Il canto "Noi vogliam Dio", il cui titolo originale è "Nous voulons Dieu", è un inno di tradizione popolare che ha rivestito un ruolo significativo nella storia religiosa e sociale, in particolare come inno dello Stato Pontificio per un certo periodo del XIX secolo. Ancora oggi, questo canto si può ascoltare specialmente durante alcune processioni, sebbene con minore frequenza rispetto al passato.

L'Essenza del "Canto Militante": Un Cristianesimo di Battaglia
Il canto "Nous voulons Dieu" si caratterizza per il suo spirito militante, che afferma il carattere di battaglia che dovrebbe essere tipico del cristianesimo. In un'epoca in cui si è sviluppata una visione del cristianesimo "edulcorata", talvolta ridotta a un pensiero religioso volto solo ad esaltare i buoni sentimenti, "Noi vogliam Dio" ricorda che la vita cristiana è lotta. Questa visione, pur sembrando paradossale rispetto all'idea di pace, non è contro la pace stessa, ma contro un mero pacifismo, riconoscendo che la vita, inclusa quella cristiana, è fatta di lotta e di eroismo. È una lotta che mira a rendere la società migliore, invocando la Madre Celeste affinché sia vicina ai fedeli nei momenti difficili, nelle piccole battaglie quotidiane, nelle scuole e nelle fabbriche, sul posto di lavoro e in famiglia.
Questo carattere di lotta è radicato nella spiritualità cristiana, come ricordano San Paolo, che affermava la sua vita essere stata la buona battaglia, o Lorenzo Scupoli con il suo classico "Il combattimento spirituale".
Origini e Composizione dell'Inno
Il canto fu composto, sia le parole che la musica, dal parroco di Sorigny, François Xavier Moreau. L'occasione fu un pellegrinaggio a Lourdes della regione francese della Turenna, svoltosi l'11 settembre 1882. Il titolo originale del cantico era "Nous voulons Dieu", e fu successivamente pubblicato in un opuscolo nel 1885. Il parroco Moreau era un compositore piuttosto attivo, avendo pubblicato anche altre opere musicali per la liturgia cattolica.
Nella sua opera "Le Mariale, ou quinze Hymnes latines de Saint Anselme", Moreau affermava nella prefazione che "Nous voulons Dieu", come altri cantici, gli era sgorgato spontaneamente, come se gli fossero stati "suggeriti dalla Vergine santa all’orecchio del cuore".

Il Carattere Marziale e il Messaggio di Intercessione
Lo stile musicale del canto ha il carattere della marcia, con l'uso sapiente di note puntate e ritmi regolari e quadrati. Rispetto ad altri canti popolari mariani, "Noi vogliam Dio" possiede un carattere molto più marziale, militare e quasi stentoreo, il che lo rende particolarmente adatto ad accompagnare il cammino dei fedeli devoti durante le processioni.
Il messaggio centrale del canto è una richiesta alla Vergine Maria di intercedere presso Dio affinché Egli sia presente nella società, nella scuola, nelle fabbriche e nella vita di tutti i giorni. Questa invocazione si ritrova anche nella dodicesima e ultima strofa della versione francese, che recita: “Chrétiens, notre antique alliance, renouons-là dans ce saint lieu, et crions au nom de la France, Oui, Dieu le veut! - Nous voulons Dieu” (Cristiani, la nostra antica alleanza, rinnoviamola in questo luogo santo, e gridiamo in nome della Francia: Sì, Dio lo vuole! - Vogliamo Dio).
"Noi vogliam Dio" marcia religiosa eseguita dal Complesso Bandistico Città di Montemurro(Pz)
"Noi vogliam Dio" come Inno dello Stato Pontificio
Per un certo periodo nel XIX secolo, "Noi vogliam Dio" fu l'inno dello Stato Pontificio. Divenne poi un canto popolare molto diffuso e amato in ambito ecclesiastico. Nonostante sia stato più volte indicato come obsoleto e privo di spessore teologico, è tuttora usato come canto liturgico, spesso accompagnato da partiture solenni in cui l'organo recita la parte principale, oppure durante le processioni, perché considerato molto adatto alla musica avvolgente dei ritmi processionali: lenti e intensi, risultando "buono per ogni occasione".
Nello Stato Pontificio, l'inno fu successivamente sostituito nel 1857 dalla "Gran marcia trionfale", un brano allegro e saltellante, divenuto poi inno ufficiale a seguito dell’ingresso trionfale delle truppe pontificie a Bologna.

