L’inchiesta denominata "12 apostoli" ha scoperchiato una complessa rete di presunti abusi sessuali avvenuti all'interno della comunità di ispirazione cattolica "Associazione Cattolica Cultura e Ambiente" (ACCA) di Aci Bonaccorsi. Il procedimento ha visto al centro della vicenda la figura di Piero Alfio Capuana, ex bancario che si presentava come un "arcangelo" reincarnato.

Le accuse e la dinamica degli abusi
Secondo la Procura di Catania, rappresentata dai magistrati Carmelo Zuccaro, Marisa Scavo, Agata Consoli e Anna Maria Ciancio, gli abusi venivano perpetrati ai danni di ragazzine di età compresa tra i 13 e i 15 anni. La gravità delle accuse risiede nel metodo utilizzato: le violenze venivano presentate alle vittime come atti di purificazione spirituale, un vero e proprio processo di plagio che in alcuni casi avrebbe visto anche la complicità delle madri delle giovani coinvolte.
L'inchiesta si è avvalsa di incidenti probatori durante i quali sono state ascoltate diverse vittime, all'epoca dei fatti minorenni. Il Tribunale di Catania ha disposto lo svolgimento del processo a porte chiuse a causa della delicatezza dei temi trattati.
Le sentenze di primo grado
Al termine del processo di primo grado, celebrato dinanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Catania presieduta da Santino Mirabella, sono state emesse pesanti condanne:
- Piero Alfio Capuana: 16 anni e 2 mesi di reclusione.
- Fabiola Raciti: 15 anni e 2 mesi di reclusione.
- Rosaria Giuffrida: 9 anni e 4 mesi di reclusione.
- Katia Concetta Scarpignato: 7 anni di reclusione.
Oltre alle pene detentive, i giudici hanno disposto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi incarico in strutture frequentate da minori. Gli imputati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese legali e al risarcimento, da liquidarsi in separata sede, alle 14 parti civili costituite nel processo, tra cui la Diocesi di Acireale.

Il filone del favoreggiamento e la posizione della Diocesi
Parallelamente al processo principale, un ulteriore procedimento ha riguardato il favoreggiamento. In particolare, è emerso dalle intercettazioni della polizia postale che un sacerdote avrebbe appreso, nel segreto della confessione, dell'esistenza delle indagini, avvertendo dell'attività in corso Salvatore Torrisi e altri soggetti coinvolti. Torrisi, ex presidente dell'associazione, è stato condannato nel rito abbreviato al risarcimento del danno nei confronti delle parti offese e dell'associazione Thamaia onlus.
In una nota ufficiale, la Diocesi di Acireale ha espresso profondo rammarico per lo scandalo provocato, distinguendo le figure coinvolte nelle responsabilità penali dai restanti componenti dell'associazione, sottolineando come l'opera di tali persone abbia arrecato un grave danno ai cattolici e alla Chiesa stessa.
La difesa e i ricorsi
Il legale di Capuana, l'avvocato Mario Brancato, ha annunciato la volontà di appellare la sentenza, dichiarando l'intenzione di perseguire la verità in ogni sede opportuna. La difesa ha già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), lamentando una presunta mancanza di imparzialità e violazioni dei diritti fondamentali di difesa. "Sarà dimostrata l'innocenza di Capuana e di tutti coloro che sono stati coinvolti in questo processo", ha affermato il difensore.