Giovanni Evangelista nell'Arte e nella Tradizione: Le Interpretazioni e il Simbolismo

Nel vasto panorama dell'arte sacra, la figura di San Giovanni Evangelista ha spesso suscitato interrogativi e interpretazioni controverse, specialmente in relazione alle opere di grandi maestri come Leonardo da Vinci. Un osservatore non esperto di simbologie religiose potrebbe facilmente farsi sviare da racconti inaccurati o totalmente inventati, portando a credere, ad esempio, che un giovane dai tratti delicati benedica un serpente, celando messaggi esoterici.

Il risultato di tali narrazioni è una profonda confusione interpretativa, che può creare equivoci difficili da districare. Mentre in ambito scientifico e nei centri di studio accreditati ci si attiene a ricerche ufficiali, nel mondo generico dell'informazione filtrare le nozioni non è sempre agevole. Recentemente, è diventato comune identificare la figura del giovane San Giovanni con quella di Santa Maria Maddalena, soprattutto nell'analisi di celebri dipinti come l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. In realtà, non esiste alcun valido motivo per accreditare tale identificazione, poiché la figura di San Giovanni è storicamente rappresentata in veste di giovinetto, poco più che adolescente, in tutta la tradizione iconografica. Questo è dovuto al fatto che egli fu l'apostolo più giovane del gruppo e, forse proprio per questa caratteristica, era ritenuto il prediletto di Gesù, secondo il suo stesso Vangelo.

San Giovanni Evangelista nell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci (dettaglio)

La Figura di San Giovanni Evangelista: Vita e Ruolo

Giovanni era originario della Galilea, probabilmente di Betsaida Iulia, una zona sulle rive del lago di Tiberiade. Era figlio di Zebedeo e Salome, e fratello di Giacomo il Maggiore. Sua madre era tra le donne che seguivano e assistevano Gesù fino al Calvario, e forse era cugina della Madonna. Il padre gestiva una piccola impresa di pesca sul lago con dipendenti. Nonostante fosse benestante e avesse conoscenze nelle alte sfere sacerdotali, non aveva frequentato la scuola dei rabbini, il che lo faceva considerare "illetterato e popolano". Per tale motivo, alcuni studiosi hanno ipotizzato che abbia solo dettato le sue opere, scritte da un suo discepolo.

Giovanni è da considerarsi, in ordine temporale, il primo degli apostoli conosciuti da Gesù, ed è l'ultimo degli Apostoli viventi, con cui si conclude la missione apostolica tesa a illuminare la Rivelazione. Infatti, egli era già discepolo di San Giovanni Battista quando questi indicò a lui e ad Andrea Gesù che passava, dicendo: "Ecco l’Agnello di Dio". I due discepoli, udito ciò, presero a seguire Gesù, il quale, accortosi di loro, domandò: "Che cercate?". Loro risposero: "Rabbì, dove abiti?". Gesù li invitò a seguirlo fino al suo alloggio, dove si fermarono per quel giorno; "erano le quattro del pomeriggio", specifica lui stesso, a conferma della forte impressione riportata da quell'incontro.

In seguito, si unì agli altri apostoli quando Gesù, passando sulla riva del lago, secondo il Vangelo di Matteo, chiamò lui e il fratello Giacomo, intenti a rammendare le reti, a seguirlo. Essi "subito, lasciata la barca e il padre loro, lo seguirono". Da allora, Giovanni ebbe un posto speciale nel collegio apostolico; pur essendo il più giovane, nell'elenco è sempre nominato fra i primi quattro. Fu prediletto da Pietro, forse suo compaesano, ma soprattutto da Gesù al punto che Giovanni, nel Vangelo, chiama se stesso "il discepolo che Gesù amava".

