Maria occupa nella vita e, quindi, anche nella preghiera del cristiano un posto privilegiato, perché è la madre di Gesù. A ricordarlo è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico e dedicata alla preghiera in comunione con Maria.
Le Chiese d’Oriente l’hanno spesso raffigurata come l’Odigitria, colei che ‘indica la via’, cioè il Figlio Gesù Cristo. Francesco ha osservato: “Mi viene in mente quel bel dipinto antico dell’Odigitria nella cattedrale di Bari: semplice, la Madonna che mostra Gesù nudo. Poi hanno messo camicie per coprire la nudità, ma la verità è che Cristo è nato da Maria ed è il mediatore, e lei segnala il mediatore, lei è l’Odigitria”.

Nell’iconografia cristiana la sua presenza è ovunque, a volte anche in grande risalto, ma sempre in relazione al Figlio e in funzione di lui. Le sue mani, i suoi occhi, il suo atteggiamento sono un ‘catechismo’ vivente e sempre segnalano il cardine, sempre segnalano il centro: Gesù. Maria è totalmente rivolta a Lui, a tal punto che possiamo dire che è più discepola di madre. Quella segnalazione alle nozze di Cana: ‘Fate quello che lui vi dirà’. Sempre segnala Cristo, è la prima discepola.
Questo è il ruolo che Maria ha occupato per tutta la sua vita terrena e che conserva per sempre: essere l’umile ancella del Signore, niente di più. A un certo punto, nei Vangeli, ella sembra quasi scomparire; ma ritorna nei momenti cruciali, come a Cana, quando il Figlio, grazie al suo intervento premuroso, fece il primo ‘segno’, e poi sul Golgota, ai piedi della croce.
L'Annunciazione: L'incontro con l'Angelo
La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, l’angelo disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei (Lc 1,26-38).
La Teologia di Maria: tra Umiltà e Grandezza
Alla vigilia della grande festa dell’Annunciazione, si discute sul ruolo di Maria. Di fronte all’Angelo, Maria si presenta come l’umile ancella del Signore. Ma nel Magnificat lo Spirito Santo parla attraverso di Lei e ci parla di Lei: “Grandi cose ha fatto in Me l’Onnipotente”. Questa è Maria per i veri cristiani: l’Onnipotente per Grazia, la Corredentrice universale, Colei che schiaccerà e vincerà il maligno per sempre. Tuttavia, alcuni interpretano il suo ruolo come quello di “umile ancella del Signore, niente di più”, sottolineando come questo possa mettere in secondo piano il suo essere “Madre di Dio”.
Ci sono state interpretazioni che hanno suscitato dibattito, come l’idea che Maria, sul Golgota, si sia sentita ingannata da Dio Padre, o l’affermazione che la sua concezione immacolata significhi essere “la prima salvata”, negando implicitamente il dogma dell’Immacolata Concezione. Altre interpretazioni hanno definito Maria “meticcia”, definizioni considerate blasfeme da alcuni.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto (Lc 1, 45). Maria è stata scelta da Dio per Grazia! Questa consapevolezza fa scaturire in Lei, il gioioso riconoscimento della bontà di Dio, che compie opere grandi in quanti si affidano a Lui, ed in Lui pongono ogni speranza. Per tutto ciò, dirà il Concilio, precede di gran lunga tutte le altre creature celesti e terrestri (LG, n.53).
Nel cuore di Dio, Maria, dall'eternità, occupa il "primo posto", fra tutti coloro che il Padre ha scelti in Cristo, prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto (Ef 1, 4). Già per la pienezza di Grazia, di cui Dio l'adornò fin dalla sua Immacolata Concezione; perché scelta per l'Incarnazione del Verbo: "Il Signore mi possedette...dal principio dei tempi - può dire Maria - prima di ogni sua opera" (Pr 8, 22); perché unico raggio di speranza, che illuminò le tenebre dell'umanità decaduta: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa" (Gn 3, 15).
