La Scomparsa e le Sfide Attuali delle Popolazioni Native Americane

La dinamica del collasso delle popolazioni indigene in seguito all'arrivo dei coloni europei nel Nuovo Mondo fu molto più complessa di quanto ipotizzato e non avvenne subito dopo i primi contatti. Uno studio condotto da ricercatori della Harvard University e della Southern Methodist University a Dallas ha permesso di ricostruire non solo le tempistiche ma anche le enormi conseguenze ecologiche di quello spopolamento, descritte in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences".

Il Declino Storico e le Sue Ramificazioni

Il drammatico declino delle popolazioni native americane è un fatto accertato, ma c'è meno accordo sui tempi in cui si verificò. Le analisi condotte da Matthew J. Liebmann e colleghi sui resti di 18 antichi villaggi della popolazione indigena dei pueblos della valle di Jemez, nel New Mexico, dimostrano che le ricostruzioni precedenti erano imprecise. Le epidemie, infatti, scoppiarono quasi un secolo dopo i primi contatti, in coincidenza con l'insediamento dei missionari.

"Nel sud ovest, il primo contatto tra i nativi e gli europei si è verificato nel 1539," spiega Liebmann. "Ma le malattie presero piede solo dopo il 1620, dopo di che si assistette a un rapido spopolamento fra il 1620 e il 1680." In soli 60 anni, la popolazione dei villaggi studiati crollò dell'87 per cento circa, passando da 6500 abitanti a meno di 900. Questo spopolamento ebbe un enorme impatto culturale e sociale, con la perdita dei custodi della cultura tradizionale e delle autorità sociali e religiose, ma non solo.

"Le persone che vivevano in quei villaggi avevano bisogno di legname per i tetti, il riscaldamento e la cottura," ha spiegato Liebmann. "Inoltre, disboscavano la terra per coltivare: in quelle aree gli alberi non crescevano."

Mappa del Nord America che mostra le rotte dei primi esploratori europei e le aree di contatto con le popolazioni indigene

L'Impatto Ecologico e l'Antropocene

La scoperta - osservano i ricercatori - ha un riflesso sull'attuale dibattito intorno all'inizio di una nuova era geologica, il cosiddetto Antropocene, caratterizzata dall'influenza degli esseri umani sul clima su scala globale. Alcuni studiosi vorrebbero far iniziare questa nuova epoca nel 1610 quando, come mostrano le analisi dei carotaggi nei ghiacciai, i livelli di CO2 scesero drasticamente in tutto il pianeta, un fenomeno messo in relazione con il forte aumento della vegetazione boschiva in tutto il Nord America. "L'argomento fa perno sull'idea che lo spopolamento delle Americhe sia stato così estremo da lasciare il segno nell'atmosfera e nel clima globale."

Grafico dei livelli di CO2 atmosferica nel tempo, evidenziando il calo del 1610

L'Eredità della Conquista: Dalle Guerre alle Riserve

La storia dei nativi americani è oggi la storia della scomparsa, di un lento e inesorabile genocidio. Terminate le Guerre Indiane del XIX secolo, simbolicamente conclusesi con il massacro di Wounded Knee, si è giunti al paradosso dell'Indian Citizenship Act del 1924 con il quale il governo statunitense ha concesso la cittadinanza a tutti i nativi, abitanti dell'America Settentrionale da almeno diecimila anni. Nessuno però si è sognato di assegnare alle tribù un territorio sovrano, dimostrando ancora una volta quanto il modello di democrazia statunitense strida da sempre con il principio di autodeterminazione dei popoli. Il confino nelle riserve ha rappresentato soltanto un espediente per isolare un popolo radicalmente diverso e tentare un'opera di conversione culturale ed economica, una volta fallita la civilizzazione forzata dei secoli precedenti.

