La figura di Madre Teresa di Calcutta, icona mondiale della carità, ha rivelato un aspetto sorprendente della sua spiritualità solo dopo la sua morte. I suoi diari personali e le lettere al suo direttore spirituale, resi pubblici in occasione del decennale della sua scomparsa nel settembre 2007, hanno svelato una profonda e duratura esperienza della notte oscura dello spirito. Lungi dal diminuire la sua statura spirituale, questi scritti intimi la ingigantiscono, ponendola al fianco dei grandi mistici della cristianità.
La Rivelazione di una Fede Eroica nella Desolazione
Dopo il suo "sì" all'ispirazione divina che la chiamava a lasciare tutto per servire i più poveri, una opprimente oscurità scese su Madre Teresa. Alcuni commentatori laici si sono inizialmente ingannati circa il senso di questi scritti, affermando che essi costringono a rivedere l'idea comune della sua persona e santità. In realtà, questa esperienza è un caso classico di quella che gli studiosi di mistica, dietro San Giovanni della Croce, sono soliti chiamare la notte oscura dello spirito.
Una delle definizioni più celebri della mistica è "patire il divino" (pati divina), che possiamo intendere come sperimentare Dio con sofferenza, vivere una passione divina nel duplice senso di dolore e amore. Questa definizione si realizza pienamente nell'esperienza di Madre Teresa. Ella descrisse questo stato come un abbandono tale da non avere più alcuna conoscenza di Dio, cadendo in un'angoscia che le faceva dubitare della sua stessa fede, della Sua esistenza e della sua salvezza. Questa oscurità, con una breve parentesi di gioia nel 1958, la accompagnò fino alla morte. Se a partire da un certo momento non ne parlò quasi più, non fu perché la notte era finita, ma perché ella si era ormai adattata a vivere in essa.
Il fiore più profumato della notte di Madre Teresa fu il suo silenzio su di essa. Aveva paura, parlandone, di attirare l’attenzione su di sé. Perfino le persone a lei più vicine non sospettarono nulla di questo tormento interiore fino alla fine. Su suo ordine, il direttore spirituale dovette distruggere tutte le sue lettere; alcune si sono salvate perché ne aveva fatto una copia per l'arcivescovo e futuro cardinale T. Picachy, tra le cui carte furono ritrovate dopo la morte. Il pericolo più insidioso per l’anima nella notte oscura dello spirito è di accorgersi che si tratta, appunto, della notte oscura, di quello che grandi mistici hanno vissuto prima di lei, e quindi di far parte di una cerchia di anime elette. Come un detto dei Padri del deserto afferma: "Per quanto grandi siano le tue pene, la tua vittoria su di esse sta nel silenzio", Madre Teresa lo ha messo in pratica in maniera eroica, sempre sorridendo, mentre interiormente affrontava un vuoto abissale. Padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di canonizzazione, ha rivelato questi aspetti della vita interiore di Madre Teresa attraverso la corrispondenza con i suoi direttori spirituali per circa sessant’anni, mostrando come la sua fede eroica, la fedeltà, il coraggio e la gioia durante questo doloroso e prolungato periodo di prova, esaltino ancor più la sua santità. Con la Grazia di Dio, Madre Teresa riuscì a nascondere questo tormento sotto un sorriso perenne, un manto con cui copriva il suo vuoto e la sua miseria.

La Genesi della "Chiamata nella Chiamata" e l'Inizio dell'Oscurità
Nata e cresciuta a Skopje, nel 1928 Gonxhe (Madre Teresa) entrò nelle Suore di Loreto e l’anno successivo giunse in India. Nel 1942, cinque anni dopo i suoi voti perpetui, fece il voto di "non negare mai nulla a Dio", sotto pena di peccato mortale. Quattro anni dopo, nel 1946, durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling, ricevette "la chiamata nella chiamata": «Sentivo che il Signore mi chiedeva di rinunciare alla vita tranquilla all’interno della mia congregazione religiosa, per uscire nelle strade a servire i poveri».
