Le omelie di Papa Francesco pronunciate nella cappella di Casa Santa Marta rappresentano un pilastro fondamentale per comprendere il suo pontificato e il suo stile pastorale. Nascoste per molto tempo ai più, queste riflessioni quotidiane sono divenute negli anni una bussola spirituale per milioni di persone, svelando il "pensiero più profondo e più intimo" del Pontefice.
La Rivelazione dei "Pensieri Nascosti"
Il massmediologo Gianpiero Gamaleri ha avuto un ruolo significativo nel rendere accessibili al pubblico ampie selezioni di queste omelie. Ha pubblicato nuove raccolte di brani delle omelie del mattino del Papa, dal giugno 2017 al febbraio 2019, con i suoi commenti per il settimanale “Il mio Papa”. Questo lavoro include il libro intitolato “Pensieri nascosti di Papa Francesco”, pubblicato da Pagine, che raccoglie le riflessioni dell’autore, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi di Uninettuno, nella sua rubrica sul settimanale.

Secondo Gamaleri, che ha anche l'incarico di visitante nella facoltà di Comunicazione Istituzionale alla Pontificia Università della Santa Croce, le omelie a Santa Marta "sono per così dire il ‘tessuto’ della sua giornata di lavoro", il "riflesso del suo dialogo con il Signore". Egli le definisce “nascoste” poiché inizialmente non erano diffuse integralmente, ma solo in parte, da Vatican News e Radio Vaticana, e poi riprese da L’Osservatore Romano. Nonostante ciò, la loro importanza non è minore; al contrario, la dimensione "intima" della cappella di Casa Santa Marta, per il massmediologo, permette al Papa una "spontaneità di comunicazione" e l’uso di espressioni che rendono il suo pensiero più "incisivo".
“Pensieri nascosti di Papa Francesco” è la terza raccolta di commenti ispirati dalle omelie mattutine del Pontefice, realizzata da Gianpiero Gamaleri. Precedentemente, con la Libreria Editrice Vaticana, aveva pubblicato “Pensieri per l’Anno Santo” nel 2016 e “Santa Marta. Omelie” nel 2017, con brani di omelie pronunciate tra l’aprile del 2014 e maggio del 2017.
La Nascita e l'Evoluzione delle Messe Mattutine
Le omelie di Santa Marta, pronunciate dal Papa alle 7 del mattino, sono la riflessione che egli fa durante la Messa, poggiando sulle Sacre Scritture che possono poi essere applicate alle più diverse circostanze della vita, divenendo il tessuto della sua riflessione e della sua azione pastorale nella giornata. Passando in rassegna i sette anni di omelie tenute nella cappella di Casa Santa Marta, da marzo 2013 a maggio 2020, non è difficile rintracciare una prima espressione, una prima forma e una prima forza impresse da Papa Bergoglio a quegli argomenti che più gli stavano a cuore, poi sviluppati in forma compiuta in discorsi e documenti.

È nella quiete "parrocchiale" di quella cappella che Francesco, "parroco" del mondo, comincia a farsi conoscere a fondo nel suo stile di pastore. Un Papa senza distanze, come dimostra la celebrazione della Messa, più volte a settimana, davanti a gente comune, conclusa dal saluto e una stretta di mano offerti a tutti i presenti, uno per uno, all’uscita dalla cappella. Il 22 marzo 2013, alle 7 del mattino, i primi ad ascoltare l’omelia di Francesco nella Cappella di Casa Santa Marta furono i giardinieri e i netturbini che lavorano in Vaticano. Il giorno dopo furono altre maestranze della Santa Sede, dipendenti della serra, suore e, via via, settimana dopo settimana, una moltitudine di fedeli delle parrocchie romane.
Quella che era parsa una Messa estemporanea, un episodio marginale dell’agenda pontificia, divenne ben presto, negli anni, un appuntamento per centinaia di persone "normali", gente che mai avrebbe pensato di stare un giorno a tu per tu con il Papa. Fin da subito, la Radio Vaticana fu investita di una grande responsabilità: per volontà stessa del Papa, i suoi cronisti selezionavano ogni volta tre inserti audio tratti dall’omelia, uno dei quali per il video, che poi venivano diffusi tra i media del mondo, previo assenso della Segreteria di Stato. La Cappella di Santa Marta si stagliò così come fulcro atteso e imprescindibile per capire il pontificato.