Considerato nell'accezione interna, il principio di autodeterminazione presuppone la libertà di un popolo di scegliere quale regime politico adottare. L'autodeterminazione interna è dunque sinonimo di democrazia, della quale gli Stati Uniti non mancano di ergersi paladini ogniqualvolta se ne presenti l'opportunità. Il problema si pone non appena si tratti di riconoscere la libertà dei popoli di definire i propri confini. Se da un lato affermare il principio di integrità statale è una reazione inevitabile di qualsiasi stato centrale per evitare la perdita di risorse territoriali ed economiche, purtroppo dall'altro se un popolo non è libero di autodeterminarsi definendo i propri confini, la democrazia della nazione nella quale è costretto ne risente sensibilmente.

La Sovranità Tribale: Tra Dichiarazioni e Realità

In proposito le grandi democrazie ci insegnano che maggiore è l'estensione territoriale e maggiore è la dispersione di quei principi che ne dovrebbero ispirare la forma politica. Qualora vi siano gruppi sociali cui le autorità nazionali neghino un effettivo diritto allo sviluppo economico, sociale e culturale dovrebbe essere garantito il diritto alla secessione, come ha affermato la Suprema Corte Canadese nel 1998. La Corte Suprema Statunitense sin dal caso Texas vs White del 1869, subito dopo le guerre di secessione, ha negato la possibilità per uno Stato federato di ottenere l'indipendenza dagli Stati Uniti.

Nel 1968 il presidente Lyndon dichiarava: "Dobbiamo affermare i diritti dei primi Americani di rimanere Indiani pur esercitando i loro diritti di Americani. Dobbiamo affermare i loro diritti alla libertà di scelta e all'autodeterminazione." In un discorso programmatico del 1970 il presidente Nixon dichiarava che la politica indiana dell'esecutivo dovesse ispirarsi al principio di "autodeterminazione senza terminazione."

La sovranità tribale, concessa alle tribù al termine di un complesso sistema di riconoscimento federale, si riduce all'indipendenza dal governo degli Stati federali in cui si trovano le riserve, non certo dal governo centrale. I nativi delle riserve, in qualità di cittadini statunitensi sin dall'Indian Citizenship Act, sono soggetti a tutte le leggi federali degli Stati Uniti ed obbligati, salvo esenzioni speciali, al pagamento delle imposte sul reddito. Il Congresso mantiene l'ultima parola sulle questioni che riguardano le tribù indiane, conservando il potere ultimo di chiudere una riserva. L'autonomia dei governi tribali ne risente inevitabilmente, per quanto passi avanti siano stati fatti rispetto al periodo degli agenti per gli affari indiani, rappresentanti degli Stati Uniti sul territorio indiano.

All'insieme delle riserve indiane, sparse per gli Stati Uniti per una superficie complessiva di soli 227.000 km², paragonabile a quella dello stato dell'Idaho, è stata riconosciuta una sovranità tribale che è ben lontana dal realizzare un livello di autogestione sufficiente a garantire i servizi essenziali.

Le Sfide Socio-Economiche e la Dipendenza dai Fondi Federali

La legge sull'autodeterminazione indiana del 1975 avrebbe dovuto aiutare i nativi a gestire autonomamente i finanziamenti erogati dal governo centrale per il tramite del Dipartimento per gli Affari Indiani. Così ancora non è per una serie di anomalie. Al di là delle iniziative recenti, il governo centrale periodicamente eroga circa 19 miliardi di finanziamenti per i programmi di sviluppo delle riserve. In aggiunta, tramite la concessione della possibilità di istituire casinò, tenta di ovviare ai problemi di povertà e disoccupazione che affliggono i nativi da secoli, in una sorta di risarcimento per l'usurpazione delle terre ed i crimini commessi.

Tuttavia, secondo quanto affermato dalla Commissione per i diritti civili degli Stati Uniti nel 2018, il governo federale sostiene inadeguatamente il benessere fisico, sociale ed economico dei nativi americani. In merito all'erogazione dei finanziamenti è una stessa agenzia governativa, il Government Accountability Office (GAO), a porre all'attenzione del Congresso alcune disfunzioni che ostacolano l'utilizzo di questi meccanismi di sostegno da parte delle tribù. Negli anni i rapporti dell'agenzia governativa evidenziano che per quanto le tribù possano contrattare il contenuto dei programmi con il governo federale, non ricevono né finanziamenti sufficienti né secondo i tempi prestabiliti.

