L'usanza delle fasce nell'infanzia al tempo di Gesù

Il tempo e il mistero del Natale evocano, secondo i Vangeli, l'immagine della Vergine Maria che “lo avvolse in fasce”. Si tratta di un'usanza che ha suggellato duemila anni di storia dei neonati, profondamente radicata nelle tradizioni culturali e religiose, e ripresa costantemente nell'arte sacra e laica.

Illustrazione storica o riproduzione di un'opera d'arte classica che ritrae la Natività con Gesù in fasce.

Le radici storiche e la tradizione dei “fassatéure”

L'uso di avvolgere i neonati in bende strette, note in diversi dialetti regionali come “li fassatèure”, ha caratterizzato la cura dell'infanzia fino alla metà del Novecento. Etimologicamente derivante dal latino fascia, questa pratica prevedeva l'impiego di diversi elementi: il neonato veniva vestito in un panno a sacco, mentre la parte che avvolgeva i piedi era chiamata “pedaréule”, e l'insieme degli avvolgimenti costituiva “l’ambassànde”.

Questa consuetudine non era isolata: la ritroviamo nella “fassadùra” del Piemonte, nelle “fassà” della Lombardia e nelle “fàssa” del Veneto. Persino Dante Alighieri nel Purgatorio (Canto VII, 100) cita il figlio di un personaggio “ne le fasce”, confermando come il termine fosse entrato nel linguaggio comune per indicare la primissima infanzia.

La prospettiva storica e medica

La fasciatura dei neonati ha origini antichissime. Nell'antica Roma, il medico greco Sorano di Efeso, nel II secolo d.C., ne trattò ampiamente nell'opera “Sui bendaggi”. Anche le fonti latine citano il lemma “incunabula” in autori come Plauto e Tito Livio, a testimonianza di una pratica di accudimento che ha attraversato secoli di storia.

Sebbene nel tempo la medicina abbia messo in discussione la rigidità di tale pratica, inidonea alla fisiologia della crescita, l'usanza è sopravvissuta fino a epoche recenti. Solo figure come Rousseau espressero un dissenso consapevole, sebbene poco ascoltato dai contemporanei.

Le fasce nel Vangelo e nella simbologia cristiana

Il Vangelo di Luca (2,7) descrive il momento della nascita di Gesù: “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (nella Vulgata, “pannis eum involvit”). La scelta di avvolgere il Bambino è segno di una maternità attenta e amorevole.

Significati teologici e devozionali

  • Umiltà e Divinità: Nei primi tempi del cristianesimo, le fasce simboleggiavano l'umiltà e la condizione terrena di Gesù.
  • Cura e adozione: In alcuni passi biblici, come in Ezechiele, le fasce rappresentano simbolicamente la cura ricevuta.
  • Reliquie: Nella Chiesa d'Oriente, i panni che avvolsero l'infanzia di Gesù vennero persino venerati come reliquie dai poteri speciali.
Schema comparativo sull'iconografia del Bambin Gesù nell'arte sacra, dai dipinti di Giotto alle icone lignee.

Rappresentazioni artistiche

L'arte ha immortalato questa usanza in capolavori inestimabili:

Opera Autore/Luogo
Natività Giotto (Basilica di Assisi, Cappella degli Scrovegni)
Icona scultorea Bambin Gesù in S. Maria Aracoeli, Roma (XV sec.)
Rappresentazioni varie La Tour, Dürer, Cavallini

Il bambino e la società

Oltre all'aspetto materiale delle fasce, esiste una profonda riflessione sociologica sulla figura del bambino. In Sicilia, ad esempio, il neonato è stato a lungo considerato una creatura al limite tra vita e morte, bisognosa di protezione tramite amuleti, preghiere e la presentazione ai simulacri dei santi durante le processioni. La cura del bambino è sempre stata un riflesso delle ansie e delle speranze di una comunità che vede nei piccoli il proprio futuro.

Gesù Bambino, nato in una stalla, diviene oggi il simbolo universale dei milioni di bambini che vivono in aree di conflitto, dei migranti e di chi subisce l'esclusione sociale. Celebrare il Natale significa, pertanto, rivolgere la cura e la pietà verso i “piccoli”, riconoscendo in ogni bambino quel segno di contraddizione e di speranza che il Vangelo ci invita a custodire.

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