Commento al Vangelo del 12 Dicembre: L'Inquietudine di una Generazione

L'Incapacità di Riconoscere il Bene: Un Richiamo di Gesù

Gesù denuncia l’incapacità di saper riconoscere il bene, la verità, la voce di Dio che parla in modi diversi. Anche oggi viviamo in un mondo che sembra non accontentarsi mai. Tutto viene criticato: se qualcuno parla di giustizia, è troppo idealista; se parla di misericordia, è troppo buono; se è severo, è rigido; se è gioioso, è superficiale. Ma il Vangelo ci invita a un atteggiamento diverso: a non restare spettatori che giudicano, ma persone che si mettono in gioco.

La Parabola dei Bambini in Piazza (Mt 11,16-19)

Nel Vangelo di oggi, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!".» Questa immagine rivela una generazione che non sa più né piangere né danzare, un cuore bloccato e incapace di lasciarsi toccare dalla vita.

Illustrazione di bambini in una piazza, alcuni suonano un flauto, altri si lamentano, mentre altri sono indifferenti

Le Accuse Contro Giovanni Battista e Gesù

Gesù prosegue: «È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori".» Giovanni, il più grande uomo mai esistito secondo Gesù, affascinava per la sua austerità e disciplina. Gesù, invece, sconcerta per le sue frequentazioni, perché non disdegna di mangiare e bere in compagnia. Questa attitudine di critica costante e di insoddisfazione è una fotografia perfetta del mondo: qualsiasi cosa si faccia, qualcuno storcerà il naso.

La Radice dell'Insoddisfazione Umana

Il Vangelo di oggi ci mostra quell'atteggiamento di chi critica da una parte l'austerità di Giovanni, dall'altra la gioia di Gesù che mangia con i pubblicani e i peccatori. Ci paragona a dei bambini capricciosi che battono sempre i piedi, che quando vedono una cosa la vogliono ma poco dopo ne vogliono un'altra. Non siamo mai contenti. Se qualcuno ci propone una vita di fede rigorosa e ascetica, la fuggiamo; se invece mette l'accento sull'aspetto più gioioso, la consideriamo troppo semplice e poco seria. È l'insoddisfazione che tormenta normalmente l'uomo, sempre pronto a guardare fuori di sé, facendo dei confronti che risultano inadeguati.

L'Indifferenza Emotiva e l'Apatia

Forse uno dei pericoli più grandi della nostra epoca è l’indifferenza emotiva, quella corazza sottile che ci costruiamo per non soffrire più, ma che finisce per impedirci anche di gioire davvero. È l'apatia del cristiano, dell'uomo in genere che non è più capace di meravigliarsi di Dio, non è più partecipe del suo pianto. Non danziamo nella gioia, non siamo partecipi del lutto.

Lo Scandalo della Salvezza

Spesso scandalizza che Dio ci parli tramite uomini con limiti, uomini peccatori. E scandalizza di più che Dio ci parli e ci salvi tramite un uomo che dice di essere il Figlio di Dio ma finisce come un criminale. Il brano evangelico è un accorato lamento per la leggerezza con cui i suoi molteplici e vari inviti alla grazia e alla salvezza sono caduti nel vuoto. La tentazione frequente è mettere continuamente le scuse più diverse per non lasciarsi toccare il cuore dalla parola del Signore.

La Sapienza si Riconosce dai Frutti

La sapienza - dice Gesù - si riconosce dai suoi frutti. Allora chiediamoci: cosa sto portando nel mondo? Lamentele o amore? Critiche o fiducia? Il problema non è lo stile di chi ci parla, ma la sordità del nostro cuore che critica, etichetta e giudica, evitando la cosa più difficile: cambiare. "La sapienza è stata resa giusta dalle sue opere": in altre parole, la verità si vede dai frutti, non da come la giudichiamo.

Schema che mostra la correlazione tra azioni e risultati, con enfasi sui

L'Invito di Dio al Bene (Is 48,17-19)

Dal libro del profeta Isaia (Is 48,17-19) si legge: «Così dice il Signore, tuo redentore, il Santo d'Israele: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare. Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare. La tua discendenza sarebbe come la sabbia e i nati dalle tue viscere come i granelli d'arena".» Il profeta Isaia ribadisce con insistenza che Dio desidera soltanto il bene del suo popolo e insegna la strada da percorrere. Dio si lamenta dell'infedeltà del suo popolo, causa di tutte le sue sventure, e fa balenare dinanzi ai suoi occhi quale sarebbe stata la sua felicità se avesse obbedito ai suoi comandi.

Aprirsi ai Doni di Dio

Riconoscere il venire di Dio non dipende da un ragionamento. Quando si cerca di camminare sulla via voluta per sé stessi da Dio, si sta tendenzialmente col cuore aperto a riconoscere e accogliere i doni che Dio manda. Dobbiamo prepararci ad accogliere il Signore. Anche la nostra generazione deve lasciarsi toccare nel profondo del proprio cuore dalla predicazione del Vangelo.

L'Appello alla Conversione e all'Umiltà

A volte, se siamo onesti, siamo proprio così, come i bambini capricciosi mai contenti del gioco proposto. La buona notizia è che Dio non si stanca delle nostre indecisioni. Continua a suonare la sua musica: a volte è un canto di gioia, altre un lamento che ci chiama alla conversione. Ci chiede solo questo: lasciarci raggiungere da un evento, da un gesto, da una parola che può ancora commuoverci.

Superare le Tenebre con Verità

Convertirsi al Natale significa riprendere in mano la propria vita spirituale, lasciar nascere Cristo in noi, lasciarci raggiungere dalla nostra anima. Per superare le tenebre bisogna anzitutto riconoscerle con verità, chiamarle per nome e cognome, senza difenderci di fronte a Dio, che desidera sempre e solo il nostro bene. Rafforza, o Padre, la nostra vigilanza nell'attesa del tuo Figlio, perché, illuminati dalla sua parola di salvezza, andiamo incontro a lui con le lampade accese.

Accogliere il Signore nel Cammino d'Avvento

Il Signore viene, e i testi liturgici dell'Avvento sono un'ottima guida perché il cuore si disponga, purificato e libero dal male, ad accogliere il Signore. San Giovanni Battista ci raccomandava di “rimpicciolirci”. Facciamoci, dunque, piccoli per poter capire ed accogliere il “Piccolo-Dio” che si presenta nell’umiltà delle fasce. Lui, nel freddo e nella povertà estrema di Betlemme, non gridò e nulla ci rimproverò; al contrario, comincia già a caricare sulle sue piccole spalle tutte le nostre colpe. Allora, dobbiamo avere paura di Lui? Davvero avranno valore le nostre scuse di fronte a questo “Piccolo-Dio”?

Chi segue il Signore avrà la luce della vita, perché la storia dell'umanità sembra segnata da un ricorrente atteggiamento di diffidenza verso Dio, in cui l'uomo è tentato di vedere un pesante limite al proprio bisogno di espandersi e affermarsi. A Gesù lo stupisce il nostro cuore, troppe volte anticonformista ed ingrato. Non siamo mai contenti, ci lagniamo sempre, ma «la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Dio viene all’incontro dell’uomo, ma l’uomo rifugge da Lui. La Parola di Dio continua a prenderci per mano perché disponiamo il nostro cuore ad accogliere il Signore.

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