L'Industria del Gioco d'Azzardo nelle Riserve

Oltre ai finanziamenti governativi, nonostante la loro gestione tutt'altro che oculata da parte delle agenzie federali, l'altra fonte di sostentamento delle riserve è rappresentata dal gioco d'azzardo che garantisce un volume d'affari annuo superiore ai 25 miliardi di dollari. Il fenomeno nasce negli Anni '70 con le case da gioco nel Maine ed in Florida; oggi si contano circa 200 case da gioco. Se da una parte i ricavi sono ingenti, le attività si trascinano alcune problematiche quali l'aumento inevitabile della criminalità e l'abuso di alcool e droghe. La loro gestione talvolta è affidata a membri indipendenti dal governo tribale e questo non ne facilita il controllo. Alla Commissione nazionale per i giochi indiani, dipendente da agenzie federali come l'FBI, spetterebbe la regolamentazione dei casinò e l'irrogazione di sanzioni onde evitare che forme di criminalità si infiltrino nella gestione delle attività di scommesse e gioco d'azzardo.

Altre problematiche derivano dalla gestione dell'ingente ricavato. I buoni propositi del vincolo di destinazione dei profitti e dell'esenzione dalle imposte sul reddito non hanno significato un incremento delle condizioni di vita dei nativi, salvo rare eccezioni. In base all'Indian Gaming Regulation Act del 1988 il gioco d'azzardo nelle riserve viene considerato attività non a scopo di lucro poiché si tratterebbe di iniziative finalizzate allo sviluppo economico delle tribù. A dispetto delle premesse le comunità di nativi non sempre sono state in grado di reinvestire i ricavi incrementando lo sviluppo economico e redistribuendo la ricchezza. Talvolta vengono alla luce vicende spiacevoli di appropriazioni indebite dei ricavi da parte di membri delle tribù, fra i quali i gestori dei casinò, che probabilmente rappresentano solo la punta dell'iceberg. La questione dei casinò ha sollevato anche diversi scontri in seno alle tribù, fra chi è fermamente convinto della loro importanza per avviare un processo di sviluppo risollevando la maggioranza dei nativi dalla miseria e chi è convinto invece che le concessioni governative non siano altro che un modo per promuovere il gioco d'azzardo sfruttando l'espediente dello sviluppo economico delle riserve. Alcuni arrivano a pensare che dietro la campagna per lo sviluppo delle riserve si celi l'intento assimilazionista mai sopito per cui le politiche attuali più che un aiuto concreto rappresentano l'ennesimo tentativo di sradicare i nativi dai loro valori originari. A riprova del fatto che i programmi federali e la ricchezza generata dal gioco d'azzardo non abbiano migliorato le condizioni di vita dei nativi basti pensare che rimangono l'etnia degli Stati Uniti con il più alto tasso di disoccupazione. Ciò induce a ritenere che anche al di fuori delle riserve non siano sufficientemente tutelati come minoranza, spesso incapaci di adattarsi a stili di vita radicalmente diversi e per questo in uno stato preoccupante di povertà.

La Crisi delle Donne Native Americane Scomparse e Assassinate (MMIP)

Un argomento terribile di cui si parla molto poco, è il fenomeno degli stupri e delle uccisioni in numeri incredibilmente alti di donne native americane. Tutto ciò fa integralmente parte del razzismo impressionante esistente negli USA, dove etnie numericamente minori hanno vita molto dura. Le donne native americane subiscono stupri e omicidi a tassi altissimi, con indagini spesso trascurate dalla polizia USA. Si stima che addirittura solo negli ultimi 10 anni - su circa sette milioni di indiani d'America ancora esistenti - siano sparite ben 5712 donne, la gran parte giovanissime. Numeri riportati per difetto, perché l'idea dominante è che in effetti le vittime di pesanti reati compiuto da maschi americani siano molte di più. Il razzismo e la disumanizzazione le rendono bersagli facili, ignorati dai media e dalla giustizia.

