Il Cammino di Rinnovamento Quaresimale e l'Eredità della Carità

Con il forte invito di Papa Francesco, dettato dalle drammatiche circostanze del conflitto tra Ucraina e Russia, siamo entrati nel tempo liturgico della Quaresima. Ed è con questo impegno che si apre un tempo di rinnovamento personale e comunitario, un momento propizio per seminare il bene, alleggerire il cuore e coltivare le relazioni.

Il tema del Messaggio del Papa per la Quaresima è: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a). “Operiamo il bene verso tutti” vuol dire nessuno escluso. Siamo invitati a vivere nella casa comune come una famiglia comune. Il Santo Padre ci invita ad entrare nella Quaresima interiorizzando più radicalmente che cosa significhi guardare ogni persona che incontriamo con gli occhi di Cristo e riconoscendo gli occhi di Cristo. Papa Francesco sottolinea la necessità di non stancarsi:

  • di pregare, perché Gesù ha insegnato che è necessario “pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18,1).
  • di estirpare il male dalla nostra vita. Il digiuno corporale a cui ci chiama la Quaresima fortifichi il nostro spirito per il combattimento contro il peccato.
  • di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo. La Quaresima è tempo propizio per cercare, e non evitare, chi è nel bisogno; per chiamare, e non ignorare, chi desidera ascolto e una buona parola; per visitare, e non abbandonare, chi soffre la solitudine.

Solo così l’agire dell’uomo avrà «il respiro ampio della gratuità», solo seguendo questa strada si apriranno nuovi orizzonti di speranza. Non dobbiamo stancarci di essere portatori di speranza, quando la storia ci fa toccare con mano tanti e gravi segni di fallimento e di crisi. Si potrebbe essere tentati di scoraggiarsi e di gettare la spugna. La grande speranza che ci arriva dalla Pasqua deve spingere tutti a non stancarsi a fare il bene verso tutti. Più forte della stanchezza o della delusione che si possono sperimentare deve essere la voglia di continuare a camminare mantenendo fisso lo sguardo su Colui che può tutto.

La Quaresima come Ascesa Spirituale: L'Esempio della Trasfigurazione

I Vangeli di Matteo, Marco e Luca sono concordi nel raccontare l’episodio della Trasfigurazione di Gesù. In questo avvenimento vediamo la risposta del Signore all’incomprensione che i suoi discepoli avevano manifestato nei suoi confronti. Poco prima, infatti, c’era stato un vero e proprio scontro tra il Maestro e Simon Pietro, il quale, dopo aver professato la sua fede in Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio, aveva respinto il suo annuncio della passione e della croce. Gesù lo aveva rimproverato con forza: «Va’ dietro a me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16,23). Ed ecco che «sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte» (Mt 17,1).

Il Vangelo della Trasfigurazione viene proclamato ogni anno nella seconda Domenica di Quaresima. In questo tempo liturgico il Signore ci prende con sé e ci conduce in disparte. Anche se i nostri impegni ordinari ci chiedono di rimanere nei luoghi di sempre, vivendo un quotidiano spesso ripetitivo e a volte noioso, in Quaresima siamo invitati a “salire su un alto monte” insieme a Gesù, per vivere con il Popolo santo di Dio una particolare esperienza di ascesi.

Gesù si trasfigura sul Monte Tabor con Mosè ed Elia, mentre Pietro, Giacomo e Giovanni lo osservano.

L'Ascesi Quaresimale e il Cammino Sinodale

L’ascesi quaresimale è un impegno, sempre animato dalla Grazia, per superare le nostre mancanze di fede e le resistenze a seguire Gesù sul cammino della croce. Proprio come ciò di cui avevano bisogno Pietro e gli altri discepoli. Per approfondire la nostra conoscenza del Maestro, per comprendere e accogliere fino in fondo il mistero della salvezza divina, realizzata nel dono totale di sé per amore, bisogna lasciarsi condurre da Lui in disparte e in alto, distaccandosi dalle mediocrità e dalle vanità. Bisogna mettersi in cammino, un cammino in salita, che richiede sforzo, sacrificio e concentrazione, come una escursione in montagna. Questi requisiti sono importanti anche per il cammino sinodale che, come Chiesa, ci siamo impegnati a realizzare. Ci farà bene riflettere su questa relazione che esiste tra l’ascesi quaresimale e l’esperienza sinodale.

