Il Duomo di Messina e la figura di Monsignor Mercurio

La Sede del Duomo di Messina si erge nell'omonima piazza, affiancata dalla magnifica Fontana di Orione, realizzata nel 1547 da Montorsoli per celebrare la costruzione del primo acquedotto che portava le acque dei fiumi Camaro e Bordonaro.

La storia del Duomo è segnata da eventi significativi: nel 1254, durante i funerali di Corrado IV di Svevia, un incendio devastò gran parte delle capriate in legno del soffitto e la preziosa lettera di benedizione della Madonna. Tra il XIV e il XVII secolo, il Duomo fu oggetto di un'intensa opera di abbellimento sia esterno che interno, con l'aggiunta di rivestimenti marmorei sulla facciata e decorazioni ai portali.

Purtroppo, la struttura ha subito continue ricostruzioni a causa di disastri naturali e bellici. Gravi danni furono arrecati dai terremoti del 1783 e del 1908. Tuttavia, gli eventi che hanno inciso più profondamente sulla struttura, in particolare sugli interni, sono stati i bombardamenti incendiari del 1943. Nel processo di recupero post-bellico, le parti recuperabili sono state accuratamente riutilizzate e quelle distrutte ricostruite.

Architettura e Elementi Artistici del Duomo

La Facciata

La parte più antica della facciata del Duomo è quella inferiore, caratterizzata da fasce policrome e marmoree che originariamente la ricoprivano quasi interamente. Particolarmente degni di nota sono i portali tardogotici, finemente ornati. Il portale centrale, opera di Antonio Baboccio (XIV-XV secolo), presenta nella lunetta la Vergine in trono, scolpita da G.B. Mazzola nel 1534. La cuspide terminale, con l'incoronazione della Vergine e dei Santi, fu ideata da Pietro da Bonate nel 1468. I due portali laterali furono completati nel 1518 (portale destro) e nel 1528 (portale sinistro). La porta laterale, disegnata da Polidoro da Caravaggio, fu eseguita da Rinaldo Bonanno nel XVI secolo.

La Pianta e le Navate

Il Duomo presenta una pianta basilicale a T, con tre navate separate da colonne che sorreggono archi ogivali. Le navate terminano in tre absidi coperte da capriate in legno finemente decorate.

Circa a metà della navata centrale si trova il pulpito, il cui originale è probabilmente opera di Andrea Calamech (circa 1583). Di fronte al seggio vescovile, si ammira l'urna dell'arcivescovo D'Arrigo, realizzata da A. Zocchi nel 1929.

Navata Destra

Nella navata destra, il primo altare ospita la statua originale di San Giovanni Battista di Antonello Gagini (1525). Seguono altri altari, ideati dal Montorsoli per accogliere statue di apostoli, opere di vari artisti dal XVI al XVIII secolo. Si incontra poi una seconda uscita laterale, con due porte rinascimentali. La porta di sinistra conduce al Tesoro, di cui è esposta solo una parte per motivi di spazio.

Al termine della navata si trovano i resti del sepolcro "dei 5 vescovi" (XIV-XV sec.), costituiti da cinque archetti ogivali trilobati poggianti su colonnine.

Transetto Destro

Nel transetto destro si trova il più grande organo d'Italia (1948), con 16.000 canne e 5 tastiere.

Abside Destra

L'abside destra custodisce la cappella di San Placido, disegnata da Iacopo Del Duca. I puttini in bronzo sulla parete sono attribuiti a Innocenzo Mangani (XVIII sec.). Nel catino, i mosaici rifatti, originariamente risalenti al XIV sec., raffigurano San Giovanni evangelista tra due santi, il re Giovanni d'Aragona e il duca di Randazzo. Sul pilastro divisorio tra questa abside e quella centrale, si erge il monumento sepolcrale dell'arcivescovo Guidotto de' Tabiatis di Goro di Gregorio (1333), con notevoli rilievi raffiguranti l'Annunciazione, l'Adorazione dei Magi, la Flagellazione e la Crocifissione. Sul pilastro di fronte si trova l'opera più antica: la lastra tombale dell'arcivescovo Palmeri (probabilmente di fine 1100), con tre medaglioni raffiguranti Cristo in trono, la Madonna e l'effige del defunto.