Tra i discepoli di Gesù, fu tra gli intimi con Pietro e il fratello Giacomo, che accompagnarono il Maestro nelle occasioni più importanti, come quando risuscitò la figlia di Giairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, e nell’agonia del Getsemani. Con Pietro si recò a preparare la cena pasquale e in questa Ultima Cena a Gerusalemme ebbe un posto d'onore alla destra di Gesù; su richiesta di Pietro, Giovanni, appoggiando con gesto di consolazione e affetto la testa sul petto di Gesù, gli chiese il nome del traditore tra loro.

Dopo essere scappato con tutti gli altri, quando Gesù fu catturato, lo seguì con Pietro durante il processo e, unico tra gli Apostoli, si trovò ai piedi della croce accanto a Maria, che da Gesù gli fu affidata. Fu, insieme a Pietro, il primo a ricevere l'annuncio del sepolcro vuoto da parte della Maddalena e con Pietro corse al sepolcro giungendovi per primo. Entrato dopo di lui, poté vedere per terra i panni in cui era avvolto Gesù, e credette nella Resurrezione. Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli e fu il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoli ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste.

Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, era con lui quando operò il primo clamoroso miracolo della guarigione dello storpio alla porta del tempio chiamata "Bella"; insieme a Pietro fu più volte arrestato dal Sinedrio a causa della loro predicazione e fu flagellato con il gruppo degli arrestati. Con Pietro, narrano gli Atti degli Apostoli, fu inviato in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo. San Paolo, verso l'anno 53, lo qualificò insieme a Pietro e Giacomo il Maggiore come "colonne" della nascente Chiesa.

Il fratello Giacomo fu decapitato verso il 42 da Erode Agrippa I, protomartire fra gli Apostoli. Giovanni, secondo antiche tradizioni, lasciata definitivamente Gerusalemme (nel 57 già non c'era più) prese a diffondere il cristianesimo nell'Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione. Anche Giovanni adempì la profezia di Gesù di imitarlo nella passione; anche se non subì il martirio come il fratello e gli altri apostoli, dovette patire la persecuzione di Domiziano (51-96), la seconda contro i cristiani, che negli ultimi anni del suo impero (95 circa), conosciuta la fama dell'apostolo, lo convocò a Roma e, dopo averlo fatto rasare i capelli in segno di scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollente davanti alla Porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume.

Fu poi esiliato nell'isola di Patmos (arcipelago delle Sporadi, a circa 70 km da Efeso) a causa della sua predicazione e della testimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano, salì al trono l'imperatore Nerva (96-98), tollerante verso i cristiani; quindi Giovanni poté tornare ad Efeso dove continuò ad esortare i fedeli all'amore fraterno, finché ultracentenario morì verso il 104. Così, il più giovane degli Apostoli, il vergine perché non si sposò, visse più a lungo di tutti portando, con la sua testimonianza, l'insegnamento di Cristo fino ai cristiani del II secolo. Sulla sua tomba ad Efeso fu edificata nei secoli V e VI una magnifica basilica.

In vita, la tradizione e gli antichi scritti gli attribuiscono svariati prodigi, come quello di essersi salvato senza danno da un avvelenamento e dopo essere stato buttato in mare; ad Efeso risuscitò anche un morto. Alle riunioni dei suoi discepoli, ormai vecchissimo, veniva trasportato a braccia, ripetendo soltanto "Figlioli, amatevi gli uni gli altri". A chi gli domandava perché ripetesse sempre la stessa frase, rispose: "Perché è precetto del Signore, se questo solo si compia, basta".

Fra tutti gli apostoli e i discepoli, Giovanni fu la figura più luminosa e completa; dalla sua giovinezza trasse l'ardore nel seguire Gesù e dalla sua longevità la saggezza della sua dottrina e della sua guida apostolica, indicando nella Grazia la base naturale del vivere cristiano. Impetuoso, tanto da essere chiamato insieme al fratello Giacomo "figlio del tuono", ma sempre zelante in tutto; teologo altissimo, specie nel mettere in risalto la divinità di Gesù, mistico sublime e anche storico scrupoloso, sottolineando accuratamente l'umanità di Cristo, raccontando particolari umani come la cacciata dei mercanti dal tempio, il sedersi stanco, il piangere per Lazzaro, la sete sulla croce, il proclamarsi uomo, ecc. Giovanni è chiamato giustamente l'Evangelista della carità e il teologo della verità e luce; egli poté conoscere la verità perché si era fatto conoscere dal divino amore.

