La storia dell'attività missionaria negli Stati Uniti e da parte di cittadini americani è ricca di figure dedite all'evangelizzazione e al supporto dei più vulnerabili, ma anche segnata da sfide immense e talvolta tragici sacrifici. Dalla fondazione delle prime missioni spagnole in California all'impegno filantropico di figure come Katharine Drexel, fino a episodi drammatici come l'uccisione di missionari americani in contesti ostili, il percorso è costellato di dedizione e resilienza.
Le Radici Storiche: Le Missioni Francescane Spagnole in California

Dalla frontiera messicana a San Francisco, si sgranano ventuno edifici sacri risalenti al XVIII secolo. Li fondarono i frati francescani nel quadro della politica di espansione del Regno di Spagna. Sin dal momento in cui la Spagna mise piede in terra americana, la corona spagnola perfezionò un metodo infallibile di conquista: aver ragione della resistenza indigena con la forza e quindi pacificare la regione attraverso l’evangelizzazione. Nel XVIII secolo, per la seconda fase del progetto, Carlo III di Borbone scelse come inviati (avendo cacciato i Gesuiti dal suo regno) quindici frati francescani, che si stabilirono lungo i mille chilometri di costa che separano San Diego da Sonoma, a nord di San Francisco.
La Figura di Padre Junipero Serra
Miguel José Serra Ferrer, originario dell’isola di Majorca, entrò il 14 settembre 1730 nell’Ordine dei Francescani minori assumendo il nome di Junipero, in onore di frate Ginepro (1190-1258), uno dei primi discepoli di San Francesco d’Assisi. Dopo l’ordinazione al sacerdozio, divenne lettore di filosofia e acquisì il dottorato in Filosofia presso l’Università Raimondo Lull di Palma di Majorca. Nel 1749 venne destinato al Collegio missionario di San Fernando in Messico (Nuova Spagna). Nominato insegnante di Teologia presso l’Università di Città del Messico, venne inviato, a sua domanda, nella missione di Sierra Gorda, nel nord dell’attuale Messico, dove rimase per circa nove anni.
Richiamato a Città del Messico, divenne un famoso e fervente predicatore, mettendo in evidenza una grande severità con gli altri e con sé stesso. Nel 1768, nominato Superiore di un gruppo di quindici missionari francescani, venne inviato nelle missioni indiane della Bassa California, rilevando sul posto l’amministrazione delle Reducciones cattoliche dei Gesuiti, dopo che questi erano stati banditi dalla Nuova Spagna, all’inizio dello stesso anno, per ordine di Carlo III di Spagna. Partito dal porto di San Blas per la Bassa California, Padre Serra assunse sul posto il ruolo di presidente delle missioni francescane e da questa regione si mosse poi a nord verso la Nuova California.
Iniziò il suo percorso nel maggio del 1769, accompagnando il governatore di Puebla, Gaspar de Portolà y Rovira, nominato - per ordine dall’ispettore generale (Visitatore) della Nuova Spagna, José de Galvez y Gallardo marchese di Sonora - comandante di una spedizione in Nuova California (costituita da quattro contingenti, due via mare e due per via di terra), allo scopo di fissare i limiti della frontiera californiana. Giunto a San Diego il 1° luglio 1769, frate Junipero, mentre la spedizione militare proseguiva per occupare la località di Monterrey, fondò la prima delle sue missioni californiane, San Diego de Alcalà: qui venne celebrata la prima messa solenne il 14 luglio 1769, e proprio da padre Serra venne impiantato il primo oliveto californiano.
Nel frattempo, la spedizione militare, formata da sessantatré soldati e cento muli e accompagnata da frate Juan Crespi, il cronista della spedizione, raggiunse il 2 agosto 1769 il sito attuale di Los Angeles e proseguendo lungo la costa arrivò il giorno successivo sul sito della città di Santa Monica; il 19 era nella località dell’odierna Santa Barbara. Dopo aver raggiunto, il 13 settembre dello stesso anno, la baia di San Simeone, il 1° ottobre, aggirando all’interno i rilievi costieri del Big Sur, la colonna militare arrivò alla foce del Rio Salinas, oltre Monterrey (senza averla però riconosciuta). Non essendo riuscito a trovare Monterrey, il comandante Portolà proseguì verso nord, giungendo il 18 ottobre sul sito dell’odierna Santa Cruz e il 31 ottobre, dopo inenarrabili peregrinazioni, alla baia di San Francisco, accanto al sito del Golden Gate. Convinti da Miguel Costansó, ingegnere militare e cartografo catalano, che la spedizione aveva oltrepassato la baia di Monterrey, Portolà e padre Serra decisero di lanciare una spedizione congiunta, via mare e via terra, e il 24 maggio 1770 riuscirono finalmente a trovare la baia di Monterrey. Il 3 giugno 1770 gli Spagnoli presero ufficialmente possesso del territorio in nome del Re di Spagna e padre Serra diede avvio alla sua seconda missione: San Carlos Borromeo del Rio Carmelo.
