Vittorino Andreoli: Percorso Scientifico e Umanistico

Vittorino Andreoli, nato a Verona il 19 aprile 1940, è una figura di spicco nel panorama scientifico e culturale italiano, noto per il suo contributo alla psichiatria, alla neurofarmacologia e all'indagine sul rapporto tra arte e disagio mentale.

Formazione Accademica e Primi Passi nella Ricerca

Andreoli intraprende gli studi universitari presso l'Università di Padova, dove si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1965-1966 con il massimo dei voti e lode, presentando una tesi sperimentale in Patologia Generale sotto la guida del professor Massimo Aloisi. La sua formazione prosegue a Milano, presso l'Istituto di Farmacologia, dove si dedica interamente allo studio del cervello.

Il suo percorso accademico lo porta a ricoprire il ruolo di Visiting Professor presso il Department of Psychiatry del Massachusset General Hospital, Harvard University, nel 1971. Qui si dedica allo studio dei comportamenti estremi e all'analisi dell'omicidio, contribuendo in modo significativo alla psichiatria applicata alla giurisprudenza.

La sua formazione è stata profondamente influenzata dall'ambiente universitario padovano e dall'esempio di professori d'eccellenza, in particolare il professor Massimo Aloisi. Andreoli ha descritto l'università come una metafora e un simbolo di una metamorfosi personale, una frontiera da esplorare, specialmente essendo stato il primo della sua famiglia a intraprendere un percorso accademico.

Durante gli anni universitari, Andreoli sviluppa un forte interesse per la psichiatria. La sua attenzione si concentra sullo studio delle ossa del cranio e, in particolare, del cervello. Questo interesse si radica ulteriormente nel 1959, quando, da studente del V Liceo Scientifico, chiede di visitare il Manicomio di San Giacomo della Tomba a Verona.

Illustrazione schematica del cervello umano con evidenziate le aree legate all'attività psichica

L'Esperienza nel Manicomio e la Nascita di una Vocazione

L'esperienza all'interno del manicomio di San Giacomo della Tomba si rivela un momento cruciale nella vita di Andreoli. Descrive la visita come un "viaggio all'inferno", un'immersione in un contesto di sofferenza e disumanità. Tuttavia, stranamente, questa esperienza non lo allontana, ma aumenta il suo interesse e fascino per la follia, percependo un luogo dove "c'era bisogno di tutto. E anche di me."

All'interno del manicomio, Andreoli scopre l'atelier di pittura, un luogo dove alcuni pazienti, separati da uomini e donne, erano intenti a disegnare e dipingere. Questa realtà, definita "insania pingens", nasce da un evento apparentemente banale: un paziente che iniziava a tracciare graffiti sui muri. L'intervento di uno scultore scozzese, Michael Noble, e di sua moglie, la contessa Ida Borletti, portò alla creazione di uno spazio dedicato alla pittura per i pazienti che mostravano una tendenza artistica.

Andreoli viene invitato a frequentare questo atelier, un'esperienza che definisce "pura follia" agli occhi degli altri psichiatri. Nonostante studiasse materie come anatomia e microbiologia, Andreoli viveva "con i 'matti' e dentro il manicomio", integrando queste due realtà nella sua mente.

Un altro momento significativo è l'incontro con il professor Massimo Aloisi, docente di Patologia Generale. Le lezioni di Aloisi, guidate dalla razionalità e dalla costruzione di sistemi logici, colpiscono profondamente Andreoli, distinguendosi dall'empirismo di altri corsi. L'appartenenza di Aloisi alla sinistra storica aggiunge un ulteriore elemento di fascino, distinguendolo dai professori più conservatori.

Dopo aver superato l'esame di Patologia Generale, Andreoli chiede di poter entrare come interno nell'Istituto diretto da Aloisi per elaborare la tesi di laurea. Sebbene la sua richiesta fosse insolita, Aloisi accetta, e Andreoli inizia una ricerca sperimentale sulla struttura del muscolo striato del ratto, laureandosi con il massimo dei voti e lode il 2 luglio 1966.

Illustrazione di un dipinto realizzato da un paziente psichiatrico, esempio di

La Carriera Scientifica e l'Interesse per le Dipendenze

Dopo la laurea, Andreoli si trova di fronte a un bivio: dedicarsi alla ricerca o alla clinica. La scelta si definisce nel dicembre dello stesso anno, quando il professor Aloisi dichiara di non potersi dedicare allo studio del cervello, e Andreoli riceve una lettera dall'Istituto di Farmacologia di Milano che gli offre la possibilità di lavorare con farmaci psicotropi per comprendere il funzionamento del cervello.

Il 2 gennaio 1967, Andreoli prende servizio a Milano. Inizia la sua carriera di ricercatore sul cervello, acquisendo esperienza pratica sul sistema nervoso centrale e periferico. L'attenzione scientifica dell'epoca era focalizzata sui neuromediatori, come la serotonina, la noradrenalina, la dopamina e l'acetilcolina. Andreoli si convince dell'importanza della serotonina, anche grazie alle scoperte del professor Vittorio Erspamer.

Durante il suo periodo a Milano, collabora con il dottor Jacono G., un visiting professor americano, apprendendo una tecnica per rompere le piastrine e concentrare le vescicole, fondamentale per studiare la serotonina.

Vittorino Andreoli è psichiatra di fama internazionale, ex direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona-Soave e membro della New York Academy of Sciences. È stato cofondatore della Société Internationale de Psychopathologie de l’Expression e presidente della Session on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association per dieci anni.

Negli ultimi anni, Andreoli ha posto particolare attenzione al tema delle solitudini contemporanee e delle dipendenze. In una lectio magistralis tenutasi all'Università di Parma il 24 aprile 2026, dal titolo "Solitudini e abbandono: le dipendenze come effetti", ha esplorato come l'isolamento, la frammentazione sociale, la pressione digitale e i modelli di vita accelerati contribuiscano a forme di solitudine che investono il benessere collettivo.

Ha sottolineato come le solitudini moderne si intreccino con tematiche fondamentali come la cura, la vulnerabilità e le dipendenze, non solo intese come abuso di sostanze, ma anche come meccanismi di compensazione emotiva e sociale. Comprendere questi fenomeni, secondo Andreoli, significa esplorare i confini tra esperienza individuale e contesto sociale, tra pensiero critico e bisogni emotivi, tra fragilità e resilienza.

Riconoscimenti e Collaborazioni

La sua attività è stata riconosciuta con diversi premi, tra cui il Premio nazionale Gentile da Fabriano e un premio speciale in "Scienza, Rigore, Umanesimo" all'VIII Festival del Diritto. È membro dell'Association des amis de l’Art Brut.

La sua eredità scientifica e culturale si manifesta anche attraverso il suo impegno nel promuovere la riflessione su temi sociali e psicologici complessi, offrendo spunti di confronto tra discipline ed esperienze diverse per indagare le sfide della società contemporanea.

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