Accanto alle rovine dell’antica città, la Pompei moderna si è sviluppata intorno al Santuario della Madonna del Rosario. A Pompei il passato antico non è mai troppo distante. Gli scavi dell'antica città, rimasta sepolta dall'eruzione del 79 d.C., continuano a riaffiorare e a essere studiati, offrendo una lettura continua di una vita urbana fermata dal tempo. Accanto a questa realtà archeologica, la Pompei moderna ha seguito un'altra storia: la costruzione e la vita di un santuario mariano sorto nel XIX secolo, che ha dato forma a una nuova comunità. Gli scavi dell'antica città e il flusso dei pellegrini verso il santuario si svolgono a poca distanza, quasi ignorandosi. Eppure entrambi raccontano una forma di sopravvivenza: quella delle cose sepolte che continuano a emergere, e quella delle cose vive che continuano a essere custodite.
Poche città portano due nomi identici con storie così distanti. L'una fermata dal tempo in un giorno d'ottobre del 79 d.C., l'altra costruita nel tempo attorno a un'immagine e a una preghiera. A Pompei le due realtà convivono senza confondersi: gli scavi continuano a restituire ciò che il Vesuvio ha sigillato; il santuario continua ad accogliere ciò che i pellegrini portano con sé. I due mondi di Pompei hanno strade, luoghi e soprattutto scenari separati e distinti: l’anfiteatro degli scavi da un lato e il campanile del Santuario dall’altro, con la vetta che si staglia come un periscopio tra il mare di Napoli e la catena dei monti, ampliando la visione dal Vesuvio. Si tratta del mondo dell’antichità e dell’arte, e quello della fede; la Pompei delle rovine e la città fondata dal beato Bartolo Longo.
Bartolo Longo: Il Fondatore e la Nascita della Nuova Pompei
All'origine di questa storia c'è il beato Bartolo Longo. Nato nel 1841 a Latiano, si trasferì a Napoli per studiare Giurisprudenza, ma il suo percorso lo portò a confrontarsi con ambienti spiritualisti ed esoterici. La conversione, maturata anche grazie all'incontro con il vescovo Giuseppe Formisano e con il sacerdote Alberto Radicati di Peschiuolo, lo orientò verso la Vergine del Rosario e verso una forma di vita cristiana.
Questa traiettoria passò attraverso la rottura: Longo dovette ricominciare e scelse di farlo in un luogo ancora privo di qualsiasi struttura religiosa. Non si limitò a diffondere una pratica devozionale, ma attorno al Rosario raccolse una comunità, avviò la costruzione del santuario e promosse opere di carità, assistenza e istruzione per i più fragili. La città nuova nacque anche da questa trama di preghiera e di responsabilità sociale, che si sviluppò in una piana ancora largamente rurale alla fine dell'Ottocento. Il Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei è stato fondato, alla fine dell'Ottocento, da Bartolo Longo, giovane avvocato pugliese tornato alla fede dopo essersi allontanato da Dio e beatificato da San Giovanni Paolo II, nel 1980.

L'Immagine Prodigiosa della Madonna del Rosario
Il punto di partenza della devozione è il quadro della Madonna del Rosario, giunto a Pompei il 13 novembre 1875 da un ambiente conventuale napoletano, in condizioni precarie, tanto da richiedere restauri già nei primi anni. Riferito all'ambito napoletano, tra il XVII e il XVIII secolo, l'opera non possiede un'attribuzione certa, ma segue uno schema tradizionale: la Vergine in trono con il Bambino che porgono il Rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena.
A Pompei, però, il quadro superò rapidamente la sua forma di oggetto pittorico. Diventò un'immagine familiare prima che un'opera da analizzare nei dettagli formali. La Madonna dal volto leggermente inclinato divenne memoria visiva del luogo. Come ricordato da Mons. Tommaso Caputo, il quadro «fu trasportato da Napoli sopra un carro di letame. Un inizio umile, in linea con lo stile di Dio che sa trarre grandi cose dal niente o dalle realtà più insignificanti».