Analisi del Testo Italiano e del suo Contesto Sociale
Il testo italiano di "Noi vogliam Dio" è un'invocazione alla divinità e al tempo stesso un preciso spaccato della società dell'epoca, ripercorrendo nelle strofe ogni ambito della quotidianità. La Vergine Maria è la protagonista indiscussa, invocata come "Madre pia" e colei a cui l'uomo rivolge la propria preghiera.
Noi vogliam Dio, Vergine Maria
benigna ascolta il nostro dir,
noi t’invochiamo, o Madre pia,
dei figli tuoi compi il desir.
Rit: Deh benedici, o Madre, al grido della fe’,
noi vogliam Dio, ch’è nostro Padre,
noi vogliam Dio, ch’è nostro Re.
Noi vogliam Dio nelle famiglie
dei nostri cari in mezzo al cor;
sian puri i figli, caste le figlie,
tutti c’infiammi di Dio l’amor.
Noi vogliam Dio in ogni scuola
perché la cara gioventù
la legge apprenda e la parola
della sapienza di Gesù.
Noi vogliam Dio nell’officina
perché sia santo anche il lavor;
a Lui dal campo la fronte china
alzi fidente l’agricoltor.
Noi vogliam Dio nella coscienza
di chi l’Italia governerà!
Così la patria riavrà potenza
e a nuova vita risorgerà.
Noi vogliam Dio, dell’alma è il grido,
che a piè leviamo del santo altar.
Grido d’amore ardente e fido,
per tua man possa al ciel volar.
Noi vogliam Dio, l’inique genti
contro di lui si sollevar.
E negli eccessi loro furenti
osaron stolti Iddio sfidar.
Noi vogliam Dio, Dio nella scuola,
vogliam che in essa la gioventù
studi la santa di lui la Parola,
miri l’ immagine del buon Gesù.
Noi vogliam Dio, nel giudicare
a Dio s’ispiri il tribunal.
Dio nelle nozze innanzi all’altare,
Dio del morente al capezzal.
Noi vogliam Dio, perché al soldato
coraggio infonda nel guerreggiar,
sì che a difesa del suol amato
d’ Italia sappia da eroe pugnar.
Noi vogliam Dio, quest’ almo grido
echeggi ovunque in terra e in mar,
suoni solenne in ogni lido,
dove s’ innalza di Dio l’ altar.
Noi vogliam Dio, le inique genti
rigettan stolte il suo regnar,
ma noi un patto stringiam fidenti,
ne fia chi osi più Iddio sfidar.
Noi vogliam Dio, nei tribunali
egli presieda al giudicar.
Richieste di Presenza Divina e Visione Sociale
Il canto invoca la presenza di Dio non solo spirituale ma anche fisica in ogni aspetto della vita pubblica e privata:
- Nelle famiglie: La strofa "Noi vogliam Dio nelle famiglie" esprime un desiderio per la purezza dei figli e la castità delle figlie ("Sian puri i figli, caste le figlie"). Questa formulazione, pur se tipica del suo tempo, è stata talvolta criticata per il suo carattere maschilista, suggerendo che il concetto contrario (figlie forti e figli casti) non avesse la stessa importanza.
- Nelle scuole: Si chiede la presenza di Dio affinché la gioventù "la legge apprenda e la parola della sapienza di Gesù". È un richiamo al ruolo della religione nell'educazione, che trova riscontro in provvedimenti amministrativi italiani, come la Legge Casati del 1859, che sanciva l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.
- Nei luoghi di lavoro: Nelle officine e nei campi, si auspica che il lavoro sia santificato dalla presenza divina e che l'agricoltore "alzi fidente" la fronte a Dio.
- Nel governo dell'Italia: L'auspicio "nella coscienza di chi l’Italia governerà!" riflette un desiderio di ispirazione divina per i governanti, un desiderio che per l'epoca era ancora in fieri, considerando che l'ingresso dei cattolici nella politica italiana si affermò pienamente solo con il Patto Gentiloni del 1912 e gli accordi tra cattolici e liberali di Giolitti per le elezioni del 1913.
- Nella giustizia e difesa: Si invoca Dio nei tribunali affinché "egli presieda al giudicar" e nel soldato, affinché "coraggio infonda nel guerreggiar" per difendere il suolo amato d'Italia.