Nel “ritiro” sul monte Tabor, Gesù porta con sé tre discepoli, scelti per essere testimoni di un avvenimento unico. Vuole che quella esperienza di grazia non sia solitaria, ma condivisa, come lo è, del resto, tutta la nostra vita di fede. Gesù lo si segue insieme. E insieme, come Chiesa pellegrina nel tempo, si vive l’anno liturgico e, in esso, la Quaresima, camminando con coloro che il Signore ci ha posto accanto come compagni di viaggio. Analogamente all’ascesa di Gesù e dei discepoli al Monte Tabor, possiamo dire che il nostro cammino quaresimale è “sinodale”, perché lo compiamo insieme sulla stessa via, discepoli dell’unico Maestro. Sappiamo, anzi, che Lui stesso è la Via, e dunque, sia nell’itinerario liturgico sia in quello del Sinodo, la Chiesa altro non fa che entrare sempre più profondamente e pienamente nel mistero di Cristo Salvatore.

La Meta del Cammino: La Trasfigurazione e la Rivelazione

Arriviamo al momento culminante. Narra il Vangelo che Gesù «fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (Mt 17,2). Ecco la “cima”, la meta del cammino. Al termine della salita, mentre stanno sull’alto monte con Gesù, ai tre discepoli è data la grazia di vederlo nella sua gloria, splendente di luce soprannaturale, che non veniva da fuori, ma si irradiava da Lui stesso. La divina bellezza di questa visione fu incomparabilmente superiore a qualsiasi fatica che i discepoli potessero aver fatto nel salire sul Tabor. Come in ogni impegnativa escursione in montagna: salendo bisogna tenere lo sguardo ben fisso al sentiero; ma il panorama che si spalanca alla fine sorprende e ripaga per la sua meraviglia. Anche il processo sinodale appare spesso arduo e a volte ci potremmo scoraggiare. Ma quello che ci attende al termine è senz’altro qualcosa di meraviglioso e sorprendente, che ci aiuterà a comprendere meglio la volontà di Dio e la nostra missione al servizio del suo Regno.

L’esperienza dei discepoli sul Monte Tabor si arricchisce ulteriormente quando, accanto a Gesù trasfigurato, appaiono Mosè ed Elia, che impersonano rispettivamente la Legge e i Profeti (cfr Mt 17,3). La novità del Cristo è compimento dell’antica Alleanza e delle promesse; è inseparabile dalla storia di Dio con il suo popolo e ne rivela il senso profondo. Analogamente, il percorso sinodale è radicato nella tradizione della Chiesa e al tempo stesso aperto verso la novità. La tradizione è fonte di ispirazione per cercare strade nuove, evitando le opposte tentazioni dell’immobilismo e della sperimentazione improvvisata.

Il cammino ascetico quaresimale e, similmente, quello sinodale, hanno entrambi come meta una trasfigurazione, personale ed ecclesiale. Una trasformazione che, in ambedue i casi, trova il suo modello in quella di Gesù e si opera per la grazia del suo mistero pasquale. Affinché tale trasfigurazione si possa realizzare in noi quest’anno, si propongono due “sentieri” da seguire per salire insieme a Gesù e giungere con Lui alla meta.

Ascoltare Gesù

Il primo sentiero fa riferimento all’imperativo che Dio Padre rivolge ai discepoli sul Tabor, mentre contemplano Gesù trasfigurato. La voce dalla nube dice: «Ascoltatelo» (Mt 17,5). Dunque la prima indicazione è molto chiara: ascoltare Gesù. La Quaresima è tempo di grazia nella misura in cui ci mettiamo in ascolto di Lui che ci parla. E come ci parla? Anzitutto nella Parola di Dio, che la Chiesa ci offre nella Liturgia: non lasciamola cadere nel vuoto; se non possiamo partecipare sempre alla Messa, leggiamo le Letture bibliche giorno per giorno, anche con l’aiuto di internet. Oltre che nelle Scritture, il Signore ci parla nei fratelli, soprattutto nei volti e nelle storie di coloro che hanno bisogno di aiuto. L’ascolto di Cristo passa anche attraverso l’ascolto dei fratelli e delle sorelle nella Chiesa, quell’ascolto reciproco che in alcune fasi è l’obiettivo principale ma che comunque rimane sempre indispensabile nel metodo e nello stile di una Chiesa sinodale.

