La formazione dei catechisti non è soltanto un impegno organizzativo o didattico, ma richiede un profondo radicamento nella vita spirituale. Il momento di preghiera dedicato ai catechisti è lo spazio in cui l'azione pastorale ritrova la sua sorgente: il dialogo costante con il Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito Santo.
La natura della preghiera cristiana
La preghiera cristiana è un mistero grande, che trova il suo compimento nella rivelazione del Padre. Essa non è una tecnica, ma un'esperienza di relazione: "O si prega nel e dal cuore o non si prega affatto". Il catechista è chiamato a vivere questa dinamica non come un'attività isolata, ma come il respiro della propria missione.

Il modello di Gesù: il Figlio rivolto al Padre
Ogni autentica preghiera deve essere "cristianizzata". Gesù stesso ha dato un insegnamento sulla preghiera, manifestando il segreto della sua divina figliolanza: Egli chiama Dio "Abbà". Il catechista, inserito in questa relazione battesimale, è invitato a riconoscersi figlio nel Figlio. La preghiera cristiana è dunque l'eco del dialogo intratrinitario: è lo Spirito Santo che, presente in noi, "recita" in noi la preghiera di Gesù al Padre.
La missione del catechista: annuncio e intercessione
Nel contesto in cui i catechisti sono solitamente persone d'azione - impegnate a programmare e organizzare - la preghiera rappresenta una necessaria provocazione: fermarsi non per pigrizia, ma per aprirsi a Gesù Cristo, Parola di Dio incarnata. Il catechista è colui che, proprio come l'uomo della parabola che bussa nel cuore della notte per chiedere tre pani, si fa intercessore per l'umanità bisognosa.
La preghiera come atto di comunione
La preghiera non è mai un atto puramente privato o distaccato. Quando il catechista prega, porta con sé l'intera comunità. Questo impegno richiede una preparazione che unisce l'ascolto dello Spirito alla professionalità umana: studio, perseveranza e amore sono le componenti fondamentali del servizio catechistico.

Strumenti e momenti di formazione
La vita liturgica offre molteplici occasioni per consolidare questo legame tra preghiera e mandato. Dalla consegna delle Esortazioni Apostoliche (come Evangelii gaudium o Christus vivit) fino ai riti di mandato durante l'Eucaristia domenicale, ogni segno - una luce accesa, un crocifisso, un braccialetto - è finalizzato a ricordare che il catechista è, innanzitutto, una missione.
Il cammino dell'anno pastorale
L'inizio e la fine dell'anno catechistico sono tempi propizi per sostare davanti al Signore. È necessario favorire momenti in cui:
- Si ascolta la Parola di Dio, che mette in movimento la vita interiore.
- Si esprime il desiderio per il servizio dell'anno, simbolicamente deposto come un seme.
- Si adora in silenzio, lasciando che il versetto biblico o l'immagine ascoltata penetrino nel cuore.
IL SILENZIO
Ogni catechista è invitato a rinnovare costantemente il proprio "sì", consapevole che, come affermava madre Anna Maria Canopi, la preghiera non è tanto da spiegare, quanto da vivere: essa è la gioia di accogliere il Figlio e di essere ammessi alla Presenza del Padre.