La vita eremitica, radicata in una profonda tradizione spirituale che affonda le sue radici nei primi secoli del cristianesimo, continua a manifestarsi in figure significative anche nel mondo contemporaneo. Questa trattazione esplora i profili di due eremiti di nome Michele, ciascuno a suo modo interprete di un cammino di fede e dedizione, e approfondisce alcuni aspetti della ricca storia e della pratica dell'eremitismo.
Fratel Michele Falzone, l'Eremita di Sant'Alberico
Fratel Michele Falzone, l’eremita di Sant’Alberico, è stato una figura assai popolare, a dispetto del suo “mestiere” per antonomasia lontano dal mondo. L’Eremo di Sant’Alberico, situato sopra l’abitato di Balze, nel comune di Verghereto, è e resta un punto di riferimento assai popolare, meta di tanti pellegrini e giovani scout.
L'Incontro con Papa Francesco
Più di una decina d’anni fa, poco prima di morire all’età di 51 anni, Fratel Michele Falzone ha conversato per una decina di minuti con Papa Francesco. Questo accadde ai primi di gennaio 2014, nell’ambito della tradizionale udienza del mercoledì, durante la quale una delegazione di 55 cittadini delle parrocchie di Balze e Verghereto fu ricevuta dal Santo Padre per i ringraziamenti in merito alla costante e rinnovata tradizione balzerana di donare il brillante muschio per il presepe natalizio della Città del Vaticano. Fratel Michele ha donato al Papa un quadro di Alberto Angeli di Mercato Saraceno, raffigurante Gesù e Papa Francesco che dialogano seduti su una panchina con accanto San Francesco d’Assisi.

Fratel Michele raccontò di quella cordiale conversazione con Papa Francesco: "Non ci speravo e poi una volta davanti a lui ho parlato delle mie precarie condizioni di salute. Mi ha abbracciato, confortato e incoraggiato a non perdermi d’animo e avere fede". "Poi", aggiunse Fratel Michele, "quando gli ho consegnato il quadro ha esclamato con la sua verve: ‘Oh finalmente un quadro che si capisce! A volte ricevo quadri che non si capiscono’". Un incontro breve ma di grande significato sia sul piano religioso, sia umano, tanto imprevisto quanto straordinario. "Sei sereno?", gli chiese il Santo Padre alla fine del colloquio. E Fratel Michel rispose: "No, sono felice, perché fra poco sarò da Dio".
Una Figura Popolare e Innovativa
Figura alla mano, diretta e comunicativa, sempre sorridente, Fratel Michele ha portato all’Eremo di Sant’Alberico - anche quando era immerso nella neve invernale - un po’ di mondo con le nuove tecnologie. Ha puntato una webcam sullo storico edificio e ha utilizzato per la sua opera pastorale i social network. Un paradosso che lo rendeva così vicino e così inaccessibile contemporaneamente.
La Scomparsa e la Memoria
Fratel Michele si è spento due settimane dopo il colloquio con il Papa, alla età di 52 anni, distrutto nel suo corpo terreno da un tumore, nella clinica Toniolo di Bologna, dove era ricoverato per un male incurabile. Il funerale si è tenuto mercoledì 15 nella cattedrale di Cesena, preceduto dalla veglia di preghiera la sera di martedì. Il rito è stato officiato dal vescovo Douglas Regattieri. Dopo, la salma è partita per il cimitero delle Balze e, appena le condizioni meteo lo hanno reso possibile, la tumulazione si è tenuta presso l’eremo stesso, accanto ai precedenti eremiti di Sant’Alberico, come da lui richiesto.
Padre Michele Di Monte, Eremita Diocesano
Padre Michele Di Monte, nato nel 1978, è sacerdote della Chiesa ambrosiana dal 2004. Nel 2014 ha ricevuto l’abito e la consacrazione come eremita diocesano. Vive a Lornico nel piccolo Eremo degli Angeli, nella Valmuggiasca (Lecco), dedicando la sua vita a penitenza, preghiera e lavoro.

