La moglie del generale biblico

La figura della moglie di Putifarre, protagonista di un episodio centrale nel libro della Genesi, ha affascinato artisti, scrittori e teologi nel corso dei secoli. La sua storia, narrata nel capitolo 39 della Genesi (versetti 6-20), descrive l'incontro tra il giovane Giuseppe, schiavo di Putifarre, un alto ufficiale egiziano, e la moglie del suo padrone. Quest'ultima si invaghisce di Giuseppe e tenta di sedurlo, ma egli la respinge, perdendo la propria veste nel tentativo di sottrarsi alle sue avances.

La vicenda biblica ha trovato paralleli in altre tradizioni mitologiche, come quella greca, dove una storia simile vede protagonisti Stenebea, moglie del re di Tirinto Preto, e l'eroe Bellerofonte. Questo tema universale dell'attrazione irrefrenabile e del suo tragico epilogo ha ispirato innumerevoli opere d'arte.

Raffigurazione artistica dell'episodio biblico di Giuseppe e la moglie di Putifarre, con particolare enfasi sul tentativo di seduzione e la fuga di Giuseppe.

Interpretazioni e rielaborazioni artistiche

La storia della moglie di Putifarre è stata un soggetto prediletto da numerosi artisti attraverso le epoche. Molti pittori hanno scelto di illustrare il momento dell'adescamento da parte della donna e il disperato tentativo di Giuseppe di allontanarsi dalle sue braccia. Altrettanto frequente è la rappresentazione della scena in cui la moglie di Putifarre narra l'episodio al marito in modo artefatto, accusando ingiustamente Giuseppe.

Tra le più antiche rappresentazioni si annoverano quelle presenti nella Genesi di Vienna (prima metà del VI secolo) e nella Cronaca di Norimberga (1493). Sculture, affreschi, vetrate e luminarie hanno evocato questo tema nelle cattedrali di Bourges, Tours, Rouen e Chartres.

Nel campo della pittura e dell'incisione, oltre alla scuola di Fontainebleau, si distinguono artisti come Luca da Leida, Tintoretto, Ludovico Cigoli, Lionello Spada, Orazio Gentileschi, Guido Reni, Battistello Caracciolo, Paolo Finoglio, Carlo Francesco Nuvolone, Murillo, il Guercino, Rembrandt, Artemisia Gentileschi, Francesco Solimena, Nattier, Noël Hallé, Fragonard e Gauguin.

In ambito scultoreo, uno degli esempi più antichi si deve a Properzia de' Rossi. Anche la musica ha attinto a questa narrazione: Richard Strauss compose tra il 1912 e il 1914 la musica di un balletto in un atto, "La leggenda di Giuseppe" (Josephslegende, op. 63), ispirato da questa storia, su libretto di Hofmannsthal e Harry Kessler.

La figura nella letteratura

La figura della moglie di Putifarre ha trovato spazio anche nella letteratura, con interpretazioni che ne approfondiscono la psicologia e il contesto culturale.

Dante Alighieri, nella Divina Commedia, collocò la moglie di Putifarre all'Inferno tra i falsatori di parola, ovvero i bugiardi, citandola come "L'una è la falsa che accusò Giuseppo" (Inferno, Canto XXX). Questo riflette l'interpretazione teologica della sua falsa accusa come un grave peccato di menzogna.

Un'elaborazione letteraria di notevole spessore si trova nella tetralogia di Thomas Mann "Giuseppe e i suoi fratelli". Nel terzo romanzo, "Giuseppe in Egitto" (1936), la moglie di Putifarre, qui indicata con il nome di Mut-em-enet (e i diminutivi Eni o Enti), viene descritta con grande dettaglio. Mann ne esalta la bellezza fisica, definendola "il più bel corpo di donna che si potesse vedere", e ne esplora la passione morbosa per Giuseppe, descrivendone il declino come sposa.

In alcune tradizioni musulmane medievali, la moglie di Putifarre è chiamata Zuleika. L'ipotesi che suo marito fosse un eunuco, che ne avrebbe spiegato le tendenze adultere, è stata ripresa da Thomas Mann nel suo romanzo.

Quadro antico del XVIII secolo, Giuseppe e la moglie di Putifarre

Figure femminili bibliche e loro interpretazioni

Il racconto biblico della moglie di Putifarre, pur non nominandola esplicitamente, solleva interrogativi sulle figure femminili nelle Scritture e sulle loro interpretazioni nel corso del tempo. La Bibbia presenta una varietà di donne, alcune delle quali hanno avuto ruoli cruciali nella storia di Israele.

