Omelia per la Solennità della Santissima Trinità (Anno C)

La Solennità della Santissima Trinità, celebrata la prima domenica dopo Pentecoste, ci invita a soffermarci in contemplazione e preghiera di fronte al mistero centrale della fede cristiana. Appena usciti dal Tempo di Pasqua, ci ritroviamo a festeggiare questa e altre solennità che, pur essendo misteri che viviamo quotidianamente in ogni singola Liturgia Eucaristica, assumono una celebrazione dedicata per sottolinearne l'importanza. Non si tratta di erigere una cattedra di teologia per spiegare filosoficamente verità che la Chiesa definisce da sempre "mistero", ma piuttosto di entrare profondamente in comunione con Dio, lasciando che sia Lui a farsi conoscere.

Icona della Santissima Trinità con Padre, Figlio e Spirito Santo

Le Letture della Domenica

Le letture bibliche di questa domenica offrono spunti preziosi per la comprensione del mistero trinitario:

  • Prima Lettura: Proverbi 8,22-31
  • Salmo Responsoriale: Salmo 8
  • Seconda Lettura: Romani 5,1-5
  • Vangelo: Giovanni 16,12-15

Dalle Scritture emerge come l'autore del libro dei Proverbi parli della Sapienza, che è da sempre, generata fin dall'eternità, presente con Dio quando Egli fissava i cieli, stabiliva al mare i suoi limiti e disponeva le fondamenta della terra. Questa personificazione della Sapienza, che era già generata prima che la terra fosse, è vista nel Nuovo Testamento come un simbolo e un'anticipazione del Figlio di Dio, che si incarna e viene nel mondo. La creazione, uscita dalle mani e dal cuore di Dio, manifesta la sua gloria, e l'uomo, contemplandola, si scopre piccolo ma grande agli occhi del Signore, che lo ha reso signore e custode della sua opera meravigliosa, come recita il Salmo Responsoriale.

Il Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15): Lo Spirito della Verità

Nel Vangelo di oggi, un breve frammento del lungo discorso che Gesù tenne ai suoi apostoli la sera del Giovedì santo, nel cenacolo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,12-15).

Queste parole sottolineano l'inabilità degli apostoli di comprendere pienamente il peso della croce di Gesù. È il compito dello Spirito, promesso dal Signore, quello di aiutare i discepoli a comprendere e ad accogliere interamente l'insegnamento e l'opera di Gesù. Solo dopo la Pentecoste, con la venuta dello Spirito, gli apostoli comprenderanno il significato di queste parole. Lo Spirito è un inviato, come Gesù, e dirà ciò che ascolta da Dio, guidando la Chiesa verso la piena verità.

Il Mistero Incomprensibile e Rivelato

Il mistero della Trinità è il più importante e il meno accessibile all'intelligenza umana. La ragione umana non sarebbe mai riuscita a conoscere che Dio è in tre Persone uguali e distinte; questa verità la sappiamo solo perché Gesù ce l'ha rivelata. Vi si possono solo cogliere dei pallidi riflessi nella creazione, la quale, essendo opera di Dio, reca in se stessa l'impronta del suo Creatore.

Similitudini per un Mistero Profondo

Per illustrare la complessità di questo mistero, la tradizione cristiana si è servita di esempi. Quando san Patrizio evangelizzò l'Irlanda, volendo spiegare il mistero della Santissima Trinità, si servì di un piccolo esempio: prese fra le mani un trifoglio e disse che, come quelle tre foglioline formavano un'unica piantina, così le tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, formano un unico Dio.

Illustrazione di San Patrizio che spiega la Trinità con un trifoglio

Un altro celebre racconto vede protagonista Sant'Agostino. Si narra che un giorno, passeggiando su una spiaggia e meditando sul grande mistero della Trinità, vide un bambino che con una conchiglia prendeva l'acqua del mare e la versava in una piccola buca. Incuriosito, il Santo lo interrogò chiedendogli cosa stesse facendo. «Voglio mettere il mare dentro la buca», rispose il piccolo. Sant'Agostino, con parole semplici, cercò di spiegare al bambino che questo era impossibile. Allora il piccolo aggiunse: «Prima che tu comprenda il mistero di Dio, io avrò messo tutto il mare nella buca». Detto questo, il bimbo disparve.

Sant'Agostino e il bambino con la conchiglia sulla spiaggia

Questo episodio suggerisce che la nostra intelligenza è oltremodo limitata per afferrare un Mistero così grande. Il santo vescovo Agostino affermava con forza che questo Dio che "è colui che è", è essenzialmente "Trinità". Dio in senso assoluto è sia il Padre, sia il Figlio sia lo Spirito Santo; essi sono inseparabili nell’Essere e operano inseparabilmente, non essendoci differenza né funzionale né gerarchica, essi sono perfettamente uguali. Tuttavia queste tre persone sono distinte, non dal punto di vista della sostanza ma da quello relazionale: per cui il Padre ha il Figlio ma non è il Figlio, il Figlio a sua volta ha il Padre ma non è il Padre, entrambi hanno lo Spirito Santo ma non sono lo Spirito Santo e viceversa. Ciò significa che ciascuna delle tre persone è distinta dalle altre ma non ontologicamente diversa.

Dio è Amore: la Chiave della Trinità

Per riuscire un po' a comprendere questo grande Mistero bisogna partire dalla più bella definizione che è stata data di Dio da San Giovanni apostolo: «Dio è amore» (1Gv 4,8). In questa piccola frase è racchiuso tutto il mistero di Dio Uno e Trino. Se Dio è amore, ciò significa che vi è una comunione di Persone. Il Padre ama il Figlio, il Figlio ama il Padre, e l'Amore reciproco tra Padre e Figlio è anch'esso Persona ed è lo Spirito Santo. C'è amore solo dove c'è comunione. Ma, pur essendo in tre Persone, vi è un unico Dio, poiché l'amore unisce e, in Dio, l'amore è così perfetto che di tre Persone c'è un solo Dio. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio, e insieme non formano tre divinità, ma un unico Dio.