L'Eremo degli Angeli e le Pubblicazioni
L'Associazione Eremo degli Angeli, con sede a Vendrogno (LC), collabora con l’eremita P. Michele Di Monte per la formazione sulle tracce della grande tradizione eremitico/monastica. L’eremita P. Michele Di Monte, traducendo la biografia di Paisij Veličovskij, attinge alla sapienza monastica della tradizione russa per parlare alla Chiesa e ai cristiani del nostro tempo. Tra le sue ultime pubblicazioni si ricordano: Giuseppe l’Esicasta. Maestro della preghiera del cuore (2015); Rabban Busnaya (2015); Paisij Velicˇkoskij (2016); La via della Solitudine (2016). Per Lindau ha pubblicato: Paisie Olaru. Istruzioni per la vita spirituale (2017).
La Sapienza Monastica e il Senso della Tradizione
L’introduzione ai lavori di Padre Di Monte imposta un criterio chiaro di discernimento tra tradizionalismo - da rifiutare - e senso della tradizione, ovvero la coscienza di essere sempre figli ed eredi nel campo della fede cristiana e della vita della Chiesa. Alla smoderata passione di novità che porta la teologia a derive pericolose, egli contrappone l’umile riflessione sul dato oggettivo della fede e il servizio alla comprensione autentica attraverso una vita coerente al vangelo. Questo si realizza vivendo la comunione ecclesiale, non solo in senso orizzontale, ma anche verticale, nel senso di una sentita appartenenza a coloro che fin dall’inizio hanno seguito il Signore. In questo senso, il Commonitorium di Vincenzo di Lerins ha ancora molto da insegnarci.
La Ricchezza della Tradizione Eremitica e Monastica
La vita eremitica, sebbene oggi meno diffusa, affonda le sue radici in una storia millenaria di ricerca spirituale e dedizione a Dio. Per gli eremiti, la preghiera è importantissima. Essi si votano interamente ad essa, sottomettendo tutta la loro vita, la loro evoluzione, l’applicazione, la foga, lo zelo, gli sforzi e tutto il loro essere alla preghiera. Noi altri, umili, poveri e deboli per natura e per condizione, possiamo osservare la vita di un eremita dall’esterno e ricavarne un’impressione basata sul suo comportamento. Tuttavia, chi potrebbe descrivere il suo mondo interiore, i suoi gemiti silenziosi e tutto ciò che offriva giorno e notte a Dio?
1)”L‘eremita ha una speciale funzione nel corpo mistico” Thomas Merton~Un vivere alternativo
Le Origini del Monachesimo Cenobitico: San Pacomio
Le indicazioni per l’accettazione degli aspiranti alla vita monastica nei monasteri, sin dalle origini, hanno seguito norme precise. Per esigenze di ordine progressivo, si trattava della formazione di colui che intendeva rinunciare al mondo, esponendo le condizioni poste a coloro che desiderano consacrarsi a Dio nei monasteri. A Tabennesi, nell’Alto Egitto, Pacomio aveva fondato nel 323 il suo primo monastero di vita cenobitica, associando alcune regole proprie degli Egiziani e altre proprie dei Tabennesiti.
Sull’inizio di vita anacoretica di Pacomio con l’anziano Palamone si racconta che «Pacomio si alzò e andò dal santo anziano Palamone. Bussò alla porta della sua casa. L’anziano guardò da uno spiraglio, lo vide e lo apostrofò rudemente: “Ehi perché bussi?”. Il suo linguaggio, infatti, era un po’ brusco. Pacomio gli disse: “Vorrei che tu mi permettessi di divenire monaco qui, accanto a te, padre”. L’anziano apa Palamone gli rispose: “Questo che cerchi non è cosa semplice. Molti sono venuti qui per questo, ma non hanno potuto resistere e sono tornati indietro, vergognosamente, per non aver voluto soffrire nell’esercizio delle virtù. Eppure la scrittura ce lo ordina in molti passi, esortandoci a soffrire in digiuni, veglie e numerose preghiere per salvarci. Ora dunque va’, torna a casa tua, tieni fermo quanto hai già acquisito e sarai degno di onore di fronte a Dio. Oppure esaminati su ogni punto, per sapere se sarai capace di resistere."
