Il Fenomeno dell'Allontanamento Giovanile dal Catechismo e dalla Fede

La Crisi della Catechesi Tradizionale: Testimonianze e Osservazioni

Il panorama della catechesi contemporanea rivela un quadro di crescenti difficoltà e un profondo senso di disillusione. Molte testimonianze di catechisti e osservatori evidenziano un allontanamento significativo dei giovani e delle loro famiglie dai percorsi tradizionali di iniziazione cristiana, spesso accompagnato da una sensazione di inadeguatezza e frustrazione.

Un Degrado Imbarazzante

Quello che nelle parrocchie viene chiamato catechismo - il percorso di “iniziazione cristiana” come definito dalle diocesi e dai testi della CEI, che conduce ai Sacramenti della Confessione, Prima Comunione e Cresima - negli anni è andato incontro a un degrado imbarazzante. Le famiglie sono sempre più scristianizzate e i ragazzi, giunti a otto anni, sono a completo digiuno della vita di fede. Le catechiste si improvvisano e le lezioni, invece di essere momenti di apprendimento e riflessione, si trasformano spesso in "perfette partite di pugilato", con urla e disinteresse. I ragazzini ridono sguaiatamente in faccia alla catechista, che perde la concentrazione e dimentica persino le preghiere fondamentali. Nel migliore dei casi, si riesce a far loro disegnare una pecorella smarrita da appendere in Chiesa.

Infografica che illustra le sfide della catechesi contemporanea (mancanza di partecipazione, disinteresse, difficoltà degli educatori, lezioni caotiche)

Tentativi di Riavvicinamento e le Loro Criticità

Di fronte a questa emergenza, in alcune parrocchie si sono concepite a tavolino strategie di riavvicinamento, come decine di onerosissimi incontri serali con i genitori dei bambini di seconda elementare. Questi genitori, spesso inermi e perlopiù agnostici, accettano di partecipare per una commovente residua fedeltà alle tradizionali tappe dell’iniziazione cristiana. L'obiettivo è suscitare in essi un desiderio di avvicinamento alla fede, che possa poi essere trasmesso ai figli, e, mira assai più ambiziosa, creare un “vivaio” di possibili futuri catechisti. Tuttavia, le povere vittime di questi percorsi, dopo aver partecipato per un anno, si rendono conto che il sistema è fallato in partenza: non hanno imparato nulla, hanno sostenuto costi aggiuntivi come la baby-sitter e si sentono più lontane di prima dalla fede cristiana. Anche chi non va in chiesa da anni, e ha dimenticato quasi tutto della propria fede, avverte che nelle parrocchie si "respira male", che non c’è spazio per la Verità e che "qualcuno li sta prendendo in giro". Quando provano a esprimere una protesta, il sistema li rigetta, negando il catechismo tradizionale a loro e ai loro figli.

Questo porta alcuni genitori a cercare alternative al di fuori del circuito parrocchiale, come rivolgersi a ex catechisti per "lezioni di catechismo vero" per i loro figli. Tuttavia, anche questi tentativi di iniziativa personale possono essere ostacolati: metodi considerati "scaduti" o "dogmatici" vengono messi al bando, spingendo le famiglie a rimanere nell'alveo della diocesi per poter accedere ai sacramenti.

Le Difficoltà del Catechista: Isolamento e Sconforto

La figura del catechista, pur con grande dedizione, si trova spesso ad affrontare sfide notevoli. Molti sperimentano una profonda frustrazione e sconforto. Una catechista di ragazzi delle medie racconta di classi agitate, di giovani con totale mancanza di rispetto e disinteressati a Dio. Nonostante gli sforzi per calarsi nella realtà dei ragazzi con video, giochi e incontri all'aperto, tornava a casa "completamente demolita". La mancanza di solidarietà e conforto dalle colleghe o dalla comunità parrocchiale può generare un senso di isolamento, facendola sentire "buttata nel cestino come una cosa vecchia e sorpassata".

Ministero del catechista: cosa vuol dire e cosa cambia

Le Ragioni dell'Allontanamento Giovanile: Analisi e Tipologie

L'allontanamento dei giovani dalla Chiesa è un fenomeno complesso, con radici profonde nelle esperienze personali e nel contesto culturale. Le indagini rivelano che, sebbene ogni storia sia unica, emergono alcune costanti significative.

