La Madonna e il Giubileo: Storia, Devozione e Iconografia

La figura della Madonna ricopre un ruolo centrale nella devozione popolare e nelle manifestazioni di fede legate agli eventi giubilari. Attraverso secoli di storia, diverse immagini mariane sono diventate punti di riferimento per pellegrini e comunità, testimoniando un legame indissolubile tra la Vergine e il cammino di speranza dell'umanità.

La Madonna della Speranza di Battipaglia: Un Simbolo di Fede Popolare

L’immagine della Madonna della Speranza di Battipaglia, collocata in Basilica vicino all’Altare della Confessione, ha una storia profondamente legata al popolo battipagliese. La sua permanenza in Vaticano fino all’Epifania sottolinea la sua importanza.

Origini e Sviluppo della Devozione

Dal 1819, anno dell’arrivo della Sacra Immagine, rappresentata in un quadro portato da Napoli dal cav. Domenico Antonio Franchini, le vicende liete e tristi del popolo si sono intrecciate con la devozione, l’amore e l’intercessione della Vergine. I fatti degli inizi sono narrati in un documento eccezionale, il libro “in quarto”, scritto a mano, delle memorie Franchini, che resta come testimonianza storica, anche della nascita di Battipaglia. Nella cappella Franchini, dove il quadro fu posto, la vita religiosa e comunitaria dei battipagliesi si è sviluppata ed è cresciuta sotto lo sguardo dolce e materno di Maria. Il quadro era una copia dell’originale conservato a Napoli, in San Nicola alla dogana, ora non più esistente. Per circa 60 anni, nella cappella Franchini la Madre della Speranza ha tessuto la trama d’amore dei legami del popolo.

La Statua: Iconografia e Messaggio

Nel 1878, per volontà della figlia di Franchini, Ippolita, fu eseguita l’attuale statua per rendere più concreta e praticabile la processione annuale, ma anche per esprimere in modo più forte e tangibile il messaggio della speranza, che il popolo riponeva nella Madre di Dio. Realizzata in legno policromo a Napoli, con indicazioni che riproducessero il messaggio del quadro, la statua, di autore anonimo, ha volutamente le fattezze di una giovane popolana, proprio per significare che Maria è una figlia del popolo.

L’immagine è tutta relativa a Cristo. Nel quadro originale Maria mostrava il Bambino Gesù in piedi, che reggeva nella mano destra un cuore fiammante, segno del suo amore che brucia per l’umanità, e nella mano sinistra reggeva la Croce che si poggiava sulla mano sinistra della Vergine. In corrispondenza della base della croce, una piccola Àncora era sostenuta da Maria. Il messaggio è chiaro: Cristo Signore, Figlio di Maria, con la sua morte e risurrezione è la Speranza del mondo. Il suo amore salva. Il popolo ha “cristallizzato” nell’Immagine di Maria raffigurata in questa statua tutto il suo amore a Cristo e alla Vergine Santa. L’atteggiamento della Vergine, raffigurata nella Statua, leggermente protesa in avanti “offre” al popolo la Speranza, che è suo Figlio. Con la mano destra sostiene un’Àncora che nel braccio verticale e orizzontale è una Croce poggiata per terra, piantata nel mondo come Speranza per i popoli (Ebrei 6,19). Maria è Madre della Santa Speranza perché Madre di Cristo, Speranza dell’umanità. Anche nell’iconografia presente nel Santuario è evidente come nell’Àncora si intravede la Croce di Cristo, come ci ricorda anche la liturgia della Chiesa (cfr.: Venerdì Santo, Venanzio Fortunato, O Crux, Ave Spes Unica!). Con il tempo, la volontà popolare ha posto nella mano di Maria che regge il Bambino anche una corona del rosario, perché la meditazione con Maria dei misteri della vita di Cristo potesse accompagnare la speranza del popolo. La virtù teologale della Speranza (CCC 1817) scaturisce da questa Sorgente, in cui Madre e Figlio sono uniti nel mistero dell’Incarnazione e nel Mistero Pasquale.

