La Chiesa Parrocchiale di La Martella

Il villaggio di La Martella e la sua chiesa parrocchiale segnano una tappa decisiva per la storia dell'architettura italiana del Dopoguerra, subito consacrata dalla letteratura di settore.

La Chiesa di San Vincenzo de' Paoli: Progetto e Realizzazione

La chiesa di San Vincenzo de' Paoli, parte integrante del progetto urbanistico e comunitario, è realizzata su progetto di Ludovico Quaroni, già vincitore del concorso per Santa Maria Maggiore di Francavilla a Mare nel 1948. La chiesa è sorta all’interno del villaggio La Martella a Matera ed è stata costruita nel 1955. Dedicata a San Vincenzo de’ Paoli, rappresenta il primo esempio di architettura religiosa progettata da Quaroni. Sebbene l'aula liturgica presenti un impianto concepito per una ritualità ancora tridentina, i valori spaziali espressi, le relazioni volumetriche e luministiche, l'integrazione tra arte e architettura e il rapporto con il contesto hanno consentito al complesso parrocchiale di attraversare positivamente sia i momenti di crisi sociale del villaggio, sia le fasi di riforma liturgica post-conciliari, continuando a proporre un sempre rinnovato impegno per la qualità degli spazi liturgici e dell'arte pubblica.

Veduta esterna della Chiesa di San Vincenzo de' Paoli a La Martella, Matera

Caratteristiche Architettoniche e Artistiche

L’esterno della chiesa è definito, come il resto del borgo, dal linguaggio povero proprio del neorealismo. Il dato neorealista emerge anche nell’uso di pochi materiali: l’intonaco bianco che caratterizza i fronti laterali; l’opus incertum in pietra locale per il muro che sorregge il portico e l’attacco a terra. Tre ampie scale conducono dal piano urbano al sagrato coperto, dal quale si accede alla navata.

All’interno, la distinzione tra l’aula e il tiburio è evidente. La sala è lo spazio destinato ai fedeli, assume una dimensione più compressa ed è coperta da un tetto a tre falde che orienta lo sguardo verso l’altare. Essa rispecchia lo stesso stile essenziale e povero dell’esterno: le pareti, intonacate di bianco, sono prive di decorazioni e di aperture, ad eccezione della porta centrale, schermata da una tenda azzurra. Sull'altare si trova un imponente crocifisso di legno dipinto, opera di Giorgio Quaroni; il pavimento in ceramica maiolicata è dei fratelli Pietro ed Andrea Cascella. Il presbiterio è uno spazio che si sviluppa in verticale, inondato dalla luce che proviene dall’alto; qui, oltre che nelle lavorazioni del portale, si concentrano gli interventi artistici presenti nella chiesa.

San Vincenzo de' Paoli | DOCUMENTARIO COMPLETO

Il Restauro nell'Architettura Contemporanea

Peculiarità e Sfide del Recupero del 'Contemporaneo'

In generale, se ci si pone un problema di restauro, si presuppone che l’oggetto di cui si tratta fornisca una densità di informazioni e mantenga una frequenza di significati tali da non poter rinunciare ad esso. Un simile riconoscimento, però non scaturisce esclusivamente dall’oggetto e dal suo valore intrinseco, ma anche da noi stessi, che in esso riconosciamo una ‘produzione segnica’ (per usare la locuzione proposta da Eco) che ci comunica senso, alla quale attribuiamo valore. Siamo di fronte, insomma, a un tipico processo conoscitivo che, in alcuni casi, e in questo della chiesa della Martella, assume le modalità e i fini di un progetto di restauro.

Sorge la questione dell'approccio da adottare in un caso come quello della chiesa di Quaroni, che al tempo della discussione sul restauro aveva una vetustà di soli quarant’anni. È fondamentale interrogarsi sulla specificità del restauro dell’architettura contemporanea: anzitutto, su come indagare una ‘produzione segnica’ rispetto al cui senso si può attingere alla memoria diretta di persone viventi e il cui linguaggio tecnologico non è ancora completamente obsoleto. Una struttura attualmente inattiva, per la quale il processo che porta dal progetto alla costruzione e poi all’uso e, successivamente, alle varie situazioni di adattamento all’ambiente nel tempo, è stato interrotto solo per un periodo limitato, compreso entro l’arco della vita dell’uomo. Siamo, cioè, in una situazione epistemologicamente "sporca", che non è riferibile né a una normale operazione di manutenzione di un edificio in attività, né al restauro di un’opera abbandonata da tempo. Di qui, le specifiche difficoltà di questo settore, il recupero del ‘contemporaneo’, verso il quale, tuttavia, si sviluppa un crescente interesse a cui non corrisponde alcuna certezza sugli strumenti metodologici e chiarezza sugli obiettivi.

Il Progetto di Restauro e Completamento di Mauro Saito

Nel caso della Martella, la distanza temporale, già breve, è ulteriormente ridotta per la conoscenza diretta con l’autore da parte del restauratore: distanza ravvicinata per Mauro Saito. Lo scrupolo è giustamente portato dal progettista nel rilievo critico e nel raffronto di esso con i disegni esecutivi originali. Ogni scelta di riprogettazione è anzitutto un giudizio, caso per caso, sul confronto tra i due documenti: i disegni del 1951 e l’edificio allo stato attuale.

Il metro del giudizio è, e non può che essere, l’attualità delle scelte: attualità in termini di capacità storicistica e di impegno conservativi, ma anche in termini di precisione tecnica e di qualità tecnologica, e infine di attualissima responsabilità sociale. Si tratta di scelte che non sono rese meno ardue dalla relativa povertà del manufatto, la quale aumenta, e non diminuisce, la necessità di attenzione e di rigore. Va a Mauro Saito il merito di aver affrontato questo problema difficile con grande impegno e competenza, e soprattutto di aver sollevato e con successo, per la sua tenacia, il problema stesso del restauro di questo difficile monumento.

Nel suo progetto, c’è anche una proposta di ‘restauro di completamento’ del complesso, con gli edifici che il progetto generale di Quaroni prevedeva accanto alla chiesa, ma di cui non esistono gli esecutivi. Un’ulteriore sfida che il progettista ha accettato di slancio proponendo, con saggezza, una doppia possibilità di soluzione: da un lato, un vero e proprio completamento edilizio, funzionalmente utile e architettonicamente congruo; ma, dall'altro, anche una soluzione intermedia, di tipo archeologico, nella quale le strutture in elevato, previste dal progetto originale, si arrestano all’altezza di un muretto sul quale si può sedere, creando così una sistemazione esterna fruibile, gradevole ma anche significativa, che reca la memoria di un entusiasmo progettuale di Quaroni, che è ancora fresco, ed in cui il progettista Saito si rispecchia.

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