L'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, con sede metropolitana della Chiesa cattolica, rappresenta una realtà ecclesiastica di grande rilievo storico e spirituale, inserita nel contesto della regione ecclesiastica Emilia-Romagna. La sua storia millenaria è intrinsecamente legata alle vicende politiche e religiose d'Italia, testimoniando un'evoluzione costante nel suo ruolo e nella sua influenza.
Origini e Antichità della Diocesi di Ravenna
Le origini della Diocesi di Ravenna affondano in un passato remoto, con evidenze archeologiche che attestano la presenza di una comunità cristiana già nel II secolo. Iscrizioni cimiteriali forniscono una testimonianza tangibile di questa antica fede. La tradizione, sebbene non storicamente accertata, attribuisce l'erezione della sede di Ravenna a San Pietro apostolo, con Sant'Apollinare come primo vescovo, martirizzato sotto Nerone.
Le prime cronotassi dei Vescovi di Ravenna provengono da un elenco redatto dall'arcivescovo Agnello nel IX secolo, basato su un precedente del Vescovo Mariano del VI secolo. Il Vescovo Severo, dodicesimo della serie, partecipò al Concilio di Sardica nel 343, confermando l'antichità della sede.
La diocesi ebbe sede a Classe, l'antico porto di Ravenna, fino a quando la città non divenne capitale dell'Impero romano nel 402. In previsione di questo trasferimento, fu avviata la costruzione della nuova cattedrale, consacrata il 3 aprile 407 e dedicata alla Risurrezione di Gesù.
Elevazione a Sede Metropolitana e Autonomia da Roma
Tra il 430 e il 440, Giovanni, detto Angelopte, ottenne da Galla Placidia l'elevazione di Ravenna a sede metropolitana, con giurisdizione su quattordici città. Questo segnò l'inizio di un periodo in cui Ravenna iniziò a stringere legami sempre più stretti con l'Impero romano d'Oriente, rivendicando una significativa autonomia da Roma.
Alla fine del VI secolo, l'Arcidiocesi di Ravenna fu recuperata al dominio romano d'Oriente, sottraendola al regno degli Ostrogoti. In questo periodo, l'arcivescovo Mauro aderì all'eresia monotelita, predicando al suo clero di non sottomettersi all'autorità di Roma. Il suo successore, Reparato, non si recò a Roma per la consacrazione, evidenziando ulteriormente la tendenza all'indipendenza.

Rapporti con l'Impero Bizantino e l'Esarcato
Ravenna divenne capitale dell'Esarcato d'Italia nel 584 circa, con l'esarca nominato direttamente dall'imperatore. L'arcivescovo ravennate ricevette importanti poteri civili, tra cui il controllo delle finanze urbane, dei pesi e delle misure, dell'annona e la giurisdizione civile e penale sul clero. Il rito bizantino e i culti d'importazione orientale iniziarono a diffondersi.
Nel 666, l'imperatore bizantino Costante II concesse alla Chiesa di Ravenna l'autocefalia, permettendo all'arcivescovo Mauro di ottenere il pallio imperiale e l'autonoma consacrazione da parte di tre vescovi suffraganei. Questo portò a un vero e proprio scisma con la Chiesa di Roma, culminato con il reciproco anatema tra Papa Vitaliano e l'arcivescovo Mauro.
L'autocefalia fu revocata nel 680-681 dall'imperatore Costantino IV, ma Ravenna e Costantinopoli continuarono a mantenere stretti rapporti e a influenzarsi reciprocamente.
Il Passaggio sotto il Dominio Pontificio e le Lotte per l'Autonomia
Nel 751, l'Esarcato bizantino tramontò con la conquista longobarda. Papa Stefano II chiamò Pipino il Breve, re di Francia, che sconfisse i Longobardi e donò i territori riconquistati alla "Sede dell'Apostolo Pietro" con la Promissio Carisiaca. L'ex Esarcato passò così alla Chiesa di Roma.
Tuttavia, l'Arcivescovo di Ravenna non riconobbe il dominio dell'Urbe sul suo territorio e si proclamò erede del potere esarcale. Per tutto l'VIII secolo e fino alla metà del successivo, gli Arcivescovi cercarono appoggio presso gli Imperatori bizantini e successivamente in Francia. L'Arcivescovo Giovanni VII (850-878) inasprì la politica autocefala, vessando le diocesi suffraganee e vietando loro di comunicare direttamente con Roma. La disputa fu risolta da Papa Niccolò I, ma l'atteggiamento di affermazione delle prerogative locali proseguì.
Ravenna come "Capitale Morale" del Regno Germanico
Nel corso del IX-X secolo, la Chiesa di Ravenna si avvicinò ai re germanici, diventando la "capitale morale" del loro regno. Nell'892, Lamberto da Spoleto fu incoronato a Ravenna Sacro Romano Imperatore da papa Formoso.
I titoli giuridici degli Arcivescovi di Ravenna ebbero origine alla fine del X secolo, regnanti l'Imperatore Ottone III e il cugino papa Gregorio V. Nel 997, Gerberto di Aurillac fu nominato Arcivescovo di Ravenna e, nel 999, ricevette ampi poteri temporali, estendendo il dominio dell'arcivescovo su un vasto territorio. Nello stesso anno, Ottone III lo scelse come nuovo papa, Silvestro II.