Lo Stile e il Linguaggio del Pastore
Il Papa, secondo Gamaleri, non ha molto bisogno di essere commentato perché è un "grande giornalista" e i passaggi delle sue omelie "hanno sempre detto qualcosa che colpisce profondamente il pubblico". L’intento non è quindi quello di commentare, ma di sviluppare, personalizzare e amplificare i suoi suggerimenti, affinché arrivino anche a chi è più lontano o distratto. Francesco ha una spontaneità di comunicazione che tutti conoscono, e usa espressioni che gli "vengono dal cuore e dalla sua intelligenza", proprio perché il suo pensiero sia più incisivo.
Il suo linguaggio, intriso di spontaneità, è tanto vicino alla gente quanto lontano da "fumisterie concettuali", e spesso insaporito da qualche termine preso a prestito dalla lingua madre. Questo è del tutto coerente con il Pastore che vuole avere "lo stesso odore delle sue pecore" e che insegnerà a guardare il centro dalle periferie. La sua è una “teologia della quotidianità”: Francesco innesta il Vangelo nella vita quotidiana, spiegando come incarnare la Parola nella realtà delle piccole cose, utilizzando fatti o aneddoti.
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Le omelie di Francesco sono brevi, come le ha sempre raccomandate, mai lunghe, noiose o retoriche. Per lui la Parola deve arrivare diretta alla gente, essere una bussola nelle strade dell’esistenza. Per questo le sue parole risultano vivaci, ricche di metafore tratte da vicissitudini concrete. Sono i consigli di un pastore che conosce bene la cura del gregge, per averci vissuto sempre negli anni di Buenos Aires, condividendo tutto, anche l'utilizzo dei comuni mezzi di trasporto, come la metropolitana. È lo stile che usa sempre, anche per i temi più "alti", come quando il 18 aprile 2013 spiega che la fede cristiana è credere realmente in tre Persone, "perché questo è il nostro Dio, uno e trino; non un dio indefinito e diffuso, come uno spray sparso un po’ ovunque".
Neologismi e Espressioni Incisive
Anche in queste omelie, il Papa conia neologismi molto espressivi come "l’indaffaratismo" (il male del nostro tempo), "la predicazione che schiaffa" (per una predicazione che non sia diluita), o espressioni ad effetto come "l’anima inamidata", "l’umiltà pret à porter", "l’osteoporosi dell'anima", e "cattolici atei". Tutte queste sono provocazioni che vanno nel profondo della nostra riflessione e preghiera, aiutandoci a non essere "custodi di musei" o a "vivere in una Chiesa che sia una bicicletta e non una cattedrale", ovvero una Chiesa che deve camminare per trovare il suo equilibrio e fare strada nella società.
Temi Fondamentali del Pontificato di Santa Marta
Nelle omelie di Santa Marta, emergono più volte alcuni temi fondamentali del pontificato. Il primo è quello legato alla famosa frase di Papa Francesco: “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”, con una conseguente attenzione ai più piccoli, a coloro che soffrono, e all'importanza della Fede come riscatto, purché vi sia un'attenzione veramente profonda nei confronti di tutti i fratelli.
La Misericordia e il Perdono
Il tema della misericordia, che sarebbe poi diventato l’architrave di un Giubileo, echeggia molto spesso. "Dio perdona tutto, altrimenti il mondo non esisterebbe", afferma Francesco nel dicembre 2015, e nel 2017, per evidenziarne la misura senza misura, assicura che "Gesù spreca misericordia per tutti". I confessionali, dice, "non sono una tintoria" ma un luogo da accostare con "benedetta vergogna". La prima guarigione è la conversione nel senso di aprire il cuore perché entri la Parola di Dio: "Convertirsi è guardare da un’altra parte, convergere su un’altra parte. E questo apre il cuore, fa veder altre cose. Ma se il cuore è chiuso non può essere guarito".
La Fede e il Cristiano
In molte omelie, Papa Bergoglio traccia l’identikit del cristiano: il credente si muove lungo un cammino "aperto agli altri", e quindi bando al "sentirsi importanti". Il modello è Gesù, che "spiegava le cose perché la gente capisse bene" e "viveva quello che predicava", con la chiosa contro l’"atteggiamento clericalistico" del prete-principe "che dice una cosa e ne fa un’altra". La fede cristiana è credere che Dio, il Figlio di Dio, "è venuto in carne, si è fatto uno di noi". Ma "il dire è un modo di credere, ma molto superficiale, a metà cammino: io dico che sono cristiano ma non faccio le cose del cristiano. E’ un po’ - per dirlo semplicemente - truccarsi da cristiano: dire soltanto è un trucco, dire senza fare. La proposta di Gesù è concretezza, sempre concreto".
