prete dei ribelli”, Albino Morandini - Ed.
  • “Resistenza svelata. L’agente segreto suor Carla De Noni”, Daniele La Corte - Ed.
  • “Missione Inside - Fra i partigiani del Nord Italia”. Paul Morton, disegni di Geoffrey Long. Ed. L’Arciere.
  • “Inappropriate Conduct - The Mystery of a ‘Disgraced’ War Correspondent” - Don North, sulla vicenda di Paul Morton.

tags: #mondovi #santuario #partigiani