La Confermazione: Essere Confermati Figli da Dio Padre
È decisivo spiegare fin dall’inizio cosa sia la Cresima. La Confermazione è, infatti, essere confermati da Dio Padre che ripete il suo sì al nostro essere figli. Un’immagine che mi sembra efficace per mostrare ai ragazzi il vero significato della Confermazione è sempre quella di un giorno nel quale stavo camminando e mi è venuto in mente mio padre dal cielo - i miei sono morti da anni - che mi guardava e mi diceva: “Bravo, sono fiero di te, è bello quello che stai facendo, quello che dici, il modo in cui stai facendo il prete. Nonostante le apparenze, io sono abbastanza insicuro e questo sguardo mi ha dato forza.”
I ragazzi che iniziano il cammino della Confermazione sono molto insicuri. Ma certo c’è anche la forza di essere fin da ora all’altezza della parola data, di saper difendere gli amici più deboli, di saper amare gli amici e le ragazze e così via. Serve forza per amare. Nei video troverete un’immagine simile molto potente in Harry Potter, che ha bisogno di essere confermato per affrontare il male, la morte, Voldemort. Non dobbiamo dimenticare che ai ragazzi piace la mitologia, da Tolkien a Lewis (che hanno inventato una mitologia cristiana), ecc.
La Crisi della Cresima e l'Opera dello Spirito
Quanto detto è vero anche se lo si pensa al contrario, cioè a partire dalla difficoltà di proporre la Confermazione a tutti coloro che hanno celebrato la Comunione. In realtà, la crisi della Confermazione è espressione oltre che di una crisi sacramentale, anche della crisi di un mondo adulto che non sa più confermare i giovani e che dinanzi alle grandi domande dice: “Boh”. Dio invece vuole confermare tutto ciò che ha già donato. In fondo la Cresima non aggiunge apparentemente nulla al Battesimo. Lo Spirito è già stato dato. Ma la Cresima aggiunge, da un altro punto di vista, tantissimo: perché Dio conferma ciò che ha donato.
Questa Confermazione è proprio opera dello Spirito. Fare esperienza dello Spirito non è come fare per sbaglio una sola volta un gesto evangelico. Fare esperienza dello Spirito è essere così permeati dallo Spirito che qualsiasi cosa accade noi - ed i ragazzi - sappiamo amare, sperare, credere. Se si tentasse un paragone con uno sport, ad esempio il tennis, avrà esperienza del tennis non uno che prende per la prima volta in mano la racchetta e dopo una ventina di tentativi manda la pallina dall’altra parte del campo e casomai, fa anche punto per sbaglio. No! Ha esperienza del tennis uno come Roger Federer che risponde con un colpo straordinario dovunque tu gli piazzi la pallina.

L'Itinerario Catechetico per la Confermazione: Un Approccio Personale
Suggerisco anche altri video che possono aiutare a riflettere con i ragazzi su cosa sia la Confermazione, come quelli di Andrea Lonardo. In secondo luogo deve essere evidente una differenza rispetto all’itinerario vissuto da bambini per prepararsi alla mensa eucaristica. Lì era più centrale l’aspetto più “oggettivo” della fede, perché i bambini amano conoscere. Qui serve un grande cambiamento, perché i ragazzi vogliono comprendere tutto in maniera più “personale”, anche se non si deve mai dimenticare la verità della fede.
Le Tre Virtù Teologali: Fede, Speranza e Carità
Le tre virtù teologali sono estremamente importanti per la Sacra Scrittura. Se le si confronta, ad esempio, con i doni dello Spirito, questi ultimi appaiono una sola volta nella Scrittura. Invece le virtù emergono con grande forza nell’insegnamento degli apostoli, fin dal primo scritto del Nuovo Testamento, la prima lettera ai Tessalonicesi, che ne parla al capitolo primo. Estremamente importante è sottolineare, a livello educativo, che la virtù è qualcosa di diverso da un singolo atto. Una cosa, ad esempio, è fare un atto azzardato, una cosa è essere persone che affrontano la paura sempre; una cosa è fare un gesto di carità, un’altra è essere buoni. La virtù è, insomma, un habitus, un’abitudine, nel senso più alto della parola.