Il Papa esorta a "fare il maquillage alla vita" e a coltivare la "grazia delle lacrime". Invita anche i pastori a essere "autorevoli perché umili e miti". Sottolinea l'importanza di aiutare a crescere, a svilupparsi, come fece Giuseppe con Gesù: "Così cercò un posto perché il figlio nascesse; lo curò; lo aiutò a crescere; gli insegnò l’ufficio: tante cose… In silenzio. Mai prese per sé proprietà del figlio: lasciò crescere in silenzio".
Preghiera e Indifferenza
Parlando della preghiera, in un’omelia di inizio 2016, Papa Bergoglio la definisce il vero motore della vita della Chiesa e nel 2018 insiste sulla necessità di pregare senza mai stancarsi con questo invito: “Nella preghiera siate invadenti”. Il cuore di Dio e di Gesù si commuove di fronte alla gente e "non può restare indifferente. L’amore è inquieto. L’amore non tollera l’indifferenza. L’amore ha compassione". Il Signore consola "con la tenerezza. E’ un linguaggio che non conoscono i profeti di sventura: la tenerezza. E’ una parola cancellata da tutti i vizi che ci allontanano dal Signore: vizi clericali, vizi dei cristiani un po’ che non vogliono muoversi, tiepidi … La tenerezza fa paura".
Contro le Chiacchiere, la Corruzione e il Demonio
Un altro tema ricorrente e con una primissima cassa di risonanza in Santa Marta è quello dei pettegolezzi. Essi "seminano invidia, gelosia, bramosia di potere", avverte il Pontefice, e per queste cose si può arrivare a uccidere una persona: "Le chiacchiere sono criminali perché uccidono Dio e il prossimo".
Il Papa degli infiniti appelli alla pace, specie negli ultimi anni di pontificato, si sofferma sull’urgenza della pace, definita "un lavoro di tutti i giorni". "Cosa faccio io per aiutare la pace nel mondo? [...] Cosa faccio io per aiutare la pace nel quartiere, nella scuola, nel posto di lavoro? Io prendo sempre qualche scusa per entrare in guerra, per odiare, per sparlare degli altri? Questo è fare la guerra!". C’è, aggiunge, una tentazione della guerra che annida nello "spirito di Caino", mentre quella di Adamo ed Eva mostra che il diavolo "è un truffatore". Papa Bergoglio parla non di rado pure del "Grande Bugiardo", il demonio che "ti promette tutto e ti lascia nudo", col quale è vietato "dialogare". Dietro a certi personaggi c’è satana, "seminatore di odio nella donna, seminatore di vanità nella ragazza, seminatore di corruzione nel re". E lo spirito del mondo è uno spirito di divisione e "quando si immischia nella famiglia, nella comunità, nella società sempre crea delle divisioni: sempre".
Il passo verso l’altro grande nemico della corruzione è breve. Il Papa già nel 2013 la chiama "il pane sporco", "furbizia" che alimenta la mondanità, che spesso comincia "con una piccola cosa" e "a poco a poco, si cade nel peccato".
Un esempio toccante della concretezza del suo messaggio si manifesta quando il Papa pronuncia un’omelia riferita, ad esempio, alla sofferenza dei bambini dello Yemen, ed è stato naturale inserire la fotografia di quella bambina, Hamal, morta di fame pochi giorni dopo lo scatto dell’immagine. Queste sono foto molto crude, ma vogliono essere molto rispettose e di richiamo a una situazione di sofferenza, non una profanazione di un dolore.

Le Omelie di Santa Marta durante la Pandemia di Covid-19
Un momento cruciale del pontificato di Francesco, in cui la sua paternità, fatta di cura, prossimità e attenzione, si è espressa con forza, ha una data di inizio precisa: 9 marzo 2020. Per suo volere, i media vaticani iniziarono a trasmettere la Messa delle 7 celebrata da Casa Santa Marta. Quella "luce rossa accesa sul Papa è in realtà una luce accesa sul Vangelo, che consola un mondo smarrito, chiuso, impaurito dall’epidemia di Covid-19 che soprattutto in Italia atterrisce", con quasi mille persone che morivano al giorno. Francesco conosce quei sentimenti, quella barca colpita dalla tempesta "inaspettata e furiosa" che mette in allarme i discepoli, come ricorderà il 27 marzo nello straordinario momento di preghiera in Piazza San Pietro. Una barca su cui siamo "tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda".