La storia di San Giovanni Evangelista (di Cristian Messina)

Iconografia e Simbolismo del Calice con il Serpente

Ma l'aspide, nel calice eucaristico, che cosa c'entra? L'immagine è collegata al costume in uso per quasi tutto il XX secolo, di benedire bottiglie di vino ogni 27 dicembre, data celebrativa di San Giovanni Evangelista. La tradizione narrava che il calice di San Giovanni, ad Efeso, contenesse vino avvelenato. Ecco allora che realtà e leggenda si confondono e lo scorrere dei secoli stende un velo di nebbia. La Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, elaborata nella seconda metà del XIII secolo d.C., attesta che il suddetto episodio sarebbe avvenuto ad Efeso e con una variante: dopo la morte di Domiziano, l'imperatore Nerva (96-98 d.C) fu più tollerante con i cristiani, e dunque San Giovanni poté tornare ad Efeso. Il serpente, rapido e veloce, fuoriesce da una coppa: un valido espediente narrativo.

Di fatto, abbinare il vino al calice e inserire la figura del serpente crea un aggancio immediato alle immagini della tradizione biblica e della cultura pre-cristiana. Il tempo insegna a non dare per scontato ciò che appare e allo stesso tempo induce a non ritenere occulto tutto ciò che non risulta evidente: spesso, seppure non sempre, basta cercare nella storia per comprendere la realtà.

Ma perché non un'aquila? In fondo è il simbolo tipico dell'Evangelista; pure in essa il liquido avrebbe potuto trasformarsi e spiccare in volo. La simbologia del serpente incarna la trasformazione in questo eterno fluire di vita, morte, rinascita e rinnovamento della natura, che possiamo vedere e ammirare ogni giorno. Immolare il corpo divino attraverso il sacrificio per ricavare dal male la salvezza, la sanitas per tutta l'umanità. Il siero velenoso del serpente può essere utilizzato per il beneficio, la guarigione. Esattamente come accade in medicina. E allora l'elisir salvifico, di trasformazione, si abbina a pennello con la simbologia della cura, non solo per lo spirito ma anche per il corpo.

San Giovanni Evangelista con il calice e il serpente, iconografia classica

Gli Scritti di San Giovanni Evangelista

San Giovanni Evangelista è ritenuto l'autore del IV Vangelo, di tre Lettere e del libro dell'Apocalisse, sebbene fonti non ufficiali gli attribuiscano taluni testi d'epoca assai posteriore.

Il Vangelo di Giovanni: "Il Vangelo Spirituale"

Il suo Vangelo, il quarto, ebbe a partire dal II secolo la definizione di "Vangelo spirituale" che l'ha accompagnato nei secoli; Origene nel III secolo, per la sua alta qualità teologica, lo chiamò "il fiore dei Vangeli". Gli studiosi affermano che l'opera ebbe una vicenda editoriale svolta in più tappe. Essa parte nell'ambiente palestinese, da una tradizione orale legata all'apostolo Giovanni, datata negli anni successivi alla morte di Cristo e prima del 70, esprimendosi in aramaico; poi si ha un'edizione del vangelo in greco, destinata all'Asia Minore, alla città di Efeso, e qui collabora alla stesura un "evangelista", discepolo che raccoglie il messaggio dell'apostolo e lo adatta ai nuovi lettori.

Inizialmente il vangelo si concludeva con il capitolo 20, diviso in due grandi sezioni: dai capitoli 1 a 12 chiamato "Libro dei segni", cioè dei sette miracoli scelti da Giovanni per illustrare la figura di Gesù, Figlio di Dio, e dai capitoli 13 a 20 chiamato "Libro dell'ora", cioè del momento supremo della sua vita offerta sulla croce, che contiene i "discorsi di addio" dell'Ultima Cena. Alla fine del I secolo comparvero i capitoli finali da 21 a 23, dove si allude anche alla morte dell'apostolo. All'inizio del Vangelo di Giovanni è posto un prologo con un inno di straordinaria bellezza, divenuto una delle pagine più celebri dell'intera Bibbia e che dal XIII secolo fino all'ultimo Concilio, chiudeva la celebrazione della Messa: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio...".

