Contesto Storico e la Nascita della Parrocchia
Lo sviluppo urbanistico di Bari, oltre la cinta ferroviaria, si è organizzato intorno alle due chiese di San Pasquale e del SS. Sacramento, dando vita ai popolosi quartieri di San Pasquale e Carrassi. La continua crescita demografica ha prodotto, soprattutto a partire dagli anni ’50, la nascita di altri importanti edifici sacri. La Chiesa di S. Maria delle Vittorie ottenne l’autorizzazione ecclesiastica per la sua trasformazione in parrocchia il 2 agosto 1949. Tuttavia, per difficoltà sorte circa i confini parrocchiali, la sua erezione canonica avvenne solo più tardi, il 23 dicembre 1956, per opera dell’Arcivescovo Enrico Nicodemo (1953-73).
Inizialmente, tale parrocchia fu accolta in una struttura di epoca antecedente: la chiesa conventuale costruita dai Padri Carmelitani negli anni 1941-1943. Questa chiesa, situata in quello che nel periodo 1943-68 era conosciuto come corso Sicilia (attuale corso Benedetto Croce), fu arricchita da diverse opere. Tra queste, una solenne funzione religiosa inaugurò e benedisse una nuova statua della Madonna del Carmelo, un pregevole lavoro in legno scolpito da Stuflesser di Ortisei. Altre nuove opere di sistemazione e quadri del pittore Umberto Colonna contribuirono ad arricchire la chiesa del popoloso rione Carrassi.
L'Architettura Contemporanea della Chiesa
L’attuale edificio della Chiesa di Santa Maria delle Vittorie, situato in Corso Benedetto Croce nel quartiere Carrassi di Bari, fu progettato dall’architetto Vito Sangirardi. Il progetto fu elaborato tra il 1972 e il 1976, e la sua realizzazione avvenne tra il 1980 e il 1985. Questa è l’ultima chiesa progettata da Sangirardi, con l'idea di un "incastonamento" in un quartiere densamente abitato. Lasciata ogni pretesa di monumentalità, il progetto trovava nella volontà di essere "Casa tra le case" e nell’essenzialità architettonica e funzionale le sue motivazioni essenziali, con l’evidente scopo di esaltare la sua naturale forza di attrazione e di partecipazione alla vita del quartiere.

L’edificio si caratterizza per la presenza di una grande parete curva sul prospetto principale, sormontata da una vetrata policroma. Inoltre, sono presenti lunghe finestrature orizzontali su ciascuna delle pareti, che contribuiscono alla luminosità interna. La pianta dell’edificio è di forma rettangolare, discostandosi dall’impianto a croce tradizionale. Partendo da quest’ultimo, la navata sembra essersi contratta fino a scomparire, dilatando invece il transetto che va ad inglobare la cantoria e l’abside. Lo spazio interno non è simmetrico; l’altare, infatti, si ritrova in una posizione avanzata, circondato anche ai lati dai banchi, favorendo un senso di comunità e partecipazione.

Con questa costruzione, Vito Sangirardi riprese l’attività artistica figurativa. Suoi sono i bozzetti della scultura esterna e del mosaico sulla parete dietro l’altare, mentre il Cristo in croce fu realizzato presso una bottega artigiana, completando l'arricchimento artistico della chiesa.
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L'Architetto Vito Sangirardi: Progettista e Artista
L'architetto Vito Sangirardi, figura chiave nella progettazione della Chiesa di Santa Maria delle Vittorie, aveva inizialmente studiato pittura, una passione che non abbandonò mai. Allievo del professor Carlo Siviero (Napoli 1882 - Capri, Napoli 1953) al Regio Istituto d’Arte di Napoli (1927-32), si perfezionò a Roma, dove ottenne i primi riconoscimenti. Il suo olio su tela "Il Novizio" (1933) impressionò favorevolmente S.A.R. la Principessa Maria di Savoia.
Sangirardi è considerato l’architetto più importante del “secondo Novecento barese”, succedendo a Saverio Dioguardi, protagonista indiscusso del “primo Novecento barese” (morto nel 1961). Fu decano dell’Ordine degli Architetti di Bari e tra le sue opere si annovera anche il complesso “Villaggio del Fanciullo”, realizzato con l’Ing. Giovanni Jacobellis.