Le informazioni su Don Livio Mancini provengono da commenti e riflessioni attribuite a "don Lino" e da una citazione di "L. Mancini", riferendosi a omelie sul matrimonio e sulla famiglia, nonché esperienze personali legate alla Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza.
Riflessioni sul Matrimonio e la Famiglia
Il 2 settembre 1988, don Lino, commentando il testo della Genesi “E i due saranno un’unica carne” (Gen 2, 24), espresse profonde considerazioni sull'amore coniugale. Secondo don Lino, per il Signore l’amore tra l’uomo e la donna non è una cosa piccola, ordinaria, un’avventura, insignificante o provvisoria. Egli sottolineò che Dio stesso ha inventato l'amore tra un uomo e una donna, conoscendone sia la debolezza che il valore, lo spessore e la ricchezza, e addita all’uomo e alla donna questo amore.
Alla domanda su come l'uomo possa sostenere un amore così grande, il Signore, secondo don Lino, risponde: “Io ho inventato il Sacramento del Matrimonio proprio per rispondere a questa domanda. Il Sacramento significa che non siete soli; che io vivo con voi continuamente dandovi, se volete, la forza di superare anche i momenti difficili, molto difficili” (L. Mancini, Omelie III Tempo Ordinario, p.).
Il brano evangelico di quella domenica (Mc 10, 2-16) riguardava il dialogo di Gesù con i farisei sul matrimonio e il divorzio, seguito dall’episodio della presentazione dei bambini a Gesù. Don Lino spiegò il legame tra i bambini e il discorso sul matrimonio, affermando che i figli sono l’amore dell’uomo e della donna. “Se marito e moglie dicessero: ‘Come si chiama il nostro amore?’. Dovrebbero dire il nome dei figli. ‘Come si chiama la nostra vita messa insieme, vissuta insieme?’ I nostri figli. Anche se loro si separano e provano a riformarsi un’altra famiglia, rimane eternamente vero che quel figlio o quella figlia sono il loro amore unito; non come una condanna; non come un peso: come una cosa grande, misteriosa”.

Egli aggiunse una personale interpretazione, suggerendo che se gli sposi guardassero il loro amore con gli occhi di un bambino, forse certe crisi si supererebbero più facilmente, scoprendo sempre nuove sfumature e colori. Questo modo di guardare è libero e aperto, in contrasto con un approccio adulto che tende a soggiogare e pretendere. Ecco perché Gesù abbina l’attenzione ai piccoli, accarezzandoli e prendendoli in braccio, ai discorsi da adulti sul matrimonio, evidenziando un nesso e una correlazione tra queste realtà.
Esperienza Bellica e Riflessioni Etico-Politiche
La capacità di analisi degli eventi bellici mantenuta inalterata da chi aveva vissuto quegli anni difficili e tormentati è un aspetto saliente del pensiero di don Lino. Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, egli aveva fatto domanda per poter partire per il fronte come cappellano militare. Ricordò: “Sono diventato prete il 3 febbraio 1940 a Roma. Io mi trovavo a Roma proprio il 10 giugno del 1940; anzi mi trovavo esattamente in P.zza Venezia, vicino ad un bar che faceva angolo fra la P.zza Venezia ed il C.so Umberto. E quando Mussolini comunicò di aver dichiarato guerra (consegnando agli ambasciatori di Francia e di Inghilterra la relativa dichiarazione), tutta la piazza scoppiò in un applauso fragorosissimo, eccetto due persone: un vecchietto che era vicino a me ed il sottoscritto. Io feci subito la domanda di andare cappellano militare perché mi vergognavo di stare a casa quando tutti i miei coetanei erano al fronte. Questa domanda però non fu mai accettata dall’ordinariato militare; mi risposero che dovevo chiederne la ragione al mio vescovo.”

Nel contesto della commemorazione per il 48° anniversario della Liberazione di Cesena, don Lino sottolineò il ruolo della Chiesa di Cesena, con il suo vescovo, preti, religiosi e laici, durante la guerra e la Resistenza. Ricordò diversi sacerdoti caduti o distintisi in quei tragici eventi, come Don Lazzaro Urbini, parroco di Cesenatico, colpito a morte nel 1944, e il frate Carlo Bozoni, caduto nel chiostro del convento mentre assisteva gli sfollati. Menzionò anche Don Ettore Barucci, ucciso in Africa settentrionale, Don Dino Foschi, parroco di Musella, e soprattutto Don Ilario Lazzeroni e Don Francesco Babini, uccisi dai tedeschi per aver aiutato partigiani e alleati. Non dimenticò Don Pietro Tonelli e padre Vicinio Zanelli, anch'essi vittime dei tedeschi.
Fece un'osservazione sulla Chiesa di Cesena, che aveva un retroterra democratico fin dai tempi di Eligio Cacciaguerra e del Vescovo Cazzani. Evidenziò l'assistenza alla popolazione cesenate da parte del vescovo Mons. Beniamino Socche, che trattò con tedeschi e alleati per salvare vite e monumenti. Ricordò anche Don Alessandro Tonti, che trasformò la sacrestia del Duomo in ambulatorio, e Don Adamo Carloni, un giovane seminarista torturato per aver ospitato una famiglia ebrea.
La GUERRA CIVILE ITALIANA: RSI e RESISTENZA
Il sacerdote condivise la sua convinzione che la fede cristiana lo avesse reso radicalmente libero da ideologie, partiti e schieramenti, permettendogli di giudicare la realtà alla luce di un criterio quasi assoluto: l'uomo. "Per questo abbiamo aiutato allora tutti quelli che avevano bisogno e abbiamo detto la verità a tutti quando andavano contro l’uomo. Ciò non significa che tutti gli schieramenti siano uguali; vuol dire che prima di tutti gli schieramenti viene l’uomo. Ed è sull’uomo, sulla sua difesa e promozione che vanno misurati ideologie, partiti e schieramenti."
Per questa fedeltà all'uomo al di sopra delle parti, dichiarò di essere stato minacciato da opposti schieramenti, ma anche lusingato. Sottolineò l'importanza di combattere per non cadere sotto un nuovo padrone e che la sua libertà di parola era anche merito della Resistenza. Espresse inoltre tre punti fondamentali: l'ingiustizia della morte per i migliori che hanno lottato per la libertà, la necessità di continuare a lottare sinceramente per l'uomo, creando un mondo di pace, giustizia e civiltà dell'amore, e l'orgoglio per il lavoro culturale e di formazione cristiana svolto, che ha dato frutti in giovani cattolici impegnati in politica. Infine, lanciò un appello ai giovani: "Non si può stare fuori dalla politica perché si rischia di stare fuori dalla responsabilità. La politica è pulita se sono puliti gli uomini che la fanno. Non ci sono partiti puliti e partiti sporchi, ma ci sono persone pulite e persone sporche, e possono esserci in qualunque partito."