I Modelli di Gian Lorenzo Bernini nei Musei Vaticani

I Musei Vaticani hanno offerto in passato un'opportunità unica per ammirare da vicino il genio creativo di Gian Lorenzo Bernini attraverso l'esposizione dei suoi modelli preparatori. Fino al 26 febbraio 2017, infatti, la mostra "Gian Lorenzo Bernini ed i suoi modelli" nella Sala XII della Pinacoteca Vaticana ha permesso di esplorare l'evoluzione tecnico-artistica e le sfide affrontate dall'artista nella realizzazione di alcune delle sue opere più celebri.

Foto espositiva della mostra

L'Unicità dei Modelli Preparatori

I modelli esposti, appartenenti alla Fabbrica di San Pietro e in deposito permanente presso i Musei Vaticani dal 1980, sono opere di straordinario valore. Sebbene nati come prototipi destinati alla distruzione dopo la fusione in bronzo delle sculture definitive, sono sopravvissuti alla storia, diventando oggi capolavori a sé stanti e testimonianza palpabile del processo creativo di Bernini.

Questi modelli, realizzati in creta cruda e paglia su armature di legno, ferro battuto e vimini, rivelano la spontaneità e l'immediatezza dell'artista, permettendo di cogliere l'opera nella sua idea primigenia. La loro fragilità, dovuta alla composizione di materiali friabili, li rende particolarmente preziosi.

Il Metodo di Lavoro di Bernini

Bernini (1598-1680), considerato il regista del Barocco romano e scenografo della Basilica di San Pietro, impiegava un processo meticoloso che prevedeva disegni, bozzetti, prove e modelli in scala. I modelli in creta e paglia erano cruciali per valutare in anticipo l'effetto finale delle sculture e per ottenere le forme per la colata in bronzo. È noto che l'artista modellava la terra e la creta con le dita; le sue impronte digitali sono state rinvenute in alcune opere esposte, come tra le pieghe della veste dell'Angelo inginocchiato e sul collo di San Giovanni Crisostomo, un dettaglio che offre una connessione intima con la genesi dell'opera.

L'impasto di creta e paglia, non cotto, era ancorato a un telaio in ferro battuto. All'interno della struttura, in alcune zone, si distingue l'uso di fascine di tralci di vite legate con spago per aumentarne lo spessore e la solidità.

Gian Lorenzo Bernini e il Rio de La Plata: uno sguardo transculturale

I Modelli per gli Altari della Basilica di San Pietro

Tra le opere principali esposte, figurano sette modelli berniniani databili tra il 1661 e il 1673. Essi furono ideati per due monumenti fondamentali all'interno della Basilica di San Pietro: la Cattedra di San Pietro e l'Altare del Santissimo Sacramento.

La Cattedra di San Pietro

Papa Alessandro VII Chigi (pontefice dal 1655 al 1667) commissionò a Bernini un gigantesco reliquiario per la "Cathedra Petri" nell'abside della Basilica di San Pietro, con l'intento di celebrare San Pietro e di rafforzare l'autorevolezza papale durante un periodo di guerre religiose. Secondo una leggenda medievale, questa cattedra sarebbe stata quella del primo vescovo di Roma. Tuttavia, fonti storiche la identificano con il trono che Carlo il Calvo donò a Papa Giovanni VIII nell'875, in occasione della sua incoronazione imperiale.

Per la realizzazione di questo grandioso gruppo statuario in bronzo, stucco e bronzo dorato, che richiese dieci anni di lavoro (1658-1666), Bernini e i suoi collaboratori produssero diversi modelli. Sei dei sette modelli principali riguardano proprio questo progetto:

  • Quattro angeli (due più grandi e due più piccoli)
  • Le teste dei Dottori della Chiesa: Sant’Atanasio e San Giovanni Crisostomo

Gli angeli esposti mostrano dimensioni diverse, attestando due stadi di elaborazione. Inizialmente, Bernini si accorse che i primi angeli preparati per la fusione (circa 1658-60) erano troppo piccoli rispetto alle imponenti dimensioni dell'abside. Decise quindi di realizzare una seconda coppia di angeli, più grandi e con movenze modificate, la cui altezza fu ingrandita tre volte, portando il monumento finale a circa 30 metri. La prima versione andò persa durante il processo di fusione in bronzo.

Schema della Cathedra di San Pietro con i modelli degli angeli e dei Padri della Chiesa

L'Altare del Santissimo Sacramento

Un quinto modello, un angelo inginocchiato in creta cruda, fu ideato da Bernini per l'Altare del Santissimo Sacramento. Questo altare fu commissionato da Papa Urbano VIII Barberini nel 1629 per la Basilica di San Pietro, ma la composizione, con due angeli adoranti il tabernacolo, prese corpo solo nel 1673, sotto Papa Clemente X Altieri.