La missione di San Carlos divenne la sede centrale del presidente padre delle missioni Francescane nella Nuova California. La parte finale della vita di padre Serra fu scandita da ripetuti scontri con i governatori militari di Monterrey, in particolare con il primo, Felipe de Neve. Padre Junipero Serra morì, all’età di 70 anni, il 28 agosto 1784, nella missione di Carmel per il morso di un serpente; venne tumulato sotto il pavimento della chiesa. Nonostante numerose critiche da parte dei nativi americani alla sua azione nelle missioni francescane, padre Junipero è stato beatificato nel 1988 e nel settembre 2015 è stato proclamato santo da papa Francesco.
Il Sistema delle Missioni e la loro Evoluzione
Lo scopo delle missioni non era solo quello di convertire gli indigeni, ma di aggregarli, renderli autonomi, insegnando loro le tecniche di allevamento, di agricoltura e della lavorazione del ferro. La loro arma segreta era la missione, una struttura agli inizi più simile a una fragile costruzione in legno, difesa da un forte e circondata da un villaggio popolato da indiani. Dal 1769 al 1823 vennero così aperte ben ventuno missioni lungo la costa. Frate Serra fu sostituito, nella sua opera missionaria, dal francescano Fermín de Francisco Lasuén de Arasqueta, che continuò il lavoro di Serra stabilendo, fra il 1786 e il 1798, altre nove missioni tra cui Santa Barbara e Purissima Concezione. Successivamente, altri francescani come José Francisco de Paula Señan e Mariano Payeras y Borràs fondarono nuove missioni e Asistencias (avamposti di assistenza alla missione), come San Raffaele Arcangelo e San Francesco Solano.
L’insediamento delle missioni nella Nuova California fu, almeno in parte, una risposta spagnola all’arrivo di commercianti di pellicce russi e di cercatori d’oro inglesi lungo la costa della California a metà del XVIII secolo. Oltre al presidio militare e al pueblo, la Misión rappresentò, dunque, uno dei tre principali elementi impiegati dalla corona di Spagna per estendere i suoi confini e consolidare i territori coloniali. L’obiettivo a lungo termine era quello di convertire, educare, e trasformare gli indigeni in cittadini coloniali spagnoli. Ogni missione, composta di norma da due preti e sei-otto soldati, si manteneva con il lavoro gratuito dei nativi amerindi e doveva essere autosufficiente, perché lontana dalla base più vicina della Nuova Spagna. Spesso i missionari costringevano i nativi californiani convertiti, chiamati neofiti, a vivere in insediamenti chiamati Reducciones o Congregaciones, ponendo fine al loro modo di vita tradizionale. Da parte loro, i padri francescani missionari introdussero dall’Europa nuove colture, l’allevamento del bestiame (bovini, cavalli), oltre alla diffusione della tecnologia dei materiali necessari alle attività.

Tutte le missioni dovevano essere collegate fra loro attraverso il Camino Real, lungo il quale vennero fondate le più antiche e importanti città della California, come San Francisco, Los Angeles, San Diego, San José, Monterrey. Politicamente, le missioni erano considerate temporanee. La fondazione di una missione seguiva regole precise: il primo edificio era la chiesa, orientata su un asse est-ovest, attorno al quale si sviluppava il resto del complesso (laboratori, cucine, magazzini, locali accessori) in un quadrilatero. Il sistema di approvvigionamento idrico, con acquedotti lunghi chilometri, era fondamentale. I padri francescani insegnarono ai nativi tutte le lavorazioni connesse con le costruzioni, dalla lavorazione del legno alla fabbricazione di mattoni e tegole.
Dal 1810, con l'imprigionamento del re di Spagna da parte di Napoleone, ebbe inizio la crisi del sistema dei presidi e delle missioni, a causa della cessazione dei finanziamenti spagnoli. Le missioni si accollarono il sostentamento delle forze militari. Nel 1821, il Messico ottenne l’indipendenza dalla Spagna. Questa situazione portò il governo messicano ad approvare, nel 1833, la Legge sulla laicizzazione delle missioni. I provvedimenti di secolarizzazione legittimarono le invasioni delle terre delle missioni e il trasferimento delle stesse ai comandanti militari e ai loro uomini, a danno dei nativi. Queste concessioni diedero origine ai ranch californiani.
L’inizio della guerra USA-Messico del 1846 segnò anche la fine delle missioni francescane spagnole in California. Gli edifici delle missioni superstiti, restaurati o ripristinati nel corso del secolo scorso con il contributo dello Stato o di magnati locali, costituiscono oggi le strutture più antiche della California e sono tra i monumenti storici più visitati.
