Il Santuario di Santa Maria del Monte Carmelo, meglio conosciuto come Santuario dei Morti dell’Avello, a Bulciago, in Brianza, rappresenta una meta significativa per i fedeli e un luogo di grande interesse storico e culturale. La sua storia è profondamente legata a un misterioso masso avello e a eventi di antiche pestilenze che hanno segnato il territorio.
Il Misterioso Masso Avello

Prima di approfondire la costruzione del Santuario, è fondamentale soffermarsi sul masso avello, termine coniato dal canonico Vincenzo Barelli e successivamente adottato dagli studiosi. Questo elemento caratterizza la località e spesso prevale sul titolo ufficiale del Santuario, dandogli il nome più popolare di Santuario dei Morti dell’Avello. L'avello costituisce una misteriosa tomba, tipica del più antico territorio comasco, avente una forma analoga a una vasca da bagno, simile ai sarcofagi scavati nella pietra.
Ciò che lo contraddistingue è il fatto che è stato scavato, con asportazione per scissione sul piano orizzontale mediante scalpello, in un masso erratico. Si tratta, dunque, di una tomba inamovibile a causa del suo peso, destinata ad accogliere la salma di un personaggio di riguardo o a fungere da sepolcreto di famiglia, ricoperta da un pesante coperchio e concepita come monumento esposto alla pubblica deferenza.
L’avello di Bulciago si trova nella frazione Bulciaghetto, in una località assai lontana dagli insediamenti abitati, detta anche "ai morti del busone" (o "bucone" e in dialetto "Morti del Büsòn" o "Mort del büsàn") per via della "büsa", la fossa comune in cui venivano sepolti i morti delle epidemie. È scavato in un possente trovante di serizzo, che si estende notevolmente ancora sottoterra. Il dott. Antonio Magni, archeologo, scrive: «La tomba per regolarità di forma, purezza di linee e finitezza di lavoro, super tutte le altre».
Caratteristiche Fisiche e Curiosità dell'Avello
Le sue misure sono: 185 cm di lunghezza, 90 cm di larghezza e 64 cm di profondità. Il piano superiore è caratterizzato da un bordo rettangolare progettato per ricevere il coperchio. Una doppia scanalatura favoriva lo scolo dell’acqua piovana. Sul lato lungo è stato scolpito un gradino, come per sedersi a riposo. Il dott. Magni ci informa che «Recentemente un fulmine ruppe il bel margine settentrionale dell’avello; la sua conservazione è garantita dal culto di cui è circondato».
La memoria storica tramanda che nel bosco adiacente si seppellivano i morti della peste detta di San Carlo (1576-1577) e di quella del cugino Arcivescovo Federico Borromeo (1630-1631).
Le Proprietà Terapeutiche e il Culto

La presenza misteriosa del masso avello è stata per secoli oggetto di pratiche magico-religiose. Si credeva, infatti, che le acque piovane che vi confluivano potessero guarire i malanni. Per guarire, bisognava bere l’acqua dell’avello, bagnare la parte del corpo sofferente o immergersi completamente. Fino a non molti anni fa, sui rami delle piante che circondavano l’avello - in genere robinie e querce - erano appese calze, fazzoletti o strisce di stoffa. Questi "cenci" appartenevano a persone ammalate che non potevano recarsi direttamente sul luogo, quindi incaricavano un parente o un conoscente di portare una parte di sé presso quella riserva d’acqua ritenuta benefica. Coloro che non potevano recarsi direttamente al santuario affidavano a un’altra persona un indumento che avrebbe dovuto essere immerso nell’acqua guaritrice e quindi legato attorno a un albero vicino all’avello. In tempi più antichi, accadeva che agli alberi venissero legati non solo indumenti o fazzoletti, ma i malati stessi.
A questo luogo accorrevano molti devoti, perfino da Milano, percorrendo un’antica strada acciottolata, ancora oggi visibile davanti al santuario, che congiungeva Lecco e la Brianza al capoluogo lombardo. In genere ci si recava al santuario il primo venerdì del mese, dopo aver preso la comunione e a digiuno.