Infografica che mostra l'aumento dei casi di Missing and Murdered Indigenous Persons (MMIP) negli Stati Uniti

Ostacoli alla Giustizia e Rimozione di Rapporti Cruciali

Le popolazioni indigene registrano alcuni dei tassi di scomparsa più alti del Paese. Solo nel 2020, oltre 9.500 nativi sono stati segnalati come scomparsi. Le agenzie federali hanno spesso giurisdizione primaria, soprattutto quando si tratta di tratta o sfruttamento transfrontaliero. Il rapporto "Not One More Report" includeva anche un'analisi dei rischi legati alla tratta. I trafficanti prendono di mira donne, ragazze e popolazioni native americane dei Due Spiriti a causa della complessità delle giurisdizioni, delle risorse locali limitate e del sottofinanziamento di lunga data delle forze dell'ordine tribali. Molte sparizioni sono il risultato di coercizione, sfruttamento o spostamenti attraverso più giurisdizioni, dove l'obbligo di responsabilità viene meno. La crisi del MMIP non può essere separata dalla tratta e sfruttamento. Quando i sistemi federali non riescono a rintracciare sparizioni o decessi, i trafficanti operano impunemente. Le persone scomparse spesso non vengono indagate. Le famiglie subiscono ritardi o addirittura licenziamenti.

La scomparsa di un rapporto, previsto dal mandato federale, per affrontare l'elevato numero di morti, sparizioni e traffico di indigeni ha messo in luce una battuta d'arresto più profonda. L'amministrazione ha ridotto una crisi nazionale a una misura anti-DEI. Affermando che l'Ordine Esecutivo lo richiede, il Dipartimento di Giustizia ha rimosso dal suo sito web un rapporto, previsto dal Congresso, contenente informazioni vitali, tra cui la necessità di un'azione federale. Negli ultimi anni, la pagina sopra riportata sul sito web del Dipartimento di Giustizia ospitava il rapporto obbligatorio "Not One More Report", che registrava morti e sparizioni di indigeni in tutti gli Stati Uniti e forniva alle tribù risorse e suggerimenti politici per affrontare la crisi. Il rapporto è stato richiesto dal Not Invisible Act, approvato con il sostegno bipartisan. Raccoglie dati federali, analizza le cause profonde della crisi delle persone indigene scomparse e assassinate (MMIP) e delinea soluzioni basate sul contributo tribale. La sua rimozione compromette questo sforzo.

Stati Uniti: una tribù della California alle prese con la crisi delle donne native scomparse

Iniziative Locali: Il Caso del Colorado

Nello Stato del Colorado, Stati Uniti, è da poco stato istituito un sistema di allerta per le persone indigene scomparse. Infatti, dall’inizio dell’anno è entrato in funzione un programma di avviso istantaneo che avvisa sia le varie forze di polizia sia la cittadinanza stessa. Questo sistema è necessario perché esista un tale allarme specifico per le persone definite nativo-americane.

Tentativi di Riconciliazione e Preservazione Culturale

Sin dal primo contatto con gli europei, i popoli indigeni del Nordamerica hanno dovuto negoziare le loro identità con occidentali diffidenti e refrattari dall'alto di una pretesa superiorità culturale. Ciascuna tribù, soprattutto nell'ultimo secolo, ha visto erodersi gran parte del proprio contesto in cambio di concessioni e sussidi. Ciononostante decine di gruppi si considerano nazioni indipendenti ed entità sovrane. I programmi federali e le concessioni sui casinò, da cui le tribù sono sempre più dipendenti, rappresentano un sostegno reale all'autonomia delle comunità indigene o contribuiranno alla totale assimilazione?