Katharine Drexel: Una Vita per i Poveri e gli Emarginati negli Stati Uniti

Katharine Drexel nacque il 26 novembre 1858 a Philadelphia, in Pennsylvania, figlia di un banchiere e uomo d'affari molto ricco. Sua madre morì poche settimane dopo la sua nascita. Il padre si risposò e proprio grazie alla matrigna, Katharine sviluppò una profonda attenzione per i poveri e gli emarginati, nella consapevolezza che la ricchezza era data loro in prestito e doveva perciò essere condivisa con gli altri.
Giovane e ricca ragazza, Katharine studiò e viaggiò; vide la miseria dei più emarginati della società americana: gli indiani distrutti dall’alcol e privati della terra, e i neri, appena liberati dalla schiavitù ma esclusi dai più elementari diritti umani e costituzionali. Si recò a Roma e venne ricevuta in udienza da papa Leone XIII al quale chiese di mandare missionari per questi poveri. Fu una svolta decisiva: non più solo i suoi beni a favore dei poveri, ma tutta la sua vita per loro.
In 60 anni, Katharine fondò 145 missioni cattoliche, 12 scuole per indiani e 50 per afroamericani, distribuendo circa 20 milioni di dollari della sua eredità. Con la sua presenza profetica, e quindi scomoda, questa coraggiosa donna miliardaria si pose continuamente in lotta contro coloro che si opponevano all’educazione dei “figli degli schiavi” e dei “figli dei selvaggi”, opposizione che si tradusse in azioni legali, in una propaganda di stampa contro i suoi sforzi, in minacce e atti di violenza contro le sue proprietà e la sua vita. Verso gli 80 anni, il crollo fisico la costrinse prima al riposo e poi all’immobilità, fino alla morte, nel 1955, all'età di 97 anni. I suoi 97 anni di vita furono spesi tutti a favore del Regno di Dio e della sua giustizia.
Il Sacrificio dei Missionari Americani: L'Incidente in Ecuador del 1956
La tragedia dell’uccisione di cinque missionari americani, avvenuta l’8 gennaio 1956 nel bacino amazzonico dell’Ecuador, divenne un evento di risonanza mondiale. I cinque missionari protestanti, Nate Saint, Jim Elliot, Ed McCully, Pete Flemminig e Roger Youderian, caddero trafitti dalle lance dei guerrieri della tribù Waodani, definita dagli antropologi la più feroce dell’Amazzonia. Il film End of the spear («La punta della lancia»), una produzione indipendente, è tratto dal romanzo Through gates of splendor di Elisabeth Elliot (una delle vedove) che ha venduto milioni di copie.
Contrariamente al libro, che raccontava la storia dal punto di vista dei missionari-piloti, il film ricostruisce i fatti come li hanno vissuti i Waodani e spiega come l’assassinio dei bianchi sia stato decisivo per la loro evoluzione. Qualche anno dopo il massacro, la vedova di Saint e la sorella di un altro missionario si trasferirono con i bambini nella foresta per curare i malati della tribù. Con la loro presenza, in due anni gli omicidi diminuirono del novanta per cento.
I Waodani confesarono alle due donne di aver ucciso i loro mariti perché un ragazzo e una ragazza della tribù, scoperti ad amoreggiare nella foresta, avevano tentato di farsi perdonare raccontando di aver avvicinato i bianchi e di averli costretti a confessare il sequestro e l’uccisione di una bambina. In realtà la piccola Dayumae era fuggita anni prima dalla madre che la voleva seppellire col padre morente, secondo un’antica usanza della foresta, e viveva con le mogli dei missionari in un villaggio di cercatori di petrolio in disuso.
Fu poi la stessa Dayumae, sorella di Mincayani, l’uomo che guidò il drappello responsabile del massacro, a facilitare i contatti fra la vedova di Nate Saint e il figlio Steve con tutta la tribù. In questo modo Steve Saint, quando aveva appena dieci anni, poté incontrare l’assassino di suo padre. Col passare degli anni i due esplorarono il sentiero del perdono, divennero amici e girarono insieme l’America per promuovere il film. Steve Saint tornò fra i Waodani nel 1995 per il funerale di una delle vedove dei missionari ed è stato convinto da Mincayani a rimanere. Per Mincayani, ormai ultrasettantenne, il tuffo nella società americana per il lancio del film fu una fonte inesauribile di sorprese, come i supermercati che chiamò «case del cibo». Per girare il film, il regista Jim Hanon chiese il permesso ai Waodani, oggi una tribù di circa duemila persone, in parte cristiani e in parte animisti.
tags: #missionari #usa #morti #1950