La Quaresima secondo San Francesco: un cammino di preghiera, digiuno e incontro con Dio

La Quaresima, periodo penitenziale di 40 giorni che precede la Pasqua, trova un esempio luminoso nella figura di San Francesco d'Assisi. La sua vita e la sua pratica spirituale offrono un modello di come affrontare questo tempo sacro con intensità e profondità, attraverso il digiuno, la preghiera e la rinuncia al superfluo.

La preghiera e il pianto di San Francesco

San Francesco era solito ritirarsi in solitudine, spesso nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porziuncola, per dedicarsi alla preghiera. Il suo raccoglimento era talmente intenso da manifestarsi attraverso un pianto commosso: "Piango la passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo". Spesso, al termine della sua orazione, i suoi occhi apparivano arrossati a forza di piangere, testimoniando il suo profondo dolore per "l’Amore non Amato". Queste lacrime, tuttavia, non erano espressione di tristezza fine a sé stessa, ma lo conducevano a una più profonda sequela di Cristo, conformandolo sempre più al Cristo povero, Crocifisso e Risorto.

San Francesco piange meditando sulla Passione di Cristo

Questa sofferenza e dedizione rappresentano una novità e una speranza di luce per ogni uomo peccatore, offrendo la possibilità di rinascere a vita nuova grazie all'unico Sacrificio d'Amore, che è vera Misericordia. Le parole di augurio per una "santa Pasqua di Resurrezione del Signore" risuonano come un invito a raccogliere i frutti di questo cammino penitenziale.

La Quaresima radicale di San Francesco

Le Fonti Francescane ci presentano esempi straordinari della Quaresima vissuta da San Francesco, che ne evidenziano la radicalità e l'impegno spirituale. In un'occasione, nei pressi del lago di Perugia, il Santo chiese a un suo devoto di essere condotto in un'isola deserta nella notte del Mercoledì delle Ceneri, affinché nessuno si accorgesse del suo ritiro. Lì, con soli due panetti, si preparò a vivere la Quaresima in un luogo isolato, chiedendo all'amico di non farsi vivo se non il Giovedì Santo.

San Francesco si ritirò in una fitta siepe, costruendosi una rudimentale capanna per dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione delle cose celestiali. Stando in quell'isola per tutta la Quaresima, consumò appena metà di uno dei due panetti, come il suo fedele devoto poté constatare al suo ritorno. L'altro mezzo panetto rimase intero, a testimonianza del suo rigoroso digiuno. Si ritiene che quel mezzo pane fosse mangiato per riverenza al digiuno di Cristo, che rimase quaranta giorni e quaranta notti senza altro cibo materiale. Attraverso questa privazione, San Francesco intendeva scacciare il "veleno della vanagloria", che avrebbe potuto indurlo a credersi uguale a Cristo.

Illustrazione di San Francesco in una capanna durante la Quaresima

Riflessioni sulla Quaresima moderna

Confrontando la Quaresima di San Francesco con la nostra, emerge una significativa differenza in termini di impegno. La sua Quaresima era frutto di una santità serafica, un livello "10 su 10" nel digiuno radicale e nella preghiera ininterrotta. Molti altri santi, come San Pietro d'Alcantara, Santa Chiara d'Assisi, il Santo Curato d'Ars e Santa Veronica Giuliani, vissero la Quaresima con simile intensità.

Se a noi manca questo livello di santità, tuttavia, perché accontentarsi di una Quaresima vissuta a un livello "3 su 10" per quanto riguarda digiuno e preghiera? Non potremmo, invece, elevare il nostro impegno a un livello "6 su 10"? Pur rimanendo un livello di "mediocrità" rispetto ai santi, sarebbe comunque un segno tangibile di pratica penitenziale. Questo potrebbe tradursi in un digiuno parziale nel cibo, nelle comodità, nei passatempi, e in un aumento della preghiera attraverso la frequenza dei sacramenti, la recita quotidiana del Rosario (magari in famiglia), letture spirituali e un distacco consapevole dalla televisione, dai telefoni e dai cellulari per evitare chiacchiere inutili.

Dobbiamo animarci a valorizzare la Quaresima per il bene della nostra vita cristiana. Questo periodo stimola santamente a non diminuire, ma ad aumentare lo sforzo esemplare di fedeltà alla volontà di Dio, che desidera la nostra salvezza dall'inferno e dal Purgatorio, e ci attende santi per l'eterna beatitudine in Paradiso.

La Quaresima come percorso di conversione

Il sussidio "L'amore più grande", curato dalla Commissione Nazionale per la Preghiera e la Liturgia della Gioventù Francescana d'Italia in occasione della Quaresima 2015, descrive la Quaresima come un percorso che "parte da noi, dalla consapevolezza del nostro limite e del nostro peccato - a cui ci richiama tutta la liturgia del Mercoledì delle Ceneri - e ci conduce all’incontro con Gesù Cristo, con il mistero della sua signoria sul mondo e della salvezza che ne consegue, significate e realizzate nella Passione, Morte e Risurrezione".

Questo cammino nel deserto, simile a quello di Gesù nella I Domenica di Quaresima, dura 40 giorni di silenzio, solitudine, digiuno, preghiera e tentazione. È un tempo per confrontarsi con la verità di sé stessi e di Dio. I 40 giorni sono un periodo per fare i conti con i propri limiti, ricordando le parole pronunciate all'imposizione delle Ceneri: "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai". Al contempo, ci viene offerta la possibilità di scegliere, nei nostri limiti, di fidarci di Dio e di sceglierlo nuovamente per la nostra vita, come suggerisce l'altra formula: "Convèrtiti e credi al Vangelo".

