L'Adorazione Eucaristica e la Fede dei Bambini in Ruanda

La storia del Ruanda è profondamente segnata da eventi tragici, ma anche da straordinarie testimonianze di fede, speranza e riconciliazione. In questo contesto, l'adorazione eucaristica assume un ruolo cruciale, specialmente nella vita dei bambini e dei giovani, come mezzo di guarigione e di rafforzamento spirituale.

La Testimonianza di Cyprien e Daphrose Rugamba: Fede e Martirio

La storia dei Servi di Dio Cyprien Rugamba e Daphrose Mukasanga, coniugi ruandesi uccisi nel 1994 insieme a sei dei loro figli durante il genocidio dei Tutsi, è un potente esempio di fede incrollabile. La loro vita ha testimoniato quanto l’amore coniugale possa generare frutti straordinari, anche in un contesto di grande sofferenza.

Un Matrimonio Travagliato e una Conversione Profonda

Cyprien Rugamba nasce nel 1932 a Cyanika e, dopo un periodo in seminario, vive una profonda crisi di fede che lo porta a lasciare gli studi religiosi per dedicarsi alla storia, alla poesia, alla musica e alla coreografia. La sua vita è segnata dalla perdita della prima fidanzata e da un periodo di depressione.

Daphrose Mukansanga, nata nel 1944 in una famiglia profondamente cristiana, sposa Cyprien nel 1965. Il loro matrimonio è inizialmente difficile, aggravato dalla morte del primo figlio e dalle accuse ingiuste di stregoneria rivolte a Daphrose. Nonostante le difficoltà e le relazioni extraconiugali del marito, Daphrose persevera nella preghiera per la sua conversione.

Ritratto di Cyprien e Daphrose Rugamba

Nel 1980, Cyprien si ammala gravemente e Daphrose, rafforzata nella fede grazie all'incontro con un gruppo di Rinnovamento Carismatico, prega intensamente per lui. Questa preghiera e un'inspiegabile guarigione in Belgio portano Cyprien a una conversione radicale. Finalmente, chiede perdono a Daphrose e, trasferitisi a Kigali, iniziano ad accogliere decine di bambini di strada.

Nel 1989, dopo un'intensa esperienza mistica in Francia, i coniugi Rugamba fondano un gruppo di preghiera settimanale della Comunità dell'Emmanuele nella loro casa, avviando ufficialmente le sue attività in Ruanda. Cyprien si impegna attivamente per la pacificazione delle coscienze, sostenendo che Hutu e Tutsi sono un solo popolo e incoraggiando il Presidente Habyarimana a non registrare più l’appartenenza etnica sui documenti d'identità.

Il Martirio e l'Eredità

Nel 1994, all'indomani dell'omicidio del Presidente, Cyprien e Daphrose Rugamba vengono uccisi insieme a sei dei loro dieci figli e una loro cuginetta. La loro preghiera serale si era trasformata in adorazione eucaristica notturna, quasi presagendo il tragico destino. La fase diocesana del processo di beatificazione per il riconoscimento del loro martirio si è celebrata dal 2018 al 2021 nella diocesi di Kigali.

Il centro fondato dalla coppia a Kigali nel 1992 per nutrire i bambini di strada continua la sua attività ancora oggi, grazie al sostegno di Fidesco, la ONG della Comunità Emmanuele. Chi li ha conosciuti testimonia che “Predicavano la pace e distribuivano affetto ai più bisognosi”.

L'Impatto dell'Adorazione Eucaristica sulla Riconciliazione

Padre Stanislao Filipeck, missionario pallottino presente in Ruanda dal 1980, sottolinea l'importanza della preghiera comunitaria, in particolare dell'adorazione eucaristica, nel processo di riconciliazione. Nel 1998, i Pallottini hanno creato un centro di riconciliazione "Gesù Misericordioso" a Rusengo, dove esiste l'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento.

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“Siamo convinti che la preghiera comunitaria sia una un’importante via di riconciliazione”, afferma padre Filipeck. Il centro include anche una scuola di spiritualità e formazione per il laicato. Nel 2003, è stata aperta una missione a Kibeho, presso il Santuario mariano, poiché si ritiene che la spiritualità mariana sia un mezzo eccellente di riconciliazione per il Ruanda e l'Africa intera.

L'Assistenza ai Bambini Orfani e Disabili

Il Ruanda ha affrontato e continua ad affrontare la sfida di accogliere e curare i bambini orfani e disabili, in particolare dopo gli eventi del genocidio.

L'Orfanotrofio di Rilima e l'Associazione Museke

Il 14 aprile 1994, in un periodo di sanguinosa guerra civile, giunsero a Castenedolo i primi 21 orfani provenienti dall'orfanotrofio di Rilima in Ruanda, eretto nel 1988 dall'associazione Museke (che in lingua Kirundi significa sorriso, aurora), fondata nel 1969 da Enrica Lombardi e da suo fratello don Roberto.