Maria ha saputo vivere la sua figliolanza Divina, con un profondo senso di umile dipendenza ed amorosa adesione, a tutti i voleri di Dio: "Ecco la serva del Signore..."(Lc 1, 38). Altresì, è consapevole del suo ruolo di creatura, di fronte al Creatore, benché l'abbia elevata a così alta dignità, che - "Dopo quella di Dio, è la più grande che si possa pensare" (Pio XI, nella "Lux Veritatis"). L'essersi dichiarata "serva"- ("Ancella"), con questa parola Maria, vuole esprimere il suo atteggiamento interiore, non transitorio, ma permanente, simile a quello di Gesù, il "Servo di Jahvè": "Ecco, io vengo... per fare, O Dio, la tua volontà" (Eb 10, 7).
Così Maria, fedele alla sua opera, accetterà incondizionatamente, ogni volere di Dio: il lungo e disagiato viaggio verso Betlemme, dove darà alla luce il Figlio di Dio, nell'umile e povero ricovero di una stalla; la fuga notturna in Egitto, con i conseguenti disagi e stenti dell'esilio; il lavoro e la fatica di una vita povera; la separazione dal Figlio, che si allontana da Lei, per darsi all'Apostolato; le tante persecuzioni ed ingiurie, rivolte a Gesù, ma che tanto hanno fatto soffrire il suo cuore di Madre; l'obbrobrio della Passione e del Calvario, fino alla Morte del Figlio diletto. Che grande esempio di umile dipendenza da Dio; di fedeltà assoluta alla sua Volontà, e di perseveranza nella Vocazione, malgrado le difficoltà e i sacrifici, che si possono incontrare sul proprio cammino!
Maria, Donna Umile
Maria si era svuotata del proprio «io», aveva annichilito se stessa per Dio. Spiccava in lei la «kenosi» come in Gesù suo Figlio, di cui san Paolo nella lettera ai Filippesi dice: «semetipsum exznanivit spogliò se stesso» e assunse la forma di schiavo (Fil 2, 7). È interessante notare come Maria adoperi riguardo a se stessa il medesimo vocabolo che Paolo usa per significare l'atto dell'incarnazione del Verbo. Paolo infatti ci dice che Cristo si è fatto schiavo (Fil 2, 7) e Maria rispose all'angelo Gabriele, definendosi come la schiava del Signore (lC 1,38).
Gesù aveva detto di se stesso che aveva il cuore mansueto ed umile (cf. Mt 11, 29); Maria dice di se stessa che il Signore aveva guardato la piccolezza, l'umiltà della sua schiava (Lc 1, 48). Se la redenzione effettua nell'uomo una somiglianza al Verbo incarnato, perché coloro che «egli da sempre ha conosciuto, Dio li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo» (Rom 8, 29), è chiaro che colei che fu la redenta per eccellenza, la perfettamente redenta - come possiamo vedere dal fatto del suo concepimento immacolato e della sua assunzione in corpo ed anima nello splendore eterno di Dio alla fine del suo passaggio terreno - non poteva non essere, come il Figlio, contraddistinta dall'umiltà.
La sua fede emanava e produceva, in un costante crescendo, proprio questo atteggiamento di serva nei confronti di Dio, del suo Signore, e degli uomini, suoi fratelli e sorelle, tutti quanti figli e figlie dello stesso Signore e Padre. La sua vita non era una vita incentrata sul suo «io», su se stessa, ma sul suo Signore e sul Figlio in cui riconosceva il Messia, il Liberatore del Popolo, che incarnava le promesse, sosteneva e formava la vita e la speranza del popolo d'Israele.
Attraverso le vicende della vita del Figlio e della propria vita, Maria imparava che la sua missione era come quella del Battista: aiutare la missione del Figlio, nascondendosi, annichilendosi, rendendosi sempre più piccola. Le vicissitudini della vita, da lei viste nella luce di Dio, le facevano continuamente capire che bisognava accettare il piano di Dio, che contemplava il modo in cui il Figlio suo doveva compiere la promessa di Yahweh e salvare il popolo, attraverso l'incomprensione, la persecuzione, l'umiliazione, la sofferenza, il rifiuto, la morte. Da parte sua, era continuamente chiamata a partecipare alla sorte del Figlio, ad aderire ai misteriosi disegni del Padre nel silenzio e nell'umiltà, non cercando quindi la grandezza e il potere, ma - come e con il Figlio - accettando le umiliazioni, gli insuccessi, l'apparente disfatta della vita e dell'opera del Figlio, l'apparente annientamento della promessa di Dio, insieme all'apparente vittoria delle forze del male sul potere della bontà, la vittoria del Malvagio sul Divino.