Il Santuario: Architettura, Devozione e Opere di Carità
Il santuario prese forma progressivamente tra Ottocento e Novecento. La facciata, inaugurata nel 1901 subito dopo il Giubileo dell'Anno Santo con Papa Leone XIII, riprende il linguaggio delle basiliche romane, con il doppio ordine colonnato e il portico a tre arcate. Fin da lontano si riconoscono il campanile e le coperture dal colore verde chiaro, che emergono nel profilo della città moderna. Sulla parte alta della facciata compare, oltre all'anno, una sola parola: "Pax", legata al progetto di Bartolo Longo di dedicare il santuario alla pace universale. La scritta appare ben visibile sopra il movimento continuo della piazza e dei pellegrini che attraversano il santuario ogni giorno.

All'interno il santuario è attraversato continuamente dai pellegrini. Alcuni sostano pochi minuti, altri si raccolgono davanti all'altare maggiore, dove si trova il quadro della Madonna del Rosario. La dimensione monumentale convive con un uso quotidiano dello spazio, fatto di preghiera, attesa e passaggi continui, che rendono il luogo vivo e frequentato in ogni stagione dell'anno. «O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario…» La Supplica alla Madonna di Pompei, composta da Bartolo Longo nel 1883, lega il santuario a un testo preciso, con un autore e una storia. Viene recitata l'8 maggio e la prima domenica di ottobre, a mezzogiorno, in un rituale che scandisce il tempo annuale di Pompei. A quell'ora la piazza, il santuario e le strade vicine si fermano attorno alla preghiera recitata ad alta voce.
Il Rosario accompagna il santuario ogni giorno: le Ave Maria ripetute a bassa voce nelle cappelle, le corone strette tra le mani dei pellegrini, una preghiera ininterrotta. I Pontefici successivi vi tornano con accenti diversi, ma il santuario rimane per tutti un luogo del Rosario quotidiano, non della devozione eccezionale. Il legame con i Papi si stabilì presto, quando Leone XIII elevò il santuario a basilica pontificia nel 1901 e gli attribuì la definizione di «parrocchia del mondo», formula che richiama la diffusione internazionale della devozione pompeiana.
Le Opere di Carità: Un Santuario della Misericordia
Oltre alla costruzione del santuario, Bartolo Longo creò diverse opere di carità: orfanotrofi, scuole e istituti per i figli dei carcerati. Queste opere sociali sono ancora oggi parte integrante della missione del santuario. A Pompei, la misericordia si declina soprattutto nella carità concreta, grazie alle numerose opere sociali, nate dal desiderio di Bartolo Longo di condividere con gli ultimi del suo tempo l’amore misericordioso del Padre che lui stesso aveva sperimentato. Queste opere, ancora oggi, accolgono centinaia di bambini e adolescenti in situazioni di disagio, donne maltrattate o sole con i loro piccoli, diversamente abili, migranti, poveri, anziani ed ex-tossicodipendenti. Insieme al santuario della fede nasceva, quasi in contemporanea, il santuario della carità. A Pompei, da circa 150 anni, si continuano a scrivere pagine di una straordinaria storia di fede, di accoglienza e di promozione umana, dove la devozione alla Madonna ha coniugato l’amore per Dio e l’amore per il prossimo.
Dal Santuario di Pompei: vivere la carità
Il Giubileo 2025: Un Anno di Grazia Straordinario a Pompei
Mai come in passato, in occasione del Giubileo, i due "popoli" di Pompei - turisti e pellegrini - hanno fatto fronte comune. Strade e piazze dei due poli hanno aperto i confini, convenzionali e tuttavia tenaci, di un tempo. I due grandi affluenti hanno finito così per riversarsi in un mare comune, diventato oceano. L’oceano di folla della vecchia e della Nuova Pompei si è tradotto in numeri significativi, riportando alla categoria del fenomeno la vera e propria esplosione complessiva delle due Pompei, che sono riuscite a trovare il modo per avviare un dialogo che, in passato, ha sempre stentato a prendere il via. C’è un salto di cui tener conto e che fa ora di Pompei, la “piazza grande” di una vera e propria esposizione permanente. Non esiste area al mondo più densamente abitata ed esplorata nei suoi cammini di arte e di fede.