Gesù le parlò per mesi, attraverso una locuzione interiore, chiedendole di lasciare l'ordine di Loreto e di iniziare il suo lavoro con i più poveri. Le prime parole di Gesù fecero riferimento al suo voto precedente: “Non mi negherai questo? Te lo sto chiedendo... non ti rifiuterai di fare questo per Me”. Le ultime parole, nell’agosto del 1947, furono: “Vieni, sii la mia luce, non posso andare da solo, essi (i poveri) non mi conoscono, e pertanto non mi amano. Tu, portaMi a loro. Quanto desidero entrare nei loro tuguri, nelle loro case oscure ed infelici!”. In questo periodo, Madre Teresa, all'età di 36 anni, sperimentò una profonda unione mistica.
Tuttavia, curiosamente, nel 1949, con l'inizio dell'opera che Gesù le aveva chiesto, iniziò anche un periodo di profonda oscurità nella sua anima. Sembrava che con l'inizio del servizio ai poveri fosse calata su di lei un'oscurità opprimente, una grande prova interiore che la portò a dire: “C’è tanta contraddizione nella mia anima: un profondo anelito verso Dio, così profondo da far male, e una sofferenza continua, e con essa la sensazione di non essere amata da Dio, di essere rifiutata, vuota, senza fede, senza amore, senza zelo... Il Cielo non significa nulla per me: mi sembra un luogo vuoto!”.
Nel 1950 fondò le Missionarie della Carità, una congregazione attiva in più di 120 paesi. Con la sua espansione, crebbero anche le critiche alla sua ideologia, ai suoi metodi assistenziali e alle sue fonti di finanziamento. Nonostante tutto, Madre Teresa affermò: “Mie care figlie, senza sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo lavoro sociale, molto buono ed utile, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non parteciperebbe alla redenzione.” Comprendendo che l'oscurità era il "lato spirituale del suo lavoro", ella continuò la sua missione. Non dubitò mai, ispirata dalla stessa fede che sostenne la Madre di Gesù nell’ora più buia sul Calvario, a credere che, sotto le “vesti angoscianti” di chi condivideva la sua Passione, si celava il Figlio di Dio. Sapeva di vivere in una "perpetua notte", ma senza venir meno alla sua fede e al suo desiderio di compiere la Volontà di Dio, affermò: “Gesù, ascolta la mia preghiera, se ciò Ti è gradito. Se il mio dolore e la mia sofferenza, la mia oscurità e la mia separazione Ti danno una goccia di consolazione, fa’ di me quello che vuoi, per tutto il tempo che desideri. Sono tua. Imprimi nella mia anima e nella mia vita le sofferenze del Tuo Cuore. Non guardare i miei sentimenti, non guardare neanche il mio dolore”.
Madre Teresa nella Compagnia dei Grandi Mistici
Madre Teresa non fu sola nella sua desolazione. Anche Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, sperimentò l'ebbrezza dell'unione con Dio per poi entrare in una notte dello spirito che durò per quarant'anni, fino alla fine della vita, guadagnandosi la definizione di "principe dei grandi desolati". Descrisse lo stato di un'anima che, dopo aver provato carezze celesti, si trova "spogliata di tutto", abbandonata da Dio e convinta che ogni sua azione sia mal fatta.
Un parallelo ancora più sorprendente si trova con Padre Pio da Pietrelcina. Sebbene alcuni osservatori laici abbiano tentato di contrapporre la sua santità "arcaica" a quella "moderna" di Madre Teresa, l'errore sta nel non riconoscere l'ammirevole unione di altissima contemplazione e intensissima azione in entrambi. Madre Teresa può essere vista come "una sorella per Padre Pio", non solo per la venerazione della Chiesa e il ciclone di gloria mediatica, ma soprattutto per la lunga notte oscura che li ha accomunati per tutta la vita. Padre Pio scriveva: “Vivo in una perpetua notte”. Egli era convinto che le stimmate non fossero un segno di predilezione divina, ma piuttosto del giusto castigo per i suoi peccati. Entrambi, per spandere luce sul mondo, trascorsero la vita al buio, convinti, per giunta, di "ingannare" la gente con il loro sorriso e la loro apparente serenità.
