Masaccio: Vita, Opere e la Rappresentazione di San Giovanni Evangelista

Nonostante la brevissima carriera, conclusasi ad appena 26 anni, Masaccio è, insieme a Brunelleschi e a Donatello, il terzo protagonista del primo Rinascimento fiorentino. La sua brevissima parabola artistica segna una svolta fondamentale nella storia della pittura occidentale, immediatamente percepita come tale dai suoi contemporanei e dai suoi successori per oltre un secolo. Già nel 1481, Cristoforo Landino definiva sinteticamente il linguaggio di Masaccio come "puro e senza ornato", lodando l’imitazione del vero, la resa tridimensionale e la costruzione prospettica delle sue opere. Nel 1550, Giorgio Vasari scrisse nelle sue Vite che Masaccio “levò in tutto la maniera di Giotto [...] e messe in luce quella maniera moderna”, indicandolo come il fondatore, o meglio il rifondatore, della pittura moderna. L'importanza di Masaccio e le innovazioni che porta nell'arte sono paragonabili solo a quelle di pochissimi pittori nella storia, come Giotto, Caravaggio e Picasso, per il cambiamento segnato rispetto alla pittura precedente.

Vita e Formazione Artistica

Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio, nacque a Castel San Giovanni (oggi San Giovanni Valdarno) il 21 dicembre 1401. Visse nella casa del nonno paterno, Simone, artigiano costruttore di casse lignee (da cui deriva il cognome «Cassai»). All’età di 16 anni, nel 1418, si trasferì a Firenze, una città che viveva un periodo di grande prosperità economica, sociale e culturale, e dove era in corso una rivoluzione artistica e culturale grazie soprattutto al lavoro di Brunelleschi e Donatello. I maestri furono un punto di riferimento per Masaccio, affascinato dalle loro opere innovative. Nel 1422, Masaccio risulta iscritto all’Arte dei Medici e Speziali e nel 1424 si iscrive alla Compagnia di San Luca.

Il soprannome "Masaccio" derivava dalla sua poca cura per le cose del mondo: "Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che, avendo fisso tutto l'animo e la volontà alle cose dell'arte sola, si curava poco di sé e manco d'altrui... per Tommaso che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio; non già perché e' fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine", come riportato da Vasari.

Le Prime Opere e l'Influenza

La prima opera attribuita a Masaccio è il Trittico di San Giovenale, del 23 aprile 1422, destinato a una chiesa di Cascia di Reggello. In quest'opera, l'artista rinunciò al gotico internazionale a favore del Rinascimento, dimostrando il suo contatto con Filippo Brunelleschi (inventore della prospettiva) e con Donatello. Il trittico presenta nello scomparto a sinistra i santi Bartolomeo e Biagio, in quello centrale la Madonna col Bambino e due angeli, e in quello di destra i santi Giovenale e Antonio abate. Le figure massicce e imponenti occupano uno spazio costruito per la prima volta in prospettiva nella pittura. L'arte di Masaccio, pur basandosi sulla lezione di Giotto, è estremamente moderna, perché egli partecipa attivamente alla vita artistica della Firenze del Quattrocento, rendendosi conto prima di tanti altri dell'importanza della prospettiva di Brunelleschi, del realismo di Donatello e della novità della cultura dell'Umanesimo e del Rinascimento. Masaccio pone infatti come protagonista della sua pittura l'uomo nella sua realtà e nei suoi sentimenti quotidiani, rappresentandolo perciò con un corpo solido, ben costruito e naturale.