Itinerario sulla Fede
Trovate di seguito la traccia di un possibile itinerario sulla virtù della fede. Leggendolo, potrete vedere come si sottolinea con esso che l’uomo - e il ragazzo stesso - è l’unico essere che desidera conoscere e conoscere tutto. Vuole sapere da dove ha origine l’universo, quali siano le leggi che lo regolano. Si insiste sulla bontà della scienza e sulle sue origini ebraiche e cristiane, sul fatto che la maggior parte degli scienziati sono credenti, ma si sottolinea soprattutto che la scienza non basta. La scienza, infatti, non dice cosa è bene o male, cosa possiamo sperare, se vale la pena sposarsi e diventare padri, se è triste non avere amici e così via.
Ci si sofferma sul fatto che esiste una conoscenza peculiare che è quella personale, quella delle persone che amiamo: è conoscenza pur essendo diversa dalla conoscenza scientifica. Si apre così il parallelo con la fede. Dio non si può conoscere se non per rivelazione. Dio trascende talmente l’uomo che a maggior ragione non può essere conosciuto con la nostra ricerca, se egli non si rivela. Dio si rivela perché ha un volto. Chi ci rivela il volto di Dio è Gesù. Dalla fede come risposta d’amore a Dio che si è rivelato nell’amore si giunge poi ai modi in cui è possibile oggi incontrare Dio (il discorso proseguirà poi con la carità e con la presenza di Dio nel volto del bisognoso). Si propone così ai ragazzi la preghiera personale e si riscoprono con loro la Confessione e l’Eucarestia domenicale. L’itinerario potrebbe aprirsi qui ad una riflessione sul Credo, non necessariamente considerandolo articolo per articolo, ma piuttosto aiutandoli a percepire l’unità della professione di fede e le sue conseguenze per la vita. Se Dio è Padre e si è rivelato in Cristo, può non darci la vita eterna? D’altro canto come può esistere la vita eterna, se Dio non esiste o non è Padre?
- 1. La differenza dell’uomo dall’animale
- Ampiezza della conoscenza: il suo orizzonte è illimitato!
- Emerge la differenza fra l’uomo e l’animale.
- Brainstorming su cosa viene in mente ai ragazzi quando si parla di conoscenza (deve essere un po’ sintetizzato per gruppi tematici).
- Gb 38-40 (38,1-12.16-18.22-27.33-41; 39,19s.).
- 2. La conoscenza non è solo informazione
- L’enorme espansione di Internet, l’aumento illimitato di dati disponibili on-line, può far perdere di vista che la conoscenza non è il puro accumulo di dati.
- 3. Emerge la differenza tra la conoscenza quantitativa e qualitativa delle persone (le due realtà sono collegate, ma anche diverse).
- 4. La fede è la risposta a Dio, la giusta risposta. L’obbedienza della fede.
- 5. La vita interiore.
- 6. Eccomi
- La Parola di Dio interpella.

Itinerario sulla Speranza
La speranza sia presentata in relazione alla scoperta del desiderio che si misura con la necessità delle scelte. Noi desideriamo tante cose, ma alcune sono per noi più importanti di altre. Mille capricci non valgono un desiderio vero. Il desiderio vero non riguarda le cose, ma le persone, l’amore, Dio. Per raggiungere un desiderio sono obbligato a scegliere. Ma scegliere e rinunciare a tante cose non è brutto, se amo veramente ciò che raggiungerò. Scoprire che tutto è un inganno, alla fine dei conti, o sperare? Il vero nome della speranza è il nome di Dio.
- 1. Dove voglio arrivare?
- 2. Il mio forte è...
- Riflettere sul valore delle proprie capacità, del proprio modo di essere, per le scelte della vita.