Il Declino e la Riorganizzazione dell'Arcidiocesi
All'inizio dell'XI secolo, l'Arcivescovo Arnoldo ottenne il potere temporale su Ravenna, Cervia, Faenza e Imola. Tuttavia, la rivalità tra la sede ravennate e quella apostolica si riaccese durante la lotta per le investiture, con l'arcivescovo Enrico che sostenne l'antipapa Onorio II.
Nel XII secolo, la sede di Ravenna iniziò un lento declino, causato dalle incursioni saracene e dall'insabbiamento del porto. Nonostante ciò, continuò a esercitare un ruolo politico importante, opponendosi al papato in occasione dello scisma di Federico Barbarossa.
Nei secoli successivi, l'orizzonte degli Arcivescovi ravennati si restrinse alle lotte feudali della Romagna. Nel 1357, con il passaggio della Romagna sotto la sovranità pontificia, venne creata la Provincia Romandiolæ et Exarchatus Ravennæ, con Bologna come capitale e Ravenna sede della seconda carica.
Benedetto Accolti, nel XVI secolo, fu l'ultimo Arcivescovo ad avere rapporti tormentati con i papi. Il Cardinale Giulio della Rovere istituì nel 1568 il seminario arcivescovile. Il declino fu accelerato dall'elevazione di Bologna al rango di arcidiocesi metropolitana.
La Diocesi di Cervia e l'Arcidiocesi Moderna
La Diocesi di Cervia fu eretta all'inizio del VI secolo o negli ultimi anni del secolo precedente. La chiesa di Santa Maria Assunta è il duomo di Cervia e concattedrale dell'arcidiocesi di Ravenna-Cervia.
Nel 2023, l'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia contava 193.400 battezzati su 215.600 abitanti. I patroni sono Sant'Apollinare e San Paterniano. Sede arcivescovile è Ravenna, con la Cattedrale della Resurrezione del Signore, mentre a Cervia si trova la concattedrale di Santa Maria Assunta.
Nel territorio arcivescovile si trovano anche tre basiliche minori: la Basilica di Sant'Apollinare in Classe, la Basilica di San Vitale (entrambe patrimonio dell'umanità) e la Basilica di Santa Maria in Porto.
Visite Papali e Testimonianze di Fede
La storia recente dell'Arcidiocesi è segnata da importanti visite papali che hanno lasciato un segno profondo nella comunità. La visita di Papa Giovanni Paolo II in Romagna nel 1986, e in particolare a Ravenna, è ricordata per la sua mitezza, simpatia e capacità di trasmettere emozioni.
La sua presenza fu uno stimolo per i sentimenti religiosi e ispirò fiducia nella gente. Papa Giovanni Paolo II esortò ad aprire le porte a Cristo, a non avere paura e a vivere nella fede, trasmettendola ai figli e testimoniandola nella vita.
La visita pastorale di Papa Giovanni Paolo II - Parr. San Liborio, parte 1
La Veglia di Pentecoste del 18 maggio, con la partecipazione di circa 250.000 fedeli, ha visto la piazza San Pietro animata da un'unica fede e da un desiderio comune di testimonianza. Papa Francesco, con linguaggio semplice e mite, ha risposto agli interrogativi dei fedeli, ponendo la sfida della "nuova evangelizzazione" e esortando a non essere "cristiani inamidati", ma testimoni autentici.
Il Papa ha sottolineato l'importanza di aprirsi, poiché una "Chiesa chiusa" muore, e ha invitato a "cercare quelli che sono la carne di Cristo", riferendosi alle diverse povertà del mondo, e a mettere amore nelle azioni quotidiane.
Papa Francesco è stato eletto nel 75° Conclave della storia della Chiesa, il 13 marzo 2013. Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, ha una lunga carriera ecclesiastica che lo ha portato a diventare Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires, poi Arcivescovo Coadiutore e infine Arcivescovo di Buenos Aires.
L'album dei ricordi dei ravennati con Papa Francesco include anche l'esperienza degli scout, con incontri significativi nel 2014 e 2015. Il Papa ha incoraggiato a "fare ponti in questa società dove c'è l'abitudine di fare muri".
La "Croce di Dante" e l'Omaggio a Ravenna
In occasione delle celebrazioni per i 700 anni della morte di Dante Alighieri, Papa Francesco ha benedetto sabato mattina, 10 ottobre, la "Croce di Dante", inviata a Ravenna nel 1965. Il Papa ha compiuto questo gesto durante un'udienza a una delegazione che ha rappresentato l'intera comunità civile e religiosa di Ravenna.
Monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, ha ricordato la lettera di Paolo VI all'allora arcivescovo ravennate Salvatore Baldassarri e la lettera apostolica "Altissimi Cantus", dedicata alla poesia cristiana dantesca.
La "Croce di Dante", simbolo frequente nei mosaici ravennati, sarà nuovamente collocata sulla tomba di Dante, nell'ambito delle celebrazioni che si concluderanno a settembre 2021. L'arcivescovo ha espresso il desiderio di coinvolgere Papa Francesco nella commemorazione del sommo poeta, chiedendo un'attenzione speciale per rilanciare l'opera dantesca nella scuola, nell'università, nei mass media e tra i giovani.