Con la "Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese", datata domenica di Pentecoste del 2007, papa Benedetto XVI ha voluto manifestare il suo profondo affetto e la sua vicinanza alla comunità cattolica cinese. Il documento si fonda su due pilastri essenziali: un amore incondizionato per i fedeli locali e un’appassionata fedeltà ai valori della tradizione cattolica, in particolare in ambito ecclesiologico. Il Papa invita la Chiesa a vivere con passione la carità e la verità, guardando al futuro con speranza nonostante le sofferenze del passato.

Il contesto storico e le sfide della fede
La storia recente della Chiesa in Cina è stata segnata da periodi di grande prova. Negli anni '50, la comunità cattolica ha affrontato una dura persecuzione, culminata nell'espulsione dei missionari, nell'imprigionamento del clero e nella chiusura delle chiese. In quel contesto, furono creati organismi statali, come l'Associazione Patriottica, finalizzati a controllare le attività religiose, in contrasto con la dottrina cattolica che non può accettare principi di indipendenza, autogover
La Lettera di Benedetto XVI ai cattolici in Cina: contenuti e orientamenti pastorali
Con la "Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese", pubblicata il 30 giugno 2007 e datata per la domenica di Pentecoste, il Papa Benedetto XVI desidera manifestare il suo amore e la sua vicinanza ai cattolici presenti in Cina. Il documento rappresenta un capolavoro di lucidità, equilibrio e delicatezza, ponendosi come una vera e propria bussola per il futuro della comunità ecclesiale in terra asiatica.
Dal testo emergono due pensieri fondamentali: da una parte, un profondo affetto per tutta la comunità cattolica in Cina e, dall’altra parte, un’appassionata fedeltà ai grandi valori della tradizione cattolica in campo ecclesiologico. Si configura, dunque, come una sintesi tra la passione per la carità e quella per la verità, binomio che è stato il programma dell'intero pontificato di Joseph Ratzinger.

