L'ibis eremita (Geronticus eremita Linnaeus, 1758) è un uccello pelecaniforme appartenente alla famiglia dei Treschiornitidi (Threskiornithidae), e in particolare alla sottofamiglia dei Threskiornithinae, che comprende le varie specie di ibis. Il suo nome deriva dal greco antico γέρων (vecchio), per l’aspetto arcigno e la testa glabra e rugosa che ricorda quella di una persona anziana.
Introduzione alla Specie
Classificazione e Nomenclatura
La specie fu classificata da Linneo nel 1758, nella prima edizione del Systema naturae, dove le assegnò inizialmente il nome di Corvus sylvaticus, in accordo con Gessner, per poi ribattezzarla Upupa eremita. Attorno ai 400 anni fa, due popolazioni distinte di ibis eremita, una orientale in Turchia e l'altra occidentale in Marocco, hanno cominciato a differenziarsi. Esse presentano differenze a livello morfologico, ecologico e anche genetico, in particolare una mutazione del DNA mitocondriale a livello del gene legato al citocromo b.
Stato di Conservazione
Un tempo la specie era piuttosto diffusa, ma attualmente l'ibis eremita è scomparso dalla maggior parte dell'habitat originario. La specie è considerata criticamente minacciata dalla Lista Rossa della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), con una popolazione in natura che conta circa 600 individui. È protetta dalla Convenzione di Washington (CITES), che regolamenta il commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche, e rientra in un programma di conservazione europeo (EEP - Eaza Ex Situ species Programme) coordinato dall'Associazione Europea Zoo e Acquari (EAZA), con l'European Studbook (ESB) che monitora lo stato in cattività degli individui.
Descrizione Fisica
Caratteristiche dell'Adulto
L'ibis eremita è un uccello di dimensioni medio-grandi, lungo circa 70-80 cm e con un'apertura alare di 125-135 cm. Il peso, tipicamente contenuto in rapporto alle dimensioni, raramente supera il chilo e mezzo negli adulti. Il piumaggio è interamente di colore nero corvino in entrambi i sessi, con riflessi metallici di colore verde, violetto e bronzeo sul petto e sulle ali. Le copritrici alari presentano una caratteristica sfumatura di colore rosso-rame.
Sulla cervice e sulla parte posteriore del collo, le penne sono arruffate a formare una sorta di gualdrappa, mentre sulla nuca appaiono lanceolate e parzialmente erettili a formare un ciuffo. La testa e la gola, nude, appaiono molto rugose e di colore carnicino-rossiccio. Gli occhi sono grandi, posti lateralmente, con pupilla rotonda e di colore giallo-ocra. Il becco è molto lungo (almeno tre volte la testa) e leggermente ricurvo, largo alla base e si restringe gradualmente verso la punta; anch'esso è di colore rosso. Le zampe sono piuttosto lunghe ma robuste, con forti unghie leggermente uncinate su ognuna delle quattro dita, di cui tre rivolte in avanti e una all'indietro.
Aspetto dei Giovani
Gli esemplari giovani di ibis eremita esibiscono già il tipico piumaggio nero. Tuttavia, il becco è di colore grigio-nerastro e le zone di pelle nuda, molto meno estese che nell'adulto, sono dello stesso colore. I giovani presentano piume lanceolate piuttosto rade di colore grigio-biancastro su tutta la testa, ad eccezione di un cerchio di pelle nuda attorno agli occhi e al becco. Tali piume tendono a cadere con l'età, e le zone di pelle nuda tendono ad acquisire il colore rossiccio tipico dell'adulto man mano che l'animale cresce e raggiunge la maturità sessuale, momento in cui inizia anche a svilupparsi la lucentezza delle piume e il ciuffo sulla testa.
Habitat e Distribuzione

L'Areale Storico e il Declino
A differenza della maggior parte degli appartenenti alla propria famiglia, che vivono in aree umide e nidificano sugli alberi, l'ibis eremita predilige le zone rocciose e le scogliere, dove nidifica in prossimità di aree steppose o semiaride per la ricerca del cibo. Un tempo, l'areale dell'ibis eremita era molto esteso: lo si trovava praticamente in tutto il Nordafrica e il Medio Oriente, oltre che nelle aree montane e nelle scogliere dell'Europa meridionale, ma anche in Svizzera, Austria e Germania. Gessner, uno studioso svizzero, si basò su un esemplare catturato nei pressi del suo paese per descrivere la specie.
