Carlo Maderno: Vita, Opere e Contesto Architettonico a Roma

Il nome Carlo Maderno è stato portato da diverse personalità nel corso della storia. Tra queste, si annovera un sacerdote e autore contemporaneo, ricordato per il suo contributo alla letteratura a sfondo religioso. Nelle collane Quaderni Balleriniani è stato pubblicato il suo volume Passi della salvezza. Poesia e grazia nel Novecento (OCD, 2007). In quest'opera, l'autore presenta una raccolta di poesie del Novecento di poeti italiani e stranieri con tematiche religiose. Le poesie sono commentate e presentate in forma quasi antologica, permettendo al lettore un percorso suggestivo nel Novecento letterario a sfondo religioso. Questo testo rappresenta la continuazione del cammino iniziato da don Carlo nel libro La locanda del tempo. Novecento letterario e percorsi di grazia (ITL, 2002).

Tuttavia, il più celebre portatore di questo nome, la cui impronta sull'architettura romana è stata profonda e duratura, è Carlo Maderno, l'architetto del Seicento.

Biografia e Carriera Iniziale dell'Architetto Carlo Maderno

Figlio di Paolo e di Caterina Fontana, sorella del celebre architetto Domenico Fontana, Carlo Maderno nacque intorno al 1556, data accettata quasi unanimemente dalla critica e già indicata da studiosi come Pascoli e Baglione. Non si conosce la data esatta del suo arrivo a Roma; il primo documento relativo al suo soggiorno risale al novembre del 1576, quando ricevette un pagamento per lavori svolti presso il cantiere di San Luigi dei Francesi, di cui era architetto lo zio Domenico Fontana.

Dapprima decoratore e stuccatore nella bottega dei Fontana, si affermò nel tempo come architetto, avendo appreso l'arte del costruire con l'esercizio della professione. Era cioè "soprattutto un "architetto pratico"", formatosi direttamente in cantiere e solo marginalmente in rapporto con l'Accademia di San Luca. Della sua professione coltivò con sistematicità anche l'aspetto imprenditoriale e pubblico, come sottolinea Curcio. Nel 1588, assieme ai quattro fratelli più giovani, Pompeo, Alessandro, Girolamo e Santino, acquisì la cittadinanza romana.

Ritratto di Carlo Maderno, architetto

Attività Imprenditoriale e Rete Familiare

Maderno faceva parte del cospicuo numero di lombardi e più propriamente ticinesi impegnati a Roma - i Fontana, i Garvo, i Novi, i Castello, i Longhi, i Mola - che avevano organizzato il loro lavoro in imprese, costituendosi in società o compagnie. Come osserva Curcio, "l'appartenenza a una compagnia era allora la maggior garanzia non solo di lavoro, ma anche di sicurezza economica e di assistenza, superiore perfino a quella prestata, in Roma, dalle comunità nazionali di origine o dalle corporazioni d'arte". Erano le compagnie a organizzare il lavoro nei cantieri romani, e questo assicurava agli artisti la graduale scalata da semplici "garzoni" al ruolo di "maestri" e poi di "capomaestri". Erano questi ultimi, non gli architetti, a gestire il lavoro nel cantiere. L'affermazione di tanti ticinesi derivava poi dal fatto che questi investivano i propri capitali creando vere e proprie compagnie di prestito.

Con Filippo Breccioli, Maderno costituì una società molto importante che si occupava del trasporto e del commercio dei materiali da costruzione e il cui principale committente era la Fabbrica di San Pietro. Tuttavia, Maderno faceva parte di più società e compagnie: si associò infatti con Giovanni Fontana, con il proprio fratello Pompeo, con Marsilio Fontana, con lo zio Domenico e con Girolamo Garvo.

Vita Privata e Residenza

Carlo Maderno ebbe tre figli. I primi due furono Paolo, figlio naturale legittimato, nato presumibilmente nel 1592, e Carla Caterina (poi divenuta monaca); entrambi nacquero prima del matrimonio, celebrato verosimilmente alla fine del 1598, con Elisabetta Mariottini, vedova dello scultore e antiquario Giovanni Battista Della Porta. Maderno si sposò poi altre due volte dopo la morte di Elisabetta: nel 1603 con Angela Calina, vedova di Jacopo Zanni, e nel 1621 con Elisabetta Malucci, vedova di Claudio Tebalducci; da quest'ultimo matrimonio ebbe un terzo figlio. Inizialmente residente presso San Pietro, dal 1601 e fino alla morte abitò nell'attuale via dei Banchi Nuovi. La casa, di proprietà della Compagnia di San Giovanni dei Fiorentini, faceva parte del compenso che Maderno ricevette per i lavori di completamento della chiesa.

