La Riforma Protestante e l'Impatto di Martin Lutero in Italia

La Riforma Protestante, avviata da Martin Lutero nel XVI secolo, ha rappresentato un momento di svolta epocale per la storia religiosa, politica e culturale d'Europa. A distanza di cinquecento anni dall'affissione delle 95 tesi, la figura di Lutero e le sue idee continuano a essere oggetto di analisi e discussione, non solo per il loro significato teologico, ma anche per le profonde implicazioni sociali e politiche che ebbero, specialmente nella penisola italiana.

Ritratto di Martin Lutero che affigge le 95 tesi

Contesto della Riforma: La Crisi della Chiesa Cattolica

Nel XV secolo, uno dei segni più evidenti della crisi della Chiesa era rappresentato dagli abusi ecclesiastici, ovvero comportamenti inappropriati dei religiosi che sfruttavano il loro potere per perseguire interessi personali. Molte famiglie ambivano a inserire i propri membri nella Chiesa per assicurarsi un futuro prestigioso. Un esempio concreto è Giovanni de' Medici, che divenne cardinale a soli 13 anni. I cardinali non erano obbligati a risiedere nel luogo dove dovevano svolgere il loro ministero, il che permetteva loro di accumulare più incarichi e, di conseguenza, maggiori rendite. Inoltre, non erano estranei ai lussi, che ostentavano apertamente.

Fin dalla fine del '400, nella Chiesa emersero iniziative di riforma per ricondurre il clero ai suoi doveri, un movimento definito "riforma personale", avviata partendo da se stessi. I protagonisti dell’umanesimo cristiano volevano promuovere una riforma della Chiesa che si attuasse attraverso l’educazione dei fedeli. Protagonista di questo movimento fu Erasmo da Rotterdam (1466), figlio di un prete, che frequentò la scuola di Deventer. La sua opera più importante, l'Elogio della Follia, denunciava il malcostume del clero, evidenziando come i più folli apparissero i teologi che interpretavano a loro piacimento i misteri della fede.

Agli inizi del Cinquecento in Europa vi erano solo due chiese cristiane: quella cattolica e quella ortodossa. Tornato a Roma, il papato si era impegnato a rafforzare il proprio potere, trasformando la Chiesa di Roma in un principato moderno. La diffusione del protestantesimo spesso coincise con l’affermazione del potere laico sulla chiesa locale.

Martin Lutero: Vita, Pensiero e Momenti Chiave

Gli Inizi e la Nascita delle 95 Tesi

Martin Lutero (1482-1546) nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben. Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt, in Turingia, dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza. In seguito, divenne monaco agostiniano e docente di teologia all’università di Wittenberg. Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confrontò intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia.

Il 31 ottobre 1517, Lutero affisse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza, con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze. L’indulgenza, è bene ricordare, era la diminuzione della pena da subire in Purgatorio in proporzione ai peccati commessi. Questa data è ricordata ogni anno dalla Chiesa Luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata l’inizio della Riforma protestante.

Martin Lutero e la riforma protestante: spiegazione in 5 minuti

La Scomunica e la Dieta di Worms

Le tesi di Lutero provocarono una grande disputa e il papa invitò Lutero a Roma. Il 15 giugno 1520, Papa Leone X emanò una bolla con la quale dava a Lutero 60 giorni per ritrattare, ma Lutero la bruciò pubblicamente. Nel gennaio 1521, Lutero fu scomunicato.

Nell’aprile 1521, l’imperatore Carlo V invitò Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo. L’Elettore della Sassonia, Federico il Saggio, aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto. Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero rispose di no, a meno che non gli dimostrassero, in base alla Sacra Scrittura, che aveva sbagliato, terminando il suo intervento con le famose parole: «Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen» (in tedesco: “Hier stehe ich, und kann nicht anders”).

Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salvò la vita facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg. Qui Lutero tradusse il Nuovo Testamento dal greco in tedesco, un'opera che, grazie alla stampa, divenne un'arma potentissima per la diffusione del suo pensiero e per la standardizzazione della lingua tedesca.

Le Agitazioni Sociali e la Scelta di Lutero

Martin Lutero ritornò a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali, come Andreas Carlostadio. Negli anni seguenti, Lutero predicò molto ed fu occupato dalla messa in pratica di quanto predicava: rivide la liturgia del culto, riformò la scuola e introdusse una cassa comunale per l’assistenza sociale.