Il declino numerico dell'ibis eremita è cominciato secoli fa, e almeno fino ai primi del '900 le sue cause sono ignote. Attorno ai 300 anni fa, però, la specie si avviò verso un lento ed inesorabile declino che ne causò la sparizione prima dall'Europa centrale, poi dall'Europa meridionale. Dall'inizio del XX secolo, la popolazione di ibis ha subito un calo drastico, pari a circa il 98%. In Nordafrica, la popolazione è rimasta piuttosto stabile fino alla metà del XX secolo, quando anche qui si è verificata una diminuzione costante: l'ultima colonia algerina è scomparsa alla fine degli anni ottanta, mentre in Marocco si è passati dalle 38 colonie nidificanti censite nel 1940 alle 15 del 1975. L'ultima colonia presente sui Monti dell'Atlante non ha più fatto ritorno dalla migrazione nel 1989.
Popolazioni Attuali: Marocco, Turchia e Siria
Attualmente, allo stato selvatico ne rimangono solo poche colonie isolate. La stragrande maggioranza di questi uccelli è concentrata in Marocco, dove nel 2019 sono state censite tre colonie nidificanti nel Parco nazionale di Souss-Massa e una grossa colonia alla foce dello Oued Tamri, nei pressi di Agadir, per un totale di circa 700 esemplari. Tra i due siti vi è un costante scambio naturale di individui.
Un'altra colonia di ibis eremita è presente in Turchia, nei pressi della cittadina di Bireçik nel sud-est del Paese. Qui si è conservata per secoli grazie alla protezione delle autorità religiose locali, in quanto la migrazione annuale degli ibis tradizionalmente guida i pellegrini Hajj verso La Mecca; ancora oggi esiste una festa che celebra il ritorno di questi animali dalla migrazione verso sud. La colonia turca contava circa 3000 ibis eremiti fino agli anni settanta, ma in seguito il numero di esemplari di ritorno dalla migrazione si è ridotto drasticamente e la popolazione turca selvatica è diminuita costantemente, fino al punto di non contare più coppie riproduttrici nel 1992. La popolazione turca di ibis attuale è mantenuta in semi-cattività per volere del governo e pare godere di buona salute, essendo in crescita numerica. Per la maggior parte dell'anno, gli uccelli vengono lasciati liberi di muoversi per la zona, sita nei pressi del fiume Eufrate.
Nella primavera del 2002, in base a segnalazioni di tribù beduine e cacciatori locali, degli studiosi scoprirono che nel Deserto siriano, nei pressi del sito archeologico di Palmira, sussistevano ancora popolazioni isolate di ibis eremita, nonostante questo uccello fosse stato dichiarato estinto in Siria circa 70 anni prima. In particolare, vennero trovati quindici siti di nidificazione abbandonati e uno ancora occupato da una colonia nidificante. La popolazione siriana, stando a quanto riportato in uno studio durato quasi un decennio a partire dal 2002, avrebbe un tasso di fertilità, ma anche di mortalità, maggiore rispetto a quelle turca e marocchina. Tuttavia, nel 2010 nel sito di Palmira non rimaneva che una coppia nidificante con tre adulti, nonostante l'arrivo spontaneo di alcuni individui di provenienza turca.
Cenni su Altre Località e Confusione con il Mignattaio
Oltre alle colonie accertate, sporadicamente vengono segnalati esemplari di uccelli identificabili come esponenti di questa specie in Arabia Saudita, Yemen, Israele, Mauritania ed Eritrea. Altre segnalazioni, specialmente in Europa, possono anche derivare dall'erronea interpretazione di avvistamenti di mignattaio (Plegadis falcinellus), il quale, sebbene più piccolo e slanciato rispetto all'ibis eremita, specialmente in volo può facilmente essere confuso con esso.
