Bibbia e Catechesi: Le Profonde Riflessioni di Don Giuseppe Bissoli

Il presente articolo è frutto della rielaborazione del contributo scritto dal teologo biblista don Giuseppe Bissoli, basato sul testo “R.Romio, L’ermeneutica esistenziale: Fondamenti filosofici, teologici, psicologici, pedagogici, didattici,” Elledici, Torino 2022. Le sue riflessioni toccano molteplici livelli: dai testi di religione cattolica e i sussidi, alle spiegazioni dirette degli insegnanti, alla ricezione degli allievi e, più ampiamente, nell’ambito di ogni comunicazione del contenuto della fede (catechesi). Questo vale in modo particolare nella presentazione della Bibbia e della Tradizione della fede, spesso fissata in verità dottrinali.

Don Giuseppe Bissoli in una conferenza sulla Bibbia e catechesi

Le Sfide dell'Interpretazione Biblica: Un'Ermeneutica Consapevole

La questione ermeneutica, ovvero l'arte di interpretare i testi sacri, presenta sfide complesse e richiede un approccio attento e motivato. Don Bissoli evidenzia come le interpretazioni possano talvolta deviare dal senso autentico della Parola di Dio.

Il Pericolo delle Interpretazioni Errate e Strumentali

Un esempio di interpretazione errata e strumentale, definita come "ridicola", è quella di un predicatore che commentando la parabola del figlio prodigo (Lc 15) affermava: ”Se quel giovane, invece che il padre, avesse avuto una madre non sarebbe scappato da casa”. Questa traduzione ermeneutica è considerata del tutto fuori strada. Nella cultura del tempo di Gesù, l’eredità era amministrata dal padre. Più profondamente, per Gesù, il Padre di cui parla non ha sesso e mostra agli uomini qualità sia paterne che materne, portando in sé la novità di Dio. Tale interpretazione risulta quindi essere totalmente errata e strumentale.

Allegorismo e Senso Spirituale: Tradizione e Discernimento

Una prospettiva di spiegazione, meno infantile ma comunque critica, si ritrova nell'allegorismo, specialmente riguardo all'Antico Testamento. Questo tipo di esegesi, ampiamente usata dai Padri della Chiesa e da autori spirituali fino al XIX secolo, riconosce che la Bibbia, insieme alla Tradizione di fede, è Parola di Dio e il senso ultimo di tale Parola è Gesù Cristo, il Verbo (Logos) stesso di Dio. Questa comprensione non è affatto scorretta ed è stata riaffermata con forza da Benedetto XVI nel Sinodo sulla Parola di Dio nel 2008. Tuttavia, non mancano interpretazioni fantasiose, come quella di Agostino sul perché il paralitico alla piscina di Betzaità (Gv 5, 5) giaceva ai margini da 38 anni: egli riteneva fosse perché il paralitico non aveva raggiunto il numero simbolico di 40, mostrando di essere carente del duplice comandamento dell’amore a Dio e al prossimo.

È fondamentale ribadire che nel periodo patristico l’interpretazione cristocentrica era motivata alla luce del rapporto fra Antico e Nuovo Testamento, dove il Nuovo Testamento esprimeva la verità piena della Parola di Dio, secondo cui la verità rivelata era nascosta (latet) nel primo testamento e finalmente svelata (patet) nel secondo. Questo principio vale anche oggi, purché sia motivato con le ragioni intrinseche alla fede. Permangono, però, interpretazioni cosiddette spirituali che appaiono del tutto private o esegeticamente arbitrarie.

La Lettura Fondamentalista

La lettura fondamentalista, invece, parte dal principio che la Bibbia, essendo Parola di Dio ispirata ed esente da errore, deve essere letta ed interpretata letteralmente in tutti i dettagli. Per "interpretazione letterale" essa intende una lettura primaria, letteralista, che esclude ogni sforzo di comprensione della Bibbia che tenga conto della sua crescita nel corso della storia e del suo sviluppo. Si oppone all'utilizzazione del metodo storico-critico per l’interpretazione della Scrittura (e della Tradizione), così come ad ogni metodo scientifico. Sebbene il livello di questo letteralismo si sia attenuato con lo sviluppo delle scienze bibliche, la sua pratica è ancora diffusa presso alcune sette nordamericane, come nel 'creazionismo', o da parte dei Testimoni di Geova.