Origini del Santuario
Il Santuario sorge nel punto in cui in passato venivano seppellite le vittime della peste. Tra il XVI e il XVII secolo, infatti, diverse epidemie di peste colpirono la Lombardia. Così avvenne anche a Bulciago, e il luogo prescelto fu proprio quello in cui oggi sorge il santuario. La redazione dei testi qui riportati è stata curata dalla comunità di Bulciago in collaborazione con la cooperativa sociale Liberi Sogni Onlus.
La memoria storica tramanda che nel bosco appresso si seppellivano i morti della peste detta di San Carlo (1576-1577) e di quella del cugino Arcivescovo Federico Borromeo (1630-1631).
Scavi Archeologici e Ritrovamenti
Quando l’archeologo Magni visitò per la prima volta la tomba, parecchi anni prima della stesura dell’articolo avvenuta nel 1922, ma dopo la costruzione del Santuario che era già esistente, scrive: «Il luogo era deserto per cui da uno sterratore da me condotto feci iniziare uno scavo davanti la parete verticale, in cerca di una possibile iscrizione scolpitavi; mi vidi attorniato da molta gente accorsa alla voce delle mie manovre, ed in tono brusco mi si domandò se il masso doveva essere trasportato in altro paese! Risposi che cercavo sul blocco il millesimo».
Magni continua riportando una testimonianza scritta di quanto accadde in quel frangente, la sola rintracciata attestata da un testimone oculare: «Sopraggiungeva, portato su una sedia, un uomo macilento ed estenuato a gambe nude, che, tolto di peso, gli furono immerse nell’acqua dell’avello. Cadde tosto in deliquo [svenne, n.d.r.], e ricordandomi allora di essere medico, lo feci distendere sul suolo, e con frizione e respirazione artificiale in breve si riebbe». Ci informa altresì che «In un campo vicino detto dei morti, pochi anni sono trascorsi, vennero in luce due tombe costituite da rozze piastre di pietra, dalle quali tombe uscirono ossa umane, vasi di terra cotta e monetine di bronzo; tombe romane del quarto secolo di Cristo; la presenza di tombe romane in vicinanza del masso-avello può avere un significato sull’età di questo», resti affiorati forse appartenenti a una antica necropoli?
Considerato che non dovrebbe trattarsi delle due tombe richiamate dal parroco don Antonio Farina rinvenute durante gli scavi per la costruzione del Santuario, è lecito supporre che ancor prima degli eventi pandemici in quest’area si seppellissero i defunti. Le due tombe rinvenute durante lo scavo delle fondamenta del Santuario sono preesistenti alla fossa comune. Durante l’epidemia non si costruiscono loculi singoli perché i cadaveri sono affiancati l’un l’altro o sovrapposti. Anzi, il ritrovamento di così poche ossa durante lo scavo delle fondamenta, che saranno scese in profondità anche di qualche metro rispetto al piano del terreno, presume che la superficie del Santuario non sia sovrapposta esattamente alla grande fossa comune, perché altrimenti le ossa affiorate dovrebbero essere state molte di più.
La Costruzione del Santuario

La costruzione dell'edificio risale al 1905 ed è attribuita a don Giuseppe Brenna, che ne progettò il disegno. Questo andò a sostituire un'antica cappella del VII secolo, della quale è rimasta una fotografia scattata nel 1922 dall'archeologo Magni. La foto più antica disponibile, realizzata intorno al 1922, riprende un’edicola di maggiori dimensioni rispetto a quella attuale, con appese grucce e altri ex voto per grazia ricevuta.
I lavori del Santuario, iniziati nel 1904 sotto la guida del capomastro Paolo Usuelli di Costamasnaga, furono ultimati nel giugno dell’anno seguente grazie anche al contributo dell’intera popolazione. Grande fu la generosità dei contadini che trasportavano i materiali per la costruzione dell’edificio. Addirittura, nel dissodare l’area ove ora sorge il Santuario, poco sotto la vecchia strada, venne trovato un sarcofago romano o masso avello che fu lasciato davanti alla chiesa. Da qui nacque il nome "Madonna dei Morti dell'Avello".
Il Santuario fu benedetto il 28 agosto 1906 durante una cerimonia solenne dal Prevosto di Oggiono, il Rev. Luigi Colombo. L’8 settembre dello stesso anno l’edificio ricevette una seconda benedizione da parte del parroco don Antonio Farina.