Periodo Sisto V e Lavori di Ingegneria

Quando il cardinale Felice Peretti, committente di Domenico Fontana, salì al soglio pontificio con il nome di Sisto V, crebbe anche l'importanza di Carlo Maderno. I cantieri dei Fontana erano numerosi e dislocati in diversi punti della città, e a Domenico venne affidata la realizzazione del grande piano edilizio per Roma. Durante il pontificato di Sisto V, Maderno ricevette anche incarichi di natura prettamente tecnica, quali il trasporto e la collocazione delle statue dei Dioscuri di fronte al palazzo del Quirinale, l'erezione degli obelischi a Santa Maria Maggiore (1588), al Laterano (1587-88) e in Piazza del Popolo (1587-89), ma soprattutto la sistemazione dell'obelisco Vaticano, impresa che lo stesso Maderno contribuì a realizzare. Lo spostamento dell'obelisco Vaticano, affidato al Fontana nel settembre del 1585, fu portato a compimento nel settembre dell'anno successivo.

Erezione dell'obelisco Vaticano, un'impresa di ingegneria del XVI secolo

Altri lavori di ingegneria furono successivamente, per esempio, le consulenze per la regolamentazione del fiume Velino, presso Rieti (dal 1596 al 1602), quella per contenere l'inondazione del Tevere (cui fu chiamato, insieme con altri architetti, nel dicembre del 1599), o per la realizzazione dell'acquedotto di Loreto (che eseguì con G. Fontana). Con la morte di Sisto V (27 agosto 1590) ebbe inizio il declino di Fontana, che nel 1594, accusato di gravi irregolarità amministrative, fu costretto ad allontanarsi da Roma per rifugiarsi a Napoli, dove concluse la sua carriera come architetto del re. Svincolato dalla dipendenza dallo zio, Maderno si affermò come figura indipendente nel panorama architettonico romano.

Le Opere Architettoniche Principali

Carlo Maderno è ricordato principalmente per due opere romane: la facciata di Santa Susanna e il completamento di San Pietro in Vaticano. Tuttavia, il catalogo dei suoi lavori è ampio e complesso e comprende non soltanto edifici religiosi; egli fu anzi uno dei protagonisti del processo di rinnovamento dell'architettura residenziale e civile dei primi anni del Seicento, come attestano i suoi interventi in numerosi palazzi romani. Molte sono le questioni attributive ancora aperte; il punto di riferimento fondamentale rimane la monografia di Hibbard del 1971, le cui conclusioni sono state, in taluni casi, aggiornate e rettificate da studi più recenti. Hibbard aveva allargato al massimo il catalogo delle sue opere, intenzionalmente confermando l'attribuzione di numerosi edifici, religiosi e civili, in cui la valutazione dell'apporto - eventuale - di Maderno è stata oggetto di dibattito.

In effetti, Maderno lavorò, oltre che - come già ricordato e in maniera preminente - con lo zio Domenico, anche con Flaminio Ponzio, con il Vasanzio (Jan van Santen) e con il Domenichino (Domenico Zampieri). Rilevò e proseguì, alla loro morte, incarichi già assegnati a Francesco Capriani da Volterra e a Giacomo Della Porta. In importanti fabbriche, come quella del palazzo Barberini, Maderno diede un contributo significativo. Se dunque partecipò alla realizzazione e al completamento di un grande numero di opere, alcune di notevolissima importanza, nella maggior parte dei casi il suo contributo si intreccia con quello di altri artisti, primo fra tutti, appunto, lo zio Domenico. È certo che - data l'enorme mole di lavoro - Maderno, il più qualificato assistente di Fontana, acquistò sempre maggiore autorità e fama tra i contemporanei. Nel tempo ricoprì molteplici cariche, relative ai lavori commissionatigli sia nella sfera pubblica sia in quella privata:

  • Architetto della Fabbrica di San Pietro (1602)
  • Architetto del Tevere (1610)
  • Architetto papale o dei Sacri Palazzi (1623)
  • Architetto del Popolo romano (1623)
  • Architetto della Camera apostolica

La Facciata di Santa Susanna

Il capolavoro di Carlo Maderno può essere considerato la facciata della chiesa di Santa Susanna a Roma. La realizzazione della facciata fu l'ultimo atto di un radicale intervento di instauratio della struttura più antica, già avviato a partire dal 1588 per volere del cardinale di Santa Susanna. Su richiesta di Camilla Peretti, sorella di Sisto V, la chiesa nel 1586 fu donata dal pontefice alle suore cistercensi, che decisero di annettervi un convento. Il lavoro, commissionato a Francesco da Volterra, fu ultimato solo dopo la sua morte, avvenuta tra il 1594 e il 1595, probabilmente da Domenico Fontana e da Maderno, a quel tempo impegnati nel cantiere di palazzo Rusticucci. Questi ultimi erano stati assunti dal cardinale G. Rusticucci con regolare contratto, già dal 1592 Fontana e dall'aprile 1593 Maderno, come coarchitetti per dirigere i lavori di trasformazione di Santa Susanna in chiesa parrocchiale, cambiamento reso necessario dalla demolizione di San Sebastianello. Dopo il 1593, tuttavia, il nome di Fontana non compare più nei documenti.

Facciata della Chiesa di Santa Susanna, Roma

Nel 1593-96, Maderno lavorò al coro, che ricorda quello più imponente della Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore, sotto il quale realizzò una cripta a pianta ovale, sperimentando nuove modalità di sfruttamento dello spazio. Eseguì poi i lavori nella navata, dove le modifiche rispetto alla preesistenza non furono comunque di grande rilievo. Importante testimonianza del suo intervento è il disegno di Stoccolma (Nationalmuseum, CC.160), firmato da "M. architecto" e attribuito dubitativamente anche ad Alessandro Castaldi, per la decorazione del soffitto della navata.

La facciata fu portata a termine da Maderno nel 1603, e, come osserva Wittkower "per i "cognoscenti" deve essere stata una rivelazione, proprio come la Galleria Farnese di Annibale Carracci o i quadri religiosi del Caravaggio. Infatti, con questo unico lavoro l'architettura si mise al passo con gli avvenimenti rivoluzionari nella pittura". Essa presenta una soluzione-tipo che fu ripresa numerose volte a partire da San Pietro; ed è ancora Wittkower a darne una descrizione particolarmente efficace: "è basata su una concentrazione progressiva, di una chiarezza quasi matematica di intercolunni, ordini e decorazione verso il centro. La triplice proiezione del muro è coordinata con il numero degli spazi tra le colonne che sono saldamente racchiusi negli ordini; l'ampiezza di tali spazi aumenta verso il centro e la superficie del muro viene a poco a poco eliminata in un processo che capovolge lo spessore del muro. L'ordine superiore sotto il semplice frontone triangolare è concepito come una realizzazione più leggera della fila inferiore, con pilastri che corrispondono alle mezze e tre quarti di colonne sottostanti". Un esempio di facciata barocca a nord delle Alpi che si ispirò all'opera maderniana è la Theatinerkirche (Chiesa dei Teatini) di Monaco di Baviera.