Dopo le persecuzioni, la pratica del battesimo dei bambini ha conferito alla Quaresima un carattere penitenziale. Ancora oggi, essa ripropone il cammino di introduzione al battesimo e di preparazione al Mistero Pasquale, centro dell'Anno Liturgico e della nostra fede. Siamo chiamati a riappropriarci del nostro battesimo, a diventarne sempre più consapevoli e responsabili, a porre nuovamente l'esperienza di Gesù Cristo come Signore della storia e della nostra vita al centro del nostro percorso, sperimentandone l'amore, la sua Passione e il suo amarci "da morire", tanto da superare anche la morte.

Durante questo periodo, siamo chiamati a compiere le cosiddette "opere di giustizia": l'elemosina, la preghiera e il digiuno.

Le Quaresime speciali di San Francesco

Per San Francesco, la Quaresima era parte integrante del suo cammino di conversione, la "porta stretta" della conformazione a Cristo. Egli visse le sue Quaresime nella modalità del "deserto", inteso come condizione di intimità nel suo rapporto con Dio, instaurato attraverso la preghiera intensa e solitaria, supportata dall'ascolto della Parola.

Un altro elemento fondamentale fu la "povertà", intesa come nudità spirituale, vissuta materialmente in grotte o anfratti, luoghi spogliati di tutto. In questi luoghi, l'esperienza del "Dio presente" si manifestava nello spirito e nella natura in cui era immerso fisicamente e spiritualmente. Francesco aveva sperimentato la smisurata fiducia che Dio ripone nella libertà dell'uomo, a cui aveva consegnato il proprio Figlio, ritenendo gli uomini degni di questa fiducia. Questo fu per lui lo strumento concreto nel suo cammino di conversione, fondato sul desiderio di conformarsi a Cristo e di seguirlo fino in fondo.

Oltre alla Quaresima prevista nell'anno liturgico, San Francesco ne visse altre che non impose ai frati, ma lasciò al loro discernimento e alla loro libertà:

  • La prima iniziava "dalla festa dell’Epifania per quaranta giorni continui".
  • Un altro periodo di intensa contemplazione era quello in preparazione alla festa dell’Assunta, che iniziava dalla festa dei santi Pietro e Paolo fino alla suddetta festa mariana, poiché per lui Maria e la Chiesa erano inseparabili.
  • Un'altra celebre Quaresima era quella di "san Michele", che Francesco trascorreva spesso a La Verna, e durante la quale ottenne il dono delle stimmate. Iniziava "a onore di san Michele, tra la festa dell’Assunzione e la sua (29 settembre), digiunava con la massima devozione per quaranta giorni".
  • Seguiva quella "di Avvento", che iniziava dalla festa dei santi fino alla natività del Signore.

In totale, San Francesco visse queste esperienze spirituali per circa 160 giorni su 365, con il massimo rigore. È importante sottolineare che egli dava senso e significato a ciò che faceva. Non si trattava di un semplice atto devozionale, ma di una fede viva, vissuta e testimoniata, che trovò espressione nel Cantico di frate Sole, in cui elevava laude e gloria al "Mio Dio, mio tutto".

Gli Eremitani e la preghiera di San Francesco

Nel XIII secolo, San Francesco si dedicava alla preghiera e al digiuno per periodi di 40 giorni quattro o cinque volte all'anno. In questi periodi, sospendeva i suoi ministeri apostolici e si ritirava negli eremi, luoghi semplici e austeri posti su colline e montagne, lontani da borghi e città. L'eremo francescano più noto vicino Assisi è l'Eremo delle Carceri, fondato da San Francesco e abitato ancora oggi dai frati francescani.

Gli eremi erano così importanti per San Francesco che scrisse una Regola per gli Eremi, descrivendo come i frati dovessero pregare e comportarsi mentre vivevano da eremiti. Affermò che alcuni frati avrebbero dovuto dedicarsi esclusivamente alla preghiera, mentre altri avrebbero dovuto prendersi cura delle necessità della comunità.

Tommaso da Celano, biografo di San Francesco, descrive la profondità della sua vita spirituale: "Tutta la sua anima era assetata di Cristo, e Gli dedicava non solo tutto il suo cuore, ma anche tutto il suo corpo". Riguardo alla preghiera, scrisse: "Il suo porto più sicuro era la preghiera; non la preghiera di un singolo momento, o quella indolente o presuntuosa, ma la preghiera di lunga durata - piena di devozione, serena nell’umiltà. Se iniziava tardi, finiva raramente prima del mattino. Quando camminava, sedeva, mangiava o beveva, era sempre immerso nella preghiera."

È evidente che attraverso la preghiera Francesco diventava sempre più un canale della grazia e dell’amore di Dio. Tommaso da Celano afferma di Francesco: "In questo modo rivolgeva tutta la sua attenzione e il suo affetto verso l’unica cosa che chiedeva al Signore, non tanto pregando, quanto diventando totalmente preghiera". Alla fine dei 40 giorni, Francesco lasciava l'eremo e tornava nella valle, ma non senza essersi trasformato ed essere diventato più simile a Cristo.

Chi era veramente SAN FRANCESCO d'Assisi?

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