Pasquale Arcangelo Magli: Biografia di un Intellettuale del Settecento

La figura di Pasquale Arcangelo Magli, pensatore e ecclesiastico del XVIII secolo, emerge attraverso i suoi scritti e le controversie intellettuali che ne segnarono la vita. La sua biografia delinea un percorso di studi e attività ecclesiastiche, arricchito da importanti incontri nel fervido ambiente culturale napoletano.

La Formazione e gli Anni Giovanili

Poco è noto degli anni giovanili di Pasquale Arcangelo Magli: avrebbe iniziato tardi gli studi, sembra seguendo nella sua città natale le lezioni di filosofia di un padre Giuseppe da Martina, del convento di S. Antonio. Egli si addottorò in filosofia e teologia nel 1739 a Lecce, presso lo Studio generale dei domenicani. È probabilmente da escludere una permanenza stabile nella città salentina in quanto i documenti del suo fascicolo personale, conservato presso l'Archivio diocesano di Taranto, attestano un servizio ininterrotto nella collegiata di S. Martino di Martina Franca fino al 1739. È quindi ipotizzabile che il contatto con i domenicani leccesi passasse attraverso i confratelli di Martina, che disponevano di un noviziato e di una scuola di teologia. Prima di conseguire il titolo finale del corso di studi, Magli era stato tonsurato nel 1732 e aveva ricevuto gli ordini minori nel 1735 e nel 1739; prese quelli definitivi a Napoli nel 1745 e nel 1747 fu ordinato sacerdote a Martina.

Il Periodo Napoletano e gli Incontri Intellettuali

La Scuola di Vico e i Legami con Genovesi

Nel 1739 Pasquale Arcangelo Magli si trasferì a Napoli, dove seguì la scuola privata di Giambattista Vico, che gli illustrò la sua celebre opera, la Scienza nuova, e quella di G.P. Cirillo. Presso Vico conobbe e si legò d'amicizia con Antonio d'Aronne e Antonio Genovesi. Sembra, anzi, che l'amicizia con quest'ultimo fosse dapprima molto stretta: i due condivisero molte frequentazioni, tra le quali è da ricordare quella del salotto letterario del marchese M. Sarno.

Ritratto di Pasquale Arcangelo Magli o intellettuale del Settecento in abiti clericali

Le Prime Opere e la Polemica Gnoseologica

Controverso, però, dovette essere il rapporto di discepolato intellettuale di Magli con Genovesi. Nella giovanile Raccolta di vari trattati filosofici e teologici (Napoli 1746-47) e nelle Dissertazioni filosofiche (ibid. 1759), Magli ammise di aver frequentato dopo il 1740 le lezioni di alcuni docenti dell'Università, escludendo quelle di metafisica di Genovesi, che anzi presentò come proprio allievo nelle lingue orientali e nel greco antico. Da parte sua Genovesi, nelle Lettere filosofiche ad un amico provinciale (Napoli 1759), affermò il contrario, lasciando intendere che la cosa era nota ai più. Come ha mostrato P. Zambelli, tuttavia, gli autori che Magli dichiarò di aver letto in quel lasso di tempo e che utilizzò nella Raccolta del 1746-47 sono in gran parte gli stessi che Genovesi divulgò negli scritti giovanili.

Nell'estate del 1745 Magli era ancora a Napoli, mentre nel 1747 era a Martina Franca (come attestano documenti del fascicolo nella curia tarantina), forse da qualche tempo, visto che nel primo tomo della Raccolta (p. XXXII) dichiarò di averla scritta "in campagna" (ma, probabilmente, solo preparata per la stampa). Si può forse collocare il suo ritorno negli ultimi mesi del 1745, anche perché sembra che l'ascrizione all'Accademia napoletana degli Emuli, che cominciò a riunirsi in casa di G. Pandolfelli in quel periodo e di cui Magli fu socio dalla fondazione col nome di Polimate Epimeta, avvenisse per interposta persona.

