Alla Messa antica, in latino, la liturgia si apre con parole di profondo significato spirituale. Quando il sacerdote arriva ai piedi dell’altare, dopo aver fatto il segno della croce con le parole “In nomine Patris, et Fili, et Spiritus Sancti”, pronuncia il canto “Introibo ad altare Dei”. Questa espressione, che si traduce con “Salirò all’altare di Dio, verso il Dio che è la gioia della mia giovinezza”, introduce immediatamente i fedeli in una dimensione di sacralità e trascendenza.
Sebbene possa sembrare "buffo" sentir parlare di giovinezza quando a celebrare è magari un anziano sacerdote, la liturgia preconciliare ci suggerisce fin dalle sue prime parole come la fede, la grazia, i sacramenti e la dottrina non siano questioni legate al tempo, all'età, al "prima" o al "dopo". L’uomo ha sete di eterno, oggi come l’aveva duemila anni fa, come l’avrà in ogni secolo. Come affermava Sant'Agostino, “Ci hai fatti per Te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te”.
La Liturgia Tradizionale come Espressione dell'Eterno
Questa intrinseca connessione con l'eterno è una delle ragioni principali per cui, soprattutto per i giovani, risulta così facile innamorarsi della liturgia della Messa antica: perché essa parla dell’eternità. La domanda sorge spontanea: come può ciò che è caduco catturare il cuore dell’uomo? Gli uomini e le donne di ogni secolo hanno e avranno sempre la stessa sete d’infinito.
La liturgia tradizionale, nei suoi gesti, nelle sue rubriche e nei suoi canti, è interamente orientata a Dio. Questo contrasta con alcune pratiche moderne dove, ad esempio, per trovare il Tabernacolo bisogna girarsi mezza chiesa, o dove l’Altare è diventato una suppellettile di cui ricordarsi solo per il breve momento della Consacrazione. In una liturgia che mette al centro l'assemblea, risuona di chitarre e tamburelli, e dove neppure si scorge il Tabernacolo, è più difficile scorgere la grandezza del Santo Sacrificio e rivivere il Calvario.

"Lex Orandi, Lex Credendi": Il Significato dei Gesti e dei Riti
Un antico adagio ci ricorda che “Lex orandi, lex credendi” (la legge della preghiera è la legge della fede). Comprendere il valore di ogni singolo gesto effettuato dal sacerdote presso l’altare è fondamentale per cogliere l'alto significato del sacrificio che egli compie. Lungi dal ritenere la Messa tradizionale qualcosa di distante, si aprirà una profonda comprensione del rito.
Ad esempio, il fatto, spesso ricordato dai critici della Messa tradizionale, che il celebrante rivolga le spalle ai fedeli, va letto nel suo senso originario: egli si rivolge verso il Santissimo Sacramento. Questo trasforma l’altare tradizionale, spesso preceduto da alcuni gradini, in una rappresentazione del Golgota, dove si ripete il sacrificio di Cristo per tutti noi.
Siamo Noi - Dentro la Messa: i gesti della Liturgia
Risorse per la Comprensione e la Partecipazione alla Messa Tradizionale
Per coloro che desiderano introdursi alla Forma Tradizionale del Rito Romano, siano essi sacerdoti, seminaristi, ministranti o laici, esistono strumenti essenziali. Un manuale che si avvale della prefazione del Cardinal Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, si presenta come uno strumento necessario a tutti coloro che desiderino riprendere l’uso della Messa tradizionale, spesso incontrando oggettive difficoltà nel preparare l’altare e servire la celebrazione eucaristica.
Questo tipo di manuale, scritto da esperti provenienti da studi di musica sacra, teologia e letteratura, è utile anche come ripasso per numerosi termini ecclesiastici. Il suo rigore interpretativo, la chiarezza e il riferimento costante alle fonti sono le sue caratteristiche principali. Esso contribuisce a comprendere questo rito e si affianca ad altre importanti pubblicazioni che supportano la partecipazione e la celebrazione della Messa tradizionale.
È importante ricordare che Benedetto XVI, con il Motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007, ha decretato che la Liturgia Tradizionale, detta Messa di San Pio V, non è mai stata abrogata e costituisce un tesoro che appartiene a tutta la Chiesa.
Il Canto Gregoriano e la Musica Sacra nella Liturgia Tradizionale
Il canto gregoriano è una componente fondamentale della Liturgia Tradizionale. La sua notazione e i relativi file mp3 sono spesso resi disponibili per favorire la preparazione e la partecipazione alla Santa Messa. Il valore della musica sacra, e in particolare del canto gregoriano, è stato ribadito da numerosi interventi del Magistero, tra cui le valutazioni espresse da Benedetto XVI e le riflessioni di figure come padre Valentino Miserachs Grau, preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra.
La riflessione su ciò che "bello", "degno" e "decoroso" devono significare nella liturgia della Chiesa Cattolica è sempre opportuna. L'intervento pronunciato da Monsignor Mauro Piacenza, Segretario della Congregazione per il Clero, sul tema “Maestà e bellezza nel Suo santuario. L’arte a servizio della liturgia”, sottolinea come l'arte, inclusa la musica e la lingua latina, sia chiamata a servire la liturgia, contribuendo alla sua sacralità e alla sua capacità di elevare lo spirito verso Dio.
L'integrazione di cori e scholae cantorum che eseguono messe polifoniche e gregoriane, come la “Missa sine nomine” di Ludovico Grossi da Viadana, evidenzia la ricchezza musicale che accompagna la celebrazione nella forma straordinaria del Rito Romano.