Foto storica di bambini orfani ruandesi in Italia

Nell'aprile del 1994, l'orfanotrofio, diretto dalla concessiana Cesarina Alghisi, ospitava 41 bambini orfani e 33 disabili ortopedici. Dopo l'abbattimento dell'aereo presidenziale e l'inizio della carneficina, tutti gli occidentali dovettero lasciare il paese, lasciando i bambini e il personale locale in balia dei rivoltosi. Grazie all'intervento della diplomazia italiana, un convoglio italo-belga raggiunse l'aeroporto di Kigali. I bambini, privi di passaporto ma con braccialetti di riconoscimento, partirono stipati su un aereo mentre pallottole colpivano la carlinga. Dopo uno scalo a Nairobi, i primi 21 orfani giunsero a Ciampino e poi a Castenedolo, il 14 aprile. Il giorno seguente, altri 20 orfani arrivarono all'aeroporto di Ghedi, mentre i disabili furono portati a Bruxelles.

A Castenedolo, i 41 orfani rimasero per oltre un anno nell'ex asilo Riccardo Pisa; 17 di loro rimasero a Castenedolo, mentre gli altri furono adottati da famiglie bresciane. Nel 1995, don Roberto Lombardi tornò in Ruanda per cercare soluzioni per gli orfani e, nel febbraio del 2000, tutti i 41 bambini furono adottati. Enrica Lombardi, che si è spenta nel 2015, ha lasciato un'eredità di amore e accoglienza.

Il Centro Educativo per Non Vedenti a Kibeho

Nel villaggio di Kibeho, noto per le apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa, è stato fondato nel 2008 un centro scolastico-educativo per non vedenti, gestito dalle suore francescane polacche Serve della Croce. Nel 2009, la scuola elementare ha iniziato le sue attività come la prima scuola per non vedenti in tutta la nazione, seguita da una scuola media e una scuola secondaria specializzata. Attualmente, 185 bambini studiano nel centro, seguiti da cinque suore e numerosi dipendenti laici.

Bambini non vedenti nella scuola di Kibeho, Ruanda

Suor Pia Gumińska, una delle religiose, spiega che il loro obiettivo è infondere nei bambini l'idea della beata madre Rosa Czacka, fondatrice della Congregazione, ovvero che la disabilità non è un ostacolo allo sviluppo e al successo. Molti bambini, considerati perduti dalle proprie famiglie, arrivano al centro in età avanzata. Qui, i ragazzi si alzano presto, frequentano lezioni dalle 6 alle 17, e poi si dedicano ad attività sportive e allo studio personale.

Le suore sono orgogliose dei risultati dei loro alunni, come Jean de Dieu Niyonzima, classificatosi al quinto posto nel Paese negli esami di stato. I bambini sono estremamente creativi, compongono canzoni, partecipano a cori e corsi di danza. Il centro accoglie anche bambini affetti da albinismo e vive grazie a donazioni, principalmente dalla Polonia e da diverse organizzazioni internazionali. La gratitudine e la gioia dei bambini sono una grande motivazione per le religiose, che cercano con tutte le loro forze di trasmettere la fede.

Il Messaggio di San Giovanni Paolo II ai Giovani del Ruanda

Nel 1990, San Giovanni Paolo II si rivolse ai giovani di Kigali, in Ruanda, durante un incontro allo stadio "Amahoro", esortandoli a posare sugli esseri e sul mondo lo stesso sguardo di Dio. Il Papa riconobbe le difficoltà del paese: povertà, mancanza di terra, disoccupazione, razzismo, regionalismo, libertinaggio sessuale e le seduzioni dei falsi messia.

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Il messaggio di Giovanni Paolo II si incentrava sulla figura di Gesù Cristo come "la Via, la Verità e la Vita". Il Papa invitava i giovani a conoscere sempre più Cristo e il suo Vangelo, esortandoli a far fruttare il dono della fede ricevuto con il battesimo. Incoraggiava a meditare la Parola di Dio, a condividerla e a pregare insieme per essere forti, generosi e perseveranti, utilizzando i loro talenti nelle assemblee eucaristiche parrocchiali.

Un punto chiave del suo discorso fu l'esortazione a essere "operatori di pace", condannando il razzismo e il regionalismo come contrari al messaggio di Cristo. Ricordando che tutti gli esseri umani sono figli del Padre e creati a sua immagine, il Papa sottolineò la paternità universale di Dio e la fratellanza universale tra gli uomini. Invitò i cristiani a dare l'esempio di collaborazione e aiuto reciproco, cercando l'unità in ogni ambito della vita.

Giovanni Paolo II affrontò anche il tema dell'amore, definendolo un dinamismo che spinge a donare se stessi. Esortò i giovani a prepararsi alle responsabilità del matrimonio e della genitorialità, sottolineando che il sacramento del matrimonio offre l'energia necessaria per costruire un focolare solido. Riguardo alla piaga dell'AIDS, il Papa esortò i giovani a testimoniare solidarietà ai malati e a promuovere la fedeltà e la castità nel matrimonio come mezzi per contrastare la diffusione dell'epidemia.

Infine, il Papa incoraggiò i giovani a non perdere il coraggio di fronte alle difficoltà economiche, suggerendo di organizzare micro-realizzazioni, piccole industrie e cooperative. Concludendo il suo discorso, Giovanni Paolo II benedisse i giovani, augurando loro una crescita in sapienza, età e grazia, proprio come Gesù.

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