I segni del tempo della sua vita e della vita del Figlio le indicavano la sua missione di «umile ancella del Signore». La sua storia, fatta non di gloria, di godimenti o di soddisfazioni personali, le dava continua occasione di sentirsi piccola, debole, insufficiente, umanamente insicura del presente e del futuro, completamente dipendente dal suo Signore, incapace da sola di seguire la traccia dei suoi disegni incarnati nella trama della vita di suo Figlio, che s'intesseva di fili sempre e totalmente imprevedibili e nuovi. Insomma, ogni momento della vita di Maria le palesava sempre più che era chiamata ad essere l'umile ancella, ad abbracciare Dio e il suo volere nel suo cuore con amore umile e grande, e con un senso di totale e incondizionata fiducia.
La sua vocazione era di accettare Dio in modo degno di Dio - cioè con totale umiltà, con un atteggiamento genuino e sincero di una che si sente polvere, vicina alla terra, all'humus, (donde il vocabolo: humilis) nei confronti di Colui che è «semper maior», sempre più grande. Maria era chiamata ad accettare Dio con la piccolezza e con l'umiltà che sole dispongono l'uomo ad accogliere il Signore come egli è. Dio poteva essere concepito solo da un cuore che non cercava né il potere, né la propria soddisfazione, né il proprio arricchimento, accettando di accoglierlo. Dio poteva diventare uomo solo sotto un cuore che cercava Dio per sé stesso, cioè sotto un cuore che si riconosceva debole e indegno dell'Altissimo, e si meravigliava della grandezza e della bontà di Dio, che sceglie la debolezza per incarnarsi; un cuore quindi che trasaliva di gioia nel poter offrire sé stesso al Signore, perché questi potesse compiere il suo piano d'amore e di salvezza a favore dell'uomo.
Non la ricerca del potere, della propria grandezza o del proprio interesse da parte dell'uomo attira il divino verso l'umano, ma l'amore dell'umiltà, il riconoscimento della propria debolezza, la generosa ricerca della volontà di Dio e dell'interesse degli altri: queste qualità sl che preparano la via affinché il Signore venga tra gli uomini e rimanga tra loro. C'è di più: queste ultime disposizioni fanno diventare l'uomo divino, quasi incarnazione di Dio, come lo fu in modo sublime e sovreminente Maria.
Papa Francesco parla di Maria
Il Ruolo della Donna e la Mariologia
Il ruolo della donna, con Maria, è «essenziale per la storia della salvezza», e «non può che esserlo per la Chiesa e per il mondo». Il Pontefice è tornato sul ruolo della donna, parlando di Maria, la Donna per eccellenza. Lo ha fatto ultimamente nell’udienza ai docenti e agli studenti della Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma, lo scorso 24 ottobre. Sulle parole del Pontefice abbiamo chiesto un commento a padre Stefano Cecchin (o.f.m), presidente della Pontificia Accademia mariana internazionale.
Papa Francesco si è soffermato sul ruolo della mariologia nel nostro presente. Sulla sua importanza, oggi. Si è chiesto e vi ha chiesto: «La mariologia oggi serve alla Chiesa e al mondo? Ovviamente la risposta è sì. Andare a scuola da Maria è andare a scuola di fede e di vita». E, allora, chiedo a lei, quanto la mariologia può incidere sul cammino della Chiesa, nel nostra contemporaneità? La mariologia, oggi, deve fare i conti soprattutto su un dato: togliere la polvere da Maria. Lo dice bene il Pontefice: bisogna togliere «la polvere che si era depositata su di essa nei secoli». Infatti è stato fatto nel tempo? Abbiamo rivestito la madre di Gesù, di corone e argenti, di abiti splendidissimi per far risaltare la gloria in cui ora lei si trova. Ma, esaltando questo, inevitabilmente abbiamo messo in secondo piano o dimenticato che Maria è - prima di tutto - la serva del Signore, umile ancella. Il coprirla di sovrastrutture non ha fatto bene alla sua figura, perché l’ha resa una donna “irraggiungibile”. È necessario, dunque, ridare a Maria la sua immagine evangelica. Proprio come dice il concilio, citato dal Pontefice. Solo ritornando al valore antropologico è possibile ritrovare la vera Maria. Così da poterla imitare come la Chiesa è chiamata a fare.