Altare Maggiore e Coro

L'altare maggiore è decorato con marmi policromi ed è sormontato da un sontuoso baldacchino barocco, originariamente disegnato da Simone Gullì nel 1628 ed eseguito da vari artisti. Fu ripreso da G. B. Quagliata, che aveva affrescato le pareti dell'abside, e da A. Maffei, per essere terminato nel tardo '700 (rifatto con alcune parti autentiche). Al centro del baldacchino è collocata una copia dell'originale tavola bizantina su fondo d'oro dedicata alla Madonna della Lettera.

Alle pareti si trovano le tribune del coro in legno, originariamente realizzate da Giorgio Veneziano e altri maestri tra il 1506 e il 1512.

Abside Sinistra

Nell'abside sinistra, anch'essa progettata da Del Duca, si trova la cappella del Sacramento. Sono visibili i rilievi del tabernacolo eseguiti da F. Archina e F. Tesorieri nel 1603. È presente anche un mosaico con la Madonna con Bambino tra regine e sante.

Si ammira il monumento funebre dell'arcivescovo A. La Lignamine, attribuito a G. Battista Mazzola (1530). Sulla parete sinistra si trova il sepolcro dell'arcivescovo Proto (1646).

Navata Sinistra

La navata sinistra ospita il monumento dell'arcivescovo P. Bellorado, opera di G. B. Mazzola (1513). Seguono il monumento dell'arcivescovo Natoli di G. Prinzi (fine XIX sec.) e quello del cardinale Villadicani, anch'esso di Prinzi (1861).

All'ottavo altare si trova il Cristo risorto (probabilmente originariamente opera di Del Duca). Sulle pareti successive sono presenti altorilievi in marmo quattrocentesco raffiguranti San Gerolamo. Dopo gli altari dedicati agli apostoli, si accede al battistero, dove si trova la vasca battesimale rifatta sull'originale e un crocifisso in legno del '500.

Sacrestia

Dall'andito dell'uscita laterale si accede alla sacrestia, dove sono conservati armadi in legno finemente intagliati e decorati da Adolfo Romano nel 1934.

Interno del Duomo di Messina con navate e altare maggiore

Il Campanile del Duomo e l'Orologio Astronomico

Storia del Campanile

L'antico campanile del Duomo sorgeva isolato dalla chiesa e raggiungeva i 90 metri di altezza, ma crollò nel terremoto del 1783. Dopo essere stato riedificato, rimase incompiuto fino al 1863, quando per vari motivi si decise di abbatterlo per costruire due torri campanarie affiancate, che però furono distrutte dal terremoto del 1908.

L'Attuale Campanile

L'attuale campanile fu inaugurato nel 1933, su progetto dell'architetto Valenti. Ha la forma di una torre a base quadrangolare di 9,60 metri di lato. Le sue linee richiamano quelle dell'originale campanile di architettura normanna. La torre si eleva per 48 metri dal suolo, terminando con una cornice merlata, per poi proseguire con una torretta che ospita l'orologio luminoso di 2,50 metri di diametro.

Dalla torretta si elevano quattro cuspidi che incorniciano la grande cuspide centrale, portando l'altezza complessiva a 60 metri dal suolo. La torre principale è suddivisa in quattro ordini, ciascuno delimitato da un cornicione.

Facciata del Duomo di Messina con il campanile

Il Grande Orologio Astronomico

All'interno del campanile è racchiuso il più grande orologio astronomico del mondo (una copia miniaturizzata è esposta al Museo della Tecnica di Berlino). Fu costruito dalla ditta Ungerer di Strasburgo per volere dell'arcivescovo Paino. In suo onore, nel 1968 fu realizzato un monumento su progetto di A. Indelicato, con la statua dell'arcivescovo opera del maestro M. Lucerna.

L'orologio fu inaugurato il 13 agosto 1933. Il suo movimento aziona le grandi figure in bronzo dorato poste sui prospetti che guardano la piazza. Ogni figura rappresenta eventi storici e di fede legati alla città.