Alzarsi e Non Temere

All’udire la voce del Padre, «i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo» (Mt 17,6-8). Questa è la seconda indicazione per questa Quaresima: non rifugiarsi in una religiosità fatta di eventi straordinari, di esperienze suggestive, per paura di affrontare la realtà con le sue fatiche quotidiane, le sue durezze e le sue contraddizioni. La luce che Gesù mostra ai discepoli è un anticipo della gloria pasquale, e verso quella bisogna andare, seguendo “Lui solo”. La Quaresima è orientata alla Pasqua: il “ritiro” non è fine a sé stesso, ma ci prepara a vivere con fede, speranza e amore la passione e la croce, per giungere alla risurrezione. Anche il percorso sinodale non deve illuderci di essere arrivati quando Dio ci dona la grazia di alcune esperienze forti di comunione. Anche lì il Signore ci ripete: «Alzatevi e non temete».

La Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia: Un Dono Inestimabile

Nel Santo Sacrificio della Messa, Gesù si offre in ogni momento in qualche parte del mondo. La presenza di Gesù sotto le specie del pane e del vino non si limita al tempo dell'Eucaristia, ma ci viene offerta come un dono supplementare inestimabile, presente 24 ore su 24 nei tabernacoli del mondo. Non si tratta di una presenza di mezz'ora o di un'ora, ma di 24 ore al giorno, giorno e notte, o addirittura a portata di mano. I richiami fisici possono aiutarci: «Quanto alla lampada davanti al SS. Sacramento, Gesù, mio Dio! Nella storia della Chiesa, fin dalla prima Eucaristia, quando Gesù offrì se stesso nell'Ultima Cena sotto le specie del pane e del vino, ci sono molti esempi di miracoli eucaristici che confermano la Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia; molti casi di persone che non avevano bisogno di altro cibo che dell'Eucaristia per vivere; innumerevoli conversioni grazie alla costante presenza di Gesù nei tabernacoli del mondo.

Alcune parrocchie, cappelle e comunità religiose praticano l'Adorazione del Santissimo Sacramento 24 ore al giorno. A volte un gruppo, o anche solo una persona, fa in modo che Gesù non rimanga mai da solo. Per alcuni, l'incontro con Gesù avviene nel cuore della notte, quando la maggior parte delle persone dorme. Per molti di noi, potrebbe sorgere la domanda: come possono queste persone rimanere, non solo per pochi minuti, bensì per ore davanti al tabernacolo o durante l'esposizione del Santissimo Sacramento?

Dettaglio di un ostensorio con il Santissimo Sacramento esposto per l'adorazione eucaristica.

La Grazia e l'Amore di Gesù: L'Esempio di Arnoldo

Imparare il catechismo, partecipare alla Santa Messa ogni giorno o ogni domenica, partecipare a conferenze sul tema dell'Eucaristia o leggere libri su questo argomento, non bastano a farci credere alla Presenza Reale di Gesù sotto le specie del pane e del vino e a essere innamorati di Gesù. Ciò avviene solo attraverso la grazia, la misericordia e l'amore incondizionato di Gesù. Nel pellegrinaggio della fede, non dovrebbe essere spaventoso, scoraggiante o addirittura scioccante rendersi conto che non sono ancora dove vorrei essere. Lasciarsi scuotere dai dubbi che ci si porta dietro da anni e anni. Gesù ci aspetta 24 ore su 24, in ogni momento, indipendentemente dallo stato in cui ci troviamo, con i dubbi, le gioie o i dolori che gli portiamo. San Vincenzo consiglia: «…dopo aver adorato il SS. Con le nostre visite regolari a Gesù nel tabernacolo, con la nostra regolare adorazione del Santissimo Sacramento, Gesù inizia ad abbattere muri e ostacoli, e inizia a colmarci della sua pace interiore, aprendo i nostri cuori a fare nuovi passi verso il momento in cui saremo in grado, senza esitazione, di rispondergli positivamente. Mentre si scrivono queste righe, si riconosce la distanza che ci separa dai due punti sopra menzionati.

