La Lectio Biblica nell'Avvento: Un Viaggio di Resurrezione e Libertà

La Lectio Biblica, o Lectio Divina, è un approccio alla Scrittura che le dà vita, non lasciandola nella polvere degli scaffali. Quando il credente personalmente o la comunità nell'assemblea domenicale prende il Libro e apre la pagina dicendo “Parola di Dio”, “Parola del Signore”, si compie un gesto di resurrezione. Questo atto non solo fa vivere il Libro, ma nel contempo, la parola ascoltata fa vivere coloro che l'ascoltano, li fa risorgere a vita nuova. È un'uscita dal sonno che risveglia e introduce in orizzonti di pensiero, sentimento e comportamento inediti, con messaggi di sapienza che rendono lucido il pensare, il sentire e l'agire, in breve, il vivere. Dalla Parola che ascoltiamo emergono novità, emergono uomini nuovi: è un vero e proprio viaggio di resurrezione.

illustrazione di una Bibbia aperta con raggi di luce che ne fuoriescono

Il Significato Profondo della Parola di Dio

La Parola come Sorgente di Vita e Libertà

Il leggere la pagina biblica è un viaggio di libertà, dove leggere equivale a eleggere. È un evento di elezione: eleggere di incontrare una parola che abbia a eleggere noi stessi come persone e come comunità. Questa parola, che si è eletta di leggere, inizia alla conoscenza ineffabile di sé stessi, del senso della vita, dell'universo e di Dio. Dio, in Cristo Parola, elegge di dire una Parola che rende liberi. Non a caso, il termine latino per "libro" è liber e per "libero" è liber: il libro ci rende liberi.

La Chiesa stessa è la figlia della Parola, l'insieme degli uomini e delle donne chiamati dalla Parola a diventare figli della Parola, della Sapienza, perché la Parola rende sapienti. Essere chiamati e illuminati sul cosa fare, cioè vivere secondo il Vangelo, e illuminati anche circa il nostro futuro, significa che i figli della Parola che vivono secondo il Vangelo sono eterni.

Il Primato dell'Ascolto in un Mondo Visivo

È cruciale ridare il primato all'ASCOLTO, in un tempo in cui si tende a dare priorità al visivo, al paradigma ottico, alle apparizioni e alla ricerca dei miracoli. Nella tradizione ebraico-cristiana, l'orecchio era la patria dell'uomo; ciò che si ascolta genera. Dobbiamo stare molto attenti a ciò che ascoltiamo perché questo determina il nostro pensare e il nostro vivere. Noi nasciamo dall'ascolto e l'udito ci rende veggenti. Come diceva Montale, “Il nostro unico modo di vedere è ASCOLTARE”. L'ascolto apre gli occhi e l'episodio di Marta e Maria, dove Gesù loda Maria per aver scelto la "parte migliore" nell'ascoltarlo, evidenzia il giusto punto di partenza per un equilibrio di vita cristiana unitaria.

Si narra che le colonne segrete del mondo, quelle che lo sorreggono nascoste, siano le creature della parola ascoltata, pregata e vissuta. In questo sta l'esperienza credente. La Parola ci incontra, nel segreto della casa (Lectio Divina personale) e nel pubblico del cenacolo (la parola proclamata domenicalmente), facendoci risorgere a vita nuova e rendendoci liberi: liberi dagli idoli, liberi dagli assoluti, liberi di essere figli in rapporto al Padre, fratelli in rapporto all'altro, custodi in rapporto al creato, e persino liberi dal primato della morte, eredi del Regno. Questa Parola, talvolta vilipesa e umiliata, può essere salvezza e resurrezione se ascoltata in maniera compiuta.

L'Avvento: Tempo di Attesa, Conversione e Speranza

Il Significato del Termine "Avvento"

Il termine Avvento deriva dalla parola latina adventus, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nell'antichità, indicava l'arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore. I cristiani adottarono questo termine per esprimere la loro relazione con Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” chiamata terra per visitare tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui.

La Duplice Attesa e la Conversione

L'Avvento è un tempo di attesa, di conversione e di speranza, celebrato in due momenti distinti. La prima parte invita a risvegliare l'attesa del ritorno glorioso di Cristo (la parusia), mentre, avvicinandosi il Natale, la seconda parte rimanda al mistero dell'Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Il primo Prefazio di Avvento sottolinea che il Signore, "al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza".