Distinguere Senso Letterale e Senso Spirituale

Come sottolineato dalla Nota della Pontificia Commissione Biblica (1993), è essenziale distinguere:

  • Il senso letterale della Scrittura: è quello espresso direttamente dagli autori. Essendo frutto dell’ispirazione, questo senso è voluto anche da Dio, autore principale. Lo si discerne grazie a un’analisi precisa del testo nel suo contesto letterario e storico.
  • Il senso spirituale: ha radici antiche, particolarmente usato dai Padri della Chiesa, ma non è da confondere con le interpretazioni soggettive dettate dall’immaginazione o dalla speculazione intellettuale.

La Bibbia, come un diamante, può essere osservata dalle diverse facce e compresa secondo i numerosi elementi che la costituiscono. Questo non significa che il metodo storico-critico sia secondario, ma piuttosto da completare con altri aspetti intrinseci al testo sacro. Questa visione a 360 gradi, promossa dall’ermeneutica moderna, è frutto di una molteplicità di analisi del medesimo documento, preso nella sua totalità di aspetti.

Cos'è l'ermeneutica biblica?

La "Receptio" degli Uditori e la Rilevanza Esistenziale

Un aspetto cruciale dell'ermeneutica è la receptio degli uditori, ovvero la percezione del senso del testo biblico da parte di chi ascolta. La domanda sorge spontanea: quand’anche fosse corretta la spiegazione del testo biblico, il suo senso è automaticamente percepito dall’uditore (ad esempio, dall’alunno nell’Insegnamento della Religione) in misura corretta? Il senso a livello dell’uditore si riduce a una spiegazione scientifica, o si commisura inevitabilmente sulla realtà (intelligenza, sensibilità, attese…) del soggetto?

Nell'ora di religione, dove si ricerca un approccio culturale e non confessionale al dato religioso, emerge la questione di quale "cultura" si tratti. In ogni caso, per le cose che si insegnano, è operante inevitabilmente una rilevanza esistenziale. Purtroppo, i dati della ricerca mostrano che l’intensa componente biblica delle Indicazioni nazionali per l’Insegnamento della Religione non sembra suscitare negli alunni, nell’età inquieta dell’adolescenza, una receptio interessata. Spesso non vengono suscitate domande che toccano l’esistenza, la coscienza, la libertà, e si riscontra una carenza di adeguata sensibilità e attenzione da parte dei docenti.

Un cenno di attenzione merita l’ermeneutica nell’ambito di una comunicazione didattica. Questo vale sia per la catechesi che per l’insegnamento religioso nella scuola, dove da tempo è operante una mediazione didattica chiamata correlazione. Essa ha ricevuto spazio di ricerca e attuazione, in particolare nell’insegnamento religioso tedesco. L'obiettivo è conciliare il contenuto religioso confessante della Bibbia con una scuola di religione che non tende a essere catechesi, ma accetta di collaborare, rispondendo a una piattaforma comune di idee, linguaggio ed esperienza.

La Vita di Don Giuseppe Bissoli al Servizio della Bibbia e della Catechesi

Don Giuseppe Bissoli, teologo biblista salesiano, ha dedicato la sua vita all'intersezione tra la Bibbia e la catechesi, modellando questo impegno attraverso la sua esperienza personale e accademica. Le sue radici affondano nell'infanzia, ricordando la "Storia sacra" di don Bosco narrata dalla catechista nel suo paese di Bussolengo (Verona).

Il binomio catechesi e Bibbia è proseguito nel collegio Don Bosco di Verona a partire dal 1945. Nello Studio Teologico della Crocetta (Torino), stimolato da don Quadrio, fu tra i primi a leggere la Bibbia di Gerusalemme in francese nel 1956. La svolta decisiva avvenne nel 1977, quando, dopo gli studi all'Istituto Biblico e un decennio di insegnamento della Bibbia a Monteortone (Padova) e Verona-Saval, fu chiamato a Roma presso l'Università Pontificia Salesiana (UPS) come membro dell’Istituto di Catechetica. Qui poté erigere la cattedra di Bibbia e catechesi, caratterizzata da:

  • Oltre un trentennio di insegnamento.
  • Contatti continui con persone e pubblicazioni in Europa e Sud America.
  • Un servizio continuato di promozione della Bibbia nella catechesi, dirigendo per molti anni l'Apostolato Biblico in Italia, tenendo conferenze e corsi e scrivendo numerosi sussidi sul tema.

Il Manuale di Catechesi Biblica di Bissoli

L'approccio di Bissoli si riflette in un manuale che nasce all’incrocio di tre fattori: la comunicazione della Bibbia nella prassi pastorale della Chiesa, il confronto con diversi modelli di attuazione italiani e internazionali, e la pratica della scuola, in particolare il corso trentennale di Bibbia e catechesi presso il Dipartimento di pastorale giovanile e catechesi dell'Università Salesiana di Roma. Destinatari sono anzitutto quanti sono impegnati nella catechetica (docenti, operatori, catechisti), ma anche gli insegnanti di religione e gli animatori biblici che promuovono l'incontro diretto con il Libro Sacro.