Il Ruolo di Deb Haaland e le Scuole di Indottrinamento

A capo del Dipartimento dell'Interno, di cui fa parte il Dipartimento per gli Affari Indiani, dal 2021 c'è Deb Haaland, la prima donna nativa americana ad essere eletta al Congresso e attualmente parte dell'amministrazione Biden. Una volta eletta nel 2021 ha espresso il meritevole intento di coinvolgere le tribù native nelle decisioni che le riguardano e nello stesso anno ha istituito il Federal Indian Boarding School Initiative per indagare sui collegi, sorti in seguito al Civilization Fund Act del 1819, che hanno ospitato bambini e ragazzi nativi americani nel tentativo di "stimolarne" la civilizzazione. Collegi che esistevano anche in Canada dove negli ultimi anni sono state fatte macabre scoperte di giovani nativi sepolti in fosse comuni. L'iniziativa fa parte di un estremo tentativo di ristabilire la memoria storica documentando ciò che avvenne in quelle scuole e cercando di dare un nome anche alle tombe senza targa. Il primo rapporto del Maggio 2022 ha stimato che dal 1819 al 1969 il sistema dei collegi federali indiani contasse 408 scuole federali di questo tipo.

Immagine storica di un collegio indiano negli Stati Uniti o Canada, raffigurante giovani nativi americani

Resilienza Culturale e Nuove Prospettive

L'ultimo censimento del 2020 ha registrato un aumento della popolazione dei nativi americani che sono arrivati a quota 9,7 milioni a fronte dei 5,7 milioni circa del 2010. Lo stesso trend è stato registrato fra la popolazione dei nativi in Canada. Ciononostante la resistenza culturale dei nativi di fronte all'educazione alla civiltà è la vera sfida. Gli scarsi risultati della politica statunitense ci portano a credere che difficilmente il gioco d'azzardo possa contribuire a proteggere un'identità logorata dal contatto con la civiltà occidentale. Se è vero che la cultura non si può soppiantare con la forza militare e con le leggi, la si può indebolire seducendo un popolo a non poter fare a meno di quei valori che si intendono promuovere. La speranza è che l'eredità dei nativi non si riduca ad un insieme di tradizioni esteriori alla stregua di meri ornamenti museali, o, peggio ancora, divenga oggetto di strumentalizzazione da parte di chi si batte contro l'imperialismo americano.

Le guerre di conquista e le conseguenti contaminazioni culturali hanno reso le tribù sempre più dipendenti dai colonizzatori. Porsi nell'ottica di inseguire il resto del Paese nel progresso economico potrebbe acuire ulteriormente la disgregazione fra le tribù e accelerare lo smantellamento dell'originario sistema di valori e tradizioni, basato sul rispetto dell'ecosistema e permeato da una profonda spiritualità. L'incontro con la cultura occidentale ha fatto capire ai nativi americani di essere individui prima ancora che tribù e in questa consapevolezza hanno maturato l'isolamento, perdendo la connessione con il mondo e la loro unica capacità di essere custodi dell'equilibrio naturale.

Foto di un anziano nativo americano che tramanda le tradizioni ai giovani o una cerimonia culturale moderna

Un Mosaico di Culture

La possibilità alquanto remota che gli Stati Uniti rinuncino alla loro pretesa superiorità intellettuale ed abbandonino i pregiudizi nei confronti dei nativi appare allo stato attuale pura e semplice utopia. Se le differenze ideologiche sono inconciliabili, non resta che concedere alle tribù un'indipendenza politica effettiva. Non prima però di aver messo in atto misure di sostegno che li rendano in grado di autogestirsi davvero, visto che ad oggi per i nativi è impossibile replicare la gestione comune della terra, tratto distintivo delle vecchie tribù, talmente inadeguata rispetto ai ritmi dell'economia statunitense. La gestione collettiva, quanto di più lontano dal sistema economico occidentale fondato sulla proprietà individuale, necessita a monte di una coscienza collettiva che non esiste più.

Diverse le culture nelle distinte regioni. Nei Grandi Laghi l'Old Copper Culture, che usò il rame per costruire armi, monili ed utensili. Nel New England la Red Paint People Culture con elaborate necropoli per complessi cerimoniali. Nel Sud Ovest la Cultura del deserto, con gli Hohokam ed i Mogollon, più a nord le culture dei Pueblos e degli Anasazi, agricoltori e pastori nonché grandi architetti di dimore in parte costruite sulle mesas ed in parte nei canyon, all'interno di cavità in dirupi scoscesi d'arenaria. Con Spagnoli, Francesi, Inglesi la cultura dei Nativi subì mutamenti talvolta distruttivi, per singoli interessi da parte dei colonizzatori. Si arrivò anche all'annientamento sistematico d'intere tribù oggi oramai scomparse o estinte, nonché alla privazione di terre per arrivare ad una politica federale basata sulla creazione di Riserve Indiane.