Iael: forza e determinazione

Un esempio di donna forte e determinata è Iael, la cui vicenda è narrata nel libro dei Giudici (capitoli 4 e 5). Iael, moglie di Eber il Cheneo, accolse Sisera, comandante dell'esercito di Iabin, re di Canaan, in fuga dopo una battaglia. Con astuzia e coraggio, Iael uccise Sisera mentre dormiva, piantandogli un chiodo nella tempia. Questa azione contribuì in modo decisivo alla vittoria degli Israeliti. La Bibbia celebra Iael come "benedetta fra le donne", lodando le sue azioni piuttosto che la sua sottomissione, un aspetto che viene sottolineato in contrasto con interpretazioni religiose più restrittive.

Debora: profetessa e giudice

Debora, anch'essa figura del libro dei Giudici, fu una profetessa e l'unica giudice donna d'Israele. Sotto la sua guida, gli Israeliti ottennero una vittoria contro i Cananei. La sua saggezza e la sua autorità sono riconosciute nella narrazione biblica.

Iezabel: figura controversa

In contrasto con figure come Iael e Debora, Iezabel è presentata come una figura negativa. Moglie del re Acab d'Israele, è descritta come una donna idolatra e crudele, che perseguitò i profeti di Yahweh. Anche nel Nuovo Testamento, il nome Iezabel viene usato metaforicamente per indicare una donna che seduce all'immoralità e all'idolatria.

Iochebed: fede e creatività

La madre di Mosè, Iochebed, è un esempio di fede e creatività di fronte all'oppressione. Di fronte al decreto del faraone che ordinava l'uccisione di tutti i neonati maschi ebrei, Iochebed nascose il suo bambino e poi lo affidò in una cesta alle acque del Nilo, con l'intento di salvarlo. Questo atto di coraggio e fiducia in Dio permise a Mosè di essere trovato e cresciuto alla corte egiziana, diventando poi il liberatore del suo popolo. La sua azione è vista come un esempio di come una donna possa agire per fede senza necessariamente seguire una "catena di comando" tradizionale.

Ieosabet: protezione e salvezza

Ieosabet, figlia del re Ieoram e moglie del sacerdote Ieoiada, giocò un ruolo cruciale nel salvare la discendenza reale di Giuda. Dopo la morte di suo fratello Acazia, Atalia, madre di Acazia, ordinò lo sterminio di tutta la stirpe reale. Ieosabet nascose il piccolo Ioas, figlio di Acazia, nel tempio per sei anni, sottraendolo alla morte e permettendogli poi di essere acclamato re.

Altre figure femminili

Il testo biblico menziona anche altre figure femminili legate a genealogie e matrimoni, come Azuba (moglie di Caleb), Ierusa (madre di Iotam), Iecolia (madre di Uzzia), Iedida (madre di Giosia), Ioaddan (madre di Amazia), e Milca (moglie di Naor, nipote di Abramo).

Queste figure, pur con ruoli diversi, contribuiscono a delineare un quadro complesso della presenza femminile nelle narrazioni bibliche, evidenziando coraggio, fede, astuzia, ma anche fallimenti e peccati.

Illustrazione che ritrae diverse figure femminili bibliche, come Iael, Debora, Iochebed e Ieosabet.

Il contesto storico e le interpretazioni

La vicenda di Giuseppe e della moglie di Putifarre si inserisce nel contesto storico dell'Egitto antico. Putifarre, descritto come un "eunuco" o "capo delle guardie del re" (in ebraico saris), era un funzionario di alto rango presso la corte del faraone. La sua posizione suggerisce un ambiente di potere e intrighi.

L'episodio biblico, pur essendo un racconto che ha ispirato numerose opere d'arte e interpretazioni letterarie, è stato anche oggetto di dibattito critico e filologico. Le diverse traduzioni e interpretazioni testuali, come quelle riguardanti il rapporto di parentela tra Amram e Iochebed, evidenziano la complessità dell'analisi dei testi antichi.

Il tema della seduzione e del rifiuto, così come quello della falsa accusa, sono motivi universali che hanno risuonato in diverse culture e religioni, contribuendo alla perdurante rilevanza di questa narrazione biblica.

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