La chiesa rupestre di San Pietro Barisano, o chiesa dei SS. Pietro e Paolo al Sasso Barisano, rappresenta, più delle altre, il passaggio tra la tipologia di chiesa antica, scavata nel tufo, e quella moderna, costruita esternamente. È la più grande chiesa rupestre presente nei Sassi di Matera e un perfetto esempio della tipica struttura architettonica locale: ha una facciata costruita in tufo, ma l’interno è quasi completamente scavato.

Storia ed Evoluzione Architettonica
Origini e Trasformazioni
La prima edificazione della chiesa risale intorno all’anno mille, ed inizialmente venne chiamata chiesa di San Pietro in Veteribus, o San Pietro de veteribus nel Medioevo. Gli scavi archeologici all’interno della chiesa hanno messo in evidenza la struttura medievale al di sotto del pavimento della chiesa a un metro di profondità, permettendo di individuare il primo impianto rupestre, risalente al XII-XIII secolo.
Successivamente è stata ricostruita nel XIII secolo. Nel corso della sua storia, la chiesa ha subito diverse ristrutturazioni, in particolare intorno al XV e XVIII secolo. Un primo intervento di ampliamento, tra il XV e il XVI secolo, approfondì lo scavo della chiesa e portò alla realizzazione delle cappelle laterali.
Il Periodo Abbaziale e l'Abbandono
La chiesa divenne abbaziale nel 1467, gestita dall’abate Matteo Ciminelli, che ottenne dal pontefice Paolo il diritto di patronato per la sua famiglia. Dopo due secoli, con l’estinzione della famiglia Ciminelli, l’abbazia fu rilevata dalle famiglie Venusio e Gattini.
La chiesa è rimasta aperta al culto fino al 25 ottobre 1903. In quel giorno, a causa delle infiltrazioni di acqua e della forte umidità, l’Arcivescovo Raffaele Rossi la dichiarò inadatta all’esercizio del culto. Per queste ragioni, il culto a San Pietro e San Paolo venne trasferito, insieme a gran parte degli arredi sacri, tra cui la fonte battesimale, presso la vicina chiesa di Sant’Agostino.
Restauri e Recupero
Tra gli anni ’50 e ’70, in seguito all’abbandono dei Sassi, molte opere furono danneggiate o trafugate, inclusa la tela dell’altare centrale. La chiesa, che ha subito un lungo periodo di abbandono e decadenza, è stata oggetto di furti e atti vandalici. È stata recentemente restaurata per restituirla alla piena fruizione.
Architettura Esterna e Interna
La Facciata e il Campanile
La facciata in muratura, risalente al 1755, si presenta solenne e al tempo stesso leggera, come ci mostra un’iscrizione su di essa, anno in cui la chiesa fu ristrutturata e in parte modificata. Larga poco più di 11 metri, è ritmata da tre portali architravati, di cui il centrale è più grande, due finestre ovali e un insolito rosone quadrilobato. Questi elementi conferiscono all’insieme un buon equilibrio compositivo e scandiscono in modo semplice ed armonioso le tre navate interne.

Un secondo intervento di ristrutturazione, avvenuto nel XVIII secolo, conferì alla chiesa la sua forma attuale, con la costruzione in muratura della facciata e del campanile. Il campanile, eretto su un ripiano roccioso, fu rinforzato a causa della sua pericolosità per le case sottostanti, portando la struttura all’aspetto attuale.
Le Tre Navate Scavate nella Roccia
L’interno è suddiviso in tre navate, lunghe oltre 23 metri, divise da imponenti pilastri scavati che sorreggono archi a tutto sesto. La chiesa è di forma quadrangolare con diversi ripiani. Ogni navata presenta un’architettura molto semplice dal punto di vista artistico ed è separata dalle altre da pilastri a forma quadrangolare, mentre è collegata con arcate a pieno sesto.
La forma attuale della chiesa, a croce latina, fu ottenuta con successivi lavori eseguiti nel XVIII secolo.

Gli Altari e le Cappelle Interne
L'interno della chiesa consta di sei altari, anch’essi scavati nel tufo. Ogni navata accoglie un altare e delle librerie.
L'Altare Maggiore
La navata centrale è senza dubbio la più importante e accoglie l’altare maggiore. L’altare maggiore ligneo settecentesco, datato 1771, si trovava nella navata centrale ed è attualmente conservato presso il deposito della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata.
Altari e Affreschi nelle Navate Laterali
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Navata Destra
L’interno conserva l’altare della Madonna della Consolazione, incoronata dagli angeli con altorilievo attribuito a Stefano da Putignano. Proseguendo lungo la navata, sul secondo altare, si trova un altorilievo policromo raffigurante la "Madonna con Bambino" e, lateralmente, nelle nicchie, figure di santi.
All’altezza del secondo altare della navata di destra si apriva in passato una cappella, occultata poi durante il ‘700 e adibita ad ossario. Questo ambiente conserva ancora oggi un ciclo di affreschi databili al XVI secolo, in parte recuperati durante i lavori di restauro degli ultimi anni. Le pitture raffigurano Santa Caterina d’Alessandria, un’Annunciazione, San Canione, Sant’Agostino, Sant’Eustachio, San Vito e un Santo Vescovo.
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Navata Sinistra
Nella navata sinistra è da notare il secondo altare, quello dell’Annunciazione, con un gruppo scultoreo in cui spiccano le statue della Madonna e dell’Arcangelo Gabriele.
Il terzo altare presenta sculture e affreschi sei-settecenteschi ai lati ed è chiamato del Santissimo Crocifisso. Apparteneva all’omonima confraternita di Roma, che venerava un crocifisso miracolosamente scampato all’incendio del 1519 della chiesa Romana di San Marcello, la cui esposizione donava indulgenza, concessa nel 1777 da papa Pio VI, come si legge nelle iscrizioni presso l’ingresso della sacrestia. Su questo altare era posto, entro la cornice ovale in lamina d’oro ancora visibile, un Crocifisso ligneo del ‘500, attualmente collocato sull’altare maggiore della chiesa di Sant’Agostino.

Ambienti Sotterranei e Particolarità
La Cripta e la Pratica della Scolatura
Anche la navata di sinistra ha una porta che dà accesso a una piccola grotta che rappresenta la cripta della chiesa, ampliata nel corso dei secoli e destinata a luogo di sepoltura privilegiato. Inoltre, dalla navata sinistra si realizzò un accesso verso degli ambienti sotterranei concepiti per ospitare religiosi e confratelli defunti. Questi venivano collocati seduti su sedili ricavati nella roccia e rimossi solo al termine della loro decomposizione. Tale pratica funebre, risalente a quel periodo, era chiamata scolatura.
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Sancta Sanctorum e Fusione delle Campane
Al termine della navata sinistra, nelle vicinanze dell’ingresso, si osserva la fossa utilizzata per la fusione di alcune delle campane in loco. Inoltre, vi è l’ingresso del Sancta Sanctorum, la stanza in cui erano conservate le suppellettili liturgiche, i paramenti, i libri sacri e le reliquie dei santi.
Posizione e Accessibilità
La chiesa rupestre è collocata in Via San Pietro Barisano, accessibile dalla discesa di Via D’Addozio o da Via San Biagio, scendendo una scalinata e svoltando successivamente a sinistra, nei pressi di Casa Cava. È parte della Parrocchia S.
È possibile raggiungere la chiesa rupestre con i mezzi pubblici.