Il manuale adotta il modello della comunicazione per la sua architettura, comprendendo diverse dimensioni e competenze:

  • Teologico-ecclesiale o contestuale
  • Esegetica
  • Ermeneutica o di attualizzazione
  • Didattica

Con una chiara intenzione pedagogica, l'opera vuole servire chi opera nella concretezza dell'azione pastorale, unendo motivazioni di sostegno e indicazioni per la prassi in termini chiari e sintetici, semplificando la problematica per affrontare i nodi principali in chiave operativa. Più che le teorie chiuse in se stesse, è l’attenzione all’esperienza biblica di fatto che ha dettato l’ordine del giorno degli argomenti trattati. Una rilevanza centrale è data alla persona e alla comunità, cui Dio rivolge la sua Parola come ad amici, poiché, come affermava A. Heschel, la “Bibbia è un’antropologia per Dio”. Da qui l’attenzione centrale al testo biblico, visto come il mondo delle persone con cui Dio ci mette in dialogo, senza mai staccarsi da esso per discorsi sostitutivi. Il manuale è stato pubblicato nel quarantennio della Dei Verbum (1965-2005), documento che ha portato a una fioritura dell'interesse per la Sacra Scrittura nella Chiesa in Italia, risorsa provvidenziale per il profondo rinnovamento anche catechistico.

Copertina di un manuale di catechesi biblica

La Catechesi Italiana: Sfide e Prospettive di Rinnovamento

Don Bissoli analizza la situazione della catechesi italiana, riconoscendo un profondo travaglio di cambiamento all'interno della Chiesa. Tre sono state le maggiori tappe evolutive:

  1. La secolare, benemerita tradizione catechistica a partire dal Concilio di Trento (Catechismo della dottrina cristiana).
  2. Nel solco del rinnovamento promosso dal Vaticano II, in Italia si afferma impetuoso il movimento catechistico con la pubblicazione del Documento di Base e dei relativi catechismi.
  3. In questo inizio di secolo si assiste ad un rivolgimento catechistico profondo ancora in atto, caratterizzato da un processo globale che va oltre il tradizionale concetto di catechesi, rifondato e inserito nel processo di "evangelizzazione" come cammino di iniziazione catecumenale e missionaria, alla scuola di Papa Francesco e dei Vescovi italiani.

Problemi Critici della Catechesi in Italia

Don Bissoli individua tre problemi principali che affliggono la catechesi in Italia:

  1. L'abbandono post-Cresima: Una "ferita dolorosa" che perdura si può dire da secoli è l'abbandono del cammino di ulteriore approfondimento chiamato mistagogia, da parte di tanti dopo la prima comunione e la cresima. Le ragioni sono varie, in sintesi si deve parlare di assenteismo come trascuratezza dei genitori loro stessi poco formati; vige ancora la mentalità - anche tra il clero e i catechisti - che ricevuti i sacramenti della comunione e cresima il fanciullo è "a posto". Si pensa poco all'acuirsi di problemi che toccano la fede e la morale nel momento di entrata nell'adolescenza.
  2. La partecipazione giovanile alla Messa domenicale: Molti giovani interpellati da Bissoli rispondono di non andare a Messa "perché non mi dice niente, mi annoia". Questo pone un problema urgente ancora irrisolto: quale pedagogia eucaristica pratica (e più ampiamente liturgica) per minorenni?
  3. La concezione della catechesi: Spesso non è intesa come dimensione costitutiva e permanente nella vita di un cristiano e dunque della pastorale della Chiesa, di ogni singola comunità. Anche per il motivo che il parroco può avere più di una parrocchia, ne viene che il compito catechistico va assunto da laici, realisticamente da catechisti coscientizzati, formati secondo diversi destinatari (non solo i piccoli!), riconosciuti dalla comunità e ringraziati come operatori di un vero servizio diaconale. A parere di Bissoli, sull'identità e preparazione del catechista "insegnante, educatore, testimone", in comunità si procede in termini incerti e confusi.

Nonostante questi problemi reali, in Italia sono in atto tantissime esperienze positive di cambiamento che dovrebbero essere maggiormente diffuse tra le diocesi e nelle singole comunità. È essenziale ragionare, presbiteri, catechisti, laici, secondo il criterio evangelico del seme piccolo che cresce da sé (c£ Mc 4,26s), senza aspettarsi un albero già piantato e con frutti a portata di mano, in un contesto di forte trasformazione sociale ed ecclesiale.

