Il Monastero e la Chiesa della Resurrezione, situati a San Giovanni Rotondo, sono nati grazie alla profonda volontà spirituale di Padre Pio e di fra Daniele Natale. La posa della prima pietra avvenne nel 1975, su un terreno generosamente donato dal dott. Pietro Melillo. La vita comunitaria ebbe inizio nel 1987, frutto della fusione delle comunità di Moriondo e Ferrara delle Clarisse Cappuccine.
Costruito con notevole sacrificio e incrollabile fede su un terreno roccioso, il monastero raggiunse un numero di 25 sorelle. Successivamente, ha attraversato un periodo di difficoltà. Il complesso architettonico comprende la Chiesa della Resurrezione, che funge da fulcro spirituale per la preghiera, e un ampio auditorium destinato all'organizzazione di incontri e convegni.

Origini e Fondazione
Il Monastero, che porta il suggestivo nome "della Risurrezione", si erge a circa 700 metri di altitudine, edificato su un terreno caratterizzato dalla sua natura rocciosa. La bellezza del paesaggio circostante offre una vista panoramica che apre a spazi e orizzonti ampi, invitando alla contemplazione.
Il Monastero attuale è il risultato della fusione di due comunità preesistenti: quella di Moriondo e quella di Ferrara. Le due fondatrici provenienti da Moriondo, sr. Maria degli Angeli e sr. ... (il nome è incompleto nel testo originale), hanno dato il via a questo progetto. Già prima del completamento della struttura, quattro giovani si unirono alle due sorelle di Moriondo. Con l'arrivo delle 12 sorelle da Ferrara, la comunità raggiunse il numero di 18 sorelle.
Dopo le inevitabili fatiche iniziali, la sororità iniziò a fiorire, attirando nuove vocazioni e raggiungendo un numero significativo di membri. Tuttavia, la comunità ha dovuto affrontare sfide che ne hanno ridotto la consistenza.
Sfide e Riduzione della Comunità
Cinque sorelle del nostro monastero intrapresero un percorso missionario a Syros. Purtroppo, dopo pochi anni, per motivi di salute e a causa della mancanza di vocazioni, furono costrette ad abbandonare i loro progetti e a fare ritorno in Italia. Di conseguenza, la comunità si è vista ridotta a poche sorelle, molte delle quali con problemi di salute precaria. Questa situazione ha reso difficile l'accoglienza di pellegrini e persone desiderose di ascolto e supporto spirituale.

La Piccola Famiglia della Resurrezione e la Spiritualità
La Piccola Famiglia della Resurrezione, che da 13 anni ha una delle sue sedi presso il Monastero della Resurrezione a Cogollo del Cengio, fonda la propria vita su due pilastri fondamentali: la Sacra Scrittura e la liturgia. Attraverso questi elementi, la comunità cerca di realizzare uno dei desideri più profondi di Gesù Cristo, ovvero l'unità delle chiese, vista come la via più efficace per diffondere la fede nel mondo, come testimoniato dal reciproco amore.
Con particolare dedizione, la comunità si impegna nello studio della Sacra Scrittura, cercando di avvicinarsi il più possibile alle lingue originali. Attualmente, si sta per intraprendere l'undicesimo anno di studio della lingua ebraica. Questa scelta è motivata dalla consapevolezza che "le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando vengono tradotte in un’altra lingua". Come sottolineato nel prologo del libro del Siracide, non solo quest'opera, ma anche la Legge, i Profeti e gli altri libri conservano un vantaggio non indifferente nel loro testo originale.
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Eventi e Studi Ebraici
Giovedì 20 settembre 2018, alle ore 20:30, presso il Monastero, si è tenuta una conferenza significativa. Dopo i saluti dell'Abate Orfeo Povero, superiore generale della Piccola Famiglia della Resurrezione, il Ch.mo Prof. Mauro Perani, ordinario di Ebraico presso l'Università di Bologna, ha tenuto una relazione sui numerosi manoscritti ebraici recentemente scoperti negli archivi italiani. L'evento ha visto la partecipazione di numerosi interessati, seguita dalle iscrizioni.
Per ulteriori informazioni e per le iscrizioni, è possibile contattare il Monastero al numero di telefono 0445.
Contesto Geografico e Sociale
L'ubicazione del Monastero, seppur in una zona di tranquillità storica, è stata recentemente al centro di discussioni sociali. La struttura del Monastero, rimasta vuota dopo la partenza delle religiose nel 2005, si trova in pieno centro storico. La sua vacanza per oltre due anni ha suscitato preoccupazioni, acuite dalla presenza di altri otto migranti ospitati in immobili privati.
Sebbene l'amministrazione comunale di Cogollo del Cengio non abbia ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche ufficiali, si attendono direttive dalle autorità prefettizie. A livello regionale, era già noto dall'inizio dell'estate che il Veneto avrebbe dovuto accogliere circa 4000 persone, di cui quasi un migliaio nella sola provincia di Vicenza, nell'ambito di un piano di redistribuzione nazionale disposto dal Ministero degli Interni. Diverse riunioni sul tema si sono tenute nei mesi precedenti in Contrà Gazzolle.

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