L'Apocalisse: Messaggio di Speranza e Rivelazione

L'Apocalisse, come già detto, è l'unico libro profetico del Nuovo Testamento e conclude il ciclo dei libri sacri e canonici riconosciuti dalla Chiesa; il suo titolo in greco vuol dire "Rivelazione". Denso di simbolismi, è un messaggio concreto di speranza, rivolto alle Chiese in crisi interna e colpite dalla persecuzione di Babilonia o della bestia, cioè la Roma imperiale, affinché ritrovino coraggio nella fede, dimostrandolo con la testimonianza. È un'opera di grande potenza e suggestione e, anche se il linguaggio e i simboli sono del genere "apocalittico" - corrente letteraria e teologica molto diffusa nel giudaismo - il libro si autodefinisce "profezia", cioè lettura dell'azione di Dio all'interno della storia.

Colori, animali, sogni, visioni, numeri, segni cosmici, città costellano il libro e sono gli elementi di questa interpretazione della storia alla luce della fede e della speranza. Il libro inizia con la scena della corte divina con l'Agnello-Cristo e il libro della storia umana e alla fine dell'opera c'è il duello definitivo tra Bene e Male, cioè tra la Chiesa e la Prostituta (Roma) imperiale, con la rivelazione della Gerusalemme celeste, dove si attende la venuta finale del Cristo Salvatore.

Illustrazione del libro dell'Apocalisse (Quattro Cavalieri)

Le Epistole di Giovanni

Di Giovanni esistono anche tre "Epistole" scritte probabilmente a Efeso, che hanno lo scopo di sottolineare e difendere presso determinati gruppi di fedeli (o uno solo, con la terza) alcune verità fondamentali, che erano attaccate da dottrine gnostiche.

Simboli e Patronati

San Giovanni ha come simbolo l'aquila, perché come si credeva che l'aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suo Vangelo fissò la profondità della divinità. Anche i "Quattro Cavalieri dell'Apocalisse" che rappresentano conquista, guerra, fame, morte, sono un suo simbolo.

È il patrono della Turchia e dell'Asia Minore, patronato confermato da papa Benedetto XV il 26 ottobre 1914; giacché Gesù gli affidò la Vergine Maria, è considerato patrono delle vergini e delle vedove; per i suoi grandi scritti è patrono dei teologi, scrittori, artisti; per il suo supplizio dell'olio bollente, protegge tutti coloro che sono esposti a bruciature oppure hanno a che fare con l'olio, quindi: proprietari di frantoi, produttori di olio per lampade, armaioli; patrono degli alchimisti, è invocato contro gli avvelenamenti e le intossicazioni alimentari.

Il Culto di San Giovanni Evangelista

In Oriente, il suo culto aveva per centro principale Efeso, dove visse, e l'isola di Patmos nel Dodecaneso, dove fu esiliato e dove nel secolo XI San Cristodulo fondò un monastero a lui dedicato, inglobando la grotta dove l'apostolo ricevette le rivelazioni e scrisse l'Apocalisse. In Occidente, il suo culto si diffuse in tutta Europa e templi e chiese sono a lui dedicate un po' dappertutto, ma la chiesa principale costruita in suo onore è San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma.

Inizialmente i grandi santi del primo cristianesimo Stefano, Pietro, Paolo, Giacomo, Giovanni, erano celebrati fra il Natale e la Circoncisione (1° gennaio); poi, con lo spostamento in altre date di San Pietro, San Paolo e San Giacomo, rimasero solo San Stefano il 26 dicembre e San Giovanni Evangelista il 27 dicembre.

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