Quali sono, dunque, i nuovi orizzonti della mariologia? La mariologia è una realtà che dobbiamo conoscere e quindi studiare tutti. Su questo siamo tutti d’accordo. La Chiesa, che ha Maria come suo modello, per realizzarsi deve comprendere, capire chi è realmente Maria. Non si può imitare il “modello” se non lo si conosce. Il rischio di oggi è che abbiamo tante realtà mariane, tanti libri su di lei (magari di basso profilo teologico), ma pochi conoscono «la vera dottrina cattolica su Maria». Come aveva detto san Paolo vi nel concilio, «costituirà sempre la chiave per l’esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa». Dunque, l’aspetto mariologico è fondamentale per quello mariano: va benissimo tutto l’apparato devozionale, come il rosario, le varie consacrazioni, ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare che devono condurre ad imitare i valori e le virtù della donna di Nazaret, divenuta madre di Dio.
Per tutto questo è necessario lo studio della mariologia, che purtroppo, sembra stia scomparendo da molti centri di studio con le poi inequivocabili conseguenza di ridurre la madre di Dio a una semplice devozione, che spesso - ormai - sfocia in una devozione esagerate o nella ricerca di fenomeni fantastici e nei messaggi apocalittici (soprattutto nel tempo della pandemia). La domanda nasce spontanea, allora: Maria, dunque, chi è? È una donna soprattutto. Una donna di fede, di preghiera che ha ascoltato la Parola e che si è fatta serva della Parola, tanto da generare la carne del Figlio di Dio. Della Parola. «E il Verbo si fece carne», non dobbiamo mai dimenticarlo. «La Madonna ha reso Dio nostro fratello e in quanto madre può rendere più fraterni la Chiesa e il mondo».
Il Pontefice con queste parole ritorna al concetto di fraternità umana, tema della sua ultima enciclica, «Fratelli tutti». Come poterci accostare a questo mistero del vedere Maria come nostra madre? Il Pontefice è molto chiaro: sottolinea come sia possibile trovare in lei la madre dell’intera famiglia umana. Questa non può che essere interpretata come la creazione. Il Pontefice cerca di continuare il discorso che già aveva cominciato Giovanni Paolo ii con la sua Mulieris dignitatem e la Lettera alle donne, mettendo in luce la maternità di Maria. Giustamente Papa Francesco si chiede: può esserci un mondo senza madri? La riposta è no. In Maria avviene qualcosa di speciale, unico: il Padre si rivela come Madre perché ha nel grembo il Figlio. Crea l’universo per il Figlio e attraverso il Figlio. Il fine stesso della creazione è, dunque l’incarnazione del Verbo. E dove avviene se non in un grembo di madre? Nel grembo di una donna. È la madre che riesce ad accogliere la vita e lascia spazio alla vita. Così fa Maria. Questo senso dell’accoglienza è profondo in Maria, tanto da spingerla a perdonare subito addirittura chi ha rinnegato, chi ha tradito il Figlio. È la Madonna che troviamo nel Cenacolo. Non chiude la porta, anzi riesce - perché appunto madre - ad accogliere tutti. Accogliere tutti: viene, dunque, in mente l’immagine della Chiesa. Giusto? Certo. Maria è accoglienza, così come deve esserlo la Chiesa. Perché? Perché vivere Maria - così come la Chiesa è chiamata a fare - vuol dire innanzitutto vivere il sacro Vangelo. Tutti noi, suoi figli, dobbiamo custodire Maria: e questo vuol dire vivere il Vangelo.
