Il Catechismo Repubblicano e la Figura di Michele Natale nella Repubblica Partenopea

Il 23 gennaio è una data di rilevante importanza per la storia d'Italia e, in particolare, per i napoletani, poiché in quel giorno del 1799 fu proclamata la Repubblica Napoletana, più comunemente conosciuta come Repubblica Partenopea.

La Proclamazione e la Struttura della Repubblica Partenopea

La Repubblica Partenopea, il cui territorio corrispondeva a quello del Regno delle Due Sicilie (esclusa la Sicilia, dove si rifugiò l'allora re Ferdinando IV di Borbone), fu proclamata il 23 gennaio 1799. Un gruppo di patrioti napoletani, guidati da Giorgio Pigliaru, insorse contro il regno borbonico. Gli insorti, supportati dalle truppe francesi inviate da Napoleone Bonaparte, riuscirono a sconfiggere le forze borboniche e a prendere il controllo di Napoli.

La Repubblica fu governata da un consiglio di deputati eletti, incaricato di redigere una nuova costituzione. Questa nuova carta costituzionale garantiva la libertà di stampa, il diritto di voto alle classi medie e il diritto di proprietà privata. La bandiera ufficiale della Repubblica Partenopea, adottata nel 1799 sin dal giorno della sua proclamazione, era un tricolore blu, giallo e rosso, con bande orizzontali e la scritta "Repubblica Partenopea 1799". Il blu simboleggiava il mare, il giallo rappresentava il sole e il grano, mentre il rosso simboleggiava il sangue dei patrioti. È interessante notare come il giallo e il rosso siano rimasti fino ad oggi come colori ufficiali dello stemma del Comune di Napoli.

I Patrioti della Repubblica Partenopea

I patrioti della Repubblica Partenopea erano un gruppo eterogeneo composto da intellettuali, uomini d'affari e militari che sostenevano l'indipendenza di Napoli. Tra i principali figurano:

  • Giorgio Pigliaru: avvocato e politico napoletano, leader della rivoluzione e primo presidente del consiglio dei deputati.
  • Giuseppe Maria Galanti: medico e storico, sostenitore dell'indipendenza e ministro della pubblica istruzione.
  • Francesco Antonio Genovesi: filosofo e teologo, intellettuale di spicco e presidente del consiglio dei deputati.
  • Salvatore di Giacomo: poeta e scrittore, autore di inni patriottici.
  • Giuseppe Pignatelli: generale che combatté contro le truppe borboniche e divenne ministro della guerra.

La Stampa e l'Educazione Civica

Il 2 febbraio fu pubblicato il primo numero del "Monitore Napoletano", il giornale ufficiale del governo provvisorio, diretto da Eleonora Pimentel Fonseca. Sebbene vedessero la luce molti altri fogli, la loro diffusione fu limitata a causa del diffuso analfabetismo.

Il 12 febbraio venne pubblicato il Catechismo ufficiale della Repubblica Napoletana, inteso a educare i sudditi a divenire cittadini. Il "Catechismo nazionale pe’l cittadino" fu redatto dal canonico Onofrio Tataranni, vincitore di un premio indetto dal governo provvisorio. Sempre a Napoli fu pubblicato il "Catechismo repubblicano per l’istruzione del popolo, e la rovina de’ tiranni", alla cui diffusione si adoperò attivamente il vescovo Michele Natale.

Pagina di un catechismo repubblicano del 1799

La Costituzione Partenopea e le sue Peculiarità

Il 1º aprile fu presentata una bozza di Costituzione, opera di Mario Pagano. Ricalcata sul modello della Costituzione Francese del 1795, come altre costituzioni delle "repubbliche giacobine" italiane, la Costituzione partenopea presentava alcuni caratteri originali. Il più lampante era l'istituto dell'Eforato, una sorta di organo di legittimità costituzionale ante litteram. Tuttavia, a causa della breve vita della Repubblica, la carta elaborata da Pagano non trovò applicazione.

Il Vescovo Michele Natale: Vita, Ruolo e Tragedia

Michele Natale, figura centrale nel contesto della Repubblica Partenopea, nacque a Casapulla. Ammesso nel seminario di Capua nell’ottobre 1771, grazie a una dispensa del vescovo Michele Maria Capece-Galeota per aver superato il limite d’età, compì studi regolari, frequentando lezioni di logica, metafisica, fisica, geometria e teologia. Ai primissimi anni Ottanta dovrebbe risalire la sua affiliazione alla massoneria, essendo documentata la sua frequentazione, nel 1782, della loggia La Vittoria, con il grado di "apprendente", insieme a personalità di spicco della società napoletana tardo-settecentesca come Diego Naselli, Kiliano Caracciolo, Antonio Planelli, Giuseppe Vairo, Giuseppe Zurlo, Gaetano D’Ancora, Carlo Mazzacane e Aurelio de’ Giorgi Bertola.