Theatinerkirche a Monaco di Baviera, esempio ispirato a Maderno

Il Palazzo Mattei di Giove

Negli ultimi anni del secolo, Carlo Maderno intraprese la realizzazione di una delle più importanti residenze urbane del tempo, il Palazzo di Asdrubale Mattei, marchese di Giove e marchese di Rocca Sinibalda. La storia del palazzo è ben documentata attraverso i libri di spese, testimonianze e descrizioni. Hibbard ha diviso la storia della sua costruzione in due fasi: la prima dal 1598 al 1611 e la seconda dal 1613 al 1617. La posa della prima pietra risale al 12 dicembre 1598, il primo pagamento a Maderno è del 10 luglio dell'anno successivo. Il palazzo occupa un lotto all'angolo tra le attuali vie dei Funari e Caetani e si caratterizza per una duplice assialità, sottolineata dall'apertura di un ingresso su entrambi i fronti. Il cortile di rappresentanza e la scala d'onore ospitano una ricchissima raccolta di statue antiche, secondo un uso in vigore nel secolo precedente, che fu poi ripreso in più occasioni: "Un tal genere di apparato espositivo-ornamentale, in grado di conferire un'aura di prestigio rinascimentale alle dimore dell'aristocrazia recente, è inoltre tradizionalmente ritenuto consono alle ville, tanto che di lì a poco Scipione Borghese, il nipote di Paolo V, vorrà farne il tratto distintivo dei prospetti del casino detto dell'Aurora nel "giardino" sul Quirinale (1611-12), probabilmente di Maderno, e di quello nella villa sul Pincio, costruito dal 1611 su progetto di Flaminio Ponzio e dell'olandese Giovanni Vasanzio".

Cortile interno del Palazzo Mattei di Giove

Interventi per la Famiglia Aldobrandini e Villa Aldobrandini

Alla morte di Giacomo Della Porta (1602), architetto di Clemente VIII, Carlo Maderno ne rilevò gli incarichi, rimanendo al servizio della famiglia Aldobrandini anche dopo la morte del papa (1605). Oltre alla villa di Frascati, Maderno progettò per gli Aldobrandini il palazzo poi Doria-Pamphili su via del Corso e la cappella di famiglia in San Paolo. La continuazione dei lavori a Villa Aldobrandini o del Belvedere a Frascati fu affidata a Maderno e a Giovanni Fontana (quest'ultimo si occupò solo delle opere di ingegneria idraulica), che ricevettero il primo pagamento di 100 scudi il 10 gennaio 1603. Se l'impianto complessivo della villa è quello di Giacomo Della Porta, le rifiniture interne, gli stucchi e forse il piano superiore della sezione centrale sono da attribuirsi a Maderno. Il frontone rotto, la facciata sul retro e la loggia superiore che si affaccia sul teatro d'acqua sarebbero dunque di Maderno, così come i "passeggiatori" lungo i fianchi del palazzo e i singolari camini "a minareto". Anche il disegno del teatro d'acqua deve essere attribuito a Maderno, che lo mise in atto con l'aiuto dell'ingegnere G. B. Montani. In questa come in altre fabbriche del tempo ebbe un ruolo determinante Agucchi, segretario e consigliere culturale di Pietro Aldobrandini a partire dal 1596. Della residenza di Frascati rimane una sua lunga descrizione del 1611, densa di riferimenti al mondo antico.

Villa Aldobrandini a Frascati, con dettagli attribuibili a Maderno

Il Completamento della Basilica di San Pietro

Nel luglio 1603, Carlo Maderno e Giovanni Fontana furono chiamati a succedere a Della Porta nella direzione del cantiere della Fabbrica di San Pietro. In questo modo, Paolo V intendeva porre fine alla lunga discussione sulla scelta tra impianto centrale e longitudinale - sorta quando Giulio II e Donato Bramante avviarono la costruzione del nuovo San Pietro - e alla ricerca di una conciliazione tra la fabbrica antica e quella moderna, lasciando così alla storia, con il completamento del massimo tempio della Cristianità, il segno più forte del proprio pontificato. Il progetto di completamento avrebbe dovuto fornire la basilica di tutti gli spazi non previsti nel disegno di Michelangelo (coro, sacrestia, loggia delle benedizioni, cappelle, atrio, campanili) e, soprattutto, coprire tutta l'area occupata dalla più antica basilica. Paolo III aveva lasciato cadere queste esigenze funzionali per conservare il prestigioso complesso michelangiolesco, mentre Clemente VIII per salvare quanto restava dell'antico tempio paleocristiano si era limitato a ripararne il tetto.