Mappa che illustra la distribuzione geografica delle principali tribù native americane negli Stati Uniti

Comprendere e Rispettare le Tradizioni

I Nativi Americani onorano ancora le quattro direzioni cardinali fumando la pipa sacra, entrano nella Capanna del Sudore o Capanna della purificazione (Sweat Lodge) per il tradizionale rito di purificazione e rigenerazione spirituale. Anche il Powwow non è una fiera del folclore, bensì un raduno aperto anche ai non indiani, con danze e canti e suoni di tamburo durante il quale ci sono regole da rispettare: divieto del consumo d'alcolici, di fotografare senza il permesso, invito ad indossare abbigliamento casual ma sobrio. È un incontro tra popoli di regioni lontane, un'occasione per i Nativi di affermare la propria identità etnica e culturale, con il patrimonio dei propri valori. I Powwow si svolgono normalmente d'estate, durante i fine settimana, e vi partecipano uomini, donne e bambini.

AIANTA è un'associazione senza scopo di lucro composta da tribù di nativi americani e da imprese tribali nate nel 1999 per promuovere il turismo nelle terre degli indiani d'America. Ecco quindi che una buona preparazione sulla storia e sulle tradizioni dei Nativi Americani aiuterà durante un viaggio negli Stati Uniti a comportarsi in modo sostenibile visitando i luoghi tribali dei Nativi con rispetto, o partecipando a cerimonie o raduni. È sempre suggeribile visitare i molteplici musei tribali, evitando d'interpretare villaggi e riserve come musei!

Geografia Culturale e Tribalismo Moderno

Le riserve hanno una giurisdizione tribale che non segue una regola generale per l'applicazione della legge; ogni stato procede autonomamente. Per il turismo nelle riserve indiane esistono campeggi, bed & breakfast, motel, resort, ranch ed accampamenti caratteristici con Tepee o altre dimore della tradizione nativa. Tra le più belle strade degli Stati Uniti troviamo quelle che attraversano le riserve, e che sono generalmente in buone condizioni, alcune sterrate o ghiaiose. Gli Indiani Nativi nel 1944 fondano il NATIONAL CONGRESS Of AMERICAN INDIANS (NCAI), attivo presso il Governo di Washington, con lo scopo di impegnarsi in battaglie nelle corti di giustizia e, richiedere anche la restituzione di territori indiani. Tra le tante lotte esiste anche quella relativa ai Casinò ed al gioco d'azzardo, che ha radici antiche nella cultura indigena nordamericana.

Si suole suddividere l'America Indiana secondo i quattro punti cardinali, e Padre Cielo e Madre Terra. Nello Stato di New York identifichiamo gli Iroches, Cayuga ed i Seneca. Nel New England: i Wampanoag, i Naraganset, i Massachuset, i Penobscot. In Florida i Seminole ed i Miccosukee nelle Everglades. In Mississippi i Choctaw. In California i Pomo, i Mowok, gli Shoshone, gli Hupa, i Cahuilla ed altri gruppi tribali. Infine la più grande tribù Nativa, i Diné o Navajo (250.000), è compresa nella Navajoland, in oltre 5 milioni di ettari tra Arizona, New Mexico e Utah, mentre i 19 Pueblos occupano il New Mexico. I Nativi d'Alaska - Inupiat, Yupik, Aleut, Tlingit, Haida, Eyak e Tsimshian - sono trattati separatamente da quelli statunitensi, non vivono in riserve, ad eccezione dei Tsimshians. Numerose sono le differenze tra le diverse culture native americane e le pratiche religiose, che variano in diversificata ricchezza e complessità dei cerimoniali.

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