Iconografia della Madonna della Speranza con Croce e Ancora

La Madonna della Speranza nella Storia di Battipaglia

Alla statua, da subito venerata e amata dalla gente battipagliese, le generazioni si sono sempre ispirate per vivere la fede e le vicende della propria storia illuminati dalla speranza in Cristo. Maria ha seguito il popolo esule durante i bombardamenti dell’ultima guerra, quando la città fu distrutta; ha sorretto il dolore e la speranza del popolo durante i moti del 1969; ha dato coraggio e fiducia nel terremoto del 1980; è stata sempre punto di riferimento, che ha accolto tutti coloro che sono venuti nella piana del Sele e si sono stabiliti a Battipaglia. La “Festa della Speranza” annuale, infatti, vede un grande concorso di popolo, che celebra la fede e devozione nella sua Patrona. Il “fiuto” del popolo (sensus fidei fidelium) ha colto subito questa dimensione della speranza come ispirazione dello Spirito e l’ha vissuta nell’amore alla Madre di Cristo, che fu incoronata Patrona della città e del popolo battipagliese il 1° luglio 1979 con Breve Pontificio di San Giovanni Paolo II.

La prima pietra dell’attuale santuario fu posta nel 1906. Fu inizialmente dedicata alla Madonna del Carmine, ma anche qui intervenne il popolo e in modo vivace e sentito trasportò da subito la statua di Santa Maria della Speranza dalla cappella Franchini, collocandola nella sua nuova nicchia. Oggi ci fa un po’ sorridere questa sorta di competizione, ma indica in modo chiaro la volontà popolare. Nel passaggio dalla cappella Franchini alla chiesa, che fu eletta a Santuario mariano nel luglio 1980, tutta la vita religiosa di Battipaglia ha visto il sorgere di altre parrocchie, ma sempre il cuore unitario della città è stato intorno alla Madonna della Speranza.

Il Giubileo della Spiritualità Mariana e la Madonna di Fatima

A Roma si è tenuto il Giubileo della Spiritualità mariana, a cui hanno partecipato oltre 30mila pellegrini, tra cui rettori e operatori dei santuari, e appartenenti a movimenti, confraternite e a vari gruppi di preghiera mariana. Per le due giornate del Giubileo, è stata eccezionalmente presente a Roma la statua originale della Madonna di Fatima.

Eventi e Celebrazioni Giubilari

L’evento giubilare è iniziato un sabato, con la S. Messa presieduta dal Rettore del Santuario di Fatima, padre Carlos Cabecinhas, alle ore 9.00 nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, dove, già a partire dalle 8.30, i fedeli hanno potuto venerare l’effige della Vergine. A seguire, alle ore 12.00, si è tenuta la recita del Rosario. Nel pomeriggio, poi, alle 17.00 la statua è stata portata in processione da Santa Maria in Traspontina verso piazza San Pietro. L’effige, nel primo tratto della processione fino a piazza San Pietro, è stata trasportata da alcuni membri dell’Associazione Santi Pietro e Paolo. Una volta che il corteo ha fatto l’ingresso in piazza, poi, il fercolo è stato scortato dalle Guardie Svizzere Pontificie e dal Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano fino al suo arrivo sul sagrato della Basilica di San Pietro. La processione ha percorso la piazza per permettere ai fedeli la venerazione della statua e è transitata sul luogo dell’attentato a papa Giovanni Paolo II.

La Veglia di Preghiera e il Significato del Giubileo

A seguire, alle ore 18.00, è iniziata in piazza San Pietro la Veglia di preghiera con la recita del Rosario, voluta personalmente da un Papa per chiedere il dono della pace. All’inizio del momento di orazione, il Santo Padre, come gesto devozionale rituale, ha offerto alla Madonna di Fatima e al Santuario la Rosa d’Oro, che per l’occasione è stata realizzata da una ditta di Napoli. Ogni decina del Rosario è stata accompagnata anche dalla lettura di un brano del capitolo VIII di Lumen Gentium, documento conciliare che tratta del ruolo della Beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, per sottolineare la ricorrenza dell’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962. La domenica seguente, poi, i pellegrini hanno partecipato alla S. Messa in piazza San Pietro, alle ore 10.30, presieduta dal Pontefice.