Il Monte Athos: Un Giardino della Deipara
Chi, al giorno d’oggi, non conosce la Santa Montagna dell’Athos? Secondo la Tradizione, durante un viaggio la Madre di Dio, accompagnata da san Giovanni Evangelista, recandosi a Cipro per visitare Lazzaro, si sarebbe fermata sulla punta della costa in Grecia che oggi si chiama Monte Athos. Ammaliata dalla bellezza del luogo, domandò al Figlio suo di poter ottenere quel luogo tutto per sé, e una voce dal Cielo le avrebbe risposto affermativamente. D'ora innanzi, la Deipara avrebbe avuto là il suo giardino.

Fin dal IV secolo la zona venne abitata da eremiti cristiani e da alcuni pagani. Quando nel VII secolo l'Egitto fu invaso dai musulmani, molti monaci egiziani scapparono rifugiandosi su questo monte. Circa due secoli dopo, Giovanni Kolovos nel 866 costruisce il primo monastero vero e proprio, la Grande Vigla. Una bolla imperiale convalidò l'esistenza di questo cenobio. Come affermato da san Silvano del Monte Athos: "Che aspetteremo ancora? Che qualcuno dall’alto dei cieli ci canti un canto celeste? Ma in cielo tutto vive dello Spirito Santo e sulla terra il Signore ci dona lo stesso Spirito Santo. Nelle Chiese, le liturgie sono compiute dallo Spirito Santo; nei deserti, sulle montagne, nelle caverne e dovunque, gli asceti di Cristo vivono nello Spirito Santo; e se li guardiamo, saremo liberi da ogni oscurità e la vita eterna sarà nelle nostre anime già quaggiù".
La Vita Eremitica come Anticipazione del Cielo
L’unico fine a cui tende la santa Chiesa è la Gerusalemme celeste. Ogni membro del corpo ecclesiale è costituito per confluire a questo fine. Vi è però una forma di vita che non solo vi ci conduce, ma che la anticipa. La vita eremitica, liberando gli uomini dalle preoccupazioni che spesso allontanano dal cielo, li rende simili agli angeli e ad essi li unisce.
Santi, Eremiti e Visionari: Il XII Secolo
Il XII secolo fu una delle epoche più importanti della storia della Chiesa: un’epoca di cambiamenti, di riforme, di grandi santi - come Bernardo di Chiaravalle o Ildegarda di Bingen - o di eretici come Abelardo o Arnaldo da Brescia. Era un tempo che vedeva la Chiesa divisa, con papi e antipapi che si scomunicavano a vicenda. Un uomo come Bernardo denunciava che il corpo mistico di Gesù Cristo era lacerato da una ferita così grave che anche i migliori rimanevano dubbiosi su quale delle due parti schierarsi, ed egli si consacrò interamente per comporre i dissidi e per la felice riconciliazione e unione degli animi. Anche in campo politico, i sovrani, per ambizione di dominio terreno, erano separati da spaventose discordie. L’unico rimedio a questi mali era la santità, e tra i santi più importanti ci fu anche Elisabetta di Schönau, che di Ildegarda fu discepola e sodale, autrice del Libro delle visioni.
San Giovanni Battista: Il Precursore e Archetipo dell'Eremita
Nella tradizione cristiana, San Giovanni Battista è noto anche come “l’ultimo profeta dell’Antico Testamento”, il “precursore di Cristo” o il “profeta glorioso”. Tipologicamente collegato al profeta Elia, il Battista viene rappresentato con le ali, come un messaggero divino. In greco, il termine evangelos (da cui derivano le parole “angelo” ed “evangelista”) significa “buon messaggero”, “portatore di buone notizie”. Sia nel Vangelo di Luca (7, 28) che in quello di Matteo (11, 11), Cristo afferma esplicitamente che “tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni”. Un inno liturgico cantato nella festa della natività del Battista lo proclama come “culmine e corona dei profeti”. Egli incarna un archetipo di vita eremitica, di preparazione e testimonianza radicale nel deserto.