Il Percorso di Iniziazione Cristiana visto dai Giovani

Molti giovani intervistati nell'ambito di ricerche sull'allontanamento dalla Chiesa raccontano un percorso religioso che inizia fin da bambini, indirizzati dalla famiglia alla parrocchia per il classico iter fino alla Cresima. Fino a questo punto, l'esperienza religiosa è stata piuttosto uniforme. Tuttavia, i ricordi delle lezioni dottrinali sono spesso vaghi e associati alla noia: "Mi annoiavano, mi ricordo che mi annoiavo, che a volte smettevo anche di ascoltare perché mi annoiavo." La frequentazione del catechismo significava l'obbligo di andare a Messa la domenica, e anche qui i ricordi sono quasi unanimemente negativi. Ci si sentiva obbligati dai genitori, che dicevano "Devi andare, è domenica. È brutto se non vai, perché ci vanno tutti".

Al contrario, la memoria si accende quando i giovani ricordano i momenti formativi cui hanno partecipato durante l'estate: campiscuola, campeggi, vacanze con la parrocchia. Quanti hanno avuto esperienze estive formative ne hanno un ricordo positivo, riconoscendo che, pur non sempre avendo un significato religioso esplicito, hanno avuto una valenza formativa importante. L'apprezzamento per quanto ricevuto sul piano formativo è più elevato nei giovani che hanno alle spalle l'appartenenza a un'associazione o a un movimento. Molti riconoscono che il loro sviluppo personale e civile è dovuto alla frequentazione di un ambiente in cui hanno imparato rispetto, solidarietà e attenzione all’altro, anche se non attribuiscono a queste esperienze un valore strettamente religioso.

La "Non-Fede" e l'Età Cerniera

Paradossalmente, molti giovani non possono dire di aver abbandonato la fede, ma piuttosto di "non averla mai avuta". La loro fede infantile appare oggi come una non-fede, e l'allontanamento non è dalla fede in sé, ma dagli ambienti di essa. L'età cerniera, in base alle interviste dell'Osservatorio Giovani Toniolo, sembra essere quella tra i 16 e i 17 anni. È l'età in cui diventa ineludibile l'esigenza di avere risposte convincenti alle grandi domande della vita e in cui l'affacciarsi agli interrogativi dell'età adulta rende esigenti, pensosi e critici.

Spesso, la Cresima è diventata il "sacramento del ciao ciao alla Chiesa", segnando il fallimento del cammino di iniziazione cristiana. Questo fenomeno è confermato da inchieste recenti, che mostrano come in Italia quasi metà dei giovani tra i 18 e i 29 anni non credano in Dio, o siano indifferenti al problema, o credano a intermittenza. L'80% di questi giovani "non credenti" è passato per il battesimo e la prima comunione, e circa i due terzi per la cresima e i tre quarti hanno frequentato il catechismo, dimostrando che l'allontanamento avviene dopo l'iniziazione cristiana. La crisi evidenziata dal coronavirus ha solo accelerato e reso visibile una situazione già preesistente.

Grafico a torta che mostra la percentuale di giovani che non credono in Dio in Italia e la loro precedente frequentazione dei sacramenti

Tipologie di Allontanamento

La ricerca del 2023 sui "giovani in fuga" ha identificato sei diverse tipologie di allontanamento:

  • Allontanamento evolutivo: l'esperienza del catechismo da ragazzi li ha convinti che quanto imparato è "cosa da ragazzi" e quindi trascurabile da adulti.
  • Allontanamento per disinteresse: nessun interessamento vero per la dimensione trascendente.
  • Allontanamento esistenziale: di fronte alle domande di senso della vita, la proposta religiosa non ha dato una risposta soddisfacente.
  • Allontanamento critico: presa di distanza verso la formazione cristiana, soprattutto rispetto ad alcuni temi morali.
  • Allontanamento maturativo: vissuto per scelta, per onorare la propria intelligenza, inquietudine e scetticismo.
  • Allontanamento “arrabbiato”: la Chiesa li ha delusi e non vogliono più avere contatti con il mondo ecclesiale.

Per la maggior parte degli intervistati, la presa di coscienza del proprio allontanamento dalla Chiesa avviene tra i 16 e i 17 anni, anche se la pratica religiosa è spesso stata abbandonata prima, in genere dopo la Cresima. È significativo che alcuni si siano allontanati dagli ambienti ecclesiali dopo essere stati impegnati nelle parrocchie come educatori o capi scout, con responsabilità educative e organizzative.

La Fede Trasformata: Da Religione Istituzionale a Spiritualità Personale

Dopo l'abbandono delle pratiche religiose tradizionali, l'esperienza di fede di molti giovani si trasforma, assumendo nuove forme che si discostano dal modello istituzionale.