La Collaborazione con Masolino da Panicale

La tradizione ha spesso considerato Masaccio allievo del pittore Masolino da Panicale, più anziano di lui di quasi vent'anni, anche se dell'influenza di quest'ultimo non c'è traccia nelle opere di Masaccio. Anzi, sembra che il più anziano e noto Masolino, ancora legato alla tradizione gotica, subisse l'influsso del giovane e rivoluzionario Masaccio. Si può più correttamente affermare che tra i due pittori ci fu una vera collaborazione. Un esempio emblematico di questa collaborazione è la pala d'altare Sant'Anna Metterza, del 1424, proveniente dalla chiesa di Sant'Ambrogio e oggi agli Uffizi. Roberto Longhi, nel suo saggio del 1940 Fatti di Masolino e Masaccio, è stato il primo a riconoscere nella tavola la mano del più anziano Masolino da Panicale, a cui attribuisce la sant'Anna e parte degli angeli. L'opera è assurta a simbolo del passaggio, repentino e violento, dalla pittura tardo-gotica a quella rinascimentale. La "Sant'Anna" di Masolino, pur grandiosa, risulta più piatta e meno naturalistica della solida figura della Vergine di Masaccio, costruita grazie a un perfetto gioco di luce e colore. A misurare la distanza tra i due pittori basti il confronto tra la mano destra di sant'Anna, che quasi non ha presa sulla spalla della Vergine, e quelle di quest'ultima, che stringono con convinzione la gamba sinistra del Bambino, o tra le ginocchia della Madonna, sbalzate nel suo manto blu, e quelle inconsistenti di sant'Anna.

Sant'Anna Metterza di Masaccio e Masolino: Madonna col Bambino e Sant'Anna

Le Grandi Opere

La Cappella Brancacci

Tra il 1424 e il 1427, Masaccio e Masolino lavorarono al ciclo di affreschi con le Storie di San Pietro nella Cappella Brancacci della chiesa del Carmine a Firenze. La commissione fu probabilmente affidata a Masolino, che aveva come aiutante il più giovane Masaccio. Si sa che nel 1425 Masolino partì per l'Ungheria, lasciando Masaccio a lavorare da solo. Gli affreschi furono salvati dalla ridipintura barocca della volta e restaurati tra il 1983 e il 1990, rivelando la loro brillante cromia originale. Il soggetto, scelto dal committente Felice Brancacci, include anche due episodi del Peccato originale ai lati dell'ingresso.

La Cacciata dal Paradiso e il Pagamento del Tributo

Nel secondo registro della parete sinistra, Masaccio affresca, intorno al 1425, la Cacciata dal Paradiso. Il confronto con la Tentazione di Adamo ed Eva realizzata da Masolino sul pilastro di fronte, permette di misurare l'abisso tra Masaccio e i pittori contemporanei. La Cacciata di Masaccio presenta i protagonisti con corpi modellati da ombre violentemente illuminate. Adamo piange, coprendosi vergognato il viso con la mano, mentre Eva si ripara il corpo con le braccia gridando il suo dolore. Il chiaroscuro rende i personaggi volutamente massicci e realistici, dimostrando una perfetta conoscenza dell'anatomia. Le ombre proiettate dalle loro gambe, così come i loro piedi, che fanno fisicamente presa sul terreno, conferiscono all'episodio un senso di profonda verità naturale, che invano si cercherebbe negli inespressivi ed eleganti progenitori dipinti da Masolino.

L'episodio più noto dipinto da Masaccio è il Pagamento del Tributo, in cui Gesù, giunto a Cafarnao con gli apostoli, viene fermato da un gabelliere che gli chiede il pagamento del tributo. Gesù ordina quindi a Pietro di pescare un pesce e di aprirgli la bocca, dove troverà miracolosamente una moneta. Le figure degli apostoli, disposte a cerchio intorno a Gesù, fulcro della composizione, sono scalate in profondità e poste all'interno di uno spazio fortemente tridimensionale e realistico, costruito con una prospettiva che tiene conto del punto di vista dell'osservatore nella cappella, rendendo l'immagine dipinta un prolungamento dello spazio reale. I severi, eroici Apostoli disegnano un emiciclo di figure intorno a Cristo, accostato ai Quattro Santi Coronati che Nanni di Banco scolpisce per Orsanmichele, a ulteriore conferma che Masaccio cerca nella scultura i modelli di riferimento per rinnovare il linguaggio della pittura. Il volto corrucciato di San Pietro, che al centro dell'affresco fa eco con la mano al gesto di Cristo, trasmette una forza morale sintesi dello spirito degli artisti del primo Rinascimento. L'edificio che chiude la composizione a destra è costruito secondo le regole della prospettiva brunelleschiana, che impone uno scorcio rigoroso anche alle aureole degli Apostoli.