In quel periodo si sviluppò anche la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali come Thomas Müntzer. Lutero inizialmente sostenne le loro richieste, ma rifiutò ogni forma di protesta disordinata. Quando i contadini presero le armi, egli pubblicò uno scritto intitolato “Contro le masnade dei contadini saccheggiatori e assassini”, prendendo una posizione decisa e durissima contro i rivoltosi e a favore delle autorità e dell'ordine costituito, chiamando i principi alle armi. La protesta fu soffocata in un bagno di sangue, e i tanti morti pesarono molto sulla coscienza di Lutero. Thomas Müntzer, a differenza di Lutero, rifiutò la teoria dei due regni, predicando l’avvento in terra del regno di Cristo e sostenendo il comunismo religioso ed egualitario.

Sempre nel 1525, Lutero scrisse “De servo arbitrio”, con cui si distaccò dall’umanesimo.

La Guerra dei Contadini tedeschi nel XVI secolo

La Vita Familiare e le Controversie Teologiche

Ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli degli amici, sposò l’ex-monaca Katharina von Bora. Per Lutero fu un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos. Il monaco e riformatore divenne padre di famiglia, avendo sei figli. Katharina von Bora fu un grande sostegno per Martin Lutero, occupandosi della casa e amministrando il patrimonio, dato che Lutero non badava ai soldi e invitava sempre numerosi ospiti, inclusi studenti e parenti. A tavola si discuteva spesso di questioni teologiche e problemi attuali, e molti di questi discorsi furono annotati e tramandati nei variopinti Tischreden (Discorsi a tavola).

Lutero fu preso da una quantità di lavoro impressionante, organizzando la chiesa, risolvendo problemi politici e affrontando dispute teologiche. Dovette anche differenziare la sua teologia da movimenti paralleli: con Ulrich Zwingli, ad esempio, ci furono differenze sull'interpretazione della Santa Cena, che spaccarono il mondo evangelico. Infatti, la Riforma si sviluppò in due correnti principali: luterani e riformati.

Principi Teologici Fondamentali

  • La giustificazione per sola fede: L’uomo, portato al male, si salva solo se Dio gli dona la fede.
  • Il libero esame: Il testo sacro, per Lutero, deve essere letto e interpretato dal fedele senza tramite esterno.
  • Il sacerdozio universale: Tutti i credenti sono sacerdoti e non è necessaria la mediazione di un clero gerarchico.
  • La dottrina eucaristica: A differenza della visione cattolica della transustanziazione (presenza reale del corpo di Cristo), Lutero sosteneva la consustanziazione, ossia la coesistenza di pane/vino e corpo/sangue di Cristo nell'eucaristia. La negazione della presenza reale del corpo di Cristo nell'ostia consacrata, come nel caso di Zwingli (che la considerava un semplice ricordo), fu un punto cruciale di divergenza.

Altre Correnti della Riforma

Oltre a Lutero e Zwingli, altri riformatori modellarono il panorama protestante. Giovanni Calvino, nato in Francia, divenne una figura centrale a Ginevra. Nel 1537, Calvino scrisse un catechismo con una professione di fede che tutti i cittadini di Ginevra erano tenuti a seguire sotto giuramento, pena l’esilio. Calvino sostenne che il buon operato (inteso come agire virtuoso) si manifestasse nel lavoro, perciò il successo economico sarebbe stato il segno più tangibile della predestinazione.

Il movimento anabattista si diffuse soprattutto nella Terraferma veneziana, con "le openioni antique de anabattisti, come è che li christiani non possono esercitare magistrati et signorie, dominii et regni", sostenendo la netta separazione della comunità ecclesiale degli eletti dallo Stato. Essi si manifestarono con furore iconoclastico, "rompendo le figure de' santi con dire che sono maschare et scaravaggi", oltre a negare il purgatorio. Queste idee, pur sembrando innocue, costituivano una grave minaccia politica e furono perseguitate dal consiglio cittadino di Zurigo.