Architettura e Stile
Negli anni Settanta il Santuario venne restaurato e impreziosito con un altare nuovo. L’edificio, in stile neoclassico, ha una pianta a croce greca, sormontata da una cupola ottagonale con lanterna e un imponente portico che arricchisce il susseguirsi delle linee architettoniche. È caratterizzato da un impianto con richiami quasi neoclassici, dotato di un pronao e di una cupola ottagonale con lanterna che lo sormonta. La pianta è a croce greca.
Interni e Opere d'Arte
All’interno del santuario puoi notare un affresco realizzato nel 1905 da Romeo Rivetta, che raffigura la Madonna del Carmine con il Bambino tra i Santi Rocco e Giobbe. Gesù è seduto sulle ginocchia della Vergine, ed entrambi hanno in mano lo scapolare: un quadrato in tessuto che i devoti portavano usualmente sotto i vestiti per essere protetti dai pericoli e dal male, oltre che come segno di fede.
- San Rocco, raffigurato sulla sinistra, veniva invocato contro le malattie contagiose.
- San Giobbe, raffigurato sulla destra, è il protettore dei bachicoltori. L’allevamento dei bachi da seta, fino a pochi decenni fa, era un’attività molto comune in Brianza, il cui territorio era disseminato di alberi di gelso: e infatti un’effigie di San Giobbe è presente in molte cascine del territorio. Si credeva che i bachi fossero nati proprio dalle piaghe di Giobbe (“Sajopp l’è sura i cavalé”); non a caso si aspettava la fiera di San Giobbe, in programma il 10 maggio, per acquistare e far benedire la carta di cavalé, da posizionare sui tavoli usati per allevare i bachi.
Ai piedi dei due santi sono rappresentate le anime dei morti, in atteggiamento di supplica: sono, per essere più precisi, le anime del Purgatorio, che grazie all’intercessione della Madonna potranno raggiungere il Paradiso.
La chiesa ospita quattro vetrate artistiche istoriate, realizzate su disegno di Mino Marra. Nel 2004, anonimi benefattori hanno donato quattro vetrate istoriate che rappresentano scene del Nuovo Testamento quali lo Sposalizio di Maria, l’Annunciazione, le Nozze di Cana e l’Ultima Cena. La scelta di questi episodi non è casuale, ma si ispira alla vocazione del santuario, prediletto da molte coppie che decidono di celebrarvi il rito del matrimonio.
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La Festa della Madonna del Carmine
Come ogni anno, il 16 luglio si celebra la festa della Madonna del Carmine. Fra i numerosi monumenti legati al culto mariano presenti nella Brianza lecchese, quello dei Morti dell'Avello a Bulciago rappresenta sicuramente una delle mete più significative per i fedeli devoti alla Vergine. I festeggiamenti, che prendono il via con il rosario, proseguono con la messa celebrata nel santuario e culminano con messe accompagnate dal Coro Santo Stefano, recita del rosario e messe concelebrate da parroci e sacerdoti.
Come Raggiungere il Santuario
Il Santuario dei Morti dell’Avello di Bulciago è una destinazione che non può mancare nella tua lista di posti da vedere in Brianza. La storia della chiesa, la natura che la circonda, il panorama che si ammira da qui: ci sono davvero un sacco di motivi per visitare questo santuario.
In Auto
- Provenendo da Milano, ti basta percorrere la SS 36 e prendere l’uscita SS 342 Bergamo / Como.
In Treno
- A Bulciago non ci sono stazioni ferroviarie. Se preferisci arrivare a Bulciago in treno, devi fare riferimento alla stazione di Cassago Brianza. Uscito dalla stazione, dalla rotonda imbocca sulla tua destra via Volta e vai sempre dritto. Giunto alla rotonda al termine della salita, gira a sinistra in via Rimembranze. Infine, volendo arrivare a Bulciago, puoi raggiungere il Santuario percorrendo via del Lavello dopo aver svoltato in via Sant'Agostino da via Santo Stefano.
In Autobus
- Per arrivare a Bulciago in autobus puoi utilizzare la linea C146 e scendere alla fermata Bulciaghetto Bivio Sant’Agostino. Oppure puoi sfruttare la linea D46, che passa da Como, Lipomo, Tavernerio, Montorfano, Alzate Brianza, Anzano del Parco, Lurago d’Erba, Lambrugo, Nibionno, Barzago, Sirtori, Barzanò, La Valletta Brianza, Santa Maria Hoè, Olgiate Molgora, Calco, Merate, Imbersago, Brivio e Bergamo.