Affreschi della Cappella Brancacci: Pagamento del Tributo

Altri Episodi nella Cappella Brancacci

  • Battesimo dei Neofiti: presenta alcuni nudi magistralmente proporzionati e realisti che aspettano emozionati di ricevere il sacramento. Uno è inginocchiato nel fiume, un altro, già spogliato, aspetta coprendosi con le braccia perché trema per il freddo (una figura di grande realismo, elogiata dal Vasari).
  • San Pietro risana gli infermi con la sua ombra: scena ambientata in un borgo con nuove e vecchie costruzioni. San Pietro, ammantato di giallo, guarisce gli infermi al suo passaggio. Nel primo piano, l'infedele Anania stramazza a terra ai piedi di San Pietro per punizione divina.
  • Resurrezione del figlio di Teofilo e San Pietro in cattedra: quest'affresco fu danneggiato e completato con gli interventi di Filippino Lippi.

Il Polittico di Pisa e San Giovanni Evangelista

Nel 1426, Masaccio ricevette dai Carmelitani di Pisa la commissione di un grande polittico per la chiesa del Carmine, smembrato nel XVIII secolo e oggi con pannelli dispersi in vari musei. Questa è l'opera meglio conosciuta e documentata della sua carriera. Si tratta di una grandiosa macchina, i cui pannelli erano con ogni probabilità divisi da cornici e pilastrini, secondo un gusto ancora sostanzialmente medievale, a cui è da ricondurre anche l'uso del fondo d'oro e la raffigurazione perfettamente circolare delle aureole. A questo retaggio del passato Masaccio oppone il linguaggio assolutamente moderno della nitida architettura del trono della Madonna nella tavola centrale (oggi alla National Gallery di Londra).

La Crocifissione (Pisa) e la Figura di San Giovanni Evangelista

Le scorci prospettici della Crocifissione nella cimasa, coronamento di tutto il polittico (oggi alle Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli), mostrano un brano impressionante della testa del Cristo incassata tra le spalle, osservato frontalmente in modo da dare la sensazione che la sua figura presenti un errore anatomico: non ha il collo. In realtà, il dipinto era collocato nella parte alta dell'opera e lo spettatore ne aveva una visione dal basso verso l'alto; in questa prospettiva, il collo appare nascosto dal torace innaturalmente sporgente, suggerendo che Masaccio volesse rappresentare l'immagine del Cristo come se anche lo spettatore stesse ai piedi della croce. In questa composizione, non vi sono elementi architettonici o paesaggi, ma è la plasticità delle figure a determinare la spazialità della scena, con un lembo di terreno che offre ai protagonisti una solida piattaforma su cui posare i piedi.

Al brano del Cristo si accompagna quello più raffinato e sottile della veste blu di San Giovanni Evangelista, sulla sinistra, di cui in basso si scorge persino il bordo interno: tutto è funzionale a sottolineare il punto di vista da cui lo spettatore avrebbe osservato l'opera. San Giovanni Evangelista è raffigurato smunto e piangente, con il capo mestamente reclinato sulle mani congiunte. Il movimento delle sue braccia è sottolineato dal blu di una manica che contrasta con il rosso del manto. Accanto a lui, Santa Maria Maddalena è inginocchiata di spalle, ai piedi della croce, con lunghi capelli biondi sciolti sul manto rosso sangue, piega la schiena e allarga disperata le braccia protendendo le mani verso l'alto, in un incontenibile moto di angoscia e di dolore.