La Navigazione Solitaria della Fede

L'esperienza di fede si evolve in una "spiritualità" intesa in molti modi: un viaggio alla ricerca di se stessi, avere un centro, farsi domande, fare spazio all'ascolto dell'ignoto, fare introspezione. I giovani parlano per immagini, non per concetti. Una ragazza si rappresenta "come in una stanza buia in cerca dell'interruttore", mentre un altro descrive il suo abbandono della Chiesa - ma non della fede - come un rifiuto delle preghiere "a pappagallo", cercando un modo più individuale di esprimere il proprio lato spirituale. Queste narrazioni esprimono una metamorfosi del credere, una trasformazione dell'esperienza religiosa in navigazione solitaria, una fede molto intima e sostanzialmente personale, a tratti individualistica.

Immagine concettuale di una persona in uno spazio aperto o meditativo, simbolo della spiritualità individuale e della ricerca interiore

Le Nuove Dimensioni della Spiritualità Giovanile

Le trasformazioni dell'esperienza della fede in spiritualità evidenziano in particolare tre dimensioni:

  • Interiorità: intesa come incontro con il proprio io profondo, con i dubbi e con le domande più scomode.
  • Natura: intesa come "luogo" della spiritualità, contesto in cui immergersi per recuperare una forma di contatto con Dio. La creazione continua a essere "via" che conduce a Dio.
  • Connessione: intesa non come legame statico, ma come un processo, il sentire che la propria vita non è gettata nel mondo e abbandonata alla propria solitudine, ma è in relazione a "qualcosa" o a "qualcuno", indeterminato o personale, altro o Altro.

Questa esperienza di "connessione" si pone agli antipodi della religione istituzionale, perché la Chiesa - dicono questi giovani - fa come "da filtro" e non permette di sperimentare il legame in quanto troppo rigida, con tutto già precostituito. Queste osservazioni confermano un mutamento antropologico molto profondo, che rende sempre più necessario il superamento dello schema interpretativo Chiesa-mondo a favore di un approccio più antropologico alle questioni religiose, intese come rapporto diretto tra Vangelo e uomo. I giovani, con le varie forme di "allontanamento", chiedono alla Chiesa una maggiore affidabilità e coerenza con l'originaria esperienza evangelica.

Il Catechismo del Futuro: Tra Sfide Teologiche e Risposte Pastorali

La complessità dell'allontanamento giovanile richiede un ripensamento profondo della catechesi e un dialogo costante tra teologia e esperienza.

La Malattia del Cristianesimo: Parole Senza Radici nella Vita

La malattia del cristianesimo nella nostra epoca si manifesta frequentemente con i tratti dello spaesamento della vita immediata rispetto alle parole del catechismo. Queste parole, relativamente ben ordinate e connesse tra loro, rischiano di apparire come una pellicola superficiale, estrinsecamente adagiata sulla realtà della vita. Il singolo va alla ricerca di "esperienze", ovvero di rapporti umani, avvenimenti, sentimenti e parole capaci di dare forma e significato a ciò che vive. Spesso, in questa ricerca, si smarrisce, e l'"esperienza" si frantuma in attimi sconnessi. Anche l'edificio obiettivo della verità cristiana, l'immagine dell'uomo plasmata dalla testimonianza biblica, non riesce a diventare per lui una casa accogliente. C'è la tentazione insistente di restituire "vivacità", concretezza e forza suggestiva alle parole bibliche e cristiane, confondendole con una delle "esperienze" immediate più convincenti, mortificando così il loro senso e svuotandole della loro durezza che chiama alla conversione. Sembra che il cristiano, il prete, il catechista contemporaneo procedano come se fosse l'esperienza umana a salvare la parola di Dio dall'insignificanza, anziché essere quella parola a riscattare la vita umana dalla disperazione.

Schema che illustra la disconnessione tra le parole della dottrina tradizionale e l'esperienza vissuta dai giovani

La Sfida di un Nuovo Catechismo per i Giovani

La malattia delle parole cristiane tradizionali, quella per cui esse rischiano di svanire in puri nomi senza radice nella vita, appare più clamorosamente evidente nella catechesi ai giovani. Produrre un "catechismo", un libro della fede per i giovani, è un'impresa complessa. Un catechismo dovrebbe ricostituire agli occhi dei giovani i tratti obiettivi e sintetici della verità cristiana, rimediando alla dispersione delle molte immagini parziali ed "esperienzialistiche" che più facilmente vengono loro proposte. Ma deve anche preoccuparsi di integrare in questa verità cristiana l'esperienza del giovane, in modo da suggerirgli come il vangelo di Gesù Cristo parli proprio di lui, e non di un uomo in generale.