Cosa Visitare a Bulciago
Una gita alla Chiesa dei Morti dell’Avello di Bulciago può essere l’occasione giusta per scoprire anche il resto del paese. Che cosa fare a Bulciago? Un piccolo museo, un santuario molto famoso, una splendida collina che ti regala panorami splendidi (non a caso la chiamano Bella Veduta): sono davvero tante le location che meritano di essere scoperte in questo paese.
Luoghi di Interesse
- Chiesa di Santo Stefano: Nella tua ricerca di posti belli in Brianza potresti partire dalla frazione di Bulciaghetto: in via Santo Stefano di fronte al civico 16 sorge la Chiesa di Santo Stefano. La sua costruzione può essere datata addirittura all’epoca carolingia, e cioè a cavallo tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX secolo. Molto particolari le arcate cieche (tre sulla facciata e sei di lato) ben visibili sulla muratura in pietra mista; all’interno puoi ammirare, invece, una tela ovale, collocata sopra l’altare, che raffigura San Giovanni Evangelista mentre riceve la divina ispirazione del sacro testo.
- Chiesa di San Giovanni Evangelista: Lasciandoti la chiesa di Santo Stefano sulla destra puoi percorrere via Santo Stefano fino a incrociare via Sant’Agostino, e dopo pochi metri girare a destra in via del Lavello: in fondo a questa strada troverai, ben segnalato dai cartelli, il Santuario dei Morti dell’Avello. Ritornato all’inizio di via del Lavello, gira a destra in via Sant’Agostino e poi di nuovo a destra in via Provinciale; alla rotonda a fagiolo, vai a sinistra e poi subito a destra in via Dante Alighieri. Giunto davanti al municipio, svolta a destra in via Volta. Qui, di fronte al civico 24 sorge la Chiesa di San Giovanni Evangelista: eretta tra il 1829 e il 1830 su progetto di Biagio Magistretti, è affiancata da un campanile molto più antico.
- Villa Taverna Riccardi: Ora lasciati la chiesa di San Giovanni sulla sinistra e percorri via Volta: poco dopo troverai, sempre alla tua sinistra, un viale alberato. Si tratta di viale Taverna, che conduce a Villa Taverna Riccardi.
- Chiesa dei Santi Cosma e Damiano e Piccolo Museo della Tradizione Contadina: Fai ancora pochi passi in via Volta, poi svolta a sinistra in via Parini: questa è la strada che ti conduce fino a via Santi Cosma e Damiano, dove puoi ammirare la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, risalente almeno al XVI secolo. Puoi raggiungerla attraverso una strada sterrata situata accanto all’ingresso del cimitero. La chiesa è normalmente chiusa, ma se vuoi visitarla all’interno puoi contattare la Parrocchia di Barzago al numero 031 860248. Proprio accanto alla chiesa, ecco il Piccolo Museo della Tradizione Contadina: al primo piano sono conservati attrezzi e oggetti utilizzati per l’agricoltura, risalenti al periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
- Chiesa di San Francesco: A questo punto torna indietro; percorri a ritroso via Volta e vai sempre dritto, proseguendo lungo via Roma. Attraversa il passaggio a livello e, arrivato in fondo a via Roma, troverai alla tua destra via Campolasco. Imboccala e raggiungi il civico 35: di fronte, si affaccia la Chiesa di San Francesco, di origini seicentesche.
- Sentieri e la Bella Veduta: In particolare, il paese è attraversato dal sentiero che collega da nord a sud Barzago con Besana in Brianza. Il sentiero che collega Bulciaghetto con Bevera, invece, passa per l’Oratorio di Santo Stefano e il Santuario dei Morti dell’Avello. In via Belvedere, infine, c’è la Bella Veduta: una collina rialzata creata in passato dai nobili locali per poter godere di una visuale panoramica suggestiva. Al centro della collina un tempo c’era il cosiddetto Piantone, una Sophora Japonica con più di un secolo di vita di cui ora rimane solo la base del tronco.