È anche un tempo di conversione, alla quale la liturgia invita con la voce dei profeti e di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3, 2). Le letture domenicali riflettono questa suddivisione, focalizzandosi inizialmente sull'attesa del ritorno del Signore (ad esempio, con il Vangelo di Marco 13,33-37: «Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà») e poi, più specificamente, sull'attesa e la nascita di Gesù, con l'icona della Vergine come figura centrale.

Il Carattere Escatologico dell'Avvento: La Parusia

L'Avvento si riempie di particolare significato a motivo della parusia, ovvero la manifestazione gloriosa del Signore che chiude e riempie il senso del tempo e il corso della storia. Gesù non se n'è andato; Egli è in mezzo a noi e vive nella sua Chiesa. Riscoprire la forza dell'Avvento significa prendere sul serio il fatto che Gesù si rivelerà nuovamente al mondo non più nell'umiltà di Betlemme, ma come il Vivente, il Risorto, il Giudice dei vivi e dei morti. L'Avvento comprende almeno cinque venute del Signore: la nascita a Betlemme, la parusia alla fine dei tempi, la presenza reale nell'Eucaristia, la misteriosa e speciale presenza di Gesù nei poveri e negli ammalati, il suo essere nella Chiesa come sacramento e corpo. La speranza cristiana si apre al Signore che viene, il Kyrios, e il nostro agire cristiano nella storia riceve un nuovo vigore alla luce della resurrezione e della parusia. Questo ci invita a guardare in alto, a cambiare prospettiva e a interpretare il senso delle cose e della nostra storia alla luce del Signore che viene, il Dio-con-noi.

infografica sui significati e le fasi dell'Avvento cristiano

La Metodologia della Lectio Divina

Il problema del "come leggere la Parola" è risolto attraverso un metodo chiamato Lectio Divina. È un ascolto ordinato: Parola ascoltata, Parola pregata, Parola vissuta. Questo metodo aiuta ad armonizzare la dimensione comunitaria della Chiesa con la dimensione personale della "cella" o "stanza" interiore.

  1. Lectio (Lettura): Inizia con un momento di silenzio, fondamentale per rientrare in se stessi e liberarsi dalla molteplicità di immagini e pensieri. Magari accompagnato da una breve invocazione allo Spirito Santo. La lettura deve essere non frettolosa, attenta ai messaggi, evidenziando le frasi e le parole che colpiscono. È un lavoro impegnativo, ma necessario, che richiede di collocare il testo nel suo contesto più ampio, comprendendo la "catechesi" dell'evangelista e cercando riferimenti simili nella Scrittura, poiché nella Lectio Divina la Scrittura commenta la Scrittura.
  2. Meditatio (Meditazione): Dopo la lettura, segue la meditazione, la "ruminazione" del brano. Il termine "ruminatio", coniato dai monaci medievali osservando le mucche al pascolo, indica un processo di assimilazione profonda: portare la Parola dall'ascolto al cuore, perché il cuore la rumini, la mediti. La tradizione francescana, ad esempio, suggeriva di trattenere il nucleo del messaggio che aveva colpito e meditarlo durante la giornata, interiorizzando il messaggio. A questo punto ci si chiede: “Cosa dice a me questo testo? Quali messaggi mi comunica?”.
  3. Oratio (Preghiera): In risposta al Signore che ci ha interpellati nella lectio e meditatio, si risponde con la preghiera, trasformando in preghiera ciò che si è meditato: un ringraziamento, una lode, una richiesta di luce per capire e vivere la Parola.
  4. Contemplatio (Contemplazione): Segue la contemplazione, una forma alta d'amore, dove si guarda il volto dell'icona (o il Signore nel proprio cuore) e si esprime gratitudine, o si sta in silenzio, ma si contempla.
  5. Actio/Vivere (Vivere la Parola): Infine, c'è il vivere la Parola. Le tre cose (ascolto, preghiera, vivere) vanno messe insieme, poiché sono le colonne segrete della storia che conservano il mondo. La Lectio Divina comunitaria si conclude spesso con la collatio, uno scambio di ciò che la Parola ha suscitato in ciascuno.

Figure Esemplari nell'Avvento

Maria: Modello di Ascolto e Accoglienza

Maria è il modello esemplare della Lectio Divina e dell'ascolto. La sua avventura inizia tra due "disse": l'angelo che le "disse" le parole di Dio ("Rallegrati, gioisci, esulta, questa Parola scrivila nel cuore", "Sono con te come colui presso il quale hai trovato grazia") e il "disse" di Maria all'angelo e a Dio: il suo «Fiat». Maria è la donna dell'ascolto, che ricorda alla Chiesa che in principio vi è l'ascolto. Questo ascolto è una Parola che va meditata nel cuore: «…Maria da parte sua conservava tutti questi avvenimenti e queste parole meditandole nel cuore…». Il cuore personale ed ecclesiale è un cuore meditativo.