San Gregorio Magno dice che il contrassegno degli uomini superiori è che "nel dolore della propria tribolazione, non trascurano l’utilità altrui; e mentre sopportano con pazienza le avversità che li colpiscono, pensano a insegnare agli altri ciò che è necessario, simili in ciò a certi grandi medici che, colpiti essi stessi, dimenticano le loro ferite per curare gli altri”. Questo segno risplende in grado eminente nella vita di Madre Teresa e di Padre Pio. Lungi dal dimostrare in loro una mancanza di fede, la notte dello spirito ne rappresenta il grado supremo.

Il Significato Teologico della Notte Oscura Duratura
Ci si interroga sul perché questo strano fenomeno della notte dello spirito possa durare praticamente tutta la vita, un aspetto che va oltre le spiegazioni dei maestri del passato come San Giovanni della Croce. Questa notte oscura non si spiega con la sola idea tradizionale della purificazione passiva, la cosiddetta "via purgativa", che prepara alla via illuminativa e unitiva. Essa, infatti, interviene dopo che queste anime hanno già toccato vertici di altissima contemplazione e unione mistica con Dio.
Madre Teresa, come Padre Pio e altri, pur pensando che si trattasse di purificazione e che il loro "io" fosse particolarmente duro da vincere, viveva una ragione ancora più profonda per queste notti che si prolungano per tutta una vita: la "partecipazione alle sofferenze" di Cristo (Fil 3,10) per la redenzione del mondo. La "teologia vissuta" dei Santi offre indicazioni preziose per accogliere l'intuizione della fede in questi stati terribili di prova. Il Papa, nel citare l'esperienza di Santa Caterina da Siena e di Teresa di Gesù Bambino, probabilmente pensava anche a Teresa di Calcutta, consapevole della sua intima sofferenza.
Nonostante l'oscurità, non sarebbe corretto pensare che la vita di queste persone sia tutta tetra sofferenza. La Novo millennio ineunte parla di un “paradossale intreccio di beatitudine e di dolore”. Nel profondo dell’anima, queste persone godono di una pace e gioia derivanti dalla certezza, più forte del dubbio, di essere nella volontà di Dio. La gioia e la serenità che emanava dal volto di Madre Teresa non erano una maschera, ma il riflesso dell’unione profonda con Dio in cui viveva la sua anima. L'interminabile notte di alcuni santi moderni ha anche uno scopo "protettivo", un mezzo inventato da Dio per preservarli dall'orgoglio in un mondo che li pone costantemente sotto i riflettori dei media. San Paolo diceva: “Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne” (2 Cor 12,7). Questa "spina nella carne", il silenzio di Dio, si è rivelata efficacissima per Madre Teresa, preservandola da ogni ebbrezza anche al momento di ritirare il Premio Nobel per la Pace. Questo la accomuna a Padre Pio, che, di fronte alla folla che lo acclamava, sospirava: “Se solo sapessero…” il suo tormento interiore.
I Mistici come Messaggeri per il Mondo Moderno e gli "Atei in Buona Fede"
Lungi dall'essere "santi arcaici", i mistici sono tra i più moderni. Il mondo odierno conosce una nuova categoria di persone: gli atei in buona fede, coloro che vivono dolorosamente il silenzio di Dio, sperimentano l'angoscia esistenziale e la mancanza di senso, vivendo anch'essi, a loro modo, una notte oscura dello spirito. Albert Camus li chiamava “i santi senza Dio”. I mistici esistono soprattutto per essi; sono loro compagni di viaggio e di mensa.
La passione con cui certi atei convertiti, come Claudel, Bernanos, i Maritain, L. Bloy, J.-K. Huysmans e T.S. Eliot, si sono dedicati agli scritti dei mistici, si spiega proprio con il ritrovamento in essi dello stesso paesaggio desolato che avevano lasciato, ma questa volta illuminato dalla fede. Samuel Beckett, autore di Aspettando Godot, il dramma più rappresentativo del teatro dell'assurdo, leggeva San Giovanni della Croce nel tempo libero.
