Le comunità evangeliche e la massoneria: convergenze e divergenze storiche

Il contesto storico: il Grande Oriente d’Italia tra Otto e Novecento

All'inizio del Novecento, il Grande Oriente d’Italia viveva una fase di profonda trasformazione interna, diviso tra una componente che intendeva coniugare il concetto di libertà con quello di progresso e una fazione di stampo moderato. L'elezione nel 1904 di Ettore Ferrari a Gran Maestro segnò un rafforzamento dell'ala radicale, fautrice di un ruolo più attivo della massoneria nelle vicende politiche nazionali. Ferrari si trovò a dover mediare tra le diverse anime dell'Obbedienza, cercando di bilanciare la radicalizzazione interna con le istanze dei settori moderati.

Mappa schematica delle logge massoniche in Italia all'inizio del XX secolo e loro diffusione territoriale

L'alleanza tra massoneria e forze laico-democratiche

Dopo l'assemblea del 1906, il Grande Oriente d’Italia si propose come agente di coesione per le forze politiche progressiste, contribuendo alla stagione dei "blocchi popolari". La collaborazione tra massoneria e schieramenti laici si fondava su una convergenza programmatica su temi cardine:

  • L'anticlericalismo come lotta contro l'ignoranza e il pregiudizio religioso.
  • La piena laicizzazione della scuola, intesa come baluardo per la difesa dello Stato.
  • L'impegno sociale per contrastare l'influenza dell'associazionismo cattolico.

Questo clima politico favorì una convergenza con parte del mondo evangelico, che vedeva in tali battaglie un punto di contatto ideale. Emblematica fu la mozione presentata da Leonida Bissolati nel 1907 per vietare l'insegnamento religioso nelle scuole elementari, che vide il sostegno di diversi esponenti massonici e di componenti evangeliche, come quella metodista episcopale.

La figura del "massone evangelico"

Storicamente, il legame tra protestantesimo e massoneria in Italia è stato significativo. Come evidenziato dal prof. Marco Novarino, tra il 1860 e l'inizio del XX secolo, circa 123 pastori furono iniziati alle logge del Grande Oriente d’Italia. La figura del "massone evangelico" nasceva dalla condivisione di valori risorgimentali e dalla volontà di formare una nuova classe dirigente laica e illuminata.

Personalità Ruolo/Appartenenza
Pietro Geymet Pastore valdese e Fondatore di logge
Luigi Desanctis Pastore valdese e docente di teologia
Alessandro Gavazzi Pastore protestante e massone
Saverio Fera Pastore metodista e figura centrale della scissione massonica

Le tensioni interne e la scissione

Il tentativo di unificare i Riti massonici (Simbolico e Scozzese) divenne il casus belli che portò alla rottura interna. Il pastore metodista Saverio Fera, in opposizione alla linea di Ferrari, divenne il catalizzatore della componente moderata. Egli temeva che l'anticlericalismo massonico potesse assumere sfumature ateistiche, allontanandosi dalla tradizione iniziatica per abbracciare un impegno politico troppo radicale. Questa divergenza portò Fera a guidare una scissione, segnando una profonda frattura nel panorama massonico italiano.

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Considerazioni teologiche e incompatibilità

Sul piano dottrinale, il dibattito si è spesso concentrato sull'inconciliabilità tra la Massoneria e il Cristianesimo biblico. Le critiche mosse da ambienti evangelici e cattolici evidenziano come la massoneria proponga una visione di un "Essere Supremo" generico, in contrasto con la dottrina della Trinità e l'esclusività della salvezza in Cristo. La questione del dialogo interreligioso, promosso talvolta da esponenti di entrambe le parti, rimane un tema di forte contrasto, dove la visione massonica di una fratellanza universale si scontra con il rigore dogmatico delle confessioni cristiane.

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