La Svolta Biblica di Bob Dylan: Un Percorso Spirituale e Artistico

Quando si parla di figure la cui opera è profondamente intrisa di riferimenti spirituali e religiosi, Bob Dylan emerge come un caso esemplare. La sua carriera, lunga e costellata di riconoscimenti, è stata una costante esplorazione del "Grande Codice" biblico, una bussola ininterrotta nel suo cammino creativo.

Le Radici Ebraiche e la Nascita di un Artista

Nato a Duluth, Minnesota, nel 1941 come Robert Zimmermann, Dylan trascorreva i pomeriggi della sua adolescenza ad ascoltare blues e country alla radio. Proveniva da una famiglia di tradizione ebraica e fu iniziato all'ebraismo con la cerimonia del bar-mitzvà nel 1954. Tuttavia, il suo rapporto iniziale con la comunità ebraica e l'educazione familiare fu sfumato e debole. Inizialmente, Dylan rifiutò l'educazione ricevuta, diventando un "dropout", svincolato da doveri verso famiglia e società, ispirato ai ribelli dell'epoca. Nonostante ciò, il codice biblico rimase un testo di riferimento ricorrente nella sua produzione artistica, letto da lui principalmente come poeta, un insuperabile repertorio di metafore e parabole.

Ritratto giovanile di Bob Dylan con la sua chitarra acustica

La Bibbia Come Chiave di Lettura dell'Opera Dylaniana

Come sottolinea Alessandro Carrera nel suo magnifico libro "La voce di Bob Dylan", sarebbe riduttivo affermare che Dylan si limiti a leggere, citare o ispirarsi alla Bibbia. «Dylan è letteralmente attraversato dalla Bibbia, annega nella Bibbia e con la Bibbia risorge alla superficie. Non c’è quasi allusione oscura nelle sue canzoni che non sia riconducibile a un riferimento biblico.» Questa profonda connessione è data da un triplice accostamento al testo sacro: come ebreo, come americano e, dal 1979 al 1981, come ebreo convertito al cristianesimo evangelico.

Questo significa che i "tempi" di cui Dylan canta hanno poco a che vedere con i mutamenti di costume o le mode generazionali; piuttosto, si riferiscono alle "cose ultime". I suoi occhi di sentinella sono perennemente puntati sulla pienezza perduta dell'Eden o sulla pienezza ventura del tempo messianico. Come scrisse nel 1963, «Non c’è destra né sinistra, c’è solo alto e basso».

Oltre il Cantore della Protesta

Nonostante l'oleografia che lo spaccia per cantore della "protesta" o del "disagio giovanile", Dylan non è mai stato né ha voluto essere "giovane" o "giovanile", poiché un profeta biblico è quintessenzialmente vecchio. Le sue canzoni politiche sono più rare di quanto si creda e quasi sempre sganciate dall'attualità, immerse nei bagliori dell'Apocalisse. Ad esempio, non cantò mai direttamente del Vietnam, e quando nel 1966 gli fu chiesto il tema generale delle sue canzoni, rispose: «Sì, il Secondo Avvento».

Il suo messianismo, tuttavia, possiede un'imperiosa e terribile ambivalenza, impossibile da spendere nell'agone politico a vantaggio di una fazione. Anche quando, dopo un breve interludio cristiano evangelico, si riavvicinò alla religione ebraica frequentando il movimento hassidico ortodosso Chabad Lubavitch, produsse una delle sue rare canzoni apertamente militanti: "Neighborhood Bully", un manifesto sionista scritto dopo il bombardamento israeliano dell'impianto nucleare iracheno di Osirak nel 1981.

La Gerusalemme celeste è invocata in "City of Gold" (del periodo cristiano), ma anche quando non canta esplicitamente di navi dirette all'Eden o di voler «arrivare in paradiso prima che chiudano la porta» ("Tryin’ to get to Heaven"), la mente poetica di Dylan è integralmente pervasa dal messianismo, calando ogni vicenda umana nell'eterna storia dell'esilio e della terra promessa, della Caduta e del Regno.

Mr. Tambourine Man (Live at the Newport Folk Festival. 1964)

La Controversa Trilogia Cristiana (1979-1981)

Durante un momento di crisi personale, culminato nel divorzio dalla moglie Sara nel 1977, Dylan si convertì al cristianesimo, avvicinandosi alla Vineyard Fellowship, una chiesa evangelica. Questa esperienza ispirò una controversa trilogia cristiana tra il 1979 e il 1981, con gli album "Slow Train Coming", "Saved" e "Shot of Love". In questi dischi, Dylan espresse apertamente la sua nuova fede, accompagnandosi spesso con sonorità gospel. Uno dei testi più emblematici di questo periodo è "Are You Ready?", incluso in "Saved", dove Dylan, con un tono perentorio, canta: «Quando la distruzione arriverà improvvisa/ e non ci sarà tempo per un ultimo addio/ avete deciso da che parte stare?/ Col paradiso o con l’inferno?/ Siete pronti, siete pronti?». Questa canzone e altre riflettono una Bibbia implacabile e senza compromessi, richiedendo una fede «aggrappata a una solida roccia», come canta in "Solid Rock". Sebbene non sempre apprezzati dai critici dell'epoca, questi brani hanno mostrato la sua capacità vocale e l'ottima cura degli arrangiamenti.