Nel 1746 diede alle stampe due piccoli volumi in 16, composti da due e tre trattati, che in realtà erano saggi di opere promesse, ma mai scritte. Il secondo trattato e gli ultimi due sono scritti di apologetica cattolica, poco originali e poco elaborati. Di maggior interesse sono i rimanenti. Nel primo, Del criterio della verità, più che il modello gnoseologico di Magli (scolastico più che cartesiano, in quanto il principio malebranchiano della visione delle cose in Dio è temperato dall'assunto di una volontà divina libera dal condizionamento di qualunque principio intellettuale) e più delle critiche alle posizioni dei "sensisti" (J. Locke) e dei leibniziani, sono degne di nota le parole che Magli usò per illustrare e respingere l'assunto vichiano del verum factum. Si tratta di una fra le prime esposizioni atte a mettere in evidenza uno dei principî più originali del Vico. Del terzo, Della natura e di alcune principali proprietà dell'uomo come cittadino, è invece da segnalare che, nella polemica che vi è condotta contro N. Machiavelli e altri pensatori, Magli visse come un tranquillo ecclesiastico di provincia a Martina Franca.

La Vita Ecclesiastica a Martina Franca e il Ritorno agli Studi

Ottenuto un canonicato nel capitolo collegiale, per molti anni Magli fu confessore nelle comunità parrocchiali, cappellano delle agostiniane di S. Maria della Purità e, in quanto teologo della collegiata, esaminatore dei chierici. Non tralasciò però gli studi, se è degno di fede quanto nelle Lettere filosofiche scrisse Genovesi, secondo il quale in questo lasso di tempo Magli compose una teologia naturale e un catechismo, rimasti inediti (la prima, forse, non terminata) e apparentemente perduti.

Il Secondo Soggiorno a Napoli e le Ulteriori Controversie

Le Dissertazioni Filosofiche e il Conflitto con Genovesi

Una certa ansia di respirare di nuovo l'aria della capitale meridionale dovette comunque assalire Magli se, come sembra, intorno al 1757 decise di tornare a Napoli. Testimone di questa seconda residenza partenopea fu A. d'Aronne, che nella sua Dissertazione metafisica (Napoli 1760, pp. 1 s.) scrisse che Magli "venne qua da tre anni per dar fuori certe dissertazioni". Una conferma si ha dal Genovesi delle Lettere filosofiche, il quale riferì che Magli, qualche tempo prima dell'avvio della polemica tra loro, "tornò di provincia e vennemi carezzevolmente a visitare".

Mappa dell'Italia meridionale con evidenziate le città di Martina Franca, Lecce e Napoli

Dovrebbe d'altronde risalire a quel periodo la frequentazione da parte di Magli di un'accademia "clericale" napoletana, la Congregazione dei teologi, rifondata nel 1758, dopo un periodo di inattività, dall'arcivescovo di Napoli cardinale A. Sersale, di cui è traccia nell'opera di Magli Dissertazioni sul diritto della natura e sulla legge della Grazia (I-II, ibid. 1772; poi, con aggiunta di un terzo volume, ibid. 1773). L'accademia, che si riuniva in casa di G. Sparano, era frequentata tra gli altri dall'agostiniano Ignazio della Croce, G. Rossi, G.L. Selvaggi e A. Calefati. Della nuova residenza in città Magli approfittò per stampare le sette Dissertazioni filosofiche in cui si oppongono più difficoltà a parecchi principalissimi pensieri in metafisica de' filosofi leibniziani e specialmente del signor Antonio Genovesi (I-II, ibid. 1759).

La stampa del libro e il suo contenuto, prima della pubblicazione, vennero a conoscenza del Genovesi, oggetto da tre anni di una campagna di denunce che l'aveva condotto davanti al S. Uffizio romano. Temendo di vedere ulteriormente aggravata la sua posizione, egli ricorse a conoscenze autorevoli in Roma e ad amici nel governo napoletano per ottenere il sequestro del manoscritto e costringere Magli a una seconda edizione rettificata. La manovra riuscì e Genovesi, ottenuta una copia manoscritta del primo trattato, assai differente da quella poi pubblicata da Magli, la stampò con paginazione distinta e note critiche in appendice al secondo tomo delle polemiche Lettere filosofiche, pubblicate prima che vedessero la luce i libri del Magli. Quest'ultimo, da parte sua, denunciò quello che indicò come contenuto poco ortodosso della Metafisica del Genovesi, mettendone in evidenza con efficacia i compromessi e le aporie.