- 3. Signore, cosa vuoi che io faccia?
- Se c’è anche Dio, lui vuole qualcosa da me? Lui mi ha creato... Nella sua volontà è la nostra pace (Dante: “In sua voluntade è nostra pace”)!
- 4. “100 volte tanto e la vita eterna”
- 2 livelli di speranza. La speranza cristiana è fondamentalmente la speranza del paradiso, della vita eterna.
Itinerario sulla Carità
La carità sia presentata in relazione al desiderio di imparare ad amare. I ragazzi sanno quanto è importante l’amore. Lascerebbero tutto per la possibilità di parlare un’ora con un amico o con una ragazza. Ma pian piano scoprono che l’amore deve essere purificato. Che spesso chiamiamo amore l’egoismo. L’itinerario vuole far emergere il bisogno che l’amore sia illuminato e guarito sia nell’amicizia, sia nel rapporto con i propri genitori, sia nei rapporti con l’innamorata/o, sia nell’amore verso se stessi. L’incarnazione e la croce rivelano per la prima volta nella storia l’esistenza di un amore che è amore, proprio quando non è amato.
- 1. Far le cose con amore
- L’amore compare fin dalle cose più piccole della vita. Si può accennare che viene dal rapportare a Dio ciò che si fa! La stessa cosa può essere fatta con amore oppure così, tanto per farla.
- 2. Amore in famiglia
- Gioie e fatiche.
- 3. Intuiamo che nell’amare e essere amati vi è la felicità, il senso della vita.
- 4. “Cerchi una prova e sei tu stesso la prova” (Balthasar).
- 5. Amore disinteressato. Perdono.
- 6. Amare Cristo nel volto del povero
- Dio si è nascosto nel volto del povero. Scoprire la fraternità con tutti, a partire da chi è più debole, è scoprire l’amore gratuito, l’amore preferenziale per chi ha più bisogno.
- Amore vuol dire esattamente non partire dal nostro punto di vista, ma dal bisogno di chi ha bisogno. Un amore che non scoprisse il povero non sarebbe amore.
- Ma non si tratta solo di donare, perché questo può offendere ancor più chi è nel bisogno. È fondamentale invitare persone che raccontino le loro storie di vita.
- 7. La differenza tra la comitiva, l’amicizia, e la comunità cristiana.

I Sette Doni dello Spirito Santo nel Pellegrinaggio di San Filippo Neri
Alla presentazione delle tre virtù teologali (che può prendere un anno più di cammino) può seguire la presentazione dei sette doni dello Spirito e del Rito stesso della Confermazione. Ma è importante dire subito che spesso la presentazione dei 7 doni a se stanti a volte non riesce ad incidere. Può aiutarci allora la tradizione della Chiesa che ha sempre spiegato i doni non a se stanti, ma mostrandone il legame con i vizi e le virtù. I doni dello Spirito, infatti, aiutano l’uomo a vincere i vizi e a raggiungere le virtù che desideriamo.
Nel pellegrinaggio alle sette chiese San Filippo Neri utilizzava gli antichi settenari dei doni dello Spirito Santo, dei vizi e delle virtù per la catechesi che si svolgeva durante l’itinerario. Questi settenari sono stati ripresi con sapienza oggi nello stesso itinerario (si vedano, ad esempio, gli itinerari guidati da don Fabio Rosini e da padre Maurizio Botta dell’Oratorio di San Filippo). Ogni tappa sottolinea così, da un lato, che il nostro cuore è inclinato al vizio, che senza la grazia nessuno riesce a sfuggire alla bruttezza di quel vizio. Ma, dall’altro, si sottolinea per ognuna delle sette tappe che ogni uomo ha un desiderio di virtù. Cristo, soprattutto, è colui che possiede tali virtù perché ha il dono dello Spirito. Il testo menziona anche i vizi e le virtù dipinti da Giotto nella Cappella degli Scrovegni, e gli scritti di C.S. Lewis sulle virtù.