L'inconveniente di tanta parte della letteratura cristiana per i giovani è spesso quello di "pedagogizzare" senza "aggiornare" culturalmente, eludendo, con le risorse dell'adattamento psicologico o retorico, un compito di ripensamento critico della tradizione cristiana che sarebbe proprio dei teologi. Il Catechismo dei giovani ha tentato questa impresa, proponendosi di esprimere nelle sue linee essenziali la verità cristiana, senza eludere i compiti critici nel contesto culturale attuale, ma anche orientando esistenzialmente la concreta strutturazione dell'esperienza di fede del giovane. Molti potrebbero trovarlo "troppo difficile" o "troppo intellettuale", ma le difficoltà maggiori non sono di ordine intellettuale, quanto piuttosto legate agli atteggiamenti esistenziali diffusi tra le giovani generazioni, come l'insicurezza nei confronti del cristianesimo e la mancanza di una scelta personale meditata.

La Figura di Gesù: Concreto o Misterioso?

Lo stile di vita cristiano ha un modello imprescindibile: Gesù Cristo. Tuttavia, non lo conosciamo da vicino con tale concretezza di tratti umani e psicologici da poterne definire con precisione lo stile di vita o la spiritualità. Questa "ieraticità" dell'immagine di Gesù, il fatto che sia mistero, rende difficile per il giovane riconoscerlo come un uomo "concreto", immaginabile, definibile nel repertorio delle esperienze umane che conosce. Questo fatto lo scoraggia, abituato com'è alla via dell'esperienza per conoscere e decidere. La sequela di Cristo è fede e conversione al suo Vangelo, non la riproduzione del suo stile di vita assimilato per amicizia o intimità psicologica.

La storia di Zaccheo, che ammirava Gesù da lontano, su un sicomoro, è una metafora per i giovani di oggi: il catechismo deve suscitare il sospetto che anche a loro possa accadere di sentirsi personalmente interpellati dal Maestro, e non condannati a una sterile ammirazione da lontano. Questa è la prima difficoltà: la reale distanza dell'uomo Gesù dal giovane.

Ministero del catechista: cosa vuol dire e cosa cambia

Evitare le Trappole: Eroe Seducente o Maestro Interpellante?

La seconda difficoltà consiste nella tentazione di ricorrere a un rimedio attraente ma falso: ridurre Gesù alla statura dell'eroe affascinante, della figura umana plausibile, di un compagno più grande ma pur sempre un compagno. Si cerca di fare di Gesù un'ennesima figura "seducente" anziché "convincente", offrendo un modello esistenziale già fatto e dispensando dal compito laborioso di ricomporre la propria esistenza. Il catechismo cerca di evitare questa duplice difficoltà, mettendo Gesù al centro. Quando si parla di Gesù, si intende innanzitutto l'uomo di Nazaret, vissuto tanti secoli fa e diviso da noi dalla laconicità dei Vangeli e da una storia intricata.

Quasi la metà del catechismo è dedicata alla ricognizione dei Vangeli, nell'intento di scoprire cosa esattamente sappiamo di Gesù e di verificare se ciò possa interpellare la nostra esistenza, provocare una decisione e una ricomposizione della nostra vita in frammenti. Questa ricognizione è severa, non esonera il giovane da un coinvolgimento nelle questioni di critica storica e da un accostamento personale al testo. Non si tratta di una lettura storico-critica, ma di una lettura cristiana dalla quale emerga sempre con evidenza che "de te fabula narratur"; una storia che legge nel cuore, giudica, discerne, promette e rimprovera, costringendo a una decisione compromettente. La fede in Gesù non appare come una scelta intellettualistica, ma prende corpo attraverso una progressiva familiarità esistenziale con lui.

Per esempio, il fatto che Gesù parli poco esplicitamente di se stesso, rivelando la sua coscienza attraverso il suo modo di riferirsi a Dio e agli uomini, è posto in connessione con un'esperienza umana accessibile a tutti: le parole rischiano di suonare vuote quando si tratta di esprimere realtà profonde e sfuggenti. I Vangeli mostrano come Gesù sfuggisse alla pubblicità e a una popolarità sospetta, alimentata più dalla curiosità che dalla fiducia in Dio. Questo diventa occasione per una riflessione sui rapporti tra fede e pubblicità, Chiesa e comunicazioni di massa, per comprendere perché il rapporto ecclesiale debba realizzarsi attraverso il coinvolgimento responsabile e la presenza "fisica" del cristiano all'altro, più nella forma della comunità locale centrata nell'eucaristia che in quella di un movimento di opinione.