La parola "ateo" può indicare uno che rifiuta Dio (ateismo di colpa) o uno che si sente rifiutato da Dio (ateismo di pena o espiazione). In quest'ultimo senso, i mistici, nella notte dello spirito, sono degli "a-tei", dei "senza Dio". Madre Teresa stessa arrivò a dire: “Nella mia anima io sperimento proprio questa terribile pena del dannato, di Dio che non mi vuole, di Dio che non è Dio, di Dio che in realtà non esiste.” Sperimentò la vertigine della tentazione di negare Dio: “Sono stata a punto di dire No… Mi sento come se qualcosa un giorno o l’altro dovesse spezzarsi in me”. Ma Madre Teresa si rende conto della natura diversa, di solidarietà e di espiazione, di questo suo "ateismo", affermando: “Se mai un giorno arriverò a essere santa, sarò certamente una santa dell’oscurità.”
Per questo i mistici sono gli ideali evangelizzatori nel mondo post-moderno, dove si vive "etsi Deus non daretur", come se Dio non esistesse. Essi ricordano agli atei onesti che non sono "lontani dal regno di Dio", e che basterebbe loro spiccare un salto per ritrovarsi dalla sponda dei mistici, passando dal nulla al tutto. Karl Rahner aveva ragione di dire: “Il cristianesimo del futuro, o sarà mistico, o non sarà”. Padre Pio e Madre Teresa sono la risposta a questo segno dei tempi. I mistici, in questo loro stato, sono anche la confutazione vivente dell’ateismo moderno, che fa leva sull'argomento della proiezione o sublimazione, poiché queste anime sono rimaste attaccate a un Dio che non dava e non prometteva loro nulla, neppure il paradiso, sotto un cielo chiuso.
MYTHOS: VIAGGIO NEL MITO CONTEMPORANEO
Un'Analogia Spirituale: La Notte Oscura nel Matrimonio
L'esperienza della notte oscura di Madre Teresa e dei mistici contiene un messaggio importante anche per coloro che vivono nel matrimonio. Madre Teresa, una volta, esortò le donne a sorridere spesso al proprio marito, e alla replica di una donna che le fece notare che non essendo sposata non poteva capire, la Madre ribatté: “Sono sposata anch’io, a Gesú, e ti assicuro che a volte non è facile neppure per me sorridere al mio sposo”.
Il processo che porta a un matrimonio riuscito somiglia per certi versi a quello che porta alla santità. Anche il cammino con la persona amata nel matrimonio, come quello dei santi con Dio, conosce le cosiddette “grazie iniziali”: consolazioni, dolcezze, attrattive, per cui sembra di toccare il cielo con un dito, cose però che non durano per sempre. Arriva per gli uni e per gli altri “la notte dei sensi”, uno stato in cui non si prova alcun sentimento, nessun trasporto; si è aridi, vuoti, e si fa tutto a forza di volontà e con fatica, solo per dovere. Ma nell’uno e nell’altro caso, sia nel rapporto con il coniuge che in quello con Dio, tutto questo non era la fine di tutto, ma il preludio a un amore più puro. Dopo aver attraversato queste crisi, i santi si rendono conto di quanto il loro amore iniziale fosse impuro, quanta ricerca di sé ci fosse ancora; amavano Dio anche per le consolazioni che ne ricevevano, non solo per se stesso, gratuitamente. E anche gli sposi si rendono conto di quanto l’attrazione iniziale fosse mescolata a egoismo, maturando verso un amore più profondo e disinteressato.
Madre Teresa di Calcutta, che si definiva "di sangue albanese, di cittadinanza indiana, di fede monaca cattolica e per vocazione appartenente al mondo", ha affascinato e continua ad affascinare. La sua identificazione con i più poveri tra i poveri, il suo comprendere che l'oscurità era il "lato spirituale del suo lavoro", e il fatto che fosse capace di vivere per quasi 50 anni in tale tormento, nascondendolo sotto un sorriso perenne, rendono la sua figura ancora più straordinaria e la sua fede un esempio luminoso per tutti.