Diffusione Internazionale e Adattamenti
Il canto "Noi vogliam Dio" si è diffuso in diversi Paesi del mondo, tradotto in varie lingue, mantenendo un carattere fedele all'originale. Tra le versioni più note vi sono l'italiana ("Noi vogliam Dio"), la polacca ("My chcemy Boga"), la spagnola ("Hasta tus plantas") e la tedesca ("Wir wollen Gott").
La versione polacca, opera di don W. Lewkowicz, è tratta dal libretto dei canti "Śpiewnik Stulecia Orchard Lake". Questa versione fu citata in una lettera pastorale del 1948 dell'episcopato cattolico polacco, rivolta ai giovani di un paese sotto il giogo del comunismo: “Oggi cantate con entusiasmo "Noi vogliam Dio". Voi vedete in Dio l’unica salvezza dinanzi a una nuova e forse ancora più terribile catastrofe mondiale. Vi guardiamo con piena fiducia quando molti di voi sono costretti a subire le prove della vostra Fede in Dio...”. Parole che ancora oggi risuonano attuali, in un mondo dove la lotta tra bene e male si manifesta in forme sempre nuove.
Un esempio del testo polacco recita:
My chcemy Boga, Panno Święta.
O usłysz naszych wołań głos.
To nasza chluba, to nasz los.
Rit. Błogosław wszelki stan.
On naszym Królem, On nasz Pan!

Il Valore della Lotta nel Cristianesimo e l'Attualità del Canto
Il messaggio di "Noi vogliam Dio" ribadisce l'idea che il cristianesimo implichi una lotta costante. Questa prospettiva non è antitetica alla pace, ma si contrappone a un'idea di pacifismo che ignori la necessità di un impegno attivo contro il male e l'ingiustizia. La vita cristiana è intrinsecamente legata alla lotta e all'eroismo quotidiano, in cui il fedele invoca la Madre Celeste per avere sostegno sia nelle grandi che nelle piccole difficoltà.
È interessante notare come questo canto sia stato parodiato in Italia proprio dai comunisti, con parole che inneggiavano alla rivoluzione rossa. Questo confronto aperto, pur ideologicamente opposto, è stato visto come preferibile a situazioni in cui "la rivoluzione rossa si traveste e si insinua nel nostro campo", perché almeno permette di distinguere chiaramente le posizioni, rendendo la lotta leale e aperta meno insidiosa del "combattimento dei lupi che si travestono da agnelli".
Riflessioni sulla Semplicità Teologica e la Forza Popolare
Nonostante la sua popolarità e il suo utilizzo continuo, "Noi vogliam Dio" è stato talvolta criticato per una certa "povertà teologica e banalità sconcertante", e per l'uso di "termini ed espressioni ormai desuete". Tuttavia, la sua semplicità e la sua natura ripetitiva e orecchiabile lo rendono un motivo che si presta egregiamente all'esecuzione in gruppo, favorendone la diffusione e l'apprezzamento popolare. Questo successo dimostra che, al di là della complessità teologica, il canto riesce a toccare i cuori dei fedeli, mantenendo viva la sua presenza nelle pratiche devozionali e liturgiche.