Meccanismi e Figure dell'Orologio

Ogni quarto d'ora, le due grandi statue di Dina e Clarenza (legate alla storia della città) battono rispettivamente le ore e i quarti, azionando campane tramite dei fili. Nello stesso istante, nel penultimo riquadro in basso, la Morte abbassa la falce in base al numero dei rintocchi. Contemporaneamente, scorrono i quattro momenti della vita: infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia.

Il resto delle statue si anima a mezzogiorno, dopo i dodici rintocchi: il leone agita la coda e il vessillo di Messina, muovendo maestosamente la testa ed emettendo tre ruggiti. Segue il canto del gallo per tre volte. La Madonna riceve dalle mani di un angelo la lettera destinata ai messinesi. San Paolo, precedendo gli ambasciatori messinesi, riceve a sua volta la lettera dalla Vergine, mentre gli ambasciatori le sfilano d'avanti inchinandosi. La Madonna alza il braccio benedicendo.

Sono inoltre rappresentati i periodi liturgici dell'anno e la chiesa di Montalto. Scendendo, si ritrova la Morte, e infine, nell'ultimo riquadro, sette carri guidati da divinità pagane raffigurano i giorni della settimana: Apollo (Domenica), Diana (Lunedì), Marte (Martedì), Mercurio (Mercoledì), Giove (Giovedì), Venere (Venerdì) e Saturno (Sabato).

Facciata del Campanile

Nella facciata del campanile rivolta verso il Duomo, in alto si osserva un globo che, ruotando, rappresenta la fase lunare attuale. Sotto si trova il planetario, che riproduce il sistema solare con i segni dello zodiaco. Più in basso, il calendario perpetuo è accompagnato dalla statua di un angelo che indica la data del giorno.

Per comprendere appieno il significato delle scene raffigurate nel campanile, è consigliabile consultare la descrizione e la storia delle opere ad esse collegate.

"Funzionamento completo dell'Orologio Astronomico piu' grande al mondo" Duomo Messina (video 4K)

La Figura di Padre Salvatore Mercurio

La comunità di Santa Teresa ricorda con affetto padre Salvatore Mercurio, originario di Furci Siculo, improvvisamente scomparso il 4 agosto 2011 all'età di 79 anni. Per 26 anni, padre Mercurio ha guidato le sorti del Santuario della Madonna del Carmelo, Patrona della cittadina.

Padre Mercurio era una persona semplice, sempre al servizio della sua gente. "La sua memoria è viva nei nostri cuori" è il coro unanime dei fedeli. Ha dedicato parte del suo operato alla realizzazione dell'Oratorio, situato in un ampio terreno acquistato dallo stesso sacerdote alle spalle del santuario.

La nascita dell'Oratorio S. Maria del Carmelo rappresenta una realtà significativa per la riviera jonica. Don Fabrizio Subba ha voluto intitolare questo luogo a padre Mercurio, affinché gli anni del suo prezioso operato dedicato alla comunità santateresina rimangano impressi nella memoria.

Giovanni Andrea Mercurio: Arcivescovo e Cardinale

Giovanni Andrea Mercurio fu una figura ecclesiastica di rilievo. Collaborò con il notaio dell'Arcidiocesi di Messina. A causa di un incidente con quest'ultimo, decise di trasferirsi a Roma in giovane età.

Carriera Ecclesiastica

Fu eletto arcivescovo di Siponto (Manfredonia) il 20 febbraio 1545 e consacrato il 20 settembre 1545 nella Basilica Lateranense di Roma da Berardo Bongiovanni, vescovo di Camerino, coadiuvato dai vescovi Filos Roverella di Ascoli Piceno e Jacopo Cortesi di Vaison.

Venne creato cardinale presbitero nel concistoro del 20 novembre 1551, ricevendo la berretta rossa e il titolo di Santa Barbara il 4 dicembre dello stesso anno. Successivamente, optò per il titolo di San Ciriaco alle Terme il 18 agosto 1553.

Partecipazione ai Conclavi

Il cardinale Mercurio partecipò al primo conclave del 1555, che elesse papa Marcello II, e al secondo conclave del 1555, che portò all'elezione di papa Paolo IV.

Morì il 2 febbraio 1561 nel Palazzo Apostolico di Roma.

Ritratto di un ecclesiastico del XVI secolo

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