Un esempio significativo è quello di un laico incontrato alcuni anni fa a Roma, Arnoldo. Sposato e con tre figli, è molto conosciuto in Italia e non solo, proveniente da una prestigiosa famiglia italiana. Come filosofo, scrittore, poeta e imprenditore, il suo futuro era promettente. Tuttavia, ha rinunciato a tutto per dedicarsi a una fondazione denominata «Casa dello spirito e delle arti». Sua moglie e i loro tre figli, di 14, 12 e 9 anni, lo sentono dire: «Scusate, devo andare a parlare con Gesù». Negli anni, sempre, e tutti i giorni, o almeno innumerevoli volte, c’è questa relazione con il Cristo, presente nell’Eucaristia. Egli è davvero presente nel mondo. Egli respira nel mondo. «Io penso che sia l’amore di Dio che mi tocca. E questo mi sorprende sempre. Quando meno me lo aspetto, quando meno mi sento degno del suo amore, lui mi sfiora, mi raggiunge, fa comprendere quanto mi ama. L’incontro con il Cristo ti segna per sempre. È come una ferita aperta. La Comunione è innanzitutto un’esperienza, non un rito. Se per qualche giorno non ricevo l’Eucaristia ne sento la mancanza. L’Eucaristia è un bisogno, non le si può resistere. Toglietemi tutto, non l’Eucaristia».

Vivere l’Eucaristia:conversione, comunione e fedeltà nella vita quotidiana.Don Luigi Maria Epicoco

Invito alla Pratica Quaresimale: Adorazione e Carità

Ispirati dai tanti esempi di persone la cui testimonianza ci aiuta ad approfondire la nostra fede personale nella Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia e il nostro amore per Gesù, siamo invitati a utilizzare questo tempo speciale dell'anno liturgico, la Quaresima, come tempo straordinario di grazia in preparazione al Giubileo del 400° anniversario di fondazione della Congregazione della Missione e al Giubileo di tutta la Chiesa, al fine di adottare misure concrete al riguardo.

Si desidera ringraziare tutte le comunità, i gruppi e le persone che già organizzano regolarmente l'adorazione comunitaria del Santissimo Sacramento, come pure le visite personali a Gesù presente nel tabernacolo. Per quelle comunità che non praticano l’adorazione settimanale del Santissimo Sacramento, si incoraggiano a iniziare a praticarla in questo tempo di Quaresima e a farne una pratica di preghiera regolare. I gruppi laicali possono organizzare l'Adorazione del Santissimo Sacramento secondo le loro possibilità nelle parrocchie o cappelle in cui si riuniscono. Altre persone che non appartengono a un ramo specifico possono vedere dove potrebbero unirsi per l'adorazione del Santissimo Sacramento. Oltre che all'adorazione del Santissimo Sacramento, Gesù ci aspetta nel tabernacolo 24 ore al giorno.

L'Eredità della Carità: Il Carisma di San Giovanni di Dio

Non c’è occasione migliore di questa, per ricordarci che quest’anno celebriamo i 475 anni della morte di San Giovanni di Dio. Il nostro Fondatore ci ha consegnato un'eredità preziosa e impegnativa che dopo tanti anni crediamo sia ancora viva e operosa grazie ai numerosi nostri confratelli e collaboratori che, con passione ed entusiasmo, hanno fatto propria l'esperienza spirituale di San Giovanni di Dio. Se guardiamo alla storia, non sono molte le istituzioni che sono durate così a lungo; molte hanno già fatto il loro tempo e sono scomparse, pur lasciando buoni ricordi di bene; altre sono già completamente dimenticate, nonostante abbiano dato il loro significativo contributo all’umanità; altre ancora cercano di sopravvivere, con il solo scopo di esistere.

La grande eredità di Giovanni di Dio è proprio questa: “Amare Gesù nei poveri e malati, soprattutto i più vulnerabili e fragili”. La spinta verso le periferie esistenziali della vita ha sempre attirato la nostra attenzione, ma la fedeltà alla nostra identità è non aver mai perso di vista il Centro: Cristo Signore, che per Giovanni di Dio era diventato il cuore della sua missione. Il comando di Gesù di amarci gli uni gli altri nella carità, ha permesso nei secoli uno sguardo attento e lungimirante sulla storia, rendendoci capaci di spalancare nuovi orizzonti di carità ospitale, che potremmo tradurre con il temine di carità rigenerante, perché Dio si rivela sempre come carità.

