Il contesto delle comunità religiose, inclusa quella evangelica, è occasionalmente segnato da gravi episodi di scandalo e abuso. La presente raccolta dettaglia diversi casi emerse in Italia, riguardanti pastori evangelici accusati o condannati per crimini che vanno dalla violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, evidenziando come la fiducia riposta in figure spirituali possa essere tragicamente tradita.

Casi di Violenza Sessuale su Minori
La Condanna di un Pastore Ecuadoregno a Napoli
Un uomo, ecuadoregno di quarantanove anni, sposato con due figli, è stato condannato a dieci anni di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di due bambine nate nel 2004. Questo pastore, titolare del corso di preparazione al battesimo evangelico, era stato arrestato nel marzo scorso per quattro casi di violenza sessuale su minorenni.
Secondo quanto scrive il pm Prisco nel suo atto d'accusa, in un caso, cercando di "spiegare alla minore la contrapposizione tra il Bene e il Male, simulava con la stessa una lotta fisica oppure la faceva camminare sui suoi piedi tenendola per le mani ed in entrambi i casi la spingeva sul divano letto, in alcune occasioni aperto, e si sdraiava sopra di lei rimanendo in contatto per diverso tempo con il corpo della stessa".
Le Gravi Accuse contro G.C. a Napoli e Salerno
La Procura di Napoli ha chiesto il processo per il pastore evangelico ottantacinquenne, G.C., originario del salernitano. L'anziano dovrà rispondere della pesantissima accusa di aver violentato e ridotto in schiavitù le fedeli della comunità evangelica per quasi un ventennio. La guida spirituale della chiesa evangelica, sfruttando il ruolo che aveva all'interno della comunità, avrebbe obbligato le ragazzine ad acconsentire ad ogni suo desiderio erotico. Una volontà che, a detta del pastore, doveva essere soddisfatta ad ogni costo, pena: la condanna da parte di Dio. Ed è proprio questo a rendere ancora più grottesca la vicenda, poiché il pastore avrebbe pronunciato frasi come: "Devi fare sesso con me, è Dio che lo vuole".
La terribile vicenda è emersa grazie alla denuncia di una madre che, rivolgendosi ai carabinieri, ha esposto tutto ciò che la figlia aveva avuto il coraggio di confessarle: dalle sfilate in mutandine per compiacere il parroco, alla imposizione di non fare sesso con altri uomini (solo lui, infatti, aveva l'opportunità di scegliere la persona giusta per loro). Successivamente sono giunte molte denunce, alcune delle quali descrivono situazioni così impronunciabili da rendere impossibile la loro divulgazione pubblica.
Una delle denuncianti ha avuto il coraggio di denunciare le violenze sessuali subite dal 1999 al 2012. La donna si era convertita alla religione evangelica dopo aver sposato un uomo molto devoto e si era piegata ad acconsentire alle richieste del capo spirituale perché "se avesse disubbidito, morti e sciagure si sarebbero abbattute sulla sua famiglia". La donna ha sopportato fino al momento in cui il prete non ha rivolto le sue attenzioni verso la figlia minorenne. A quel punto, l'amore di una madre ha prevalso anche sulla paura delle ritorsioni, e si è rivolta ai carabinieri. In molti altri casi, invece, è emerso che erano proprio le donne oggetto di violenza a portare le proprie figlie tra le grinfie dell'indagato. Una delle testimonianze, infatti, riporta che una delle vittime, di appena 14 anni all'epoca dei fatti, era stata accompagnata proprio dalla madre. Il pastore le aveva chiesto esplicitamente di avere rapporti sessuali non protetti, una pratica assolutamente lecita e giusta, essendo lui "l'angelo del signore".
L'ottantacinquenne è indagato per violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Un'accusa pesantissima che, nonostante abbia visto il coinvolgimento di così tante persone, stava per essere archiviata. Solo la tenacia degli avvocati Danilo Iacobacci e Felice Raimondi ha permesso che la richiesta venisse rigettata dal giudice per le indagini preliminari Dario Gallo. Il magistrato, infatti, nonostante abbia riconosciuto le incongruenze evidenziate dalla difesa, ha ritenuto la vicenda meritevole di una nuova verifica dibattimentale. Una decisione giunta solo dopo tre udienze svolte a porte chiuse, dove la difesa ha respinto con forza ogni accusa. La Procura di Napoli dovrà fare luce su quanto accaduto.
Il Caso di Antonio di Lullo a Trento
A Trento, è stato fissato l'interrogatorio di garanzia dell'ex pastore evangelico, Antonio di Lullo, di 83 anni, che dovrà rispondere del reato di abuso di minore. La vittima è una bambina del Camerun che all'epoca dei fatti aveva solo 6 anni. L'ex pastore a dicembre 2022 iniziò ad ospitare la famiglia camerunense, avendo all'interno della Chiesa evangelica precisi incarichi direttivi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i primi episodi di violenza sessuale sarebbero avvenuti nell'estate del 2023, ma è solo a luglio di quest'anno che l'anziano, dopo aver ammesso di aver molestato la piccola, avrebbe presentato le dimissioni scritte dal suo ruolo di pastore, sebbene con la clausola che sarebbero state temporanee.
