Il Rosario per Papa Francesco: Un Momento di Preghiera e Speranza il 21 Aprile

La sera del 21 aprile, nel giorno del suo ritorno alla Casa del Padre, il popolo di Dio si è riunito sul sagrato della Basilica di Santa Maria Maggiore per una commossa veglia di preghiera, a poche ore dal funerale del Pontefice che si sarebbe tenuto a San Pietro. È stata la quarta sera consecutiva che i fedeli si sono ritrovati in questo luogo simbolo per commemorare Papa Francesco, unendosi in un ricordo commosso e profondo.

Foto di folla gremita sul sagrato della Basilica di Santa Maria Maggiore di sera, con persone che pregano e reggono candele.

L'Atmosfera e la Guida Spirituale

Lo sguardo dei presenti era rivolto alla Salus Populi Romani, con il cuore sospeso nel ricordo del Pontefice. I fedeli, giunti da ogni parte del mondo per l’ultimo saluto, hanno riempito il sagrato antistante la Basilica di Santa Maria Maggiore, e persino le vie limitrofe. Le luci urbane al neon si sono mescolate a quelle calde delle candele poste ai piedi della fotografia sorridente di Francesco, mentre le voci si abbassavano e i clacson delle macchine sembravano ovattati. Roma, per un momento, ha trattenuto il fiato.

La preghiera del Rosario ha avuto inizio alle 21. Il Cardinale Patriarca di Gerusalemme dei Latini ha presieduto questa preghiera, introducendo i Misteri dolorosi. Successivamente, la recita del Santo Rosario, con i Misteri Gioiosi, è stata guidata dal Cardinale Stanisław Ryłko, arciprete della basilica liberiana e presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Laici, affiancato dal Cardinale Rolandas Makrickas, arciprete coadiutore della basilica papale.

Il cardinale Stanisław Ryłko guida la recita del Rosario per Papa Francesco a Santa Maria Maggiore

Il Cardinale Ryłko ha esordito con parole di profonda fede: "Siamo qui riuniti ai piedi della Vergine Maria, per pregare per il nostro amato Santo Padre, Francesco. Proprio ieri, lo abbiamo visto nella benedizione Urbi et Orbi, e subito dopo in piazza San Pietro, per salutare i fedeli presenti". Ha proseguito esprimendo il sentimento comune: "Tutti noi siamo rattristati e addolorati per la sua dipartita, ma siamo altrettanto sicuri che il Dio della vita gli spalancherà le porte della beata eternità". Ha concluso l'introduzione con un'invocazione sentita: "O Maria, consola il nostro pianto, asciuga le nostre lacrime, conforta il nostro dolore. Accompagna, ti preghiamo, il nostro cammino incontro al Signore risorto".

Nel messaggio con il quale ha introdotto i Misteri dolorosi, anche il Cardinale Pizzaballa ha sottolineato come, di fronte al mistero del passaggio dal pellegrinaggio terreno alla vita eterna, lo smarrimento e la disperazione rischiano di prendere il sopravvento. Ha invitato i fedeli a "riscuoterci, a fidarci del Signore e della sua parola", perché questo significa mettersi alla sua sequela. Ha ammesso che "con la morte del nostro amato Santo Padre Francesco anche noi sperimentiamo la fatica del credere", ma ha invitato a chiedere a Maria Santissima, Salus Populi Romani, di aiutarli a "risollevare il nostro cuore e trasformare quest’ora di dolore in aurora di speranza", proprio quella speranza alla quale Papa Francesco ha voluto dedicare l’Anno Santo in corso. "Consolatrice degli afflitti, intercedi per noi", ha concluso la sua monizione prima della recita del Rosario.