È importante accettare che ci sono momenti in cui non si comprende. In tali casi, come Maria, pur non capendo, si conservano le parole, la presenza e gli eventi nel cuore, pensandoli alla luce del Vangelo e aspettando il giorno in cui si capirà. Maria attende con saggezza, ascoltando una Parola che sa essere Resurrezione e che rende liberi. Siamo alla luce della Parola, amati da sempre e per sempre.

Giovanni Battista: La Voce che Grida nel Deserto

Il ministero di Giovanni il Battista è centrale nell'Avvento, preparatorio alla manifestazione di Gesù a Israele. Giovanni sopraggiunge come predicatore nel deserto della Giudea, con i tratti del profeta Elia, chiamando il popolo alla conversione prima del Giorno del Signore: «Convertitevi, perché il regno dei cieli si è avvicinato!» (Mt 3,2). Il suo è un annuncio di speranza, sottolineando la vicinanza di Dio e la possibilità di un mondo nuovo, intessuto di rapporti buoni e felici. La conversione che chiede è un osare la vita per una bellezza, non per un comando, ma per una seduzione, girandosi verso la luce che è già qui.

Giovanni è la "voce" di Isaia che grida nel deserto, chiedendo di preparare la via del Signore, di colmare le valli e raddrizzare i sentieri. Questa voce non è sommessa, ma grida con forza che camminare è possibile, perché è il Signore stesso a farsi via. La conversione richiesta nell'Avvento è permettere al Signore di raggiungerci nel deserto, togliendo di mezzo tutto ciò che non consente di riconoscerlo e accoglierlo.

Il Battista, con la sua predicazione di fuoco che chiede frutti di conversione e annuncia una scure alla radice dell'albero, risponde a un "oltre" annunciato da Isaia, capace di tenere insieme i contrari, di continuare a investire sull'albero che sembra non portare frutto. Giovanni stesso dice: «ora la mia gioia è compiuta: egli deve crescere, io invece diminuire» (Gv 3,30). Questa è la strada da preparare, quella di chi lascia al Signore di venire nella forma del seme, del germoglio, del bambino, nella forma della nostra umanità.

IL SIGNIFICATO DELL'AVVENTO

La Parola di Dio nella Vita Quotidiana

L'Angolo della Bellezza in Casa

Sarebbe bene creare in casa un "angolo della bellezza", come nella tradizione russa, un posto per un'icona (magari della Vergine con il bambino) e accanto o sotto, un leggio con il Libro aperto al Vangelo del giorno e una piccola luce. Questo simboleggia che in casa c'è posto per l'Altro e la sua Parola, che sono luce per la casa. Lasciando aperto il Libro sul Vangelo del giorno, si è in comunione con milioni di persone che leggono la stessa Parola, un frammento in comunione con il tutto ecclesiale.

È bello leggere il Vangelo del giorno insieme in famiglia, perché i figli vedano che quel Volto e quella Parola sono importanti per la vita familiare. Questo è già un modo di evangelizzare. Anche amici non credenti che frequentano la casa possono finire per apprezzare questo angolo della bellezza. Qui si torna all'essenziale: Gesù di Nazareth e il Vangelo sono i determinanti del nostro modo di pensare, di sentire e di vivere, portando a una vita bella, ricca di senso, inedita, che canta al cielo e tende la mano alla terra.

Il Discernimento della Parola e il Silenzio

La nostra vita dipende da ciò che ascoltiamo, e in una molteplicità di messaggi, è importante avere un criterio di discernimento, di valutazione delle parole. Il discepolo di Gesù ha questo criterio nella Parola del Vangelo, che è una luce che dà fiuto e capacità di valutare. Bisogna dare spazio e tempo a questo ascolto. La Parola viene a noi e chiede preliminarmente un attimo di silenzio. Noi, appendice del rumore, dobbiamo ricreare un tempo e uno spazio di silenzio per rientrare in noi stessi, per liberarci dalla molteplicità delle immagini e dei pensieri. Il silenzio è un preliminare fondamentale, magari accompagnato da una breve invocazione allo Spirito Santo.

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