Rappresentazioni Artistiche e la Vergine Pellegrina

L'arte ha spesso interpretato il tema della Madonna in contesti legati al pellegrinaggio e al giubileo, cogliendo l'essenza del viaggio e della speranza.

L'Umanità in Viaggio nell'Arte di Trento Longaretti

In un olio su tela del 1999, di Trento Longaretti, il cielo mostra una falce di luna bianca e un sole rosso, come in molte altre opere del quasi centenario maestro bergamasco. Longaretti, grande amico di Mons. Macchi, in un indimenticabile incontro in Museo ricordò la sua vocazione precoce alla pittura (“Io ho avuto il dono di nascere pittore”), e aggiunse: “La mia pittura è un po' favolistica, come quella di Chagall, cioè non dipingo il vero vero” ma “reinvento con la fantasia e per metterci più poesia a volte metto anche due soli o due lune”. La Madonna incede, il corpo in avanti con la stessa inclinazione dei pellegrini che procedono lenti verso la Basilica di San Pietro. Stringe a sé il Figlio. Solo lei ha l'aureola. Forse Gesù è senza aureola perché lui è anche un bambino come tanti che cerca l'affetto della mamma, alle cui braccia si affida. Ha detto Longaretti: “Avrò dipinto la madre mille volte. Mi colpisce come i bambini si attacchino a lei, quasi fossero una cosa sola perché la mamma è tutto: bene, protezione, speranza. La Madonna è madre e il suo mistero vive in ogni maternità”. La figura cardine del dipinto è la Vergine: Gesù è un neonato a cui servono le gambe della mamma per spostarsi. Ed è grazie a questa Madre speciale, che ha portato il Figlio tra gli uomini, che il popolo dei credenti può camminare con Lui. Maria è alta, ma la sua non è una grandezza che sovrasta: è la misura della sua protezione amorevole per coloro che avanzano verso la Porta.

Dipinto di Trento Longaretti raffigurante la Madonna e pellegrini

In questo dipinto è forte l'eco di uno dei temi privilegiati da Longaretti: l'umanità in viaggio. Sono migranti, esuli, fuggiaschi, circensi, musicanti, ambulanti, ebrei in cammino per trovare salvezza, per inseguire una speranza. Non la rassegnazione, ma la mitezza propria dei giusti cadenza il passo, stanco eppure costante.

La Madonna dei Pellegrini di Caravaggio: L'Incontro Giubilare

Michelangelo Merisi, conosciuto come Caravaggio, dipinse la Madonna dei Pellegrini o di Loreto intorno agli anni 1604-1606. In primo piano due pellegrini, un uomo e una donna non più giovani, sono inginocchiati con le mani giunte di fronte a Maria che tiene stretto a sé il suo giovane figlio. La Madonna è in piedi e come loro scalza; è sulla soglia della porta che richiama quella della Santa Casa di Loreto. La sua è una visione molto diversa da quella tradizionale di Maria che siede trionfante tra nuvole e schiere di angeli. La giovane donna ritratta nel quadro è Maddalena Antognetti (detta Lena), cortigiana di casa presso ricchi notabili e cardinali, modella anche per la Madonna dei Palafrenieri ed altre opere. L’osservatore attento coglie nei due pellegrini un diverso atteggiamento di preghiera: supplice quello dell’uomo; gioiosamente contemplativo quello dell’anziana donna, estasiata mentre guarda Gesù benedicente. Caravaggio ha saputo trarre dai poveri e dal popolo l’intensità dell’incontro che conclude il pellegrinaggio degli umili che vivono in ogni epoca l’esperienza del Giubileo. Un Giubileo, in verità, passato alla storia come “festa barocca” fatta di processioni e di cortei papali e nobiliari, ma anche di popolani dai piedi sporchi di terra.

Quadro

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