Atti sessuali che ora l'accusato dice di non aver commesso, ma contro di lui ci sarebbero anche degli audio. Nel frattempo, l'uomo si trova agli arresti domiciliari nella sua casa a Pergine, come disposto dal giudice, mentre la piccola e la sua famiglia sono stati accolti in un'altra struttura. Le confidenze della bambina alla mamma, che lamentava dolori alle parti intime, hanno portato alla segnalazione del padre della piccola ad una volontaria della Caritas che ha poi riportato i fatti ai servizi sociali. Un ex pastore di 83 anni è stato arrestato dalla squadra mobile della questura di Trento per aver molestato una bambina di 7 anni. La segnalazione è stata subito inoltrata alla Procura di Trento che ha delegato le indagini alla Squadra mobile. Gli investigatori hanno ascoltato i genitori della bambina ed è emerso che i primi sospetti erano risalenti già all'estate del 2023. Il padre e la madre della bambina hanno però detto di non aver parlato per soggezione nei confronti del pastore. Tra le numerose testimonianze acquisite e, a sostegno delle accuse, agli atti c'è anche un file audio dove l'ormai ex pastore ammette di aver molestato la piccola.

Abusi di Ruolo, Manipolazione e Altri Scandali
Salvo Lipari a Marsala: Manipolazione e Condanna Definitiva
Salvo Lipari, sessantadue anni, ex pastore evangelico di Marsala, è stato condannato in via definitiva a sei anni e otto mesi per violenza sessuale nei confronti di alcune ragazze, all'epoca dei fatti minorenni. Lipari usava frasi come: "Siete possedute da spiriti maligni ma con le mie mani vi libererò. Avete il diavolo tra le gambe" per convincere le fedeli che frequentavano la sua chiesa ad avere rapporti sessuali con lui. Intimidazioni e abusi che gli sono costati la pena definitiva.
La condanna è ormai definitiva, il pastore, arrestato nel corso dell’indagine e poi scarcerato nel 2017, deve scontare cinque anni e mezzo di pena residua e la procura generale ha emesso nei suoi confronti l’ordine di carcerazione. I carabinieri di Trapani, andati a prenderlo a casa, non l’hanno trovato. Lipari ha tentato di evitare il carcere ma alcuni cittadini, che sapevano dove si nascondeva, hanno portato i militari nel suo rifugio nel quartiere popolare Fontanelle di Marsala. Abusando del ruolo di guida religiosa, durante i momenti di preghiera, secondo l’accusa costringeva le vittime a subire atti sessuali convincendole che, così, si sarebbero liberate «dagli spiriti maligni» che le possedevano. A denunciarlo sono stati i genitori di due vittime che si erano confidate con i familiari. Alcune madri, nonostante fossero state messe a conoscenza dalle figlie delle violenze, hanno invece stentato a credere ai loro racconti. Al processo, celebrato in abbreviato, il gup di Marsala condannò l’imputato a risarcire con 30 e 15 mila euro due delle ragazze costituite parte civile e a scontare 4 anni e due mesi. Pena aumentata in appello e poi confermata in Cassazione. Per lui si sono aperte le porte del carcere.
Minacce e Aggressioni a Vicovaro (Roma)
Un altro caso riguarda un pastore della chiesa evangelica che ha avuto un incontro in un gruppo di preghiera, culminato in un calvario per una donna di 51 anni. Le accuse includono aggressioni verbali e minacce telefoniche, tra le quali la divulgazione di un video intimo senza il consenso della vittima. Quest’ultima ha chiesto aiuto ai carabinieri dopo l’ultima lite. I militari dell’Arma hanno ricevuto una segnalazione giunta al numero di emergenza 112: una lite animata tra una coppia di cittadini stranieri che alloggiava nell’abitazione di connazionali. Una volta arrivati, i carabinieri hanno notato il 42enne allontanarsi da casa, abbandonando a poca distanza un coltello da 30 centimetri.
La 51enne ha allora deciso di parlare, rivelando al personale specializzato nello specifico settore del Codice rosso diverse aggressioni verbali subite, nonché messaggi telefonici intimidatori, nei quali l’uomo giungeva a minacciarla della divulgazione di un contenuto video intimo registrato tra i due, senza il suo consenso. I successivi approfondimenti nel corso dell’indagine hanno messo a disposizione dei carabinieri della Stazione di Vicovaro ulteriori elementi, accertando la presenza irregolare del 42enne sul territorio italiano, dove era giunto alcuni mesi prima come pastore della chiesa evangelica, luogo in cui aveva incontrato la donna nei gruppi di preghiera. L’arresto, alla fine, è stato convalidato dal giudice di Tivoli, su richiesta della locale Procura, e l’uomo è stato associato in carcere.
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