La Salus Populi Romani: Custode di Fede e Ricordi

L’icona bizantina della Madonna, tradizionalmente attribuita a San Luca, e divenuta custode simbolica del pontificato di Jorge Mario Bergoglio, ha vegliato sugli oranti. La Salus Populi Romani, a cui Francesco affidava "speranze e preoccupazioni", "gioie e dolori", "sogni e attese" del mondo, vegliava sulla preghiera recitata sul sagrato della basilica liberiana. Centoventisei volte sono state le occasioni in cui Papa Francesco ha incontrato lo sguardo di questa icona della Vergine, che veglia da secoli su Roma dal cuore di Santa Maria Maggiore. Ogni viaggio apostolico, tutte le "speranze e preoccupazioni", le "gioie e dolori", i "sogni e le attese" condivisi dal popolo di Dio e dal "mondo intero", tutto è passato da lì: dal suo sguardo, dal suo grembo di madre. L’ultima visita del Papa era avvenuta solo pochi giorni prima, alle soglie della Settimana Santa.

Ma in questa sera del 21 aprile, nel giorno del suo ritorno alla Casa del Padre, qualcosa è cambiato: la distanza si è annullata. Il Papa non è più ai piedi della Vergine; la sua icona le è accanto. Un passo più vicino al cielo, eppure non un centimetro più lontano dalla sua gente, in quella basilica liberiana dove egli stesso aveva chiesto di essere sepolto e dove era stato pochi giorni prima di morire.

Icona della Salus Populi Romani in primo piano, con le candele e una foto del Papa in sottofondo.

Voci e Volti della Fede: Testimonianze e Attese

Il soffio di un rinnovato sentimento di fiducia, invocato dai presuli, assieme alla brezza di primavera, ha riscaldato gli animi di una piazza commossa e gremita quasi per intero. Già dalle sette di sera, i fedeli si erano messi in fila. Accanto alla Porta Santa, un libro aperto raccoglieva le parole intime di chi era venuto a rendere omaggio.

Un coloratissimo gruppo di ragazze e ragazzi latinoamericani, provenienti da Bolivia, Venezuela, Colombia e altri Paesi, riempiva l’attesa cantando e ballando. In spalla la sacca verde del Giubileo, sventolavano una grande bandiera con impresso il volto di Carlo Acutis, la cui canonizzazione, prevista per il 27 aprile, è stata rinviata. Altri si raccoglievano nella preghiera personale: chi per un parente malato, chi per la propria famiglia, chi per la pace, chi per i bambini sofferenti, chi per il proprio Paese, chi per poter avere una luce nella vita. Tutti uniti nel ricordo del "loro" Papa, che li aveva incontrati per 12 anni in ogni angolo della terra, e che ora li aveva radunati a Roma, davanti all’immagine della "sua" Vergine, cui era devotissimo, per l’ultimo abbraccio, prima di lasciarli andare e rimandarli nel mondo, per dare testimonianza del "fatto nuovo" celebrato con la Pasqua.

Le lacrime scorrevano su qualche viso, ma accanto a loro sbocciavano anche sorrisi: erano volti che, nel dolore, trovavano fiducia. "Caro Papa Francesco, aiutami ad esaudire i miei sogni" ha scritto Alejandra, venticinque anni, dalla Spagna, a Roma per le vacanze di Pasqua con la famiglia, mentre sorreggeva la madre, troppo provata per scrivere. In quel gesto sembrava rivivere un’eco di quelle parole che il Papa aveva consegnato ai giovani: "Per favore, non perdere la capacità di sognare. Quando un giovane perde questa capacità, non dico che diventa vecchio, no, perché i vecchi sognano". E gli anziani sognavano ad occhi aperti, affidando al libro un ricordo, un pensiero, un desiderio.

“Mio cugino si è sempre detto ateo. Sempre. Ma quando ti vedeva... si illuminava. Rimani accanto a lui, caro Papa. Ne ha bisogno!”: confidenze sussurrate e poi scritte, che accendevano legami invisibili. L’affetto e la riconoscenza per Francesco, in questa sera, hanno annullato ogni distanza.

La Conclusione della Preghiera

La recita del Rosario si è conclusa poi con il canto del Salve Regina, le Litanie Lauretane, la preghiera dell’affidamento alla Madre di Dio e il Regina Coeli. L'affidamento alla Salus, che ha concluso il momento di preghiera, ha invocato "quella pace" che "solo" Gesù "può concedere", incessantemente sperata e auspicata da Papa Francesco.

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