Al concorso furono invitati, tra gli altri, Ponzio, architetto del papa, G. Fontana, Maderno, Girolamo Rainaldi, Niccolò Branconio, Ottavio Turriani, D. Fontana, Giovanni Antonio Dosio e Lodovico Cardi. Fra tutti venne scelto il progetto di Maderno. Fu dunque Maderno il protagonista di "uno dei compiti più importanti, ma anche più ingrati, dell'edilizia romana del Seicento", perché "tutti si sentivano autorizzati a mettere a confronto il suo lavoro col progetto di Michelangelo; e se i critici benevoli gli riconoscevano il merito di essere riuscito, nelle circostanze date, a salvare quanto più possibile del progetto del "divino", quelli mal disposti gli rimproveravano...". A Roma c'era già un esempio di chiesa a croce allungata, Il Gesù, la chiesa madre dei Gesuiti, a cui Maderno si rifece per la realizzazione della navata della basilica vaticana.

Pianta della Basilica di San Pietro in Vaticano, con la navata di Maderno

Negli anni 1607-12, Maderno costruì, davanti al corpo centrale già realizzato, un corpo basilicale a tre navate, completandolo con la ben nota facciata della Basilica di San Pietro. Secondo il progetto di Bernini del 1631, la facciata doveva essere affiancata da due campanili, che non furono però mai realizzati. In quest'opera Maderno dimostrò la sua abilità soprattutto nella sistemazione dell'interno.

Facciata della Basilica di San Pietro in Vaticano, opera di Carlo Maderno

Critiche, Riconoscimenti e Eredità

Il lavoro di Carlo Maderno, apprezzato dalla committenza papale, fu tuttavia sottoposto al giudizio critico di molti dei suoi contemporanei. Curcio sottolinea che Maderno, benché considerato da Lomazzo "bono a disegnare", aveva pur sempre avuto una formazione pratica e perciò veniva giudicato negativamente dagli accademici, soprattutto da Federico Zuccari che, all'interno dell'Accademia di San Luca, sosteneva il primato di un'architettura fondata, come la pittura e la scultura, sul disegno. L'eco di questo conflitto caratterizzò anche il dibattito sorto in seguito alle decisioni di Paolo V di mutare il San Pietro michelangiolesco. Per queste ragioni, Maderno, pur essendo una delle figure più rilevanti sulla scena artistica romana, in alcuni cantieri era subordinato, almeno formalmente, ad altri artisti, fossero questi un pittore, come il Domenichino, o un colto segretario, come Giovanni Battista Agucchi, cosicché il suo ruolo sembrò essere talvolta solo quello di un mero esecutore di idee altrui.

L'intenzione di presentare Roma come il centro della Cristianità non si espresse soltanto nella costruzione di chiese sempre più belle e grandi, ma anche di palazzi, scaloni e fontane che costituivano lo sfarzoso scenario di celebrazioni liturgiche e processioni. Già papa Sisto V ebbe l'idea di collegare le principali basiliche di Roma attraverso strade diritte, in modo da formare una stella. Piazze con obelischi, fontane, cortili e logge dovevano enfatizzare i rettifili creati. Dal 1600 circa, la città conobbe un vero boom edilizio grazie a Maderno e ai suoi successori. In realtà, si trattava di più edifici collegati fra loro da cortili e logge. Ma questo boom edilizio a Roma non sarebbe durato ancora a lungo. Un ultimo colpo di coda furono le audaci costruzioni, fantasiose e sinuose del suo allievo Francesco Borromini (1599-1667). Un primo segnale del cambiamento in atto fu l'invito a Parigi da parte del re di Francia rivolto a Carlo Maderno, che però rifiutò a causa dell'età avanzata.

Nel suo volume Geschichte der besten Künstler der Schweiz (Zurigo 1769-74), Johann Caspar Füsslin scrive: "Francia, Spagna e le principali città italiane non iniziavano nessun importante edificio pubblico, se Maderno non ne aveva preparato prima il progetto. E così l'onore e la ricchezza piovvero sul nostro artista. Nessuna calamità gli si avvicinò per un po': ma successivamente, come gli altri ha dovuto provare il destino dell'umanità; un terribile dolore si impadronì di lui, rendendo amara la sua vita gloriosa e portandolo infine alla morte il 30 gennaio del 1629". Trovò riposo nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

Fontana in Piazza San Pietro, Roma

Bibliografia

Per approfondimenti, si veda: Hibbard H., Carlo Maderno e l'architettura romana del primo Seicento (edizione italiana a cura di A. Prod. Traduzione dal tedesco di M.F., 2001).

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