La crocifissione di Gesù nel racconto dei Vangeli

La vicenda terrena di Gesù si chiude con la sua morte in croce. Il racconto dei quattro Vangeli, pur essendo reticente circa i particolari tecnici dell'esecuzione, concorda su questo punto fondamentale: «Poi lo crocifissero» (Mc 15,24; Mt 27,35; Lc 23,33; Gv 19,18). Anche negli schemi della predicazione cristiana primitiva, la morte di Gesù è presentata come l'ultimo atto della sua passione, un evento centrale nel compimento del disegno salvifico divino.

Ricostruzione storica del luogo del Golgota e della tipologia di croce utilizzata all'epoca romana

La preparazione al supplizio: la flagellazione

La crocifissione, eseguita con la regolarità delle esecuzioni capitali romane, era preceduta dalla flagellazione (verberatio). Nei Vangeli di Marco, Matteo e Giovanni, questo atto è menzionato come una punizione preliminare. Il condannato, spogliato delle vesti, veniva legato a un palo e percosso con il flagrum o flagellum, uno strumento dotato di corregge di cuoio con inserti metallici o ossicini che provocavano profonde lacerazioni cutanee e muscolari, debilitando drasticamente l'organismo.

La parodia dell'investitura regale

Dopo la flagellazione, i soldati romani inscenarono, secondo i racconti di Marco, Matteo e Giovanni, una parodia dell'incoronazione nel cortile del pretorio. Questo episodio di dileggio non è solo un atto di crudeltà gratuita, ma assume un valore parenetico: l'immagine di Gesù, re deriso e insultato, è un monito per chiunque intenda seguirlo, testimoniando una regalità che si attua attraverso il paradosso dell'anti-potere.

Rappresentazione artistica dell'incoronazione di spine e della derisione dei soldati

Il cammino verso il Golgota e l'incontro con Simone di Cirene

Il percorso dal luogo della condanna a quello dell'esecuzione offrì lo spunto per l'episodio di Simone di Cirene, costretto dai soldati a portare la croce di Gesù. Sebbene il ricordo abbia una radice storica, il gesto assume per i lettori dei Vangeli un significato paradigmatico: chi vuole seguire Gesù deve prendere la propria croce. Mentre i sinottici descrivono l'estrema debolezza fisica di Gesù, l'autore del quarto Vangelo pone l'accento sulla figura di un Gesù che, fino all'ultimo, rimane protagonista consapevole del dramma della sua passione.

Il luogo dell'esecuzione: il Golgota

L'esecuzione avveniva in luogo pubblico, fuori dalle mura della città, per fungere da deterrente. Il Gòlgota, interpretato come "luogo del cranio" (in latino Calvarius), corrisponde a un'altura rocciosa dove venivano piantati i pali per la crocifissione. I sondaggi archeologici moderni presso la basilica del Santo Sepolcro confermano l'ubicazione del Calvario fuori dal secondo muro di Gerusalemme, validando la descrizione topografica fornita dagli evangelisti e dagli storici coevi come Flavio Giuseppe.

Mappa schematica di Gerusalemme al tempo di Gesù con l'indicazione del Golgota

La crocifissione tra i malfattori

Gesù fu crocifisso assieme a due kakoúrgoi, o «briganti» (le'stái), un termine che Flavio Giuseppe utilizzava spesso per indicare i ribelli antiromani. La sua collocazione al centro, tra due condannati, adempie alla profezia di Isaia (53,12): «Fu annoverato tra gli empi». Questo dettaglio non può essere un'invenzione della predicazione cristiana, poiché l'appellativo di "brigante" comportava un'implicazione politica pericolosa per l'immagine del Cristo.

Il significato della morte in croce

Nonostante la sobrietà dei Vangeli nel descrivere la tortura, la crocifissione è definita da Cicerone come il supplizio «più crudele e atroce». Per gli evangelisti, tuttavia, la morte di Gesù è densa di significati teologici:

  • L'iscrizione sulla croce: «Il re dei Giudei» proclama, pur nell'umiliazione, la sua regalità universale.
  • Le tenebre: Segnano il giorno del giudizio e il lutto cosmico per la morte del Figlio di Dio.
  • Lo squarcio del velo del tempio: Simboleggia la fine della separazione tra sacro e profano e l'accesso diretto alla salvezza.

Il Cristianesimo e l'Impero romano.

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