Il Protovangelo di Giacomo: Contesto, Contenuti e Influenza

Il Protovangelo di Giacomo è uno dei vangeli apocrifi più antichi e significativi giunti fino a noi. Rappresenta la prima elaborazione scritta dei racconti canonici dell'infanzia di Gesù ed ha esercitato un'influenza immensa sulla teologia mariana.

Manoscritto greco antico del Protovangelo di Giacomo

Origini e Datazione del Testo

Titolo e Autore

Il titolo con cui il libro è oggi maggiormente conosciuto, Protevangelion sive de natalibus Jesu Christi et ipsius Matris virginis Mariae, sermo historicus divi Jacobi minoris, ha origine nella traduzione latina di Postel (Basilea, 1552; Strasburgo, 1570). Il titolo del testo nel manoscritto più antico pervenutoci, il Papiro Bomder V, è invece "La nascita di Maria. Rivelazione di Giacomo". La seconda metà del titolo è inadatta, poiché il Protovangelo di Giacomo non è uno scritto di carattere apocalittico, e la prima metà non è del tutto accurata, dato che la narrazione copre un arco cronologico più ampio di quello relativo agli eventi legati alla nascita di Maria. Varianti di questo titolo sono presenti in altri manoscritti.

In chiusura del testo, al capitolo 25, l'autore afferma di essere Giacomo, fratellastro di Gesù, e il Decreto Gelasiano (risalente al VI secolo) lo identifica con Giacomo il Minore di Mc 15,40. Tuttavia, in realtà, l'autore è sconosciuto.

Data di Composizione

La palese dipendenza del Protovangelo di Giacomo dai vangeli canonici fa sì che il testo non possa essere stato scritto prima dell'inizio del II secolo. Alcuni hanno suggerito che sia stato composto per rispondere alle accuse lanciate dal filosofo pagano Celso contro i cristiani, in uno scritto apparso attorno al 170. Altri hanno osservato che San Giustino Martire (morto nel 165) sembra dar prova di conoscerlo nei suoi scritti (ad esempio in Apologia 1.33 si richiamerebbe Protovangelo di Giacomo 11.3, a sua volta collegando Lc 1,35 e Mt 1,21; nel Dialogo con Trifone 100.5 ci sarebbe un parallelo con Protovangelo di Giacomo 12.2; in Apologia 1.33.36 ci sarebbe un parallelo con Protovangelo di Giacomo 11.2), ma queste argomentazioni sono state per lo più rifiutate dalla comunità scientifica.

Non c'è dubbio, comunque, che questo testo sia stato scritto, almeno nella sua forma iniziale, entro la fine del II secolo, in quanto era noto sia ad Origene (morto nel 254) che a Clemente di Alessandria (morto nel 215). D'altro canto, il Papiro Bodmer V, che riporta per intero il testo del Protovangelo di Giacomo, è stato datato con una certa sicurezza al III secolo e già mostra degli sviluppi secondari, segno evidente che il testo originale doveva necessariamente essere antecedente. Oggi gli studiosi ritengono che la data più probabile per la sua stesura sia da collocarsi attorno al 150, decennio più o decennio meno.

Unità e Alterazioni del Testo

Poiché i testi apocrifi non erano considerati scritture sacre, erano soggetti a un maggior grado di alterazione, aggiunta e riduzione rispetto agli scritti canonici. È possibile quindi che alcune parti del Protovangelo di Giacomo, così come ci è pervenuto e riportato nelle edizioni critiche, siano delle aggiunte o delle modifiche posteriori al II secolo. L'unità stessa del testo è stata da alcuni messa in discussione. In particolare, i capitoli che vanno dal 22 al 24, che costituiscono il cosiddetto Apocryphum Zachariae, sembrano essere stati sconosciuti ad Origene, che nei suoi scritti dà una motivazione della morte di Zaccaria diversa dalla versione che qui troviamo. Questi capitoli sono stati quindi spesso considerati un'aggiunta successiva.

In passato, alcuni studiosi avevano avanzato l'ipotesi che il testo a noi giunto fosse nato dalla fusione di tre documenti in origine separati (Protovangelo di Giacomo 1-16, 17-20 e 22-4). Il fatto che il Protovangelo di Giacomo sia stato concepito sin dal principio come un testo unitario, comunque, non significa che il suo autore non abbia fatto uso anche di materiale scritto antecedente. Le storie di Maria, della nascita di Gesù e della morte di Zaccaria potrebbero comunque trovare la loro origine in fonti separate.