Biologia e Comportamento
Organizzazione Sociale e Ricerca del Cibo
L'ibis eremita è un uccello gregario, che tende a passare in gruppo la maggior parte del suo tempo. Le colonie storiche hanno registrato numeri di diverse migliaia di uccelli. Durante la notte, le colonie rimangono al sicuro lungo le rupi o le scogliere che questi animali eleggono a propria dimora. Alle prime luci dell'alba, dalle colonie si staccano gruppi anche di 100 esemplari, che in formazione a "V" si muovono alla ricerca di cibo, spostandosi anche di 10-15 km rispetto ai ricoveri notturni. Per cercare il cibo, gli ibis prediligono le aree steppose, tuttavia li si può trovare anche nelle aree coltivate o cespugliose, o su campi sportivi come i campi da golf. Sebbene siano solitamente animali silenziosi, nelle colonie gli ibis eremiti possono emettere dei suoni simili a grugniti o miagolii nasali. I partner amano salutarsi con un rituale in cui spiegano le piume e si inchinano l'un l'altro con il verso “chrrupp”, tipico degli ibis eremita; questo comportamento rituale scatena un gran numero di imitazioni in tutta la colonia, consentendo agli uccelli di essere uditi anche da lontano.
Dieta
Analisi svolte sul contenuto fecale di alcuni esemplari della popolazione marocchina di ibis eremita hanno reso noto che la dieta di questi uccelli è molto varia e simile a quella di altre specie della stessa famiglia. Gli ibis eremita cacciano con l’aiuto del tatto e frugano nel terreno alla ricerca di larve di insetti, lombrichi, grilli, locuste, cavallette, coleotteri e altri invertebrati e piccoli rettili. Il loro becco lungo e sottile funge da strumento perfetto per questo scopo.
Comportamento Migratorio
Le popolazioni marocchine di ibis eremita rimangono stanziali per tutto l'anno: pur tendendo a disperdersi lungo la linea costiera, durante la stagione riproduttiva esse si concentrano nuovamente nei siti di nidificazione. Si pensa che la tendenza alla stanzialità delle colonie riproduttive costiere sia dovuta all'umidità costante e alla relativa stabilità termica fornita durante tutto l'anno dalla prossimità dell'Oceano Atlantico. Sembrerebbe invece che le popolazioni diffuse più verso l'interno del Paese tendessero a migrare in inverno verso le zone costiere stesse, oppure verso le Azzorre o le isole di Capo Verde.
Gli esemplari turchi di ibis eremita hanno invece la naturale tendenza a migrare verso sud. Per evitare ciò, in autunno essi vengono rinchiusi in voliere, per poi essere rilasciati con l'arrivo della bella stagione. L'obiettivo è quello di consentire la migrazione non appena il numero di adulti della colonia supererà le 100 coppie riproduttrici. Periodicamente alcuni esemplari vengono marcati e lasciati liberi di migrare verso sud.
Monitorando tramite satellite 13 individui provenienti da una colonia siriana nel 2006, è stato osservato che tre di essi (più un quarto esemplare selvatico privo di ripetitore od anelli) hanno scelto come meta per svernare l'acrocoro etiopico, sul quale hanno sostato per cinque mesi, da febbraio a luglio; in Etiopia l'ibis eremita non veniva più segnalato da quasi trent'anni.
Riproduzione

Corteggiamento e Costruzione del Nido
La stagione riproduttiva coincide con l'inizio del periodo estivo. L'ibis eremita è generalmente monogamo stagionale, anche se alcune coppie possono rimanere insieme per molti anni. Il maschio, una volta individuato un sito adatto alla nidificazione, lo pulisce con cura da eventuali piante e lo mostra con insistenza alla femmina prescelta. Il tutto viene accompagnato dall'arruffamento delle piume della nuca e dall'emissione di bassi gorgoglii da parte del pretendente. Se la femmina gradisce la località dove è ubicata la cavità, allora cede alle avances del maschio e i due formano coppia fissa. Le coppie rinsaldano il legame fra loro praticandosi a vicenda la pulizia del piumaggio, specialmente nelle zone del corpo più difficili da raggiungere.
Come luogo di nidificazione viene scelta una cavità nella roccia in una falesia rocciosa o in una scogliera, o comunque in un luogo scosceso e difficile da raggiungere ad eventuali predatori terrestri. In passato, quando questi uccelli erano diffusi anche in Europa, molti di essi sceglievano come luogo per la nidificazione i merli e le finestre dei castelli o di altri edifici abbandonati. Il nido consiste in un ammasso di ramoscelli posti in forma circolare e foderato con erba o paglia.