Come comunica Papa Francesco? Ce lo spiega l'esperto Francesco Di Fant
La consuetudine che aveva scandito fin lì la celebrazione della Messa del mattino cambiò. Se fino ad allora era stata raccontata in sintesi dalle cronache dei media vaticani, ma riservata in presenza a gruppi circoscritti, da quel giorno divenne un momento per tutti. Il Papa, in diretta televisiva, celebrò l’Eucaristia mostrando subito il senso di quella scelta: "In questi giorni - spiegò - offrirò la Messa per gli ammalati di questa epidemia di coronavirus, per i medici, gli infermieri, i volontari che aiutano tanto, i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi. Preghiamo insieme questa settimana, questa preghiera forte al Signore: 'Salvami, o Signore, e dammi misericordia. Il mio piede è sul retto sentiero. Nell’assemblea benedirò il Signore'".
In poche parole, Francesco abbracciò le piaghe di questa umanità sgomenta e paralizzata. Chi ascoltava si sentiva "guardato", considerato nel suo dolore spesso vissuto in solitudine. In questo dramma collettivo, l’appuntamento della mattina divenne un momento di preghiera, di adorazione del Santissimo anche attraverso uno schermo. Questa scelta ebbe un eco incredibile, e anche in Cina le celebrazioni dalla Cappella di Santa Marta venivano seguite quotidianamente.
Le Intenzioni di Preghiera durante la Pandemia
Ogni giorno, nel cuore di Francesco, si alternavano i volti, le storie, le vite di gente comune travolte dalla pandemia. Il 10 marzo, il suo pensiero andò ai "sacerdoti, perché abbiano il coraggio di uscire e andare dagli ammalati, portando la forza della Parola di Dio e l’Eucaristia". Due giorni dopo, esortò a pregare per le autorità chiamate a decidere "misure che non piacciono al popolo". Il 14 marzo il suo pensiero andò alle famiglie con i bambini a casa, chiamati a gestire una situazione difficile, e soprattutto a quelle che vivono con persone disabili. Nei suoi pensieri anche le vittime di violenza domestica, con l’incoraggiamento ripetuto alle famiglie perché cogliessero l’occasione per crescere nel bene.
In quelle settimane, il cuore del Papa non volle lasciare indietro nessuna categoria sociale. Ricordò "i lavoratori delle farmacie, dei supermercati, dei trasporti, i poliziotti" (15 marzo), "gli operatori sanitari che sono morti" (18 marzo), "le persone che si occupano di seppellire i defunti, che rischiano la vita" (16 maggio), le "tante persone che puliscono gli ospedali, le strade, che svuotano i bidoni della spazzatura" (17 maggio). Un posto particolare fu riservato agli anziani soli che soffrono "di una solitudine interiore molto grande" (17 marzo) e soprattutto ai carcerati, denunciando il sovraffollamento degli istituti di pena e pregando "per tutte le persone che soffrono una sentenza ingiusta".
Col passare dei mesi affiorò la preoccupazione per chi aveva perso il lavoro e cominciava a sentire la fame, per chi era vittima della "pandemia sociale" e si affidava agli usurai, o per i senzatetto abbandonati per strada. C’era, inoltre, un pensiero rivolto al Vecchio Continente perché fosse unito e "riuscisse ad avere questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione Europea". Il Papa ricordò anche chi lavorava nei media, le donne in attesa, gli insegnanti chiamati ad educare a distanza, e per le vittime dell’aspetto più crudele del Covid, chi era sepolto nelle fosse comuni ed era senza nome. Una preghiera fu dedicata anche agli artisti, che "per mezzo della strada della bellezza ci indicano la strada da seguire".
Poi, il 18 maggio, dopo oltre due mesi, Francesco concluse la Messa in diretta tv, in coincidenza con la ripresa delle celebrazioni in presenza. Quella del 17 maggio fu l'ultima celebrazione che chiuse l’epoca delle Messe mattutine con la Cappella di Santa Marta aperta all’esterno.
L'Eredità Duratura delle Omelie di Santa Marta
Le omelie di Santa Marta resteranno ora nella storia del pontificato e della Chiesa. Quella stessa Cappella che per anni lo ha visto spiegare il Vangelo gli ha dato l’ultimo saluto, ma in quello spazio è rimasto il patrimonio di parole, gesti, silenzi di adorazione. Il feretro di Francesco, posto ai piedi dell'altare poco dopo la morte, ha rimandato alle sue parole: "l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i Sacramenti". La vita ha valore solo nel donarla, e le omelie di Santa Marta incarnano questo principio, non essendo un lavoro di pubblicità o proselitismo, ma una proposta di concretezza.