Le Tappe del Pellegrinaggio e i Doni dello Spirito
- Dal Timor di Dio all'Astinenza (vs. Gola)
- Dalla Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella) a San Pietro, san Filippo proponeva di meditare su timor di Dio, gola e astinenza.
- Con termini moderni si potrebbe dire che l’astinenza è la capacità di porsi dei confini. Senza confini, in realtà, non si è liberi.
- L’aver paura di uscire dai limiti è una cosa sana. Esiste, cioè, una valenza positiva del timore.
- Così la gola è l’incapacità di porsi dei confini, mentre l’astinenza è la capacità di essere liberi, sapendo porre dei limiti.
- Chi ha vissuto pienamente il timor di Dio è il Cristo. Egli aveva il timore di non fare la volontà di Dio.
- Dalla Pietà alla Pazienza (vs. Ira)
- Camminando verso San Paolo fuori le Mura, san Filippo proponeva la riflessione su pietà, ira e pazienza.
- Anche qui il vizio è tutto dell’uomo che, nell’ira, bestemmia ciò che gli manca. Infatti, ci sono persone che si lamentano sempre.
- La virtù della pazienza, invece, è la capacità di benedire l’esistente, attendendo la pienezza che Dio darà.
- La virtù della pazienza è un nostro reale desiderio e nessuna cultura approva, in realtà, l’ira.
- Cristo ha il dono della pietà, ha una vita intrisa di pietà, benedice tutto ciò che esiste. Lo si vede, per esempio, nella moltiplicazione dei pani. Non si adira, bensì pazientemente trasforma ciò che esiste in bene.
- Dalla Scienza alla Castità (vs. Lussuria)
- Giungendo a San Sebastiano era la volta di scienza, lussuria e castità.
- Si potrebbe dire, con termini moderni, che il dono della scienza è la capacità di conoscere e guardare l’altro come Cristo lo guarda.
- Nella lussuria noi facciamo, invece, dell’altro un oggetto, una nostra proiezione. Nella castità, invece, lo amiamo realmente.
- Si comprende il valore della castità non appena si diventa padri di una ragazza: un padre non può tollerare che sua figlia sia guardata solo come un oggetto da chicchessia.
- L’amore guarda all’altro così come lo guarda Dio.
- Dal Consiglio alla Liberalità (vs. Avarizia)
- A San Giovanni in Laterano, san Filippo ricordava il consiglio, l’avarizia e la prodigalità.
- Dinanzi ad ogni bivio della vita serve un consiglio per decidersi. Cristo ha avuto il dono del consiglio che guida le decisioni.
- L’uomo è spesso schiavo dell’avarizia: non prende una decisione perché questo vorrebbe dire rinunciare a qualcosa.
- Nel momento vocazionale molti sono paralizzati dalla rinuncia.
- Dalla Fortezza al Fervore di Spirito (vs. Accidia)
- A Santa Croce era la volta di fortezza, accidia e fervore.
- Si potrebbe dire oggi che Cristo ha il dono della fortezza. Ha il dono di essere come una quercia, di sostenere ogni situazione.
- Il vizio dell’accidia, invece, si manifesta nelle disavventure: quando esse arrivano tanti si ritirano dal gioco.
- Dall'Intelletto alla Carità Fraterna (vs. Invidia)
- A San Lorenzo fuori le Mura, Filippo insisteva su intelletto, invidia e carità fraterna.
- Si potrebbe spiegare ricordando che il dono dell’intelletto consiste nell’accorgersi della presenza dell’altro, nel saper vedere la sua vita, il suo bisogno.
- Nell’invidia, invece, l’altro è visto come un nemico.
- Solo nell’amore fraterno si riesce a vederlo come fratello.
- Dalla Sapienza all'Umiltà (vs. Superbia)
- Infine giungendo a Santa Maria Maggiore, era la volta di sapienza, superbia e umiltà.