L’anno giubilare ha segnato insomma un prima e un dopo. Il prelato di Pompei, l’arcivescovo Tommaso Caputo, ha osservato: «Il Giubileo è sempre un evento di grazia e di crescita per ognuno di noi e per ogni chiesa locale. Ma il modo in cui ha segnato questo straordinario anno pompeiano riporta a tutto il disegno provvidenziale alla base della “Nuova Pompei”. In qualche modo l’Anno santo ricapitola in più punti la grande vicenda-Pompei. Vicenda di fede, vissuta al calore e nella tenerezza di una santità che ha fatto conoscere ancora più a fondo al mondo la testimonianza del nostro fondatore, espressione di una santità dell’oggi che illumina dall’altare ma parla attraverso le opere di carità e di un impegno sociale che, nel suo nome, il Santuario continua a portare avanti. Nessuna meraviglia, dunque, di fronte alla folla straboccante di questi tempi: Pompei attrae da più punti e sul versante fede ed arte si conferma come una grande capitale mondiale».
Un "Giubileo nel Giubileo"
Per la Chiesa di Pompei il 2025 è un anno di particolare solennità. L’Anno Giubilare Ordinario 2025, dal tema "Pellegrini di speranza", coincide provvidenzialmente con il 150° anniversario dell’arrivo del Quadro della Vergine del Rosario a Pompei, avvenuto il 13 novembre 1875. Dunque, un Giubileo nel Giubileo per la Chiesa pompeiana, inserita tra i luoghi del mondo dove è possibile ottenere l’indulgenza plenaria.
Pompei si sta preparando a celebrare «una ulteriore tappa della sua straordinaria storia di fede, di devozione mariana e di carità: un Anno in preparazione al 150° anniversario dell’arrivo a Valle di Pompei del quadro della Vergine del Rosario, il 13 novembre 1875, evento che segnò la fondazione del santuario e di fatto della nuova città», ha sottolineato Mons. Tommaso Caputo, nella Santa Messa celebrata la sera di martedì 12 novembre 2024 per dare solenne inizio all’Anno di preparazione. Alla fine del Sacro Rito, Mons. Caputo ha consegnato il Messaggio di Papa Francesco per il 150° anniversario dell’arrivo del quadro della Vergine del Rosario a Pompei e la sua Lettera pastorale.
«Così, dentro all’evento del Giubileo del 2025, “la nostra Chiesa di Pompei si appresta a vivere, a sua volta, un Giubileo tutto proprio”», ha spiegato mons. Caputo, ricordando il Messaggio del Santo Padre che si unisce «spiritualmente a quanti celebreranno la significativa ricorrenza e sosteranno in orante raccoglimento presso il tempio mariano pompeiano, per trovare conforto e speranza nel volto dolcissimo della Madre celeste».
Il Messaggio di Papa Francesco e la Missione del Santuario
«È provvidenziale - scrive Papa Francesco, - che il Giubileo del quadro della Madonna di Pompei coincida con l’imminente Anno giubilare, incentrato su Gesù nostra speranza, e con il XVII centenario del Concilio di Nicea, che al mistero divino-umano di Cristo, nella luce della Trinità, diede particolare risalto. È bello riscoprire il Rosario, in questa prospettiva, per assimilare i misteri della vita del Salvatore, contemplandoli con lo sguardo di Maria». Per il Papa, «il Rosario, strumento semplice e alla portata di tutti, può sostenere la rinnovata evangelizzazione a cui oggi è chiamata la Chiesa».
«Siamo consapevoli di quanto sia necessario riscoprire la bellezza del Rosario nelle famiglie e nelle case - prosegue il Santo Padre -. Questa preghiera è di aiuto nella costruzione della pace ed è importante proporla ai giovani perché la sentano non ripetitiva e monotona, ma un atto di amore che non si stanca mai di effondersi. Il Rosario è, altresì, fonte di consolazione per gli ammalati e i sofferenti, ‘catena dolce che ci rannoda a Dio’, ma anche catena di amore che si fa abbraccio per gli ultimi e gli emarginati, quali furono, agli occhi di Bartolo Longo, soprattutto gli orfani e i figli dei carcerati. Pertanto, incoraggio a proseguire con rinnovato impegno, mediante le molteplici iniziative del santuario, la grande storia di carità da lui iniziata: essa è l’eredità spirituale più bella che ha lasciato il beato fondatore. Possa anche oggi, all’umanità bisognosa di ritrovare la via della concordia e della fraternità, parlare ancora il Signore mediante il messaggio della Madonna di Pompei. Auspico che i suoi numerosi devoti sparsi in tutto il mondo aderiscano sempre più fedelmente al Signore, testimoniando vicinanza ai fratelli, specialmente ai più bisognosi».