La Riflessione Morale e la Polemica Antiprobalistica

Il ritorno di Magli a Martina Franca è probabilmente da collocare nel 1760. Oltre ad assumere le funzioni ecclesiastiche precedenti, ricoprì un ruolo centrale nella vita culturale della città, intervenendo come moderatore nelle dispute teologiche e filosofiche nei circoli e nelle accademie, in particolare nei conventi dei domenicani e dei riformati. Inoltre, pur senza ufficialmente schierarsi, giocò qualche ruolo nelle lotte giuridiche antifeudali che in quel giro d'anni contrapposero il clero cittadino alle autorità civile ed ecclesiastica se, come sembra, in quel contesto l'arcivescovo di Taranto gli promise l'arcipretura di Martina (che non gli fu conferita), anche perché assai benvoluto dal duca. Dovrebbe infine risalire a questi anni uno scritto il cui titolo (Dell'origine, dell'essenza e delle varie spezie de' sacerdozi e de' sacrifici in tutti gli stati della natura umana affin di ben celebrare e di ben assistere alla celebrazione della santa messa) fu indicato da Magli nelle sue Dissertazioni sul diritto della natura.

Prendendo le mosse da un'analisi di quella che descrive come crisi della riflessione morale, provocata dalle tesi illuministiche di sapore deista sulla sufficienza della religione naturale, da quelle protestanti sulla sufficienza dell'esame privato della Scrittura (tesi che portano, secondo Magli, a ridurre la legge morale a legge positiva), e dalla estrema confusione indotta in campo cattolico dalla diffusione dei sistemi probabilistici, Magli indica una via d'uscita consistente essenzialmente nel riportare nel discorso morale il tema della grazia.

La Critica a Galanti e alle Tesi Illuministiche

Il desiderio di seguire la stampa dell'opera e la necessità di ottenere i permessi necessari furono per Magli occasione per un ulteriore soggiorno a Napoli. Qui riprese i rapporti con gli ambienti che lo avevano spalleggiato nella polemica con Genovesi e venne a conoscenza di uno sferzante attacco rivoltogli da G.M. Galanti. A questo, che illustrando le vicende all'origine della scrittura delle genovesiane Lettere filosofiche lo aveva tacciato di ignoranza e risentimento (si veda l'Elogio storico del signor abate Antonio Genovesi, Napoli 1772, pp. 117 s.), Magli rispose con un proprio scritto.

In esso, pur tentando di distinguere il pensiero di Genovesi da quello di Galanti, e contestando a quest'ultimo il diritto di dichiararsi erede intellettuale del primo, non poté evitare di rinnovare la polemica con Genovesi, ormai defunto. La sua riflessione economico-politica, secondo Magli, aveva finito per mettere in discussione la tradizionale dottrina delle "due podestà" a vantaggio del potere temporale, che si configurava come unico e perciò simile a un dispotismo di stampo orientale. Il dispotismo cui avrebbe condotto la tanto cara (a Galanti) "libertà di pensare", minando "l'autorità della Chiesa", infrangeva l'unità e l'armonia della società umana e toglieva allo stato coesione e autorevolezza. Risultati, questi, di una linea di pensiero (cui, secondo Magli, si avvicinavano i due avversari) che dai libertini e dagli "eretici" portava agli illuministi francesi, J.-J. Rousseau e P. d'Holbach, ben conosciuti dal Genovesi nelle opere principali.

La polemica che, nei primi due volumi dell'opera, era condotta contro il probabilismo spinse Alfonso Maria de Liguori, il futuro santo (che mai andò a Martina Franca e mai conobbe Magli), a dare alle stampe una Dichiarazione del sistema che tiene l'autore d'intorno alla regola delle azioni morali (Napoli 1774). Pur senza citare il libro di Magli, vi replicò puntigliosamente all'accusa che lì gli veniva rivolta, ovvero di essere stato promotore di un tentativo che pur cercando di limitare certi eccessi delle letture probabilistiche in campo morale, era comunque insufficiente a eliminare quello che Magli riteneva il vizio strutturale di un sistema applicabile alle leggi positive ma non alle leggi morali. Della Dichiarazione però Magli non venne a conoscenza.

Fonti e Bibliografia

  • Taranto, Arch. diocesano, M.258.
  • Martina Franca, Arch. capitolare, Basilica di S. Martino, Libri canonici, Libro del battesimo 1719-20, c. 41r; Libro dei morti e morticelli 1775-76, c. 4v.
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  • Milano, Biblioteca Ambrosiana, T.130 Sup., cc. 110-111, 212 (lettere di O.I. Martorelli).
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