Assieme a ciò, non possiamo dimenticare però lo studio su lei, e anche la cosiddetta “via della Bellezza”, tanto cara a Papa Paolo vi. Nella lettera che ci ha indirizzato il Pontefice lo scorso quindici agosto, nella festività dell’Assunta a queste due vie aggiunge quella della solidarietà. La Pontificia Accademia mariana internazionale sta indirizzando i propri sforzi proprio verso queste tre vie indicate dal Pontefice.
L'Umiltà e la Purezza di Maria
I nostri progenitori Adamo ed Eva non si accontentavano di essere fatti a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1, 26), ma volevano essere grandi come Lui, assecondando la falsa promessa di Satana (Genesi 3, 4). Il desiderio di dare un senso alla propria vita e di vederla realizzata pienamente è molto umano, ma non è giusta la pretesa di voler essere chissà chì e di andare oltre le proprie possibilità. Il Vangelo riporta episodi poco edificanti perfino degli Apostoli, che discutevano su chi di loro fosse il più grande. Nell’ultima cena, di fronte a questa discussione (Luca, 22, 24-27) Gesù ha dato loro una lezione pratica, lavando i piedi ai dodici, incominciando da San Pietro (Giovanni 13, 2-11). Gesù è il nuovo Adamo che si fa servo durante l’ultima cena e servo di Jahwé sul monte Calvario.
Maria appartiene al popolo d’Israele, che aveva la convinzione profonda della grandezza di Dio e sentiva la sproporzione nell’Alleanza di un Dio Grande e Santo con un popolo piccolo e peccatore e la sproporzione tra l’immensa grandezza del Creatore e soprattutto del liberatore d’Israele: il Dio che dona una posterità ad Abramo (Genesi 18,10), che spacca il Mar Rosso (Esodo 14, 15-31), che fa arrivare il popolo prescelto nella Terra Promessa, attraversando il Giordano (Giosuè 3, 14-17).
Maria esulta, sapendo che Dio dà un figlio alla cugina Elisabetta anziana e sterile (Luca 1, 37), è attonita di fronte a Gesù che cambia l’acqua in vino (Giovanni 2, 9-10), è felice quando vede Gesù che dona la vista ai ciechi, fa parlare i muti, e perfino ridona la vita a tre defunti.
La povertà di Maria non è solo una condizione sociale tipica del suo tempo e del suo contesto ambientale: Lei è soprattutto “povera nello spirito”: è la ricchezza dell’infanzia, è la mendicanza del cuore che si trova nelle persone semplici (Matteo 11, 25-26). Sa che Dio è tutto e che noi siamo come dei “vasi da riempire”. Chi riconosce la sua nullità riceve tutto da Dio.
Anche Gesù “si è svuotato”, come dice l’Apostolo Paolo: “ Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Maria, vuota di sé e piena di Dio, nel Magnificat proclama: “Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha esaltato gli umili” (Luca 1, 52) sono parole che riecheggiano un’espressione già trovata nell’Antico Testamento: “Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e i superbi furono umiliati” (Ester 1, 10).
Cristo è il Salvatore, non Lei, Cristo è colui che comunicando se stesso ci fa diventare creature nuove, non Lei. Questa espressione di Dante a conclusione della Divina Commedia ci aiuta a vedere in Maria due virtù strettamente imparentate: l’umiltà e la purezza. È un richiamo importante per la nostra società che sta naufragando nell’esaltazione dell’erotismo, nella spettacolarizzazione e banalizzazione del sesso, facendone commercio e separandolo dalla dignità della persona e dal progetto di Dio.
Proponiamo Maria come ideale di donna umile, pura nel cuore e nella carne, affinché ci siano ancora giovani donne piene di candore, di amore e di tenerezza, che amino la verginità prima del Matrimonio e la maternità nella vita coniugale. Proponiamo l’umiltà ai maschi, perché non si sentano arbitri di soprusi e femminicidi. Proponiamo l’umiltà ai coniugi, perché con buon senso conservino l’unione familiare, che è il bene più grande e insostituibile per i loro figli. Proponiamo l’umiltà ai ministri di Dio, affinché servano con umile generosità i fedeli, senza presunzioni di clericalismo e rispettino in modo assoluto l’innocenza dei bambini evitando la deriva gravissima della pedofilia.