Deposizione delle Uova e Incubazione
In questo nido la femmina depone da 2 a 4 uova dalla superficie ruvida, del peso di una cinquantina di grammi ed inizialmente di colore azzurrino con macchie marroni. Durante l'incubazione, tuttavia, l'intero uovo tende ad acquistare una tonalità bruno-giallastra. La femmina di solito depone un uovo ogni due giorni e inizia l’incubazione non appena viene deposto il primo uovo. La cova viene effettuata da ambedue i genitori, che si danno il cambio per i 24-25 giorni necessari all'incubazione. Mentre uno cova, l'altro cerca il cibo per sé, oppure vigila i dintorni alla ricerca di eventuali fonti di disturbo per le uova.
Sviluppo dei Nidiacei
Alla schiusa, i nidiacei presentano piumaggio di colore uniformemente bruno chiaro e vengono nutriti da ambedue i genitori almeno fino a quando non sono in grado di volare, cosa che avviene attorno al secondo mese di vita (42-50 giorni). Dato che i piccoli si schiudono a intervalli di circa due giorni, la gerarchia nel nido viene determinata in anticipo, in base alla differenza di età, rendendo le lotte per la posizione tra i pulcini piuttosto rare. Dopo aver messo le piume, volano con i genitori per nutrirsi e in seguito spesso si uniscono ai loro coetanei per formare gruppi giovanili. La maturità riproduttiva è compresa tra i due e i quattro anni.
Minacce e Conservazione
Cause del Declino e Pericoli Attuali
Il declino della popolazione di ibis eremita è stato drastico nell'ultimo secolo, pari a circa il 98%. Le cause principali sono molteplici e includono la caccia di frodo, la distruzione dell'habitat per far posto ad allevamenti e piantagioni di tipo intensivo, l'utilizzo di fitofarmaci, e il disturbo delle rotte migratorie e delle colonie riproduttive a causa dell'eccessiva antropizzazione. La causa principale della diminuzione del numero di ibis eremiti del Marocco rimane tuttavia la predazione di uova e nidiacei da parte del corvo imperiale. Adulti non hanno predatori specifici, sebbene si pensi che, al pari del congenere ibis calvo, possano cadere di tanto in tanto preda di grossi uccelli rapaci. La reintroduzione della specie rischia di venire compromessa a causa di abbattimenti illegali ad opera di bracconieri, soprattutto nel periodo della migrazione autunnale; in pochi giorni, nell'autunno del 2016 in Italia, sono stati rinvenuti morti quattro esemplari colpiti da una o più fucilate.
Longevità
L'aspettativa di vita dell'ibis eremita in cattività è di circa 25 anni: il record di longevità è di 37 anni per un maschio e di 30 per una femmina. In natura, la durata della vita è di circa 10 anni.
Programmi di Protezione Internazionali
L'ibis eremita è stato uno dei primi animali in assoluto a divenire una specie protetta: fu infatti l'arcivescovo di Salisburgo Leonhard von Keutschach, nel 1504, ad emanare un decreto che sanciva il divieto assoluto per chiunque, eccezion fatta per i nobili, di uccidere questi uccelli, già allora in declino. Il monitoraggio delle popolazioni marocchine di ibis eremita è affidato agli esperti di BirdLife International in collaborazione con il personale del Parco nazionale di Sous-Massa.
Progetti di Reintroduzione
Anno record per bracconaggio. Abbattuti 6 ibis eremita, l'appello del Parco Natura Viva
La Gestione in Cattività
In 45 zoo in tutta Europa sono presenti circa 850 ibis eremiti, cui si sommano altri 250 esemplari censiti in Giappone e Nord America. Tutti gli ibis eremiti attualmente presenti in cattività, fatta eccezione per quelli della popolazione turca, sono di provenienza marocchina e perciò appartenenti alla popolazione occidentale. Un problema endemico degli esemplari provenienti dalla cattività è l'alta percentuale di problemi a livello dermico che si riscontra su questi ultimi: il 40% degli ibis eremiti tenuti in cattività soffre di dermatite cronica ulcerativa, che ha come conseguenze la perdita di penne e la comparsa di ulcerazioni, specialmente a livello del collo, delle spalle e della parte inferiore dell'ala. Gli zoo europei producono una media di 80-100 giovani esemplari l'anno.