La Diffusione della Riforma in Italia: Il Caso di Venezia

Il ruolo di Venezia nella diffusione del luteranesimo, e poi di altre confessioni non cattoliche o eterodosse, fu senza dubbio molto rilevante non solo per l'incomparabile attività tipografica, ma anche e ancor più per la singolare caratteristica di non acquisire passivamente gli scritti di Lutero, Zwingli e Calvino. A Venezia si cercava di adattare tali testi alla peculiare sensibilitas religiosa veneziana, mediante interpolazioni o addirittura interpretazioni dottrinali divergenti.

Stampa antica di Venezia nel XVI secolo

Primi Segnali e Propaganda

Preliminarmente è da considerare una difficoltà, talvolta insormontabile nell'esegesi delle fonti storiche, per l'uso indiscriminato del termine "luteranesimo", che spesso non lascia trasparire la particolare professione di fede. È "certamente errato vedere la presenza di un moto luterano dove si hanno delle manifestazioni iconoclastiche, perché il luteranesimo non è stato mai iconoclasta", come notò Valdo Vinay sugli influssi zwingliani e calvinisti, ben diversi da quelli luterani.

Il primo caso documentato di propaganda filoluterana risale al giorno di Natale del 1520, quando l'agostiniano ferrarese Andrea Baura, o Bauria, famoso per seguire la "doctrina di fra Martin Luther, homo doctissimo, qual seguita San Paulo et è contrario al Papa molto", predicò a una gran folla nel piazzale di Campo Santo Stefano. Parlando da un balcone, "disse mal dil Papa e di la corte romana", secondo la testimonianza di Marin Sanudo. Questo fu il preludio di quella che divenne una sorta di "eresia in pergamo", e l'accoglienza fervida a Venezia di questa predicazione inusuale presupponeva un'attesa del rinnovato messaggio evangelico, spiegando il rapido costituirsi di conventicole eterodosse.

Nello stesso periodo, dal 1520 al 1525, per iniziativa dell'umanista tedesco Friedrich Nausea, le opere di Erasmo vennero sollecitamente ristampate dal tipografo Gregorio de Gregoriis e diffuse, anche adottate per l'insegnamento. Un esempio precoce e illuminante dei tentativi, da parte degli erasmiani, di adattare opuscoli dottrinali di Lutero per renderli meno ostici e più conformi alla cultura umanistica e alla sensibilità religiosa veneziana, si ebbe nel 1526. Il tipografo veneziano Nicolò di Aristotile Rossi, detto Zoppino, ristampò in chiave erasmiana un'antologia di scritti luterani già pubblicata anonima un anno prima, sotto il titolo falsificato: La declaratione delli dieci commandamenti: del Credo: del Pater noster: con una breve annotatione del vivere christiano per Erasmo Rotherodamo utile et necessaria a ciascuno fidele christiano. Questa contraffazione rimase insospettata anche in successive riedizioni.

La propaganda filoluterana proseguì soprattutto fra i letterati, tanto che Girolamo Ferro in una lettera del 26 novembre 1531 da Venezia testimoniava la diffusione delle idee luterane anche a Padova, dove "nessuno in quella città sembra conoscere le lettere che non sia luterano". Il nunzio pontificio a Venezia, Girolamo Aleandro, riuscì a raccogliere notizie attendibili su un "mal libro" tradotto in italiano da un gentiluomo veneziano e stampato in Germania, diffuso "per molte case di questa terra". Questo libro presentava una chiara contrapposizione del Christus pauper al dives, ossia all'Anticristo, e criticava aspramente gli abusi del clero e le ricchezze ecclesiastiche.

Le Comunità Clandestine e il Passaggio al Calvinismo

Nel frattempo, si era costituita clandestinamente a Venezia una Chiesa luterana piuttosto eterogenea. Forse i primi adepti risalivano a vent'anni prima, poiché Martino Butzer (Bucero) nella lettera pastorale Ad fratres Italiae del luglio 1526 alludeva già a un attivo discepolato. Lutero stesso manifestò il suo arrabbiato dissenso nei confronti di Bucero, che aveva osato preferire la dottrina "umanisticamente" eucaristica di Zwingli ed Ecolampadio a quella luterana della consustanzialità.