La Redenzione Indeterminata di "I Shall Be Released"

A volte, il canovaccio biblico si manifesta nella sua nudità essenziale, sfrondata da elementi soprannaturali, come una pura forma vuota dell'attesa messianica. Ciò accade in "I Shall Be Released", una delle sue canzoni più note della fine degli anni sessanta: «Vedo spuntare la mia luce dall’ovest fino all’est. Da un giorno all’altro, da un giorno all’altro ormai, verrò liberato». Questa speranza di redenzione indeterminata, senza contenuto specifico, può essere interpretata da ciascuno come crede. A differenza degli "ebrei erranti" di Paul Simon, il prigioniero di Dylan è intrappolato in una condizione metafisica: «Dicono che tutto si può rimpiazzare, ma non ogni distanza è vicina. Per questo ricordo ogni faccia di ogni uomo che mi ha messo qui». Questa può essere letta come una risposta biblica all'idea nietzschiana dell'Eterno Ritorno, dove la redenzione è spazzata via, mentre Dylan rimane fedele all'attesa messianica.

"Blowin' in the Wind": Un Inno Biblico e Universale

La celeberrima ballata di Bob Dylan, "Blowin’ in the Wind", è «religiosa» sino al midollo. È una rielaborazione di uno spiritual ottocentesco americano, "Many Thousand Go" (o "No More Auction Block"), un inno di liberazione cantato dalle truppe di colore durante la Guerra Civile. La sua struttura in distici ricorda un salmo, e le sue domande poetiche sul senso della vita, insieme all'evocazione di simboli universali come il mare, la montagna, il cielo, la morte e il vento, le conferiscono un profondo significato biblico. Il secondo verso, tradotto alla lettera, recita «Quanti mari dovrà navigare una bianca colomba prima di poter dormire sulla sabbia?», richiamando chiaramente la colomba del diluvio di Noè. Già nei suoi primi successi, a partire da questa canzone, Dylan si ispirava a passi dei libri di Ezechiele e Isaia. La sua opera, come osserva Alessandro Carrera, può essere letta come «una sorta di ripetizione della Bibbia, una grande storia di ritorno al paradiso perduto».

Testo di

La Fede di Dylan: "Credo nelle Canzoni"

Nonostante le sue traversate spirituali, Dylan ha spesso eluso definizioni rigide della sua fede. «Non seguo né rabbini, né predicatori, né evangelisti, niente del genere. Ho imparato più dalle canzoni di quanto abbia mai imparato da questo tipo di persone. Le canzoni sono il mio vocabolario. Credo nelle canzoni», dichiarò una volta. Questa non era una risposta elusiva, ma una dichiarazione profonda. Alessandro Carrera suppone che Dylan si sia convertito al cristianesimo anche per poter fare propria la musica gospel nera. Il suo processo creativo stesso è una forma di esercizio spirituale: «Prendo una canzone che conosco e comincio a suonarla nella mia mente. È così che medito. Io medito su una canzone.» Il motivetto che ronza nella testa, spesso un "supplizio" per altri, per Dylan si trasforma in un mantra, una paradossale forma di preghiera rivolta ai numi tutelari della folk music.

La Lente degli Studi Biblici: L'Opera di Renato Giovannoli

La sterminata bibliografia su Bob Dylan include molteplici interpretazioni, ma la Bibbia rimane la chiave principale per decifrare il suo "mistero". In questo contesto, l'opera monumentale di Renato Giovannoli, "La Bibbia di Bob Dylan", si presenta come uno strumento essenziale. Questa trilogia offre un commento in prospettiva biblica dell'intero canzoniere dylaniano e una biografia spirituale dell'artista attraverso le sue canzoni. Include il più vasto repertorio mai compilato di citazioni bibliche nelle liriche dylaniane, mostrandone l'intreccio con un ricco corpus di testi colti e popolari (ballate, spirituals, gospels, blues) a loro volta fondati sul "Grande Codice".

Il libro di Giovannoli, nato nel 1956 e docente di filosofia, affronta la complessità della religiosità americana di Dylan, attraversando virtualmente ogni stadio dell'esperienza religiosa disponibile. Il primo volume, ad esempio, copre il periodo dal 1961 al 1978, dalle canzoni di protesta alla vigilia della conversione. Altri volumi esplorano la crisi spirituale e la conversione, e la maturità umana e professionale dell'artista. L'opera di Giovannoli mette in luce come la cosiddetta "cultura bassa" e la tradizione orale abbiano ridefinito i messaggi biblici nel tempo, e critica un laicismo benpensante che non sa cogliere la potenza del discorso religioso, capace di donare speranza, suscitare rivolta o consolare la sconfitta.

Bob Dylan, con una carriera che vanta trenta dischi ufficiali, dieci Grammy Award, il Polar Music Prize, l'Oscar nel 2001, il Pulitzer nel 2008 e il Nobel per la Letteratura nel 2016, è stato definito poeta, profeta, mistico e guida spirituale. La sua genialità risiede nell'aver assorbito e reinterpretato influenze passate e presenti, creando un'opera originale e profondamente influente, sempre intrisa di quel "Grande Codice" che è la Bibbia.

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