- Cristo è la sapienza e dice: «Imparate da me che sono umile e mite di cuore».
- Egli è umile mentre noi siamo superbi. È nostro desiderio sconfiggere la superbia: non appena qualcuno ha anche solo una venatura di superbia ci appare repellente.
Questo pellegrinaggio può essere riproposto anche con i cresimandi e le cresimande nella notte, come accaduto con padre Maurizio Botta e don Fabio Rosini.
Il Cammino de "Le 10 Parole" di Don Fabio Rosini
Correva l’anno 1993 quando don Fabio Rosini, oggi responsabile per l’Ufficio vocazioni della diocesi di Roma, ma allora vicario parrocchiale a S. Maria Goretti, appena ordinato sacerdote, ricevette l’incarico di accompagnare 16 ragazzi del dopo cresima nel loro percorso di fede. Questo semplice inizio costituì le basi di un cammino personale e comunitario di discernimento ideato per aiutare ogni persona a scoprire la volontà di Dio nella propria vita mediante la conoscenza profonda di sé stessi e del Padre. Testimonianze, meditazioni personali sulle Sacre Scritture e condivisione fraterna fanno parte di questa proposta formativa di spiritualità cattolica, della durata di un anno, in cui gli insegnamenti biblici si intrecciano con le questioni della vita quotidiana. Le 10 Parole hanno attirato migliaia di giovani nel corso degli anni, espandendosi anche ad altri Paesi di tutto il mondo.
Beati Voi 10 comandamenti - Don Fabio Rosini
L'Intuizione e la Crescita del Percorso
C’è stata l’intuizione di fare il percorso Le 10 Parole con il fine di fare del bene ai ragazzi e mi ci sono messo a servizio. Quando mi sono messo in contatto con quei primi giovani, ho percepito in loro la mancanza del padre, una figura di padre amorfo e inconsistente e di madre ipertrofica. Ho colto all’epoca quella crisi di paternità che nell’attualità è diventato argomento di dominio pubblico, e ho iniziato a fare da padre nella fede per loro, dicendo loro dei “no” paterni.
I numeri contano poco, ciò che conta è la qualità. Il primo anno erano attorno a un centinaio, poi siamo arrivati a 1.000 giovani all’anno. Ci sono stati degli anni in cui ho portato avanti fino a tre gruppi in contemporanea, svolgendo 5 incontri a settimana perché erano troppi e bisognava dividersi. Nel 2019 oltre al gruppo per i giovani ho fatto Le 10 Parole con gli adulti e siamo arrivati alle 1.400 persone. Alcuni stimano che in 30 anni siano stati in 30.000 o 40.000 a seguire le catechesi sui 10 comandamenti. Centinaia di giovani riempiono la Basilica di San Lorenzo fuori le mura di Roma ogni lunedì sera per ascoltare le catechesi di don Fabio Rosini sui 10 comandamenti.

Chiarezza Comunicativa e Discernimento Vocazionale
Non è nuovo il contenuto bensì la chiarezza comunicativa. Come società abbiamo la tendenza all’ambiguità, crediamo di raggiungere un’audience più ampia se diciamo quello che gli altri si vogliono sentir dire, ma non è così. Non fa un buon gioco chi si svende ma chi è più netto, più chiaro. Il problema della globalizzazione è la spersonalizzazione, l’appiattimento delle culture che invece bisogna valorizzare. Ci vuole un processo diverso: la vita nasce per fecondazione, una parola entra nel cuore, e io alimento questo processo. Questa attitudine ha fatto sì che la gente venisse in massa a sentire Le 10 Parole.
Il percorso ha aiutato le persone a togliersi le maschere e, trovando sé stessi, hanno capito la propria vocazione e hanno trovato Dio. Questa è l’idea più nobile della vita. Dio ha una relazione autentica con l’uomo, fedele, limpida; Lui è Padre e genera la vita. Bisogna passare dalla legge alla grazia. Ho capito che non potevo servirli uniformandoli, ogni persona è un’opera unica che bisogna curare consegnandole la Parola. Le 10 Parole è un cammino di discernimento vocazionale in cui si cerca di scoprire la volontà di Dio per la nostra vita… Ma come si fa a capirlo? È una cosa composita.