La Trinità nella Vita del Credente e della Comunità

Essere in pace con Dio è ciò che conta nel nostro cammino cristiano, molto più che sapere tante cose su di Lui. L'unica cosa che ci deve stare a cuore è sapere che Lui ci ama e che noi cerchiamo di amarlo a nostra volta. La vera conoscenza è l'amore. È così anche nei rapporti umani: dei nostri cari ci basta sapere che ci vogliono bene, sperimentarlo nel quotidiano; è questo che ci fa sentire in pace. Come scriveva Papa Giovanni XXIII ai suoi famigliari: «Continuate a vivere alla giornata e in pace. Il Signore benedice particolarmente quelli che amano la pace».

L'apostolo Paolo, nella Seconda Lettura di oggi (Rm 5,1-5), afferma: «Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio». È proprio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo che il nostro rapporto di amicizia con Dio Padre è salvo. Cristo, infatti, col Suo sacrificio sulla croce, si è reso tramite, paciere e garante del nostro rapporto di figliolanza e amore con Dio: «Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio».

Il brano di Paolo si conclude con parole che ci sono familiari: «La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». Ecco ricomposta la Trinità per intero, non tanto per spiegarla in Sé, ma per rassicurarci che questa comunione di persone - Padre, Figlio e Spirito Santo - non fa altro che riversare il Suo Amore nei nostri cuori e far di tutto perché questo amore non venga meno, persino nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. Restiamo in pace con Dio, lasciandoci attrarre da questo amore infinito e riamandolo a nostra volta: è questo l’unico modo di rendere onore al mistero della Santissima Trinità.

La Trinità Riflessa nell'Uomo e nella Comunità

Il mistero della Santissima Trinità si riflette in modo particolare nell'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Tra le creature visibili, l'uomo e la donna sono le più perfette, quelle che maggiormente rivelano il mistero di questa comunione divina. La famiglia umana è chiamata alla santità proprio perché è chiamata a riflettere il mistero di Dio. Più persone, unite dall'amore, formano un'unica famiglia e devono aiutarsi vicendevolmente ad amare e a servire il loro Creatore. Sganciata ed emancipata da Dio, la famiglia perde molto del suo valore e viene meno alla sua vocazione.

Salvati dall'amore, noi siamo chiamati a vivere nell'amore vicendevole. San Paolo, nella seconda lettura di oggi (2Cor 13,11), lo afferma con chiarezza: «Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi». Una famiglia che si ama, una Comunità affiatata, sono riflesso della comunione d'amore che vi è tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quando dei fratelli si vogliono bene si dice che essi sono un cuore e un'anima sola. Così si diceva della prima Comunità cristiana di Gerusalemme e così si deve dire di ogni Comunità radunata dall'amore di Dio. Come esortava san Paolo, quelle sante suore del Monastero di San Damiano, vicino ad Assisi, erano così congiunte dalla mutua carità da avere, fra di loro, come un'unica volontà (cf FF 352).

«Tendete alla perfezione» (2Cor 13,11), ci ripete san Paolo. La perfezione non consiste nel compiere miracoli, ma nell'amare con tutte le nostre forze Dio e il prossimo. Lo Spirito della verità ci guiderà a tutta la verità e riversa sé stesso nel nostro cuore (Rm 5,5), il quale comincia a fiorire e a dilatarsi sino ad "assomigliare" al cuore stesso di Dio. La questione sarà rimanere aperti a questa energia interiore perché ci conduca verso l'ascesa al nostro pieno compimento.

La Trinità in 3 minuti

La Presenza Costante della Trinità nella Vita Cristiana

Noi viviamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. La nostra vita è immersa nel mistero della Trinità. Al fonte battesimale, il ministro sacro, versando l'acqua sul nostro capo, ha detto: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»; quando ci vengono rimessi i peccati, il sacerdote dice: «Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Anche quando gli sposi sono congiunti in matrimonio e i sacerdoti sono consacrati a Dio, si pronunciano le Tre Persone divine. Perfino sul letto di morte, il sacerdote, pronunciando le parole della liturgia, dice: «Parti anima cristiana da questo mondo: nel nome del Padre che ti ha creata, del Figlio che ti ha redenta, dello Spirito Santo che ti ha santificata». Dunque Dio è sempre presente in noi, anche se, il più delle volte, come i due discepoli di Emmaus, non lo riconosciamo perché siamo distratti.

Il mistero della Trinità è stato rivelato prima con i fatti che con le parole. Gesù, al termine della sua missione terrena, constata di non aver potuto ancora trasmettere tutto il suo messaggio ai discepoli. La promessa dello Spirito Santo è la garanzia che Egli li guiderà verso tutta la verità e annuncerà le cose future, che si riferiscono all'avvenire della Chiesa. Questa è la maggiore fonte della nostra beatitudine: che le Persone della Trinità ci ammettano a godere del loro amore, un amore infinito che Dio riversa liberamente sulle creature, innanzitutto sull'uomo, salvato per mezzo del suo Figlio unigenito (Gv 3,16). L'amore infinito di Dio si manifesta nella Croce di Gesù. Guardando Gesù, morto e risorto per noi, noi vediamo tutta la ricchezza della misericordia divina, come afferma la prima lettura: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6).

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