La Crisi della Fede: Sociologia vs. Spiritualità

Riguardo all'opinione diffusa che "siamo in crisi, stiamo diminuendo vistosamente, la chiesa è in declino, la fede svanisce...", Don Bissoli invita a distinguere il punto di vista sociologico da quello spirituale:

  • Prospettiva sociologica: Nel mondo europeo si può parlare di crisi, evidenziata dall'instabilità del legame sponsale, l'incapacità educativa, il calo delle nascite, l'insignificanza della fede cristiana nel mondo giovanile, la comunicazione mediatica superficiale, le forme di violenza e il rilevante abbassamento di credibilità della Chiesa. C'è veramente da restare allarmati.
  • Prospettiva spirituale: Dal punto di vista dello Spirito Santo e dei segni del Vangelo, non bisogna cadere nella trappola del pessimismo. Papa Francesco enumera elementi di speranza: la ricerca della verità da parte di tante persone in tutto il mondo (non solo cattolico) e il dialogo interreligioso; l'impegno coraggioso per il rinnovamento radicale della Chiesa alla luce del Vangelo; la disponibilità di tanti giovani a dire sì a Gesù Cristo; l'opera silenziosa ma impressionante e convincente di carità e solidarietà (volontariato) verso i poveri (in particolare i migranti); l'impegno per ridare alla terra la buona salute con cui Dio ce l'ha donata (ecologia).

Certo, vi è molto da fare, ma assolutamente non si deve cadere nella trappola del pessimismo e nella delusione. È come dubitare che Dio si sia dimenticato dell'uomo; dalla Bibbia e dalla storia della Chiesa non appare così.

Il Sinodo dei Giovani e l'Evangelizzazione

La parola-chiave, scelta e risolutamente affermata da Papa Francesco nel suo ministero, è "evangelizzazione", intesa come seguire e vivere come Gesù, anzi con Lui. In essa sta racchiusa la figura della catechesi, ciò vale soprattutto per i giovani. Nel documento post-sinodale Christus vivit, Francesco cita ben 160 volte la persona di Gesù come il Signore risorto e Salvatore. Prima di ogni altra specificazione, Gesù è la vocazione dell'uomo (giovane) e "l'incontro" relazionale con Lui fa il Cristiano. Se il Papa non parla esplicitamente di catechesi, non mancano i motivi catechistici: "Qualsiasi progetto formativo deve certamente includere una formazione dottrinale e morale"; essa è chiamata a muoversi su "due assi centrali: uno è l'approfondimento del kerygma, esperienza fondante dell'incontro con Dio attraverso Cristo morto e risorto.

L'Istituto di Catechetica dell'Università Pontificia Salesiana

Don Bissoli è membro dell'Istituto di Catechetica, collocato nella Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'UPS. Questo Istituto adempie una volontà esplicita di don Bosco: realizzare la vocazione catechistica della Congregazione Salesiana anche a livello alto di conoscenze e formazione. È un'eredità dunque da mantenere e perfezionare mediante un curricolo universitario che comprende con la catechesi anche l'insegnamento di religione nelle scuole. Il via è stato dato dal 4° successore di don Bosco, don Pietro Ricaldone nel 1940, cui è seguito lo sviluppo secondo il processo accademico. Dall'Istituto di Catechetica sono usciti centinaia di esperti da ogni parte del mondo, religiosi e laici, uomini e donne, con numerosi vescovi e responsabili di comunità. Oggi si nota la presenza numerosa di membri delle giovani chiese, di Africa e di Asia.

Elementi caratterizzanti dell'Istituto sono:

  • L'attenzione alle indicazioni in ambito catechistico della Chiesa e la stretta collaborazione con essa.
  • La prospettiva educativa in un rinnovato dialogo teologico-antropologico.
  • La considerazione dei diversi contesti culturali degli allievi, che ha portato in primo piano l'attenzione al rapporto catechesi e comunicazione con dei nuovi curricoli.
  • La cura della catechesi nella pratica (tirocinio), con particolare riferimento alla catechesi con persone disabili.
  • Visite di centri catechistici italiani ed esteri e master di perfezionamento.
  • Un'annuale visita-studio in Terra Santa per portare la catechesi alle sorgenti della Parola di Dio.

Numerosi sono i servizi dei docenti in ogni parte, le collaborazioni con riviste e le pubblicazioni edite per tanta parte dalla Elledici. Tra queste si ricordano in particolare la stampa di un apprezzato Dizionario di catechetica e l'edizione in corso di una Storia della catechesi in cinque volumi. Esiste anche una rivista propria online, Catechetica ed Educazione. Il variare dei tempi porta a personale docente sempre rinnovato.

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