Certamente, in seguito si annoverarono comunità e chiese evangeliche a Venezia, direttamente collegate con Lutero almeno tra il novembre 1542 e il novembre 1544, quando gli indirizzarono richieste per meglio apprendere la sua interpretazione del messaggio evangelico, in particolare sulla presenza di Cristo nell'eucaristia, per eliminare incertezze dottrinarie.

In quegli anni di fervore religioso si susseguirono altri "riciclaggi" di opuscoli luterani, abilmente adattati per una efficiente propaganda, cancellando "frasi o espressioni giudicate compromettenti perché troppo esplicitamente luterane". Questi vennero diffusi anche sotto il nome del cardinale defunto Federigo Fregoso, che era tacciato di filoprotestantesimo, come "maschera" per eludere la censura. Un esempio è la Prefatione del reverendissimo Cardinal di Santa Chiesa M. Federico Fregoso nella Pistola di san Paolo a' Romani (1545), che era una traduzione con tagli significativi dell'originale luterano.

Quasi contemporaneamente, verso la fine del 1545, circolò manoscritta la filoprotestante Oratione al doge Francesco Donado per il suo ingresso, esortatione alla riforma della Chiesa, un "efficace attacco, più politico che religioso, contro la Chiesa romana" di Pier Paolo Vergerio, che testimoniava il propagarsi del movimento evangelico. Due anni dopo, nel 1547, lo spiritualista eterodosso Francesco Stancaro dedicò al doge Francesco Donà il suo trattato Della riformatione, con espressioni ancora più preoccupate, invocando una riforma della Chiesa e dello Stato secondo l'Evangelio per evitare "la rovina nostra, sì del corpo come de l'anima".

L'improvviso e rapido tramonto del luteranesimo a Venezia manifestò le inconciliabili divergenze dottrinali fra "Martiniani circa la cena del Signore" e i cosiddetti "Sacramentarii" (luterani meno osservanti). La decisiva sconfitta della lega di Smalcalda influì negativamente sui filoprotestanti veneziani, tanto più che alla propaganda moderata luteraneggiante stava subentrando quella radicaleggiante calviniana. Il primo manifesto di quest'ultima può essere considerato il famoso Beneficio di Cristo, pubblicato a Venezia nel 1543, che ebbe una straordinaria diffusione in Italia e oltralpe.

A Venezia ("grande emporio per lo scambio di merci e insieme di idee") l'influenza di Lutero aveva ormai ceduto il posto a quella di Calvino, non solo perché la Institutio christianae religionis fu tradotta nel volgare italiano fin dal 1542, ma anche perché si rinnovarono le consuete contraffazioni. Pietro Brucioli, oltre alla traduzione della Bibbia in volgare, riuscì nella Pia esposizione a camuffare i suoi plagi dall'Institutio di Calvino, tanto che nel primo processo veneziano del 6 dicembre 1548 fu imputato solo di aver stampato e venduto libri proibiti.

Le Nuove Dottrine Eterodosse

Anche nuove dottrine, come l'antitrinitarismo, si svilupparono. Questa nuova dottrina intendeva fondare sempre la propria interpretazione sui testi sacri applicandovi, sulle orme di Erasmo, il metodo filologico-critico del Valla e proclamando l'assoluta validità della ragione (vera Dei filia) a discernere le verità rivelate, senza dover più ricorrere a irrazionali misteri. La formulazione dottrinaria era stata progressivamente elaborata nell'ambito degli esuli "radicali" italiani nella Rezia, dove nell'autunno del 1547 si accese una controversia inconciliabile sui sacramenti fra Camillo Renato e l'ex agostiniano Agostino Mainardi.

Aspetti Critici della Figura di Lutero

La discussione sulla figura e il pensiero di Martin Lutero non deve essere un pretesto per avvolgere in un mistico alone di indeterminatezza 'ecumenica' ed immergere in una pesante nebbia di pressappochismo culturale i precisi e talora inquietanti contorni della sua personalità. È importante considerare temi come il cesaropapismo, di cui lo scritto contro i contadini è un esempio impressionante, l'antisemitismo, le persecuzioni scatenate contro le streghe nei secoli XVI e XVII (che unirono cattolici e protestanti), e il rapporto della Chiesa luterana con il regime nazista, questioni che evidenziano le complessità e le ombre della Riforma e del suo fondatore.

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