La Parabola del Giovane Ricco: Un Esempio di Sfida Personale

Un esempio eloquente delle sfide che la fede pone all'uomo è la storia del giovane ricco. Di fronte alla domanda "Maestro buono, che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?", Gesù gli rispose di osservare i comandamenti. Ma quando il giovane chiese: "Che cosa mi manca ancora?", Gesù lo invitò a fare un passo ulteriore: "Va', vendi quello che hai e dallo ai poveri... poi vieni e seguimi". Di fronte a questa richiesta radicale, il giovane si allontanò triste, "perché aveva molte ricchezze". Egli era buono, ma non ebbe il coraggio e la generosità necessari per quella chiamata. Gesù chiede ad alcuni di lasciare ogni cosa e di dedicare tutta la vita al bene dei propri fratelli. Questa storia mette in luce la difficoltà di rispondere in modo decisivo alla chiamata divina quando essa implica un cambiamento profondo e il distacco dai beni materiali, lasciando un'impronta di tristezza in chi non riesce a compiere quel passo.

Strategie per un Rilancio: Accoglienza e Rinnovamento

Per affrontare la crisi della catechesi e l'allontanamento giovanile, è fondamentale un approccio che combini rinnovamento teologico, strategie pastorali e una sincera accoglienza.

Consigli Pratici per i Catechisti

Per i catechisti, specialmente quelli dei più piccoli, è essenziale adottare nuove metodologie. A fronte di una maggiore distrazione nei bambini, come osservato dopo la pandemia, è consigliabile avere pazienza e cominciare le attività con giochi di gruppo per colmare le lacune sociali. Gradualmente si può passare a un "regime normale", alternando giochi sociali a giochi a tema catechistico per evitare che il catechismo sia compreso solo come uno svago. Per i bambini tra i 6 e gli 8 anni, si possono far conoscere i "dati" del Vangelo (nomi degli apostoli, nonni di Gesù, durata della missione) e dell’Antico Testamento in contesto ludico. Portarli in chiesa per insegnare i nomi delle sue parti (tabernacolo, altare, ambone, sacrestia) e degli arredi sacri (calice, patena, ostia, casula, stola) è un'altra attività preziosa. Attività creative, come la costruzione dell'Arca di Noè o del Tempio di Gerusalemme con scatoloni, possono coinvolgere anche i genitori. Sfruttare passioni come canto, musica, disegno o racconto permette di trasmettere emozioni autentiche. Un "trucco" per insegnare il comportamento in chiesa è il "GPS": Genuflessione, Postura, Silenzio, da far disegnare o decorare, spiegando che in chiesa si entra inginocchiandosi per rispetto e amore, ci si siede o si sta in piedi in modo composto per attenzione, e si fa silenzio per ascoltare e parlare con Gesù.

Aprirsi a Nuove Forme di Presenza Ecclesiale

La crisi della pratica religiosa tradizionale, quella che si svolge tra le mura dei templi, ci costringe a rimettere in discussione schemi rigidi. Il confinamento del coronavirus, pur evidenziando difficoltà, ha anche costretto a relativizzare il luogo fisico, le mura di divisione che separavano nettamente chi sta "dentro" e chi sta "fuori" la Chiesa. Nello spazio della rete tutti sono in grado di collegarsi e partecipare, esprimendo bene la condizione dei giovani che non si sentono né "dentro" né "fuori".

Non si tratta di cercare solo Dio, ma spesso i giovani "cercano innanzi tutto se stessi, cercano di non perdersi, cercano di ritrovarsi". La tradizione sapienziale biblica, che attraversa tutta la Sacra Scrittura (libri come Proverbi, Sapienza, Siracide, Qohelet, Giobbe), offre una via: non si parte dalle certezze, ma dalle domande, dal "grido" che è il luogo primario dell'umanizzazione della vita. Il grido esprime l'esigenza della vita di entrare nell'ordine del senso, è un appello rivolto all'Altro nella solitudine della notte. È da qui che bisogna ripartire, con giovani e adulti, ricordando che le nostre certezze di fede non sono ereditarie, ma richiedono una conquista: "Siamo stati tutti dei gridi perduti nella notte".

È fondamentale accogliere nelle nostre comunità gli abitanti della "terra di mezzo" senza chiedere loro il passaporto. Il coronavirus ha accelerato la fine di un certo modo di vivere la Chiesa, ma i cristiani non devono aver paura del rinnovamento. Ciò che muore apre la strada a ciò che sta nascendo. La lettera della Presidenza della CEI che invita i vescovi italiani a "porre le condizioni con cui aprirsi a nuove forme di presenza ecclesiale" non è casuale, ma risponde all'urgenza di un tempo che richiede alla Chiesa di ascoltare, accogliere e rinnovarsi per tornare a parlare al cuore dei giovani.

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