La Visione del LXX Capitolo Generale

Abbiamo terminato da qualche mese il nostro LXX Capitolo Generale al quale ha partecipato una significativa rappresentanza di collaboratori laici. In quella importante occasione si è lavorato molto sul percorso di discernimento personale e comunitario lasciando molto spazio allo Spirito Santo perché illuminasse le nostre scelte e ispirasse i nostri pensieri e riflessioni. L’esperienza che ha coinvolto religiosi e collaboratori è stata di grande importanza per tracciare linee guida, per fare luce sul futuro dell’ospitalità. La ricchezza del carisma personale di ogni religioso e di ogni collaboratore ha dato maggior forza al carisma della Famiglia Ospedaliera, permettendo ai partecipanti del Capitolo di osare qualcosa in più del già detto, del già dato e del già conosciuto, tentando di approfondire e dare forma a nuove idee ispirate dallo Spirito perché ogni nuova scelta sia sempre il frutto dei nostri ideali di carità verso il prossimo. Credo sia importante dare continuità al lavoro fatto, a livello di Province, durante il Capitolo Generale, per illuminare sempre di più le nostre scelte.

Carissimi, non dobbiamo avere paura di intraprendere nuovi cammini, nuovi percorsi, nuovi progetti da realizzare per dare un volto concreto all’ospitalità del nostro tempo. La vitalità del Carisma di Giovanni di Dio ha la sua forza nella fedeltà a Dio e nella vocazione a cui Lui ci ha chiamati. Ci sentiamo orgogliosi del cammino che il nostro Ordine ha percorso in questi 475 anni con le sue luci e ombre, successi e insuccessi. Secoli di ospitalità hanno segnato la vita di molte persone: confratelli e collaboratori che si sono santificati vivendo con fedeltà il carisma dell’ospitalità, una carità così generosa da conservarne ancora oggi il fragrante profumo.

Cara Famiglia di San Giovanni di Dio, oggi tocca a noi mantenere viva questa “Eredità spirituale”, noi che in diverse forme e gradi partecipiamo al carisma di Giovanni di Dio: è il nostro momento! Lasciamoci interpellare, lasciamoci mettere in discussione, lasciamoci coinvolgere senza paure, perché le scelte che saremo chiamati a fare nei prossimi anni saranno fondamentali e decisive per il futuro dell’Ospitalità. Solo l’amore vero spinge alla fantasia della carità. Il vero amore è un generoso uscire da se stessi, è un impulso che ci spinge a cercare la felicità dell’altro. In caso contrario, rischiamo di fermarci alle emozioni senza toccare le profondità della nostra vita né raggiungere davvero il prossimo. La bellezza del Carisma di Giovanni di Dio ci permette ancora oggi di guardare a realtà vive e impegnate nella promozione dell'ospitalità. Sono certo che siamo capaci di confrontarci per costruire e progettare nuove esperienze di carità.

Tuttavia, non si può nascondere la preoccupazione per alcune situazioni in cui si tende semplicemente a sopravvivere, lasciando che sia il tempo a decidere, rallentando o, peggio, ostacolando la crescita di progetti che potrebbero dare forma e slancio al carisma. Il dono dell’Anno Giubilare che ci rende pellegrini di Speranza, la freschezza del LXX Capitolo Generale, l’Anniversario della morte del nostro Fondatore, si spera possano essere motivi sufficienti per riprendere con entusiasmo il nostro cammino e promuovere un’ospitalità sempre più rispondente alle attese degli uomini di oggi.

Mappa schematica delle sedi dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio nel mondo.

Speranza e Carità per il Giubileo 2025 e le Campagne Globali

Papa Francesco nella Bolla di Indizione del Giubileo 2025 al n°. 11 così scrive: “Segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili. Non manchi l’attenzione inclusiva verso quanti, trovandosi in condizioni di vita particolarmente faticose, sperimentano la propria debolezza, specialmente se affetti da patologie o disabilità che limitano molto l’autonomia personale.

Come di consueto in questo periodo dell'anno, si coglie l'occasione per informare tutto l'Ordine sul risultato della campagna 2024 dedicata alla "Costruzione e all'avviamento di un centro di assistenza primaria di salute mentale a Kolda" (Senegal). Allo stesso tempo, si comunica che la campagna per l'anno 2025 sarà destinata alla presenza a Drohobyč (Ucraina). La campagna ha come titolo "Assistenza domiciliare e sostegno alle persone in fuga dalla guerra". Si è visitato la presenza in Ucraina il mese scorso e non ci sono parole per descrivere gli impatti devastanti di questo conflitto; un grazie di cuore ai confratelli, collaboratori e volontari che instancabilmente cercano di ridare salute e speranza alle popolazioni coinvolte. Si auspica per tutti che questo nuovo anno sia il preludio di un’alba di pace e di serenità.

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