Eventi e Indulgenza Plenaria durante l'Anno Giubilare
L’Anno Longhiano, iniziato nell'ottobre precedente, è ricco di appuntamenti. I temi del consueto “Buongiorno a Maria”, che si tiene alle 6:30 nei giorni feriali di maggio e ottobre, sono ispirati alla locuzione interiore “Chi propaga il Rosario è salvo!” sentita dal Beato in Località Arpaia nell’ottobre del 1872. Questa locuzione si incise in maniera talmente profonda nella sua anima da prendere forma e sostanza in opere e parole che travalicarono i confini della Valle pompeiana. La Supplica sarà presieduta dal Cardinale coreano Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, domenica 2 ottobre. Inoltre, il 19 ottobre si terrà un incontro dedicato al XX anniversario dalla pubblicazione della “Rosarium Virginis Mariae”, la Lettera di San Giovanni Paolo II sulla preghiera del Rosario, e il 26 ottobre un concerto del Coro “Mysterium Vocis” e dell’Orchestra “Artemus”.
I fedeli potranno conseguire l'indulgenza plenaria se, individualmente o in gruppo, visiteranno qualsiasi luogo giubilare e lì parteciperanno alla Santa Messa, a una Messa rituale per il conferimento dei sacramenti, alla celebrazione della Parola di Dio, alla Liturgia delle Ore, alla Via Crucis, al Rosario mariano, all’inno Akathistos, a una celebrazione penitenziale che termini con le confessioni individuali dei penitenti. Il Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei offre per i gruppi organizzati di pellegrini la possibilità di vivere l’esperienza giubilare secondo alcune proposte pastorali che possono essere modulate secondo le esigenze del gruppo, concordando il pellegrinaggio con l’Ufficio del Rettorato.
Arte e Fede: La Pinacoteca Mariana e la "Deposizione" di Mantegna
Meno di un mese dopo l'apertura del Giubileo, il Papa ha inviato, come suo legato a Pompei, il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, nella ricorrenza dei 150 anni dell’arrivo del Quadro della Vergine del Rosario a Valle di Pompei. È toccato al Cardinale Parolin inaugurare la Pinacoteca Mariana del Santuario, realizzata intorno alla clamorosa - e si potrebbe dire “miracolosa” - scoperta nell’area del santuario di una "Deposizione" di Andrea Mantegna, il grande maestro del Quattrocento.
Il binomio arte e fede, su cui in realtà si regge Pompei, ha trovato proprio nella pinacoteca il punto di una fondamentale congiunzione, che fa compiere un grande passo avanti al processo di integrazione tra i diversi mondi della città di Bartolo Longo. Spiega così Mons. Tommaso Caputo questo importante passaggio sul versante arte e fede: «Con l’inaugurazione della pinacoteca mariana, è stata, in realtà, aperta una via dell’arte nel cuore della spiritualità mariana di Pompei. Si tratta, a ben vedere, dell’ultimo prezioso tassello di quella “cittadella della carità” voluta da Bartolo Longo. L’arte, qui, non è solo un ornamento perché permette di ascoltare la voce viva della fede. È impossibile non ricordare come tutta la storia di Pompei, la sua rinascita spirituale e civile, prenda avvio da un Quadro, l’immagine della Beata Vergine del Rosario che il fondatore volle tra i contadini di Valle di Pompei. Dal suo arrivo in quella “landa desolata” quell’immagine, scarna e dimessa, del tutto priva di un qualche valore artistico, divenne il cuore pulsante di una città nuova costruita intorno al santuario. Ora il Mantegna, che ci consegna, in realtà, un messaggio profondo: la bellezza non si oppone alla fede, ma la illumina».