Contenuti e Tematiche Principali

Obiettivi e Stile

Il Protovangelo di Giacomo si propone di soddisfare la curiosità dei cristiani attorno alla famiglia di Gesù, colmando le lacune lasciate dal materiale canonico. Sebbene racconti la nascita di Gesù, il tema portante del Protovangelo di Giacomo è la glorificazione di Maria attraverso il racconto della sua nascita, della sua infanzia e del suo matrimonio, in accordo con le esigenze della pietà popolare, responsabile della crescita di molto materiale apocrifo. A differenza di molta letteratura apocrifa, il suo stile è relativamente sobrio.

Dietro lo scritto si cela anche un forte motivo dogmatico: l'autore vuole sottolineare che non solo il concepimento di Gesù è stato di carattere verginale, ma che anche la sua nascita ha preservato la verginità di Maria (la verginità in partu). Questa si combina con la credenza nella verginità perpetua di Maria: i fratelli di Gesù conosciuti dai vangeli canonici, per questo testo, sono i figli avuti da Giuseppe in un precedente matrimonio.

Va però sottolineato che dietro la necessità di glorificare Maria c'è un motivo cristologico. È l'idea dell'incarnazione a sostenere tutto l'edificio teologico che il testo presuppone: l'Incarnazione, la regalità, la redenzione e il recupero integrale della storia della salvezza attestata nell'Antico Testamento e nei testi evangelici.

Narrazioni Specifiche (Capitoli 11-16)

Nei capitoli 11-16 del Protovangelo si descrivono:

  • L'Annunciazione (c. 11): con il saluto dell'angelo, il dubbio di Maria e il suo accoglimento.
  • L'episodio della Visitazione (c. 12): Maria consegna al sacerdote la porpora da lei tessuta e ne viene benedetta, visita Elisabetta e ritorna a casa.
  • La scoperta della gravidanza (c. 13): con l'amara sorpresa di Giuseppe, la sua richiesta di spiegazione e le risposte negative fornite da Maria.
  • Il processo a Maria e Giuseppe (c. 14-16): Il capitolo XVI descrive la conclusione del processo, con la richiesta fatta a Giuseppe di riconsegnare la vergine ricevuta in accudimento, l'ingiunzione dell'ordalìa dell'acqua come prova manifesta del peccato dei due, il superamento della prova e la ratifica di ciò da parte del sacerdote che permette il felice ritorno a casa dei due imputati: "Se il Signore Dio non ha manifestato il vostro peccato nemmeno io vi giudico."
Rappresentazione dell'Annunciazione a Maria dal Protovangelo di Giacomo

Differenze con i Vangeli Canonici

L'autore giudeo-cristiano dell'apocrifo riprende i testi evangelici di Luca e di Matteo e li rielabora con tono popolare, componendo un racconto che presenti i personaggi sotto la luce di Dio, pieni di fede ma anche di intensa e piena umanità, che li accomuna al vissuto del popolo semplice.

Rispetto alle fonti evangeliche, sono presenti numerose novità:

  • Di Maria viene specificata l'età al momento del concepimento (sedici anni, quattro anni dopo l'affidamento a Giuseppe che, per quattro anni continui, è assente per lavoro).
  • La visita di Maria a Elisabetta senza che, in antecedenza, l'angelo le avesse detto alcunché della gravidanza dell'anziana cugina.
  • La smemoratezza di Maria riguardo delle parole dell'angelo e dei misteri da lei vissuti.
  • La sua paura di fronte all'ingrossarsi del ventre e il rientro a casa al terzo mese per questo motivo.

Oltre alle aggiunte, nell'apocrifo spiccano le assenze rispetto alle fonti evangeliche:

  • Mancano la genealogia matteana.
  • L'annuncio a Zaccaria.
  • Il racconto della nascita di Giovanni Battista.
  • Gli inni del Benedictus e del Magnificat.

Nella sua riscrittura dei testi evangelici, l'autore giudeo-cristiano riesce a coinvolgere la presenza della casta sacerdotale giudaica all'interno del disegno della salvezza che comprende l'atto iniziale dell'incarnazione. Molto importante è il sottile gioco di ironia drammatica svolto dall'autore dell'apocrifo. Maria e Giuseppe superano positivamente l'ordalìa dell'acqua amara della prova o della maledizione alla quale sono sottoposti dal sacerdote al quale sono stati denunciati dal delatore Annas.