Contesto storico e sofferenza della comunità
La comunità cattolica cinese ha attraversato decenni di dure prove. Essa soffrì una prima persecuzione negli anni ’50, che vide l’espulsione dei Vescovi e dei missionari stranieri, l’imprigionamento di quasi tutti gli ecclesiastici cinesi e dei responsabili dei vari movimenti laicali, la chiusura delle chiese e l’isolamento dei fedeli. Alla fine degli anni ’50 furono poi creati organismi statali quali l’Ufficio per gli Affari Religiosi e l’Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi, con lo scopo di guidare e "controllare" ogni attività religiosa.
Negli anni ’80, con le aperture promosse da Deng Xiaoping, cominciò un periodo di tolleranza religiosa con qualche possibilità di movimento e di dialogo, che permise la riapertura di chiese, di seminari e di case religiose. Le informazioni pervenute confermavano che, ancora una volta, il sangue dei martiri era stato seme di nuovi cristiani: la fede era rimasta viva, la maggioranza dei cattolici aveva dato una fervida testimonianza di fedeltà a Cristo e le famiglie erano diventate il fulcro della trasmissione della fede.
La divisione tra clandestinità e ufficialità
Analizzando la situazione della Chiesa in Cina, Benedetto XVI è consapevole che la comunità soffre di una situazione di forti contrasti. Tale dolorosa situazione non è stata provocata da diverse posizioni dottrinali, ma è frutto del ruolo svolto da organismi imposti come principali responsabili della vita della comunità. Si tratta di enti le cui finalità - in particolare l’attuazione dei principi di indipendenza, autogoverno e autogestione della Chiesa - non sono conciliabili con la dottrina cattolica.
A questo proposito, il Papa ricorda che:
- Alcuni Pastori, desiderosi di mantenere una piena fedeltà al Successore di Pietro, si sono visti costretti a farsi consacrare clandestinamente.
- Altri hanno acconsentito a ricevere l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio ma, in seguito, hanno chiesto di poter essere accolti nella comunione con il Papa.
- Esistono vescovi ordinati senza mandato che non hanno chiesto o ottenuto la legittimazione: essi sono considerati illegittimi, ma validamente ordinati se il rito è stato rispettato.
Santa Sede - Cina, storico accordo sulla nomina dei vescovi
Orientamenti teologici e dottrinali
Benedetto XVI riafferma il principio che i ministeri petrino ed episcopale sono elementi essenziali della struttura sacramentale della Chiesa. Egli sottolinea in primo luogo la figura e la missione del Vescovo nella comunità diocesana secondo il principio "niente senza il Vescovo". La Lettera chiede che in ogni diocesi vi siano gli strumenti indispensabili di comunione: la curia diocesana, il consiglio presbiterale, il collegio dei consultori, il consiglio pastorale e quello per gli affari economici.
Per quanto riguarda i rapporti con lo Stato, il Papa ricorda la dottrina cattolica riproposta dal Concilio Vaticano II. Se la Chiesa respinge l’interferenza del potere politico, non cerca tuttavia la clandestinità, ma la testimonianza pubblica e il bene comune. Benedetto XVI dichiara amore e rispetto per il popolo cinese, la sua storia e cultura, chiedendo alle autorità non privilegi, ma libertà.
La revoca delle facoltà speciali
Una decisione definita "storica" contenuta nella Lettera riguarda la revoca di tutte le Facoltà e Direttive di ordine pastorale, passate e recenti, che erano state concesse dalla Santa Sede alla Chiesa in Cina per far fronte a periodi di estrema difficoltà. Le mutate circostanze e le maggiori possibilità di comunicazione permettono ora ai cattolici di seguire le norme canoniche generali e, se necessario, di ricorrere direttamente alla Sede Apostolica.
| Ambito | Orientamento di Benedetto XVI |
|---|---|
| Nomine Episcopali | Riaffermazione della competenza esclusiva del Papa. |
| Vita Sacramentale | Possibilità di celebrare nelle case dei fedeli in caso di necessità. |
| Riconciliazione | Appello all'unità tra comunità "clandestine" e "ufficiali". |
| Relazioni Stato-Chiesa | Disponibilità a un dialogo franco e costruttivo. |
Reazioni e sviluppi successivi
Le autorità di Pechino hanno spesso osteggiato la diffusione della Lettera, oscurando siti web e sequestrando copie stampate. Nonostante ciò, i cattolici cinesi hanno grandemente apprezzato il documento. Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte espresso gratitudine per la difesa della verità contro la "dittatura del relativismo" contenuta nel testo.
Negli anni successivi al 2007, i rapporti sono stati segnati da alti e bassi. Se tra il 2007 e il 2010 le ordinazioni avvennero spesso con l'approvazione di entrambe le parti, la situazione precipitò nuovamente nel dicembre 2010 con l'VIII Assemblea nazionale dei rappresentanti cattolici, portando a nuove ordinazioni illegittime e ritorsioni contro i vescovi fedeli a Roma, come nel caso drammatico di mons. Thaddeus Ma Daqin a Shanghai.

La preghiera e la missione
Benedetto XVI invita i cattolici cinesi a essere evangelizzatori nell’attuale contesto concreto del loro Paese, notando con interesse il crescente desiderio di spiritualità tra i giovani cinesi. Come atto di sostegno spirituale, il Papa ha stabilito che il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice e del santuario nazionale di Sheshan a Shanghai, divenga la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina.
La Lettera rimane una tappa fondamentale: essa contiene il seme per la realizzazione dell’unità e della libertà della Chiesa. Come scritto dal Pontefice, il cammino della riconciliazione "è sostenuto dall’esempio e dalla preghiera di tanti «testimoni della fede» che hanno sofferto e hanno perdonato, offrendo la loro vita per l’avvenire della Chiesa cattolica in Cina".