Dopo aver servito come cappellano a Napoli presso la famiglia del principe Vincenzo Pignatelli, nel 1786 divenne membro della cappellania del Presepe di Casapulla e, nel 1790, ottenne una cappellania curata presso la parrocchia di S. Maria in Abbate di Capua.

La repubblica napoletana (1799) - Passato e presente - con Lucio Villari

La Nomina a Vescovo e l'Adesione alla Repubblica

Nel 1797, su proposta del cappellano maggiore Alberto Capobianco, Michele Natale fu designato da Ferdinando IV quale vescovo di Vico Equense, sede vacante dal 1792. Non possedendo un titolo accademico richiesto dalle norme borboniche per la dignità episcopale, dovette sostenere gli esami di teologia presso l’Ateneo napoletano. Le sue condizioni economiche insufficienti lo costrinsero a chiedere il permesso sovrano di ipotecare i fondi della mensa vescovile di Vico per ottenere un prestito. L'inventario dei suoi beni mobili rivela una biblioteca non molto ricca (51 titoli per 161 volumi), che includeva opere di impronta regalistica come l'Istoria del Concilio di Trento di Paolo Sarpi e testi per la formazione civile e politica come il Saggio sull’educazione de’ principi di Antonio Planelli.

L'adesione di Natale alla Repubblica Napoletana, le cui motivazioni sono ancora oggetto di studio approfondito e non riducibili solo a un tentativo di mediazione tra furore rivoluzionario e esigenze di ordine, fu immediata. Già il 24 gennaio 1799 indisse, per il giorno successivo, "pubbliche grazie a Dio per aver salvato il Regno dagli orrori dell’anarchia". In tale occasione fu eletto presidente della municipalità di Vico, una scelta che non trovò unanime consenso, portando alcuni oppositori al saccheggio della sua abitazione. In una lettera, Natale si rivolgeva ai vicani come "Figli d’una Rivoluzione passiva", non "suscettibili di teorie, di massime, e di raziocinj", rivendicando all'operato della diocesi da lui guidata il merito di aver fatto loro provare il "vantaggio fisico della Regenerazione" attraverso provvedimenti concreti in materia di approvvigionamento alimentare, controllo dei prezzi e riduzione del peso fiscale.

La Caduta della Repubblica e il Martirio di Natale

Tuttavia, la speranza di un concreto e diffuso riscontro positivo alle iniziative politiche si rivelò presto infondata. La Repubblica Partenopea non fu in grado di ottenere il sostegno della popolazione, fortemente divisa sulla questione dell’indipendenza, e cadde pochi mesi dopo la sua proclamazione. L'intervento francese in Italia aveva inoltre suscitato l'opposizione della Gran Bretagna e di altri paesi europei, timorosi dell'espansione napoleonica. Nell’ottobre del 1799, le truppe francesi lasciarono Napoli e re Ferdinando IV tornò al potere. La Repubblica Partenopea crollò, il Regno delle Due Sicilie fu restaurato e i capi repubblicani vennero giustiziati a Napoli in piazza del Plebiscito.

Pochi giorni dopo, Natale compì l’ultimo atto del suo ministero ecclesiastico, sconsacrando, insieme al vescovo di Lettere e al vicario del duomo di Napoli, il sacerdote Giovanni di Napoli, condannato a morte per aver istigato il massacro di alcuni sostenitori della Repubblica il 19 gennaio 1799. Ritiratosi a Capua alla fine di luglio, dopo la resa della fortezza tentò la fuga nascondendo la propria identità sotto un’uniforme militare francese. Fu riconosciuto e arrestato, insieme al vescovo di Capri, mons. Nicola Saverio Gamboni, anch'egli sostenitore della Repubblica, e condotto a Napoli per essere giudicato dalla Giunta di Stato. Michele Natale, insieme a un vecchio sacerdote, Nicola Pacifico, e ad altri massoni come l'abate Antonio Jerocades, finì al patibolo. Questa esecuzione provocò la ferma protesta della curia romana e dello stesso pontefice Pio VII, che scomunicò i giudici responsabili della sentenza e i vescovi che avevano sconsacrato Natale.

I resti di Michele Natale, dopo la sepoltura in una chiesa, sono andati dispersi. Monsignor Michele Natale cercò con merito e coraggio un dialogo tra il messaggio cristiano e le prime istanze laiche, repubblicane e rivoluzionarie, anticipando ciò che la Teologia della Liberazione in Sudamerica e figure come il vescovo Oscar Arnulfo Romero in San Salvador avrebbero tentato nel XX secolo.

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