La Figura di Maria e dei suoi Genitori

Anna e Gioacchino

La tradizione cristiana ha accettato solo alcuni dei dati storici contenuti nel Protovangelo di Giacomo, in particolare relativamente alla vita di Maria e dei suoi genitori: Anna e Gioacchino. Secondo l'apocrifo Protovangelo di Giacomo si chiamavano Gioacchino e Anna i genitori di Maria, la madre di Gesù. Gioacchino, pastore di Gerusalemme, e Anna, donna israelita della tribù di Giuda, figlia del sacerdote betlemita Mathan, con discendenza quindi dalla stirpe davidica. I due coniugi non hanno figli, e non sono più giovani, avendo passato tanti anni da quando si sono scambiati gli anelli nuziali.

Nel capitolo quinto del Protovangelo di Giacomo si legge: "Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: "Che cosa ho partorito?". Questa rispose: "Una bambina"". Eppure, per volere divino, Anna diventa madre di Maria, il cui nome significa "amata da Dio". Anna si rivolse a Dio per chiedere la grazia della maternità. Le apparve un angelo che le dice: "Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo". Una creatura angelica compare anche a Gioacchino per avvertirlo che sta per diventare padre.

L'incontro sulla porta di casa fra i due, dopo l'annuncio, si arricchisce di dettagli leggendari. Il bacio che i due sposi si sarebbero scambiati è stato tramandato dinanzi alla Porta Aurea di Gerusalemme, il luogo in cui, secondo una tradizione ebraica, si manifestava la presenza divina e si sarebbe manifestato l'avvento del Messia. Storicamente in Palestina né a Gerusalemme né altrove c'è stata la Porta d'Oro o Porta Aurea. Nel Protovangelo di Giacomo non si fa cenno all'età di Anna e Gioacchino, né alla loro morte.

Giotto - Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d'Oro

Rilevanza per la Mariologia

Il Protovangelo di Giacomo è stato un testo eccezionalmente popolare, dato che ce ne rimangono più di cento manoscritti greci, il più antico dei quali risale addirittura al III secolo. Se ne conoscono traduzioni in siriaco, etiope, georgiano, sahidico, slavo antico e armeno. Non ci è pervenuto alcun manoscritto latino, anche se la menzione di questo apocrifo nel cosiddetto Decreto Gelasiano fa supporre che in antichità il Protovangelo di Giacomo circolasse anche in questa lingua.

Questo testo ha un'influenza immensa, in quanto nello stesso compaiono chiaramente affermate praticamente tutte le dottrine su cui poi si svilupperà la mariologia canonica. Maria viene così a trovarsi al centro di una storia della salvezza che, a partire dalla creazione e dai padri, giunge fino al suo essere madre del Salvatore, un discendente davidico.

La Ricezione in Occidente

I motivi per cui presto questo apocrifo smise di essere utilizzato in Occidente sono probabilmente due:

  1. A seguito dell'affermazione nella Chiesa latina dell'idea risalente a San Gerolamo, secondo cui i fratelli e le sorelle di cui ci parlano i vangeli canonici sarebbero stati in realtà dei suoi cugini, il Protovangelo di Giacomo, in cui invece si trova espressa l'idea che questi sarebbero stati i figli avuti da Giuseppe in un suo primo matrimonio, cominciò ad essere guardato con sospetto, fino ad essere ufficialmente bandito come eterodosso.
  2. La comparsa di vangeli dell'infanzia composti in latino (come il Vangelo dello Pseudo Matteo, il De Nativitate Mariae) ha ovviato alla necessità della sua sopravvivenza in Occidente, in quanto questi altri scritti servivano a soddisfare le stesse esigenze senza incorrere in quelle che venivano ritenute le sue mancanze.

In Occidente si conoscono edizioni a stampa di questo testo apocrifo a partire dal XVI secolo.

Analisi e Commento Moderno

Il volume di Gilberto Marconi, "Dall’Annunciazione al processo. Una gravidanza tra trepidazione e pianti. Protovangelo di Giacomo 11-16" (Primi secoli 17), EDB, Bologna 2020, analizza quasi per intero l'opera, escludendo solo pochi brani dell'incipit e i cc. Marconi introduce ogni capitolo con brevi note riassuntive di tipo contenutistico e di analisi letteraria, quindi riporta il versetto nell'originale greco seguito dalla traduzione personale in lingua italiana.

Segue un ampio commento parola per parola, con osservazioni filologico-esegetico-teologiche che fanno emergere la ricca intertestualità biblica che si cela sotto le righe dell'apocrifo. Il lettore segue con interesse le analisi di Marconi e il ricco mondo spirituale-biblico-teologico che gli propone di contemplare e di assaporare. Il volume è corredato da una ricca bibliografia (pp. 139-146), dall'indice degli autori moderni (pp. 147-150) e da quello delle citazioni (pp. 151-164).

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