La Crocifissione di Masaccio dal Polittico di Pisa, con San Giovanni Evangelista

L'Adorazione dei Magi

Un'altra tavola facente parte del Polittico di Pisa è l'Adorazione dei Magi (oggi a Berlino). La scena, presentata di profilo, sembra dipinta per contrastare la celebre Adorazione di Gentile da Fabriano del 1423. La composizione di Masaccio è pacata e come un fregio, con la Sacra Famiglia e le aureole scorciate in prospettiva. Tra i Magi, due personaggi emblematici, vestiti alla moda dell'epoca e con le gambe coperte da calzamaglie, sono forse le figure dei committenti.

La Trinità in Santa Maria Novella e San Giovanni Evangelista

Sempre al 1427 (o tra il 1425 e il 1426, secondo altri studi) si data generalmente l'affresco con la Trinità in Santa Maria Novella, a Firenze. Quest'opera è caratterizzata da una straordinaria prospettiva illusionistica. La magnifica composizione architettonica, uno dei primi e più perfetti esemplari di prospettiva rinascimentale, mostra un prospetto di una cappella simile a quello di un arco trionfale classico. In alto, si vede l'Eterno Padre, sotto lo Spirito Santo in forma di colomba, e Gesù crocifisso tra la Madonna e San Giovanni Evangelista. Spesso è stato suggerito un intervento diretto da parte di Brunelleschi in questo sfondato architettonico. Le linee dell’architettura dirigono l’occhio dello spettatore inevitabilmente sulla figura del Cristo in croce, sostenuto da Dio Padre e con la colomba dello Spirito Santo in volo tra i due. Questa triade divina è sottratta alle rigide regole prospettiche, in quanto immutabile e superiore alle logiche della fisica terrena; sotto la croce invece Maria e Giovanni Evangelista sono rappresentati in scorcio come se visti dal basso.

Ai due lati, più in basso, si trovano le figure dei committenti, marito e moglie (probabilmente Berto di Bartolomeo e la moglie), che assistono inginocchiati alla scena sacra e che, per la prima volta nell’arte occidentale, sono di dimensioni identiche alle divinità, con un acume ritrattistico implacabile. Nella parte bassa dell'affresco, Masaccio raffigura uno scheletro giacente con la scritta «Io fu già quel che voi siete e quel chi son voi ancor sarete»: un memento mori che allude alla caducità della vita.

La Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella, evidenziando San Giovanni Evangelista

Analisi dell'opera Trinità del Masaccio

Altre Opere di Rilievo

Tra il 1425 e il 1426, o nel 1427, Masaccio eseguì l'affresco in terra verde noto come la Sagra, sopra una porta del chiostro della chiesa del Carmine, che commemorava la consacrazione della chiesa. Quest'opera, distrutta nei rifacimenti del chiostro tra il 1598 e il 1600, era, secondo Vasari, una scena folta di ritratti dei cittadini e artisti più in vista di Firenze, tra cui Brunelleschi, Donatello e Masolino, con una scenografia di saldo impianto prospettico.

Nel 1426, Masaccio ricevette anche importanti commissioni private, che lo fecero spostare tra Firenze e Pisa. Tra queste figurano un Desco da parto (oggi a Berlino) e la Madonna Casini (a Firenze). Il Desco da parto, di notevoli dimensioni e grande ricchezza, mostra una scena di natività nella Firenze dell'epoca, con trombettieri del Comune fiorentino e donne che entrano in una stanza in cui si trovano la partoriente e le levatrici. L'artista ha sfruttato la costruzione prospettica per suggerire il movimento dei personaggi verso lo spettatore, e il loggiato ricorda le opere di Brunelleschi.

La Morte e l'Eredità

Masaccio morì giovanissimo nel 1428, a Roma, mentre lavorava con Masolino agli affreschi della cappella Branda Castiglione della chiesa di San Clemente, lasciando alcune opere incompiute. La sua arte, che pone l'uomo come protagonista con un corpo solido, ben costruito e naturale, e che integra la prospettiva brunelleschiana e il realismo donatelliano, ha segnato una svolta epocale, fondando la pittura moderna e influenzando generazioni di artisti a venire.

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