Ad oggi mancano le vocazioni? No, mancano i cristiani; le chiese sono vuote, non i seminari. Perciò la prima cosa è imparare a vivere da figli di Dio, apprendere buone abitudini. Dalla relazione con Dio viene la vocazione. Certo, bisogna pregare, entrare in contatto col proprio cuore, avvicinarsi al sacramento della riconciliazione, avere una guida spirituale… In questo modo ci si sintonizza sulla volontà di Dio. Queste sono sorgenti di vita buona.
Cosa succede se i miei desideri non si avverano? È drammatico assolutizzare i desideri, nella vita cambiano. Non sono quindi l’assoluto, forse dietro di essi si nascondono le nostre paure. Il desiderio deve essere smussato, frantumato dall’impatto col reale. Cos’è vivere? Per gli orientali, noi occidentali siamo molto stupidi, perché ci sposiamo perché ci amiamo, invece loro dicono che ci si sposa per amarsi. Ecco, bisogna imparare a vivere la vita che c’è, non quella che uno desidera. Che è da figlio di Dio che devi vivere, è Lui tuo Padre. L’importante non è cosa fare ma il come la si fa. Appunto lo scoprire il Padre e l’iniziare a ragionare da figli, non più da abbandonati, in comunione con la Chiesa cattolica.
Sono contento di aver formato dei cattolici, gente che ha voglia di vivere. È per questo che la gente fa figli, perché è contenta di vivere. Ho dovuto intendere bene la differenza tra educazione e formazione. Liberarsi dal proprio ego. Dare la Parola senza comunicare in maniera assiomatica, adoperare la Parola in chiave addestrativa, pragmatica ed esistenziale. Dire ciò che è giusto o sbagliato non serve a niente, bisogna capire come entrarci. Come dicevo, il come è più importante del cosa ed è ciò che la gente vuole capire ― perciò vanno tutti sui tutorial di YouTube!
Evoluzione del Metodo e Diffusione
Come si è evoluto il percorso negli anni? Il codex è quello, l’intuizione primaria della battaglia per riuscire a liberarsi dall’uomo vecchio. È il modo di porsi che si è evoluto. Forse sono diventato più paterno, una maturazione che è stata segnalata anche dai fratelli sacerdoti. Con la prima generazione dovevo combattere, negli anni ‘90 i giovani della cosiddetta New Age non erano più idealisti ma individualisti, ed è stato buono che io parlassi loro con una certa durezza. Adesso vedo una generazione di giovani più fragile, per cui offro sempre una prospettiva costruttiva e di speranza. Questo l’ho capito negli anni, e dal 2000 in poi mi sono dovuto correggere.
Ce ne sono tante, ma a titolo personale direi che il Signore mi ha salvato con le malattie. Il dolore fisico mi ha costretto ad aggrapparmi a Lui. Confido nella Chiesa e nello Spirito Santo, bisogna mantenere la propria identità. Io voglio il diritto di morire, di non dover essere necessario. Infatti, una cosa che mi tranquillizza è sapere che ci sono tanti sacerdoti che si stanno formando per portare avanti il percorso e sono in grado di farlo. Un aspetto importante è che i miei confratelli volevano che condividessi con loro questa formazione, e così ho fatto. Si sono formati altri gruppi a Roma che insegnano i 10 comandamenti, e sono circa 80 le diocesi in Italia che li fanno. Il 12 settembre ci sarà una messa di ringraziamento per questi 30 anni. Sarà una festa liturgica per celebrare e rendere grazie, semplicemente. Non ho una struttura o corte, un cordone sanitario che mi protegga, non ce l’ho mai avuto perché ho considerato che fosse meglio così.