Modello dell'angelo inginocchiato per l'Altare del Santissimo Sacramento

I Bozzetti Allegorici e la loro Storia

Oltre ai modelli in scala reale, la mostra ha presentato anche piccoli bozzetti in terracotta che raffigurano diverse figure allegoriche. Tra questi si annoverano:

  • "La Carità con quattro putti" (1627-1628 ca.)
  • "La Carità con due putti" (1634-39)
  • "Putto alato con tiara" (1630-1637?)
  • "La Verità" (1655 ca.)
  • "Daniele nella fossa dei leoni" (1655 ca.)
  • "Abacuc e l’angelo" (1655 ca.)
  • "Apostolo o Profeta che legge un libro" (1660 ca.)

I primi due bozzetti rappresentano l'idea iniziale delle allegorie poi poste nel monumento funebre di Urbano VIII in San Pietro. Altri sono modelli per le sculture della Cappella Chigi a Santa Maria del Popolo (come "Abacuc e l'Angelo" e "Daniele nella fossa dei leoni"), mentre "La Verità" è il modello dell'opera esposta alla Galleria Borghese, realizzata dal Bernini dopo l'abbattimento del campanile di San Pietro.

Questi bozzetti hanno una storia affascinante: appartenevano alle collezioni del cardinale Flavio I Chigi, nipote di Papa Alessandro VII, e furono conservati nel Palazzo Chigi a Piazza Colonna. Dopo la vendita del palazzo al Regno d'Italia nel 1917, Benito Mussolini donò nel 1923 l'intera Biblioteca Chigiana, inclusi questi bozzetti, a Papa Pio XI, come primo passo per riaprire le relazioni tra Stato e Chiesa. Negli anni successivi, le opere d'arte trovarono la loro collocazione permanente nella Biblioteca Apostolica Vaticana, e in seguito nei Musei Vaticani.

Il Delicato Lavoro di Restauro

La fragilità dei materiali (argilla, giunchi, legno, paglia, ferro, fascine di viti) di cui sono composti i modelli li rende estremamente vulnerabili. Dopo un precedente intervento di restauro negli anni '70, le opere mostravano segni di deterioramento, sfarinamento, profonde fessurazioni dovute al ritiro naturale della creta, attacchi di insetti xilofagi a legno e paglia, e depositi polverosi.

Un recente e lungo intervento di restauro, durato circa dieci anni, è stato condotto sotto la direzione di Arnold Nesselrath e la supervisione del professor Paolucci, con obiettivi rigorosamente conservativi. I restauratori, tra cui Alice Baltera, hanno rimosso depositi polverosi e strati di sporco con gomme speciali e vernici da precedenti interventi con impacchi di solventi. È stata effettuata una disinfestazione anossica introducendo azoto gassoso in camere sigillate per circa due mesi, per eliminare gli insetti. Gli elementi in ferro sono stati stabilizzati per rallentare la corrosione.

La struttura delle sculture è stata consolidata con numerose micro-riadesioni, utilizzando un impasto a base di cellulosa, formulato appositamente per le sue caratteristiche di leggerezza, reversibilità e assenza di solventi acquosi. Sono stati rimossi rifacimenti in gesso di precedenti restauri che contribuivano al degrado, e le integrazioni strutturali sono state realizzate con impasti specifici. Tracce di scialbatura bianca sui modelli degli angeli risalgono probabilmente a un restauro settecentesco, quando le opere furono sistemate nel Museo dei Modelli di Clemente XI nella Torre dei Venti.

Dettaglio del restauro di un modello in creta, che mostra l'armatura interna

Bernini e Algardi: Un Confronto tra Maestri

La mostra ha anche posto in confronto il lavoro di Bernini con quello del suo contemporaneo e rivale, Alessandro Algardi, altro protagonista della scultura del Seicento. La sopravvivenza di questi modelli in argilla è un fenomeno raro, poiché la maggior parte è andata perduta. Le collezioni vaticane conservano esemplari unici, inclusi quelli di Algardi.

Un esempio significativo è il Crocifisso Alamandini di Alessandro Algardi, custodito nei depositi dei Musei Vaticani. Commissionato ad Algardi nel 1641, il crocifisso bronzeo originale è andato perduto, ma il suo modello per la fusione è sopravvissuto. Composto da argilla su una struttura in ferro riempita con paglia e rifinito con colori stemperati nella cera, questo modello è diventato un'opera d'arte autonoma. Bernini, scultore prediletto dai Barberini, e Algardi, accreditato presso i Pamphili, furono protagonisti rispettivamente del Barocco e della corrente classicista del Seicento, e i loro modelli offrono una preziosa testimonianza delle diverse sensibilità artistiche dell'epoca.

tags: #modello #angelo #tabernacolo #musei #vaticani