Sforzi di Reintroduzione in Europa e Nord Africa
Progetto LIFE in Europa
In Europa sono presenti solo colonie semi-selvatiche o in cattività, che sono oggi alla base di un programma della UE di reintroduzione della specie nel suo ambiente originario. Il progetto Waldrappteam lavora da oltre dieci anni per formare colonie migratorie in grado di auto-sostenersi, a partire da pulcini nati in zoo europei che, dopo essere stati accuditi da “madri adottive umane”, imparano la rotta migratoria seguendo un deltaplano. Una volta appreso il cammino, gli uccelli intraprendono la migrazione autonomamente. Nell’ambito del progetto LIFE, dal 2014 sono state reintrodotte popolazioni nelle Alpi, con svernamento in Toscana (oasi WWF di Orbetello), ma le dimensioni delle popolazioni non rendono ancora la specie autosufficiente. A decorrere dal 2021 sono stati osservati i primi tentativi di riproduzione della specie al di fuori delle voliere, come a Roma, nella zona della Magliana, dove una coppia ha costruito un nido su un davanzale della sede di un'azienda. Fino al 2023 non era noto alcun caso di involo di giovani di Ibis eremita nati in libertà in Italia, ma nel 2024 sono state registrate le prime testimonianze di involi avvenuti.
Nel 2014 è stato avviato il progetto LIFE Reason for Hope, promosso da Waldrapp Team con il supporto di Parco Natura Viva e altri partner europei, con l’obiettivo di reintrodurre l'ibis eremita in Europa e ricostruire la sua rotta migratoria tra l’Austria e l’Italia Centrale. Questo progetto, della durata di sette anni, ha come obiettivo l’insediamento di ben altre 4 colonie nidificanti e migranti in Austria, Svizzera e Italia, con l'intenzione che la nuova colonia arrivi a contare fino a 35 coppie riproduttive entro la fine del progetto nel 2028. In Italia è anche presente una piccola popolazione in semi-cattività presso l’Oasi dei Quadris di Fagagna (UD).
Iniziative in Austria e Spagna
In Austria sono attualmente in corso due progetti di reintroduzione: nella cittadina di Grünau viene mantenuta una colonia riproduttiva in semilibertà, similmente a quanto avviene in Turchia. Di questa popolazione si studiano in particolare le interazioni sociali e l'eventuale presenza di un apprendimento che consenta agli esemplari più giovani di apprendere le rotte migratorie dai genitori. Il progetto si prefigge di guidare uno stormo di ibis tramite aerei ultraleggeri, definendo una rotta migratoria che i superstiti possano poi insegnare ai loro discendenti: nel 2002 undici individui provenienti dallo zoo di Vienna e dalla colonia di Grünau vennero addestrati a seguire due ultraleggeri, partendo da Scharnstein e scegliendo di svernare nella laguna di Orbetello, in provincia di Grosseto.
In Spagna è stato invece lanciato il proyecto Eremita, consistente nel rilascio di una trentina di individui in un terreno di proprietà del Ministero della Difesa sito nella città di Barbate (provincia di Cadice). Gli uccelli venivano monitorati da volontari della società di storia naturale locale, coordinati dallo zoo di Jerez de la Frontera e del Parco nazionale di Doñana. Il progetto, finanziato dal Ministero dell'Ambiente della comunità andalusa, ha dato i suoi frutti e nel 2008 sono state deposte due uova: si tratta del primo caso accertato di riproduzione di ibis eremita nel Paese dopo almeno 500 anni, visto che l'ultimo documento in cui si parla esplicitamente di riproduzione di questi uccelli in Spagna è un trattato sulla falconeria del XV secolo.
Progetti in Marocco
Anche in Marocco vi sono progetti di reintroduzione dell'ibis eremita, in particolare nelle aree montuose del nord-est del Paese. L'intenzione è quella di stabilire popolazioni stanziali in aree dove esse erano presenti fino agli anni ottanta, a partire da esemplari tenuti in cattività (senza intaccare quindi le già vulnerabili colonie selvatiche). Il primo nucleo di ibis è stato introdotto sui monti del Rif nel 2000: esso è stato poi rimpinguato dall'arrivo di altri esemplari nel 2004, raggiungendo la consistenza di 13 esemplari. Due anni dopo si ebbero le prime schiuse di uova, con il raggiungimento dell'età adulta da parte di sei nidiacei.
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